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Mostre estate 2015

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
martedì 7 luglio 2015

Estate ricca di proposte che a 360 gradi ci aprono panorami di tempi, autori soggetti molto diversi per un arricchimento continuo.
La nostra numerosa serie di mostre inizia da Milano dalla Galleria Tabibnia che presenza tessuti ed arazzi antichi di rara bellezza e suggestione. La rassegna permette al visitatore di immergersi in un passato di “corti e sovrani” in cui l’arte tessile aveva un ruolo centrale nell’estetica cerimoniale e nella quotidianità. Questa esposizione è molto importante perché dà luce a un lungo periodo di studi e ricerche, indirizzati alla scoperta degli esemplari più antichi di arazzi e ricami europei, assoluti capolavori d’arte tessile per l’altissima qualità stilistica e tecnica con cui son stati realizzati. Sono esposti, attraverso un percorso cronologico, geografico e tematico, arazzi gotici di area svizzera e tedesca del ’400, arazzi franco-fiamminghi e fiamminghi, realizzati tra il ’400 e il ’600 così come gli arazzi Millefleurs, Verdure e Feuille de Choux; arazzi e cuscini narrativi e allegorici del ’500 e ’600 e ricami europei sacri e profani dal ’500 all ’800. Una sezione sarà dedicata, come omaggio a EXPO2015, a una selezione di tessili che, per i soggetti rappresentati e per l’uso d’origine, si connettono al tema del nutrimento nella storia e nella cultura, e al cibo come simbolo sacro.
Ben due mostre sono dedicate al genio di Leonardo da Vinci: una a Palazzo Reale, la seconda al Civico Acquario.
Leonardo da Vinci. 1452-1519. Il disegno del mondo è il titola della prima. Il genio di Vinci fu ospite della corte di Ludovico il Moro tra il 1482 e il 1499. In questa rassegna, accanto ad opere di importanza capitale come il San Gerolamo dei Musei Vaticani, il Ritratto di Musico della Pinacoteca Ambrosiana, la Scapigliata della Galleria Nazionale di Parma e la Madonna Dreyfuss della National Gallery di Washington, troviamo oltre 100 disegni autografi del maestro toscano, alcuni modelli storici di macchine di sua costruzione provenienti dal Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, oltre che ad importanti opere di confronto, tra cui spiccano i nomi di Sandro Botticelli, Donato Bramante, Antonello da Messina, Filippo Lippi, Ghirlandaio, Paolo Uccello e Verrocchio. La mostra di Leonardo a Palazzo Reale, la più grande e la più importante mai organizzata in Italia, è suddivisa in 12 sezioni che ricostruiscono la vita e personalità poliedrica, geniale ed originalissima di Leonardo, che sapeva spaziare dall’arte all’ingegneria, dalla scenografia alla scienza, offrendo al pubblico di allora come di oggi un’emozione continua di ingegno e creatività. A dimostrazione dell’influenza che Leonardo ha da sempre esercitato sugli artisti nel corso della storia, la mostra di Milano si conclude con una sezione dedicata al mito di Leonardo, che fa luce su quanto la figura e l’opera del maestro toscano sia stata fonte di altissima ispirazione anche per artisti contemporanei, a partire dalle ironie di Marcel Duchamp fino alle rivisitazioni pop di Andy Warhol.

All’Acquario la mostra su Leonardo focalizza l’interesse dell’artista sull’acqua e sull’azione di Leonardo nel territorio milanese e dell’eredità del suo operato, con un focus specifico sull’intervento progettato per rendere navigabile l’Adda nel tratto di fiume tra Brivio e Trezzo. La narrazione è impreziosita dall’esposizione dei modelli storici del Museo della Scienza e Tecnologia e di alcune copie di fogli del Codice Atlantico provenienti dall’Ente Raccolta Vinciana. Alla mitizzazione della figura di Leonardo “inventore dei Navigli” rimanda un delizioso dipinto di Cherubino Cornienti, proveniente dalla Galleria d’Arte Moderna di Milano. La sezione termina con un omaggio ai Navigli milanesi e alla città di Milano, tanto cara a Leonardo: due bellissime stampe storiche del Cinquecento dalla Raccolta Bertarelli e un’animazione video di fotografie provenienti dall’Archivio Arnaldo Chierichetti che illustrano le vie d’acqua milanesi nel primo trentennio del Novecento. Nel piano interrato, il racconto prosegue offrendo, in chiave antologica, un’idea della vastità delle ricerche di Leonardo sull’elemento fluido, dagli studi fisici e idrodinamici, all’applicazione progettuale per la realtà e l’utopia. La sezione mostra alcuni modelli storici del Museo della Scienza e della Tecnologia e un modello della città ideale creato per l’esposizione, oltre che una riproduzione del Codice Leicester, il manoscritto leonardesco dedicato quasi integralmente all’acqua. Il percorso si estende quindi nella suggestiva area delle vasche dove sono esposti, tra l’altro, due spettacolari esemplari di pesci fossili provenienti da Bolca (Verona) dove poco più di 50 milioni di anni fa esisteva una laguna tropicale sul cui fondo si sono conservate centinaia di specie diverse di pesci. Questi, insieme ad altri fossili provenienti dal Civico Museo di Storia Naturale, offrono lo spunto per raccontare le osservazioni e le idee di Leonardo che fu tra i primi a intuire che essi fossero resti di antichi organismi, un fatto che diverrà comunemente accettato solo all’inizio del Seicento.

L’Ambrosiana rende omaggio all’evento dell’Expo con una mostra dal titolo Pane e non solo. I cibi, i libri. L’esposizione presenta alcuni argomenti trattati da EXPO 2015, iniziando dalla pagina dipinta verso il 1340 ad Avignone da Simone Martini per il codice di Virgilio posseduto da Francesco Petrarca; in questo caso, il sommo cantore di Roma è ritratto estatico sopra pastori e agricoltori intenti al loro duro lavoro. La rassegna sottolinea non solo l’insostituibile valore dell’arte quale alimento dell’umanità, ma anche il contributo universale della cultura araba alle scienze, con il capolavoro dell’opera enciclopedica di zoologia di ‛Amr bin Bahr al-Ğāhiz (Bassora, 776-869). Studioso di origini probabilmente abissine, “eminenza grigia” del Califfo di Baghdad, teologo e polemista, discusse il problema dell’armonìa tra fede e ragione. Il Libro degli animali è il suo capolavoro incompiuto, nel quale inserisce sul tema della zoologia, riflessioni di teologia, metafisica, sociologia e psicologia, anticipando aspetti della moderna teoria evoluzionista, regalandoci delicate scene femminili di harem. Accanto al più antico frammento greco dell’Ilias picta raffigurante gli dèi a banchetto cantati da Omero nell’Iliade, tra gli altri sontuosi manoscritti miniati spicca il codice sulle Terme di Pozzuoli (De balneis Puteolanis) illustrato verso il 1470 a Napoli da Cola Rapicano; Pietro da Eboli vi loda gli innumerevoli benefici del Bagno detto Archetto, che difende il fegato dall’infiammazione, toglie il reumatismo e il mal di stomaco, libera la testa da forte infreddatura, favorisce un torpore ristoratore. L’eleganza della miniatura di scuola francese si esprime in un’altra pagina di grande bellezza, nella quale sono rappresentati la Sobrietà e l’Ingordigia – Il ricco banchettante e il povero alla sua porta. La mostra si apre e si chiude con scene di banchetti escatologici e mistici delle tradizioni ebraica e cristiana, nelle quali la poesia del vino e l’amicizia del simposio s’intrecciano con astri e animali in simbolismi arcani. Tra questi spicca il bifoglio su pergamena, inserito al termine di uno splendido codice biblico ebraico franco-tedesco degli anni 1236-1238. Le due pagine finali raffigurano temi inusuali nell’iconografia ebraica: a destra una visione del cosmo con al centro il sole, la luna e quindici stelle entro i sette cieli; negli angoli esterni i quattro esseri viventi descritti da Ezechiele; a sinistra i tre animali delle origini –Ziz, Leviatan, Behemòt – e sotto di loro il Banchetto escatologico dei Giusti (Se‛udàt ha-Zaddiqim), che si compirà nei tempi del Messia a Gerusalemme.

La Fondazione Prada presenta una rassegna dedicata al mondo classico. La mostra Serial Classic è dedicata alla scultura classica ed esplora il rapporto ambivalente tra originalità e imitazione nella cultura romana e il suo insistere sulla diffusione di multipli come omaggi all’arte greca. All’idea di classico tendiamo ad associare quella di unicità, ma in nessun periodo dell’arte occidentale la creazione di copie da grandi capolavori del passato è stata importante quanto nella Roma della tarda Repubblica e dell’Impero. Il percorso espositivo riunisce più di 60 opere e si apre con un approfondimento sugli originali perduti e loro copie multiple, rappresentate da due serie particolarmente note come il Discobolo e la Venere accovacciata. Altri due importanti nuclei sono dedicati ai temi dei materiali e del colore dei bronzi e dei marmi classici. L’Apollo di Kassel, ad esempio, è riproposto in due recenti calchi in gesso che riproducono la superficie bronzea dell’originale greco perduto e la coloritura delle copie romane in marmo. Un’altra sezione della mostra esplora le tecnologie e le modalità impiegate nella realizzazione delle copie, illustrando due momenti fondamentali come la creazione del calco in gesso e il trasferimento delle misure sul nuovo blocco di marmo. Sono inoltre esposte due note serie, la Penelope e le Cariatidi sul prototipo dell’Eretteo di Atene.
In occasione del centenario dell’ingresso dell’Italia nel conflitto della Prima Guerra Mondiale, le Gallerie d’Italia ospitano una grande mostra che intende analizzare questo complesso periodo storico osservando le sue ripercussioni sulla produzione artistica italiana. Il percorso è articolato in tre grandi sezioni dedicate a tre diversi momenti storici che si succedono a cavallo tra Otto e Novecento. La prima sezione è dedicata alle luci e ombre della Belle Époque, lunga stagione segnata dall’ottimismo e dalla incondizionata fiducia nel progresso, che ha nell’arte Liberty la sua migliore manifestazione, ma che rivela le sue contraddizioni nelle opere di artisti del Divisionismo italiano come Emilio Longoni, Angelo Morbelli e Plinio Nomellini che raffigurano la vita di poveri, emarginati, lavoratori rassegnati o in rivolta, ovvero di coloro che sono esclusi dai vantaggi del progresso e dell’industrializzazione. La seconda sezione è incentrata sulla realtà della guerra e mette in mostra le opere di artisti che parteciparono in prima persona agli eventi bellici, spinti da quel patriottismo celebrato in uno dei punti del manifesto Guerra sola igiene del mondo di Filippo Tommaso Marinetti del 1915. Si tratta soprattutto di artisti protagonisti, in date diverse, dell’avanguardia del Futurismo; tra questi in mostra troviamo Giacomo Balla,Umberto Boccioni, Gino Severini, Carlo Carrà. La terza e conclusiva sezione è dedicata alla nascita del mito della Grande Guerra e alla celebrazione della vittoria, che coincidono storicamente e politicamente con gli anni dell’affermazione del Fascismo. La dimensione eroica e simbolica della vittoria, che appare monumentale nelle sculture di Adolfo Wildt e Arturo Martini, risulta dominante sulla rappresentazione del dolore delle famiglie dei caduti e delle tensioni sociali rimaste irrisolte che caratterizza l’opera, ad esempio, di Arnoldo Bonzagni. La mostra con le sue circa 200 opere provenienti in buona da parte da collezioni private, si presenta come un’occasione speciale per comprendere antefatti, dinamiche e conseguenza della Grande Guerra attraverso gli artisti e i movimenti protagonisti dell’arte italiana a cavallo tra Otto e Novecento.

Ci aspetta ora Cremona con il restauro di un importante ciclo di arazzi cinquecenteschi dedicati all’ero biblico Sansone. A questo magnifico ciclo unitario, unico al mondo rimasto integro su questo tema biblico assai popolare alla fine del Cinquecento, verranno affiancati anche due altri arazzi di un ciclo perduta dedicato alla vita di Gesù. Questa esposizione imponente e stupefacente. Imponente per dimensioni, basti dire che ciascuno di questi sontuosi “tessuti” misura almeno venti metri quadri di superficie. Alcuni superano i trenta e raggiungono i quaranta metri quadrati. In totale saranno esposti oltre quattrocento metri quadrati di tessuti finemente intrecciati. Stupefacente, per la bellezza dei tessili realizzati dalla manifattura Raes di Bruxelles ai primi del Seicento, e per la singolarità della loro storia. Le Fatiche di Sansone vennero concepite in piena Controriforma, per l’esigenza di addobbare il Duomo, nelle grandi solennità, con apparati che raccontassero storie bibliche e dessero valore agli spazi interni del tempio. Il 27 aprile 1629, con un’azione culturale che ad oggi può essere definita la più importante commissione artistica avvenuta a Cremona nei primi anni del Seicento, i prefetti della Fabbriceria decidono di avviare le pratiche per provvedere la Cattedrale di dodici arazzi, rappresentanti le Storie di Sansone. Questi si sarebbero aggiunti ai precedenti rappresentanti le Storie della vita di Cristo, in origine sedici pezzi, oggi rimasti solo due, che nel 1601 il vescovo cremonese Cesare Speciano aveva lasciato in dono alla città. La scelta del tema è del tutto casuale, infatti quando i Fabbricieri della Cattedrale cremonese sguinzagliarono i loro agenti per verificare se sul mercato internazionale esistessero arazzi che potessero, con un ciclo unitario, arricchire gli spazi del Tempio, vennero a conoscenza di questo ciclo prodotto e commercializzato dalla celebre manifattura del pittore e tapezziere Jan Raes in Bruxelles. Secondo la tradizione e un antico documento del settimo decennio del Seicento attribuito a Giovannni Battista Natali, “ingegnero” e pittore della Cattedrale di Cremona, il ciclo dedicato a Sansone si diceva partisse da cartoni del grande Pieter Paul Rubens di cui l’arazzeria di Raes si forniva. Documenti rinvenuti recentemente indicano l’autore come Michiel Coxcie, pittore di Malines, allievo di Giorgio Vasari.

Il piccolo borgo di San Benedetto Po (Mn) dedica nell’antico monastero una mostra dedicata a Matilde di Canossa, protettrice del suddetto cenobio. La storia dell’abbazia polironiana, sorta su un’isola compresa tra il Po e il Lirone, comincia nell’anno 1007 con l’atto di fondazione sottoscritto da Tedaldo di Canossa, nonno di Matilde. Tuttavia recenti scavi archeologici testimoniano l’esistenza di un edificio religioso più antico, la cui abside è visibile nella Sala del Capitolo. Monastero di famiglia, il Polirone fu prediletto da Matilde, la “Grancontessa”, che qui volle essere sepolta dopo la sua morte, avvenuta a Bondeno di Rancore il 24 luglio 1115. Qui il suo corpo è rimasto fino al 1633, quando il pontefice Urbano VIII lo volle a Roma, per dargli sepoltura nella basilica di San Pietro, dove tuttora riposa in un magnifico sepolcro realizzato dal Bernini. Nel tempo i monaci polironiani hanno onorato il ricordo di Matilde con la celebrazione dell’anniversario della sua morte con la stessa solennità dovuta ai grandi abati del monastero, con la carità giornaliera verso i poveri, con le opere artistiche che ne hanno tramandato la memoria, contribuendo a creare il mito intorno alla sua persona. Ora, per celebrare Matilde nel Nono centenario della morte, si è creata una sinergia tra istituzioni civili e religiose per elaborare un programma condiviso.

La prossima tappa è a Rovereto (Tn) per una mostra dedicata alla Grande Guerra. La Prima guerra mondiale, di cui ricorre il Centenario, tra gli eventi più drammatici e significativi della storia, rappresenta dunque il punto di partenza di un’indagine più ampia che attraversa il XX secolo e arriva ai conflitti dei nostri giorni. Il Mart si misura con il più difficile, travagliato e scabroso dei temi, facendosi carico non solo del racconto della storia, ma anche dell’esposizione articolata di alcune delle verità che lo contraddistinguono. Questo progetto ha richiesto e richiede non solo oggettività e distanza ma partecipazione e chiarezza. Non basta non volere la guerra e desiderare la pace. Muovendo dalla celebre poesia di Bertolt Brecht, “La guerra che verrà non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente”, il Museo costruisce una narrazione dalla quale scaturisce un intenso viaggio che affonda le sue radici nelle guerre di un secolo, ritrovandosi nella più tragica storia recente. La mostra sviluppa il tema adottando molteplici punti di vista e toccandone anche gli aspetti più sensibili, delicati e talvolta controversi. Il percorso espositivo lascia emergere l’evento come risultato di una composizione in cui l’arte si confronta con la storia, la politica e l’antropologia. Ricorrendo a una sorta di complesso montaggio tematico e temporale, l’esposizione evita di seguire un preciso filo cronologico, dimostrando – tramite inediti accostamenti e cortocircuiti semantici – come tutte le guerre siano uguali e, allo stesso tempo, come ogni guerra sia diversa. L’intento non è quello di inventariare i conflitti di ieri e di oggi, né quello di misconoscere le irriducibili differenze storiche, ma la volontà di mantenere aperta la ricerca e la riflessione in un luogo in cui ricordare non significhi ridurre un evento a qualcosa di pietrificato, archiviato e definitivamente sigillato in se stesso ma, all’opposto, riveli interpretazioni e riletture capaci di esprimerne tutta la complessità. L’arte entra in contatto con la quotidianità, i capolavori delle avanguardie dialogano con la propaganda, la grammatica espositiva completa e rinnova il valore di documenti, reportage, testimonianze. Installazioni, disegni, incisioni, fotografie, dipinti, manifesti, cartoline, corrispondenze, diari condividono gli oltre tremila metri quadrati del piano superiore del Mart e si misurano con sperimentazioni artistiche più recenti, installazioni sonore, narrazioni cinematografiche: documentari originali, video e film. Esposti anche numerosi reperti bellici impiegati nella Prima guerra mondiale, il cui ritrovamento è il capitolo più recente di una vicenda ancora attuale, nella quale ogni oggetto racconta la propria storia.

La mostra successiva è stata organizzata a Verona ed è dedicata all’elemento principe dei banchetti, il vino. La rassegna accende una nuova luce su un tema “il vino” la cui storia antichissima abbraccia le grandi civiltà del passato e ha radici profonde nella tradizione italiana. Un’eccellenza che ha segnato indelebilmente anche la nostra cultura artistica divenendo soggetto ispiratore dei grandi maestri. Un progetto espositivo di grande suggestione che presenta opere dal Cinquecento al Novecento, 184 capolavori da oltre 90 tra grandi musei e collezioni italiane e straniere. In mostra opere tra gli altri di Lotto, Tiziano, Reni, Giordano, Carracci, ma anche Rubens, Ribera, Poussin, Jordaens fino a Depero, Morandi, Guttuso e Picasso.

Padova, presso il suo Museo Diocesano, propone al pubblico uno speciale manufatto, un Crocifisso di Donatello. Si tratta di una scultura monumentale in legno dipinto, che dal 1512 – anno del prodigioso sanguinamento raccontato dalle cronache – è stato gelosamente custodito in una cappella a lui dedicata. Celato alla vista dei più, e ridipinto con una patina a finto bronzo che ne ha modificato radicalmente l’aspetto, il Crocifisso è giunto fino a noi sano e salvo, ma privato del nome del suo celebre autore. Il lungo e delicato restauro condotto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo conferma ora l’altissima qualità dell’opera e la paternità donatelliana. La mostra al Museo Diocesano offre l’occasione di ammirare in condizioni davvero irripetibili il Crocifisso “svelato”, prima che venga ricollocato sul suo altare nella chiesa dei Servi. Padova riacquista così un capolavoro che si affianca alle altre opere realizzate da Donatello durante la sua permanenza in città (1443-1453) – il monumento equestre al Gattamelata, l’altare e il Crocifisso bronzeo per la Basilica di Sant’Antonio – e aggiunge un ulteriore tassello alla vicenda biografica dell’artista. Accanto al primo capolavoro si possono ammirare anche altri due grandi Crocifissi noti di Donatello, quello ligneo della chiesa di Santa Croce a Firenze e quello bronzeo della Basilica del Santo. Un’opportunità unica di vedere accostati e da vicino i tre grandi capolavori nei quali il maestro fiorentino ha affrontato il tema centrale della fede cristiana.

Trasferiamoci ora a Venezia per due mostre dedicate al Novecento. La prima dedicata all’arte tedesca del movimento Nuova Oggettività. “ Contemporaneo è colui che tiene fisso lo sguardo nel suo tempo, per percepirne non le luci, ma il buio”, disse il filosofo Giorgio Agamben. Otto Dix, George Grosz, Christian Schad, August Sander e Max Beckmann quel buio, perpetrato dall’orrore della Prima guerra mondiale, l’hanno sicuramente scrutato e indagato. Ciò che hanno visto, e poi dipinto e scolpito, sono le conseguenze del grande scontro bellico: gli effetti sociali, culturali ed economici che cambiarono profondamente la Germania nei quattordici anni della Repubblica di Weimar (1919-1933). Solo osservando in quel buio è possibile comprendere le opere di questo nuovo realismo, che non poteva nascere in un momento diverso se non in quello della prima democrazia tedesca, fertile laboratorio di esperienze culturali. Non a caso, proprio negli stessi anni nasce anche la Bauhaus. I diversi artisti associati a questa nuova forma di figurazione formano un gruppo eterogeneo, accumunati non da una tendenza politica o uno stile ben preciso, ma dallo scetticismo verso la nuova società tedesca. E proprio artisti come Otto Dix che, allentandosi dalla soggettività esasperata dell’espressionismo, scelgono il realismo oggettivo, la precisione e la sobrietà, prediligendo un ritorno al ritratto, necessario per raccontare e descrivere quel momento, quella tragedia, quel buio. La storia e le opere di questi artisti, adesso, sono visibili in questa grande mostra, che non è solo una mostra utile: è una mostra necessaria. Le centoquaranta opere presenti, molte delle quali provenienti da collezioni private, sono superstiti della pulizia artistica voluta da Hitler. La Nuova Oggettività fu, insieme a Dadaismo, Futurismo, Espressionismo, considerata “arte degenerata” e per tale motivo le opere erano distrutte o, nei migliori dei casi, vendute.

La seconda è dedicata ai fratelli Pollock. La Collezione Peggy Guggenheim presenta un articolato progetto espositivo con tre preziose mostre che rendono omaggio ai fratelli Jackson e Charles Pollock protagonisti del cosiddetto Espressionismo astratto americano grazie ad un’anteprima unica, il grande Murale (1943) di Jackson Pollock che approda per la prima volta in laguna, centro focale della mostra Jackson Pollock, Murale. Energia resa visibile. Accanto a questa troviamo anche la mostra dedicata al lavoro di Charles Pollock (1902-1988), fratello maggiore di Jackson. Esposizioni, percorsi allestitivi, momenti unici e sorprendenti, che affondano le proprie radici filologiche a New York, agli inizi degli anni ’40, quando Peggy apre la sua galleria-museo Art of This Century, tra il 1942 e il 1947. Qui espone gli artisti della scuola di New York, quelli che saranno poi noti come gli espressionisti astratti americani, tra cui Peggy riconosce il genio assoluto di Jackson Pollock. Affascinata dal suo talento, lo sostiene e promuove il suo lavoro, influenzando così le tendenze della nuova arte americana e internazionale e il corso della storia dell’arte del XX secolo. Nel 1943, per il suo appartamento newyorkese, Peggy commissiona al giovane artista americano un enorme Murale, l’opera più grande che Jackson Pollock abbia mai realizzato, e successivamente donata all’Università dell’Iowa dalla stessa collezionista quando alla fine degli anni ’’40 lascia New York per trasferirsi in Europa, a Venezia. In breve tempo l’evoluzione della pittura di Pollock, attraverso la tecnica del dripping, sconvolgerà i canoni a cui gli occhi dei collezionisti e del pubblico erano stati abituati fino ad allora. La sua Alchimia ne è uno dei primi esempi. Con il suo arrivo a Venezia, Peggy porta con sé le opere di Pollock e la consapevolezza di aver esportato un’assoluta novità artistica. Continua a promuovere il suo lavoro, donando alcune delle sue opere a importanti musei europei e americani e organizzandogli la sua prima personale in Europa, nel 1950, al Museo Correr (Venezia).

Spostiamoci ora a Ferrara per una mostra che vuole focalizzare alcuni artisti catalani: Gaudì e Picasso. Effervescente e ammaliante, estrosa e ribelle, Barcellona all’inizio del Novecento era “la rosa di fuoco”. Un fervore nuovo infiammava la scena artistica e culturale, dove spiccavano gli astri di Picasso e Gaudi, sullo sfondo di una rovente tensione sociale che alimentava conflitti e attentati. A siglare l’ascesa di Barcellona era stata l’Esposizione Universale del 1888, che celebrava lo sviluppo della capitale catalana e contribuiva a diffondere idee di rinnovamento e di modernità. Una straordinaria fioritura in campo artistico, architettonico, musicale e letterario cambiò il volto della città, sul modello della Parigi Art Nouveau. Forti conflitti sociali accompagnarono, però, questa crescita, culminando nel 1909 nella cosiddetta “settimana tragica”, segnata da violenti scontri tra esercito e popolazione, che decretò la fine di questa stagione irripetibile. La rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudí racconterà questi anni fecondi e inquieti e l’effervescente fucina di artisti che li animò, lasciando un’impronta profonda nella storia dell’arte del Novecento. Le invenzioni di Lluís Domènech e soprattutto di Gaudí, visionario innovatore delle forme architettoniche e del design d’interni, si avvicenderanno ai capolavori dei protagonisti della pittura e scultura catalana, come Ramon Casas, Santiago Rusiñol, Joaquim Mir, Hermen Anglada Camarasa, Isidre Nonell, Julio González e il giovane Picasso, che mettono in scena con stili differenti un’istantanea della vita moderna, dall’atmosfera bohemien dei caffè e dei ritrovi notturni, alle effigi di gitane e miserabili virate in blu, toccanti icone della solitudine che il progresso si lasciava dietro. Un caleidoscopio di dipinti, opere grafiche, gioielli, fotografie, sculture, modelli architettonici e teatrali testimonierà come tutte le arti siano state percorse dal medesimo fuoco di rinnovamento.
Da ultimo una tappa a Roma per una grande ed ambiziosa mostra dedicata al Barocco. La mostra presenta alcune opere inedite, come il disegno riferibile a Ciro Ferri tratto dagli affreschi di Pietro da Cortona per palazzo Pamphilj a piazza Navona, ed altri pezzi mai esposti in Italia, tra cui il Contro-progetto per il colonnato di piazza San Pietro di Gian Lorenzo Bernini. Si possono ammirare anche i bozzetti del Bernini per le statue di ponte Sant’Angelo e per l’Estasi di Santa Teresa; il prezioso arazzo Mosè fanciullo calpesta la corona del faraone su cartone di Nicolas Poussin nonché disegni progettuali di Francesco Borromini e Pietro da Cortona. Un evento straordinario sarà la presentazione al pubblico degli Angeli musici di Giovanni Lanfranco (opere sopravvissute all’incendio ottocentesco della Chiesa dei Cappuccini a Roma) recentemente restaurati. Altri capolavori esclusivamente prestati alla mostra di Palazzo Cipolla sono: Ritratto di Costanza Bonarelli del Bernini, Atalanta e Ippomene di Guido Reni Trionfo di Bacco di Pietro da Cortona, Santa Maria Maddalena penitente di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino, Il Tempo vinto dall’Amore e dalla Bellezza di Simon Vouet.

Racconti tessuti. Arazzi e ricami dal gotico al rinascimento
Milano – Galleria Tabibnia (Via Brera 3)
7 maggio 2015 – 11 luglio 2015
Orari: martedì- sabato 10.00-19.00
Ingresso libero
Informazioni: www.moshetabibnia.com

Leonardo da Vinci. 1452-1519. Il disegno del mondo
Milano – Palazzo Reale
16 aprile 2015 - 19 luglio 2015
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì e mercoledì 9.30-19.30; gli altri giorni 9.30-24.00
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.skiragrandimostre.it

Leonardo e l’acqua tra scienza e pratica a Milano
Milano – Civico Acquario
22 maggio 2015 – 6 settembre 2015
Orari: martedì - domenica 9.00-19.30
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.acquariocivicomilano.eu

Pane e non solo. I cibi, i libri
Milano – Pinacoteca Ambrosiana
14 aprile 2015-12 luglio 2015
Orari: martedì- domenica 10.00-18.00, lunedì chiuso
Biglietti: 15€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.ambrosiana.eu

Serial classic
Milano – Fondazione Prada (Largo Isarco 2)
9 maggio 2015.- 24 agosto 2015
Orari: tutti i giorni 10.00-21.00
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.fondazioneprada.org


La Grande Guerra. Arte e artisti al fronte
Milano – Gallerie d’Italia
1 aprile 2015 – 23 agosto 2015
Orari: martedì- domenica 9.30-19.30, giovedì 9.30-22.30, chiuso lunedì
Biglietti: 10e intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.gallerieditalia.com

I magnifici intrecci. La Forza di Sansone negli arazzi della cattedrale di Cremona
Cremona – Padiglione delle Esposizioni Temporanee del Museo del Violino (Piazza Marconi 5)
29 marzo 2015 – 30 agosto 2015
Orari: martedì – domenica 10.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 6€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.magnificiintreccicremona.it

Matilde e il suo monastero nel IX centenario della morte 1115 – 2015. Chiese e luoghi nascosti in otto secoli di storia
San Benedetto Po (Mn) – Museo Polironiano
11 aprile 2015 – 8 novembre 2015
Orari: martedì - venerdì 9.00 / 12.00 e 14.30 / 17.30; sabato e domenica 9.30 / 12.30 e 14.30 / 17.30 , lunedì aperto solo su richiesta
Biglietti: 6€ intero, 5e ridotto
Informazioni: www.turismosanbenedettopo.it

La guerra che verrà non è la prima
Rovereto (Tn) – MART
4 ottobre 2014 – 20 settembre 2015
Orari: martedì- domenica 10.00-18.00; venerdì 10.00-21.00, lunedì chiuso
Biglietti: 11€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.mart.trento.it

Vino e Arte
Verona – Gran Guardia
11 aprile 2015.- 16 agosto 2015
Orari: tutti i giorni 9.30 - 20.30, venerdì 9.30- 22.30
Biglietti: 12€ intero, 9€ ridotto
Informazioni: www.mostraarteevino.it

Donatello svelato
Padova – Museo Diocesano
28 marzo 2015 – 26 luglio 2015
Orari: martedì – domenica 10.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 5€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.museodiocesanopadova.it

Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar. 1919-1933
Venezia – Museo Correr
1 maggio 2015 – 30 agosto 2015
Orari: tutti i giorni 10.00-19.00
Biglietti: 12€ intero, 10€
Informazioni: www.correr.visitmuve.it

Charles Pollock e Jackson Pollock
Venezia – Collezione Guggenheim
23 aprile 2015 - 14 settembre e 16 novembre 2015
Orari: tutti i giorni 10.00-18.00
Biglietti: 15€ intero, 12€ ridotto
Informazioni: www.guggenheim-venice.it

La Rosa di Fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudì
Ferrara – Palazzo Diamanti
19 aprile 2015 – 19 luglio 2015
Orari: tutti i giorni 10.00-20.00
Biglietti: 11€ intero, 9€ ridotto
Informazioni: www.palazzodiamanti.it

Barocco a Roma. La meraviglia delle arti
Roma – Fondazione Roma Museo (Palazzo Cipolla, Via del Corso 320)
1 aprile 2015 – 26 luglio 2015
Orari: lunedì 15.00-20.00; martedì, mercoledì, giovedì e domenica 10.00-20.00; venerdì e sabato 10.00-21.30
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.mostrabaroccoroma.it


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