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Catechismo dell'universo quotidiano

Mostre novembre 2015

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 6 novembre 2015

Il mese di novembre ci da l’opportunità di presentare mostre di vario tipo, localizzate soprattutto nell’Italia centro-settentrionale.

Il nostro excursus comincia da Milano e in particolare dalla piccolissima galleria Vatalaro, ma la piccolezza è inversamente proporzionale alla qualità delle opere presentate in questa rassegna dal titolo Sculture inedite del Rinascimento lombardo. La mostra, in concomitanza con le rassegne d'arte che compongono la costellazione di Expo 2015, riunisce alcune sculture lignee del Rinascimento lombardo. Si tratta innanzi tutto di due angeli reggicero di Giovan Angelo Del Maino, di perfetta conservazione, Inoltre è esposto un inedito rilievo dei fratelli De Donati, raffigurante la Natività, che conserva intatta la sua policromia originale. Di dimensioni contenute, si tratta di un'opera di devozione privata, tanto lieta ed affabile quanto raffinata nell'esecuzione, secondo una cifra caratteristica della scultura milanese del primo Cinquecento. Pezzo forte ella mostra è l’inedito e mirabile Crocefisso attribuito a Giovan Angelo Del Maino, di tale forza ed altezza qualitativa da poter parlare, oltre che agli studiosi e agli appassionati di scultura lombarda, a tutti coloro che amino la grande scultura di ogni tempo. In dialogo con le opere lignee viene infine esposto un virtuosistico rilievo in marmo di Gasparo Cairano, raffigurante il profilo di un imperatore romano.

Ci spostiamo ora di poche centinaia di metri ed entriamo nel Castello Sforzesco dove è stata inaugurata una mostra dal titolo D’après Michelangelo. La fortuna dei disegni per gli amici nelle arti del Cinquecento. L’aspetto che questa mostra, con le sue 80 opere, intende documentare è l’apparente, affascinante contrasto tra l’originaria destinazione privata di tali disegni, quasi “frammenti” di un intimo dialogo dell’artista con gli amici, e la straordinaria, immediata fortuna che essi incontrarono presso gli artisti e i collezionisti del tempo. Disegni, alcuni originali del grande genio del Cinquecento, dipinti, incisioni, preziosi oggetti d’arte permetteranno di conoscere un aspetto più intimo del Maestro, riguardante la sfera della sua vita privata e delle sue amicizie. Un piccolo nucleo compatto, per i quali è stata coniata la definizione di “fogli d’omaggio”.
Tra gli anni Venti e Quaranta del Cinquecento, mentre Michelangelo attende alle committenze medicee (Sagrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze) e a quelle pontificie (il Giudizio Universale della Sistina), il Maestro intreccia importanti relazioni di amicizia con esponenti della nobiltà romana, siglate anche attraverso il dono di elaboratissime composizioni grafiche a matita. Non semplici disegni di studio (o non solo), bensì opere d’arte a tutti gli effetti in sé compiute.

Lasciamo l’antico e rivolgiamoci all’epoca odierna per due mostre di pittura.
Presso il Museo Diocesano la pittrice milanese Letizia Fornasieri presenta le opere della sua ultimissima produzione dal titolo I paesaggi attesi. Pittrice da sempre legata alla cultura figurativa del Novecento, e in particolare a quella italiana della prima metà del secolo, Letizia Fornasieri predilige soggetti legati ai luoghi, agli ambienti, alle figure della quotidianità. Soggetti desunti dal reale che carica, però, di contenuti propri, rivisitandoli attraverso il suo fare pittorico. L’attuale esposizione presenta una serie inedita di opere pittoriche che appartengono al ciclo di lavori sviluppati attorno al tema del paesaggio e dell’ambiente agreste. La ricerca pittorica dell’artista si affina, traslando l’attenzione dalla resa attenta del dato reale, tipica della sua produzione precedente, alla visione d’insieme dell’ambiente guardando con coraggio, forza e convinzione, il paesaggio. Nel caso specifico il paesaggio senese viene rivissuto con i suoi occhi lombardi, che hanno la mente ed il cuore ancora appuntati sulla bassa di Congdon e su quella campagna che, coraggiosamente intorno a Milano, sfugge la città, per cercare il cielo. L’artista nel senese si pone spesso su un’altura e guarda dall’alto il distendersi di zone terrose, oppure di campi coltivati che approdano, come se fosse un mare, all’azzurro del cielo. La pennellata diventa rapida, quasi sdrucciolevole, come correndo da quell’altura alla zona più bassa, dove incontra il cielo.

La seconda rassegna è situata presso la galleria Previtali ed è in stretto contatto con quello che è stato l’evento Expo. Si tratta di una collettiva in cui i diversi artisti, a seconda della loro sensibilità e specificità tecnica, hanno affrontato il tema della città. L’evento Expo ha modificato sensibilmente i modi di pensare l’opera dell’uomo in rapporto a un sistema ecosostenibile di relazioni socio-culturali. Così un gruppo di pittori e scultori, qualificati per esperienza e sensibilità artistiche internazionali, è stato chiamato ad interrogarsi sugli scenari possibili del dopo EXPO. Ne è nata una mostra dai caratteri fortemente connotativi, incentrata sui temi futuribili delle contraddizioni aperte, dell’accesso diseguale e delle grammatiche di condivisione. La sua lettura d’insieme, aperta alla ricerca rigenerativa, ha fatto del molteplice l’aggiunta indeterminata a un capitale di risorse oggettivato in un corpo di immagini; un progetto che giustifica la creazione originale dell’opera d’arte e trasforma il reale a partire dalle risposte che la voce della coscienza artistica è chiamata a restituire nella costruzione valoriale del mondo.

Ci spostiamo ora in provincia, a pochi chilometri da Milano, in quel di Seveso (MB) presso il noto santuario di San Pietro martire è stata allestita una mostra monografica estremamente importante e di una bellezza intensa e silenziosa, Arcabas. Nutrire il mondo con la bellezza. Chi frequenta l’arte sacra contemporanea non può non conoscere Arcabas, Jean- Marie Pirot (1926). Arcabsa è uno degli artisti più grandi della nostra epoca, ma poco noto nel grande mondo dei media dell’arte perché chiaramente connotato per la sua esplicita fede religiosa. Anzi proprio per questo emarginato – cosa peraltro che non preoccupa l’animo candido e mistico del pittore. L’armonia festosa dei colori e la semplicità delle forme fanno rivivere la chiara leggibilità dell’arte antica, ma ad un occhio più attento rivelano simbolismi e profondi riferimenti sia alla teologia che ai drammi del nostro tempo. Un’ arte bilanciata tra due epoche e due sensibilità: la grande tradizione dell’arte didattica legata alla Chiesa e la tensione dell’artista moderno che cerca nuove strade e nuove risposte da donare ai propri contemporanei. Numerosissimi i quadri esposti, percorribili anche con itinerari tematici, accompagnati da un video-intervista in cui l’autore mette a nudo se stesso e la propria concezione artistica.

Tappa successiva è Como: presso Villa Olmo troviamo la mostra Com’è Viva la città, la terza tappa della trilogia sul tema città. La mostra, Com’è viva la Città – Art & the City 1913-2014 prende il titolo da una nota canzone di Giorgio Gaber del 1969 e riflette più sui cittadini che sulle architetture, seppur queste non manchino, guarda più ai rappresentanti che al rappresentato, insomma è la vita di città. In quasi tutte le opere , che sono per la maggior parte contemporanee, si vedono immagini di persone e, quando non ci sono, la loro presenza è fortemente evocata da spazi, cose e modi di vivere. Quindi la città non come organismo unitario, progettato e progettabile, rappresentato e rappresentabile, ma guarda soprattutto al suo interno e quindi alla sua vitalità. Oggi la città non è più la “Terra Promessa” dei futuristi, o di altre avanguardie, ma un organismo complesso e multiforme, non più una città con un centro, ma con più centri, che ha subìto una profonda trasformazione dovuta al fatto che siamo immersi nella società dello spettacolo, della comunicazione, liquida, dei non luoghi, dell’industria culturale, , dei conflitti. È con queste nuove realtà che bisogna fare i conti. Per tali motivi la rassegna è divisa in sezioni: Trasporti, Tempo Libero, Sport, Strada, Distruzione, Manifestazioni, Commercio e Mercati, Emblemi, Interni. In tal modo si vuole raccontare che la città non è solo un luogo e neanche un non luogo, ma un pluriluogo, un luogo di luoghi. Un multiluogo che dovrebbe essere riportato a dimensione umana. Com’è viva la città, tra estetica e vita attiva, parla di voi e noi, della città che si realizza con e nel quotidiano delle pratiche dei cittadini, prese a riferimento per una mostra che vuole parlare più dei cittadini che della città. È per questo che abbiamo scelto opere che sono rappresentazione della loro rappresentanza, il ritratto del loro esserci ed essere immagine di città come cittadinanza.

Continua il nostro itinerario con la mostra allestita a Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (Pd), L’armonia del vero. Vita e paesaggi tra terre e acque 1842/1932. Un percorso della mostra è scandito da sessantacinque magnifici dipinti, noti e meno noti, della metà dell’Ottocento fino ai primi decenni del Novecento, provenienti da importanti collezioni. Due i filoni principali del racconto espositivo. Il primo ci introduce nell’ambito delle scene di genere a carattere aneddotico che obbediscono ai criteri del “Vero” e della contemporaneità, ritraendo il popolo nelle sue abituali occupazioni giornaliere, nella quiete domestica delle case in Silvio Giulio Rotta, Giuseppe Barison e Vittorio Emanuele Bressanin, nell’affaccio alle finestre o al balcone di eleganti gentildonne, da Eugenio De Blaas e Stefano Novo a Virgilio Costantini, nelle piazze animate di città o nell’atto di esercitare i mestieri, in Cecil Van Haanen, Angelo Dall’Oca Bianca e Cesare Laurenti, in giro per gli assolati e vivaci “canali” con le imbarcazioni tipiche in Antonio Paoletti, Leo Franz Ruben ed Egisto Lancerotto o in serene passeggiate sul lago di Garda, in Napoleone Nani. Di gusto differente, ma egualmente scene di genere, sono quelle incentrate sul revival settecentesco, che hanno il sapore delle commedie goldoniane, con dame e gentiluomini in costume e in posa, in amabili conversazioni nei salotti borghesi e in piazza San Marco o impegnati in passatempi come “la caccia di farfalle”, in Giacomo Favretto, Alessandro Milesi, Oreste Da Molin e Silvio Giulio Rotta, oppure a passeggio nel verde dei parchi, così ben eternati da una pittrice di fama europea dalla vocazione paesaggistica quale Emma Ciardi. Secondo filone e grande protagonista della mostra è poi il passaggio dal vedutismo al “Vero” come trapasso dal paesaggio tradizionale concepito ancora secondo una visione prospettica canalettiana a quello en plein air rivisto in un’ottica elegiaco-sentimentale, non esente da influssi nordici e declinazioni macchiaiole e impressionistiche.

Titolo simpatico e curioso quello della mostra allestita a Piacenza presso la Fondazione Piacenza-Vigevano, BOT, acronimo per Barbieri Oswaldo Terribile e la mostra si intitola I futurismi di un giocoliere. Opere scelte. Il percorso espositivo dà conto in modo esaustivo della ricca ed eclettica produzione di BOT, mettendo ordine all’interno di una dirompente energia creativa, declinata secondo standard e linguaggi in molti casi tanto innovativi da risultare quasi profetici. Come nel caso del legame, documentato in mostra grazie a un nutrito corpus di opere tipografiche e letterarie, che partendo dalla dichiarata fascinazione per Fortunato Depero e dalla passione per la poesia futurista anticipa soluzioni proprie del moderno graphic design, proponendo inedite connessioni tra la poesia visiva, il calligramma e vere e proprie tecniche pubblicitarie. Lo conferma la stessa scelta di una firma, l’acronimo BOT, resa in una veste grafica affine a quella di un logo commerciale. Cruciale, nell’esperienza di BOT, l’incontro avvenuto nel 1929 con Filippo Tommaso Marinetti: per tutti gli Anni Trenta l’artista piacentino è protagonista delle celebri mostre futuriste allestite dalla Galleria Pesaro di Milano (insieme ai vari Fillia, Diulgheroff, Prampolini e a un giovane Bruno Munari), arrivando a partecipare a due edizioni della Biennale di Venezia, nel 1930 e 1932. È nel segno di una personalissima visione del credo futurista che BOT esprime alcune tra le sue concezioni più innovative: dalla sferopittura alla cartopittura, arrivando alla ferroplastica, sintesi tra pittura e scultura; spingendosi grazie alla collaborazione con Gianni Croce ad un uso della fotografia e del fotomontaggio che lo porta a soluzioni per l’epoca straordinariamente innovative.
Due mostre molto interessanti presso la Fondazione Magnani Rocca a Mamiani di Traversetolo (Pr).
Nasce dal prestigioso rapporto di collaborazione tra la National Gallery di Londra e la Fondazione Magnani Rocca questo evento unico che, per la prima volta in Italia, permette di ammirare una delle icone della Storia dell’Arte mondiale: La sedia di Van Gogh (1888). Lo splendido dipinto – eseguito durante il soggiorno del pittore ad Arles, quando egli intendeva creare una comunità di artisti nella celeberrima ‘Casa gialla’ di place Lamartine – venne concepito insieme a un altro, La sedia di Gauguin (1888). È infatti proprio attraverso il rapporto con Gauguin che si comprende l’assenza/presenza della vagheggiata collaborazione tra i due artisti, fortemente idealizzata, di fatto durata solo nove settimane e che trova nel motivo della sedia l’emblema di un desiderio artistico travagliato, un autoritratto a tutti gli effetti, che racchiude un’enigmaticità che prelude ai drammatici eventi successivi, fino alla tragica morte di Van Gogh. Si manifestano in questo modo la dichiarazione di umiltà e l’introduzione alla vita più intima del pittore già proposte nel dipinto La stanza di Vincent ad Arles (1888), con la stessa sedia inserita come una firma personale, e quelle che l’artista chiamava dècorations ad abbellire le pareti del suo rifugio privato.

La seconda mostra è dedicata a Balla (Torino 1871 – Roma 1958) e si snoda attraverso l’analisi del manifesto Ricostruzione Futurista dell’Universo, uno dei testi teorici più rivoluzionari dell’arte del Novecento, nel centenario della sua pubblicazione, sottoscritto ‘Astrattista Futurista’ dallo stesso Balla e da Fortunato Depero. Nel 1917 Balla sperimenta una serie di scomposizioni della natura in chiave puramente teosofica (Trasformazioni Forme e Spirito). Nel 1918, alla galleria di Anton Giulio Bragaglia, espone, tra le altre opere dedicate all’intervento in guerra, il Complesso plastico pubblicato nel manifesto del 1915 accanto a sedici dipinti dedicati alle “forze di paesaggio” unite a diverse sensazioni. Accanto a queste ricerche, lo studio della natura trionfa nei motivi delle Stagioni: dalla fluidità, morbidezza o espansione della primavera, alle punte d’estate al drammatico dissolvimento autunnale; sono lavori sperimentali volti a quella particolare ricerca astratta del tutto europea ma al tempo stesso lontana e nuova rispetto alle contemporanee ricerche astratte dei pittori in voga in questi anni sicuramente conosciuti da Balla (come Kandinskij e Arp, Léger e Larionov, Mondrian e Gončarova). Periodo, dunque, questo di Balla del tutto internazionale che viene a chiudersi col viaggio a Parigi nel 1925 per la “Exposition des Arts Decoratifs et Industriels Modernes”, particolarmente importante perché segna l’inizio dello stile Art Déco.

Concludiamo le nostre proposte di novembre con una mostra allestita a Bologna e dedicata ad un prodotto molto noto tra i consumatori italiani, l’Amarena Fabbri. Correva l’anno 1915 e Rachele Buriani, moglie di Gennaro Fabbri giovane imprenditore che 10 anni prima aveva dato vita alla Premiata Distilleria G. Fabbri, inventava la ricetta dell’Amarena Fabbri, la Marena con frutto traendola dalla tradizione contadina, che insegnava ad esaltare il sapore di quei frutti amari per natura (da lì il loro nome) rendendoli appetibili. 100 anni dopo, la ricetta dell’Amarena Fabbri è ancora la stessa e ha viaggiato molto: dapprima in tutta Italia, dove è considerata un’icona amatissima, tanto da creare vere e proprie schiere di aficionados che in sua presenza si comportano da consumatori compulsivi. Ma l’Amarena, con il suo inconfondibile vaso in ceramica dagli arabeschi bianchi e blu, ha da tempo varcato i confini: dal Sud America all’Oriente, dove è riuscita a conquistare persino i cinesi che, si sa, del dolce hanno un concetto completamente diverso dal nostro. 110 anni dopo sono ancora i discendenti di Gennaro Fabbri a guidare l’azienda, diventata Fabbri 1905 e tuttora nella sede storica di via Emilia Levante dove Gennaro e Rachele elessero il loro primo domicilio bolognese dall’originaria Portomaggiore. La mostra, allestita con freschezza, con semplicità nella qualità, con un pizzico di giocosità, con un taglio da Famiglia per le famiglie, deve essere una occasione per rivivere, attraverso Amarena, i propri ricordi personali e familiari.
I Caroselli, le pubblicità, i celebri vasi: fotogrammi di una storia che appartiene a tutti.

Sculture inedite del Rinascimento lombardo
Milano – Galleria Lorenzo Vatalaro (Piazza S.Simpliciano)
22 settembre 2015 - 23 dicembre 2015
Orari: tutti i giorni 10.30-19.30, domenica chiuso
Ingresso libero
Informazioni: www.gallerialorenzovatalaro.it

D’après Michelangelo. La fortuna dei disegni per gli amici nelle arti del Cinquecento
Milano – Castello Sforzesco (Sala Weil Weiss)
29 settembre 2015 – 10 gennaio 2016
Orari: martedì-domenica 9.00-17.30, lunedì chiuso
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.milanocastello.it

Letizia Fornasieri. I paesaggi attesi
Milano – Museo Diocesano
23 ottobre 2015 – 13 dicembre 2015
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00, lunedì chiuso
Biglietti: 4€ martedì, 8€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.letiziafornasieri.it , www.museodiocesano.it

La città EXPOsta
Milano – Galleria Previtali (Via Lombardini 14)
8 ottobre 2015 – 5 dicembre 2015
Orari: martedì – sabato 16.00-19.30, domenica su appuntamento
Ingresso libero
Informazioni: www.galleriaprevitali.it

Arcabas. Nutrire il mondo con la bellezza
Seveso (MB) – Santuario San Pietro martire
29 settembre 2015 – 6 gennaio 2016
Orari: tutti i giorni 8.00-12.00- 14.30-18.30
Ingresso libero
Informazioni: www.arcabasaseveso.it

Come è viva la città-Art & City 1913-2014
Como – Villa Olmo
18 luglio 2015 – 30 novembre 2015
Orari: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì 10.00 – 20.00; sabato e domenica 10.00 - 22.00, lunedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto, 5€ mercoledì
Informazioni: www.mostrevillaolmocomo.com

L’armonia del vero. Vita e paesaggi tra terre e acque 1842/1932
Piazzola sul Brenta (Pd)- Villa Contarini
10 settembre 2015 – 30 novembre 2015
Orari: tutti i giorni 10.00-16.00
Biglietti: 10€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.villacontarini.eu

BOT (Barbieri Oswaldo Terribile). I futurismi di un giocoliere. Opere scelte
Piacenza – Fondazione di Piacenza e Vigevano – Spazio Mostre
18 settembre 2015 – 22 novembre 2015
Orari: martedì - domenica 9.00 – 13.00 / 16.00 – 19.00, lunedì chiuso
Ingresso libero
Informazioni: www.lafondazione.com

Van Gogh nella Villa dei Capolavori
Mamiani di Traversetolo (Pr) – Fondazione Magnani Rocca
25 settembre 2015 -8 dicembre 2015
Orari: martedì - venerdì 10.00-18.00; sabato, domenica 10.00-19.00 lunedì chiuso
Biglietti: 9€ intero (anche mostra Balla), 5€ ridotto (anche mostra Balla)
Informazioni: www.magnanirocca.it

Giacomo Balla. Astrattista futurista
Mamiano di Traversetolo (Pr) – Fondazione Magnani Rocca
12 settembre 2015 – 8 dicembre 2015
Orari: martedì - venerdì 10.00-18.00; sabato, domenica 10.00-19.00, lunedì chiuso
Biglietti: 9€ intero (anche mostra Balla), 5€ ridotto (anche mostra Balla)
Informazioni: www.magnanirocca.it

Un secolo di amarena.
Bologna – Palazzo Pepoli
8 novembre 2015 – 8 dicembre 2015
Orari: tutti i giorni 9.00-19.00, lunedì chiuso
Ingresso libero
Informazioni: www.studioesseci.it


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