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Mostre dicembre 2015

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
giovedì 10 dicembre 2015

Nutritissimo il calendario di proposte del prossimo dicembre: mostre per tutti i gusti in giro per il Bel Paese.

Le nostre scelte cominciano da Torino per una rassegna organizzata alla Fondazione Accorsi- Ometto dal titolo Da Segantini a Balla. Elaborato in Francia nell’ambito delle ricerche postimpressioniste, il Divisionismo, come l’Impressionismo, accettò la luce quale fondamento della visione. Rifacendosi agli studi scientifici sulla luce e sul colore, tentò di ottenere la massima luminosità accostando i colori puri sulla tela, secondo la legge dei colori complementari, a piccole pennellate regolari spesso puntiformi. In Italia, collegato alla cultura del positivismo, il Divisionismo si sviluppò in maniera autonoma, accogliendo istanze simboliste e di idealizzato impegno sociale e politico. La mostra esplora attraverso quaranta opere, selezionate secondo un elevato criterio qualitativo e storico, i percorsi del Divisionismo partendo dall’epicentro della pittura divisa italiana: il Piemonte e la Lombardia. I dipinti esposti prendono cronologicamente le mosse dai tardi anni Ottanta del secolo XIX e disegnano la storia del Divisionismo di area piemontese e lombarda a partire dai suoi esordi fino a tutto il primo decennio del secolo XX. All’ingresso del secolo nuovo, accanto ai maestri ormai storicizzati, si affiancano pittori di più giovane generazione: futuri Futuristi, come Carlo Carrà, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Leonardo Dudreville, promettenti autori legati per nascita o per formazione alla storia artistica piemontese e lombarda del tempo. L’esposizione conduce il cammino del Divisionismo fino alle soglie del Futurismo, chiudendo l’indagine sulla poetica dei giovani divisionisti al 1910.

Arriviamo ora a Milano per una serie di mostre. Due a Palazzo Reale.
Mito e natura. Dalla Grecia a Pompei vuole essere un insolito percorso intorno a un tema centrale, ma pochissimo indagato specificatamente, del mondo antico: la rappresentazione figurata dell’ambiente che ci circonda. Un tema ben noto alla riflessione filosofica greca e al sapere naturalistico ellenistico, ma molto meno preso in considerazione per quanto riguarda la storia delle immagini che si snoda per più di sette secoli dalla Grecia a Roma. Riuniti nell’esposizione più di centocinquanta oggetti ci raccontano come e in quanti modi si sia sviluppata nella società antica la rappresentazione di ciò che ci circonda. Vasi dipinti, terrecotte votive, affreschi, oggetti di lusso come argenterie e monili aurei: moltissimi sono i capolavori presenti provenienti da un gran numero di musei italiani e stranieri. La mostra è articolata in sezioni con un percorso insieme tematico e cronologico: Lo spazio della natura, La natura come segno e metafora, La natura coltivata dono degli dei, Il giardino incantato e da ultimo Dalla natura al paesaggio
La mostra di Giotto, straordinaria, porta finalmente in città un artista protagonista della storia d’Italia, che nella sua grandiosa carriera lavorò anche a Milano. Inaugurata in occasione dell’Expo di Milano, proprio per celebrare l’importanza di Giotto nel contesto milanese e lombardo. In visione tredici capolavori di Giotto, alcuni dei quali per la prima volta lasciano le sedi museali d’origine, nei quali si dipana quell’evoluzione della rappresentazione che stravolgerà l’arte occidentale. Superando la bidimensionalità e la ieraticità bizantina, da un lato attraverso la resa dello spazio e della massa corporea, dall’altro con la caratterizzazione fisionomica delle sue figure, Giotto ha dato inizio all’arte moderna, anticipando le conquiste del Rinascimento e di Leonardo. La mostra su Giotto a Milano presenta questa straordinaria evoluzione del linguaggio innovativo dell’artista fiorentino, che da Roma a Assisi, da Bologna a Firenze, da Rimini a Padova, giunse poco prima della morte anche a Milano, dove lavorò alla corte di Azzone Visconti, allora signore di Milano, per affrescare una parte del Palazzo Ducale con una Gloria Mondana e forse una serie di Uomini illustri, entrambi purtroppo perduti. Il passaggio di Giotto a Milano non fu senza conseguenze: la sua eredità artistica è riscontrabile nel frammento di Crocifissione ritrovato nel 1929 nel campanile di San Gottardo in Corte e nell’opera degli artisti che lavorarono a partire dalla dagli anni Quaranta del Trecento presso l’Abbazia di Chiaravalle e l’Abbazia di Viboldone e in numerosi luoghi della Lombardia che la mostra incoraggia a visitare.

Dall’arte antica alla contemporanea con questa rassegna al Museo Diocesano dedicata a Letizia Fornasieri, già nota ai nostri lettori. Pittrice da sempre legata alla cultura figurativa del Novecento, e in particolare a quella italiana della prima metà del secolo, Letizia Fornasieri predilige soggetti legati ai luoghi, agli ambienti, alle figure della quotidianità. Soggetti desunti dal reale che carica, però, di contenuti propri, rivisitandoli attraverso il suo fare pittorico. L’esposizione al Museo Diocesano presenta una serie inedita di opere pittoriche che appartengono al ciclo di lavori sviluppati attorno al tema del paesaggio e dell’ambiente agreste. La ricerca pittorica della Fornasieri si affina, traslando l’attenzione dalla resa attenta del dato reale, tipica della sua produzione precedente, alla visione d’insieme dell’ambiente guardando con coraggio, forza e convinzione, il paesaggio. Nel caso specifico il paesaggio senese viene rivissuto con i suoi occhi lombardi, che hanno la mente ed il cuore ancora appuntati sulla bassa di Congdon e su quella campagna che, coraggiosamente intorno a Milano, sfugge la città, per cercare il cielo. L’artista nel senese si pone spesso su un’altura e guarda dall’alto il distendersi di zone terrose, oppure di campi coltivati che approdano, come se fosse un mare, all’azzurro del cielo. La pennellata diventa rapida, quasi sdrucciolevole, come correndo da quell’altura alla zona più bassa, dove incontra il cielo.
Curiosa e interessante per grandi e piccini è la mostra che la Biblioteca Centrale di Palazzo Sormani dedica alla figura di Pinocchio. Attraverso le fauci della balena — l’allestimento scenografico previsto all’ingresso —,si accede a Infinito Pinocchio. Il «bambino di legno» più famoso al mondo è nato dalla penna di Carlo Collodi (pseudonimo dello scrittore fiorentino Carlo Lorenzini) nel 1881. A quasi 140 anni di distanza, nelle sale della Sormani si snoda un percorso (e un racconto) a metà fra la favola e la ricostruzione filologica fatto di prime edizioni, pezzi unici, oggetti, marionette, giocattoli e riproduzioni a grandezza naturale dei principali personaggi. Senza dimenticare i suoi più grandi illustratori, da Attilio Mussino e Sergio Tofano, dai primi del Novecento fino ai giorni nostri passando, naturalmente, da Walt Disney.

Da Milano a Monza per una mostra dedicata al pittore russo Chagall. Due spazi espositivi di Monza - l’Arengario e la Casa degli Umiliati, sede dei Musei Civici di Monza - accolgono la mostra “Chagall, la grafica del sogno” che presenta per la prima volta le tre serie grafiche complete più importanti dell’artista russo, ovvero la trilogia composta dalle Anime morte di Gogol’, dalle Favole di La Fontaine e dalla Bibbia. L’esposizione propone per intero i tre cicli - per un totale di oltre 300 acqueforti - che costituiscono un corpus considerato ormai inscindibile. Chagall, infatti, svolge in esso una meditazione circolare. Nelle tavole delle Anime Morte riflette sull’uomo, sulle sue meschinità, sul suo limite. Nei fogli delle Favole compie un viaggio nella natura, nella sua bellezza e nella sua impronta originaria. Nella Bibbia torna a riflettere sull’uomo, ma in una luce ben diversa rispetto a quella delle Anime Morte. L’uomo rimane quello che è: imperfetto, segnato in modo indelebile dal limite e dal peccato, ma la cui finitezza viene rischiarata dalla realtà di Dio.
Il percorso espositivo inizia idealmente all’Arengario con la sezione dedicata alle Favole di La Fontaine e alla Bibbia. Nel caso delle Favole, la grande tecnica incisoria di Chagall dà vita a un mondo fantastico, in cui la componente mitologica del racconto supporta l’analisi del comportamento di animali che ricalca quello degli uomini. Particolare attenzione è rivolta ai più piccoli, l’allestimento delle Favole è studiato appositamente a “misura di bambino” per favorire un approccio diretto con le incisioni ed una migliore lettura dell’immagine. Di fronte all’opportunità di lavorare sulla Bibbia, Chagall si sentì investito da una sorta di impegno morale nei confronti delle proprie radici. Primogenito di una famiglia di stretta osservanza ebraica, visse il testo sacro come parte integrante del proprio quotidiano, e i personaggi biblici costituirono per l’artista presenze vive, appartenenti a un mondo dove immaginazione e realtà si fondono. La lettura chagalliana della Bibbia si incentra sulle figure dei Patriarchi e dei Profeti, ritratti come potenti condottieri del “popolo eletto”. Anche gli animali recitano un ruolo importante, visti non solo come protagonisti dei racconti, ma come ideale legame con la sua infanzia. I temi affrontati da Chagall nella Bibbia rimandano a un universo culturale di cui l’artista si è nutrito fin dai primi anni di vita, e a un linguaggio che risente delle esperienze figurative legate alle avanguardie del XX secolo, delle quali Chagall è stato un esponente di primo piano. La sezione ai Musei Civici di Monza - Casa degli Umiliati accoglie il ciclo delle Anime morte di Gogol’. Se la Bibbia e le Favole sono per l’artista il pretesto per indagare le origini religiose e nel contempo un modo per confrontarsi con la cultura francese, al contrario il romanzo di Gogol’ racconta aspetti della cultura russa dai quali Chagall prende man mano le distanze. Le tavole incise di Chagall rileggono il testo di Gogol’ e nel contempo disegnano un viaggio nei territori dell’umanità, con ampi richiami ai paesaggi russi e ai personaggi della madrepatria.

La città di Pavia spesso è sede di interessanti mostre. Nel Castello Visconteo possiamo vedre la rassegna I Macchiaioli. Una rivoluzione d’arte al Caffè Michelangelo. Nella seconda metà dell’Ottocento, Firenze è una delle capitali culturali più attive in Europa e diventa ben presto punto di riferimento per molti intellettuali provenienti da tutta Italia. Intorno ai tavoli di un caffè cittadino, il Michelangelo, si riunisce un gruppo di giovani artisti accomunati dallo spirito di ribellione verso il sistema accademico e dalla volontà di dipingere il senso del vero. Il nome “macchiaioli”, usato per la prima volta in senso dispregiativo dagli accademici, viene successivamente adottato dal gruppo stesso in quanto incarna perfettamente la filosofia delle loro opere. Obiettivo della mostra è quello di indagare i protagonisti e l’evoluzione di questo importante movimento, fondamentale per la nascita della pittura moderna italiana. Il punto di vista adottato racconta nello stesso tempo l’importanza storico artistica del movimento, i suoi rapporti con la scena francese, le novità tecniche introdotte dai pittori del gruppo, ma anche la quotidianità della vita al Michelangelo, seguendo il filo dei racconti, degli scritti, delle lettere lasciate dai protagonisti. Un modo di narrare la vicenda poco consueto, che appassionerà anche il pubblico meno esperto.

Arriviamo ora a Bergamo per una mostra dedicata al pittore russo Malevič. La rassegna propone una settantina di opere di Malevič accanto a un corpus di lavori di importanti esponenti russi, appartenenti ai movimenti di inizio Novecento, oltre a documenti e filmati. Il percorso espositivo si apre con il periodo simbolista di Malevič, dai dipinti raffiguranti paesaggi con filari di alberi del 1906 al famoso autoritratto con fiocco rosso del 1907. Lavori che dialogheranno con il predecessore simbolista Ilya Repin, e con quelli contemporanei di Natalia Gončarova, e Mikhail Yakovlev. Viene poi costituita una sezione dedicata al periodo attorno al 1913, anni in cui Malevič redige, insieme ad altri artisti, il Manifesto del Primo Congresso Futurista e disegna scene e costumi dello spettacolo Vittoria sul sole di Aleksej Kručënych con musica di Michail Matjušin, con un primo accenno al Quadrato nero, scintilla del Suprematismo. Tra un Ritratto perfetto di Ivan Kljun (1913) e Composizione con La Gioconda (1914), alcuni disegni degli stessi anni saranno messi a confronto con le tele di David Burliuk, di Jean Pougny e della Gončarova. In anni in cui, durante l’Ultima Mostra Futurista 0.10 del 1915, Malevič crea il Suprematismo, con l’intenzione di affermare il predominio sperimentale della pura sensibilità dell’arte. In questa sezione si potranno visionare, assieme al Quadrato nero anche le sembianze astratte, catartiche del potente Cerchio nero e Croce nera (1923). Attraversando altri tre periodi compositivi, la fine dell’itinerario è dedicato ad una serie di opere realizzate negli ultimi anni di vita – sotto regime – di Malevič, attraverso una quindicina di oli che avranno in comune gli stessi soggetti indagati contemporaneamente da altri artisti, quali Aleksandr Deineka, Alexander Samokhvalov e Kuzma Petrov-Vodkin.

Da Bergamo a Brescia per una grande mostra archeologica nella stupenda cornice dei Musei di Santa Giulia. La mostra vuole percorrere, attraverso gli eccezionali reperti esposti, il mutamento di cultura provocato dall’incontro tra Romani e genti indigene a nord del Po che avvenne fra il tra il III e la metà del I secolo a.C. Un affascinante viaggio nel tempo e nello spazio che porta il visitatore a passeggiare nel parco archeologico della città ed ammirare lo straordinario Santuario repubblicano, con la sua decorazione architettonica e gli affreschi policromi perfettamente conservati, che viene aperto per la prima volta in assoluto al pubblico.La mostra sarà anche un viaggio emotivo, con installazioni interattive e multimediali, adatte al pubblico adulto e giovane, che faranno rivivere situazioni e atmosfere di quei tempi lontani.

Spostiamoci a Rovereto (Tn) presso il Museo Storico della Guerra per una mostra fotografica. La mostra raccoglie una selezione di fotografie che vedono protagonista la figura femminile, tassello imprescindibile per comprendere la complessità della Prima guerra mondiale. 16 scatti suggeriscono la complessità delle trasformazioni sociali e culturali registrate nel corso di quel tragico conflitto: donne colte in situazioni di vita mutilata dalla guerra, mogli o madri prive del sostegno del marito, profughe, vedove; donne rappresentate entro scenari di lavoro nuovi e antichi – portatrici, operaie edili, lavandaie, braccianti –, in professioni difficili ma gratificanti come quella dell’infermiera; donne fotografate in contesti di distruzione. A cento anni da quegli eventi possiamo leggere nelle trasformazioni indotte dalla guerra una tappa del processo di emancipazione delle donne nella società italiana destinato a durare decenni e in queste foto un documento di quel percorso difficile e contrastato.

Nella cornice dei Musei Civici agli Eremitani di Padova troviamo la mostra Il giovane Casorati. Padova, Napoli e Verona. Felice Casorati, uno dei massimi protagonisti dell’arte del Novecento, visse a Padova 12 anni, dal 1895 al 1907. Era figlio di un ufficiale dell’esercito ed era già vissuto a Reggio Emilia e a Sassari. La famiglia prese alloggio in una casa di via S.Sofia 37, nella cui soffitta Felice allestì il suo primo studio. Furono gli anni del Liceo Tito Livio e della Facoltà di Giurisprudenza. Ma furono anche gli anni nei quali il giovane sostituì la prima passione per la musica (cui si era dedicato sino a procurarsi un forte esaurimento) con la pittura. Mentre era convalescente in una casa di campagna a Praglia, il padre gli regalò una scatola di colori: fu il principio di una lunga e fortunata vita d’artista. Mentre studiava e conduceva una spensierata vita universitaria con gli amici Cristoforo Piovan, Camillo Luigi Bellisai e Pietro Capoferro, apprese i fondamenti delle tecniche pittoriche dall’artista padovano Giovanni Vianello. Questi gli era maggiore di dieci anni ma era il pittore giovane più stimato in città. Aveva già partecipato a mostre nazionali e introdotto nell’ambiente artistico locale, una linea di rinnovamento del naturalismo ottocentesco ancora dominante. La città attraversava una fase di vivace modernizzazione e anche l’ambiente degli artisti era assai dinamico e poteva contare sulle novità portate dal giovane divisionista, allievo di Balla a Roma, Umberto Boccioni, sulla genialità del segno di Ugo Valeri, già affermato come illustratore a livello nazionale e sullo scambio con i pittori protagonisti del verismo veneziano. Vi erano, inoltre, due imprese pittoriche di largo respiro che portavano a Padova artisti di altre città: la decorazione dell’abside della Basilica di S. Antonio ad opera di Achille Casanova e quella del ristorante Storione condotta da Cesare Laurenti. Felice Casorati apprendeva i rudimenti e i segreti del mestiere da Vianello, e poi li rielaborava in solitudine, come dimostrano le fotografie dell’apprendista pittore nel suo studio di Padova. Gli anni dell’apprendistato si situano tra il 1902 e il 1907, l’anno dell’esordio in Biennale con Ritratto di signora (La sorella Elvira) e del trasferimento a Napoli, da cui si allontanerà in seguito, per stabilirsi a Verona nel 1911. La mostra ripercorre quegli anni di formazione, tra Padova, Napoli e Verona con dipinti, grafiche e un cospicuo numero di opere e documenti inediti. Tra gli inediti, il ritratto dell’amica-confidente Tersilla Guadagnini, una signora dell’alta borghesia torinese trasferitasi a Roma, che lo seguiva e lo incoraggiava, e il cui carteggio è stato sempre considerato dagli studiosi una specie di Diario di quegli anni. Figurano in mostra le opere capitali degli anni padovani e napoletani, in particolare viene esposto per la prima volta, dopo l’unica comparsa in un’esposizione torinese del 1908, il Ritratto di Don Pedro de Consedo che rivela una qualche influenza spagnoleggiante nel realismo a quel tempo adottato da Casorati. Un realismo tuttavia sempre attraversato da una nota di enigmatica inquietudine che sarà la cifra saliente della sua pittura anche dopo il radicale cambiamento che subirà nel primo dopoguerra, con la morte del padre e il definitivo trasferimento a Torino.

A Venezia presso la Fondazione Cini abbiamo la possibilità di ammirare un inedito mosaico romano. Il Serraglio delle Meraviglie è un’iniziativa che offre al pubblico italiano l’esclusiva opportunità di ammirare un mosaico romano di superba qualità iconografica e conservativa, rinvenuto nel 1996 nei pressi della cittadina israeliana di Lod, luogo che secondo un’antica leggenda locale diede i natali a San Giorgio. L’eccezionalità dell’opera, che risale al terzo secolo dopo Cristo, è dovuta anche alla sua qualità conservativa. Si tratta di uno più bei e grandi pavimenti musivi mai ritrovati in Israele, un vero e proprio gioiello archeologico, estremamente ben conservato. Il pavimento è composto di riquadri in cui sono raffigurati in dettaglio mammiferi, uccelli, pesci, una varietà di piante e le navi che erano usate all’epoca della sua realizzazione. Il mosaico è formato da tessere in pietra e cubi di vetro di vari colori: dal blu all’ocra, dal rosso al giallo, dal marrone al bianco, fino al nero, passando per varie sfumature di grigio. Subito dopo la scoperta, il mosaico venne nuovamente sepolto per proteggerlo dagli elementi che avrebbero potuto comprometterne la conservazione.
Sempre nella città lagunare una rassegna dedica al tipografo umanista Aldo Manuzio. Il 6 febbraio 2015 è ricorso il 5°centenario della morte di Aldo Manuzio, il tipografo ed editore più importante del rinascimento, grande umanista a cui si deve la riscoperta della cultura filosofica greca e l’’invenzione di tutta una serie di dispositivi che hanno reso il libro a stampa il principale e più razionale strumento per l’accumulo e la trasmissione delle conoscenze umane degli ultimi cinque secoli. La rassegna non è solo un omaggio a Manuzio, ma anche un racconto affascinante di come il libro cambiò la storia della cultura in Europa e un viaggio nelle arti a Venezia tra 1400 e 1500. Stagione straordinaria che vede protagonisti pittori come Giovanni Bellini, Carpaccio e il più giovane Giorgione con gli allievi Tiziano e Sebastiano del Piombo, o scultori come Tullio Lombardo o Cristoforo Solaro, incisori come Benedetto Bordon e Giulio Campagnola, illustri stranieri come Albrecht Dürer intellettuali di respiro europeo come Erasmo da Rotterdam e Luca Pacioli.

Arriviamo ora in Umbria a Montefalco (Pg) per una mostra dedicata ad una pala di Benozzo Gozzoli. Dopo 167 anni la preziosa Pala della “Madonna della Cintola” torna a Montefalco per ricongiungersi al prezioso ciclo degli affreschi che il Maestro Benozzo Gozzoli realizzò nella Chiesa di San Francesco. La Madonna della Cintola, dipinta intorno al 1450 da Benozzo Gozzoli, allievo prediletto del Beato Angelico, può essere ammirata nel suo splendore originale grazie al recente restauro. Nel 1450, per l’altare maggiore della Chiesa di San Fortunato riformata dagli Osservanti, il giovane Benozzo dipinse a tempera e oro su tavola la splendida Pala raffigurante la Vergine Assunta al cielo nell’atto di donare la cintola a San Tommaso, come prova della sua assunzione al cielo. Benozzo, per la prima volta artista autonomo, dimostrò a Montefalco le sue capacità di decoratore sia nella Pala della Madonna della Cintola, sia nella decorazione ad affresco della chiesa di San Fortunato, quest’ultima in gran parte perduta, di cui sono conservate all’ingresso la lunetta con la Madonna tra i Santi Francesco d’Assisi e Bernardino da Siena e sulla parete nord due opere frammentarie, una ieratica figura di San Fortunato e una Madonna col Bambino e un angelo di incredibile bellezza. Benozzo dipinse la pala della Madonna della Cintola per l’altare maggiore della chiesa secondo i più aggiornati dettami del gusto rinascimentale fiorentino, non più divisa in pannelli e ornata da pinnacoli, ma costituita da un’unica tavola quadrata tra due pilastri corinzi, conclusa da una cornice, e completata in basso da una predella continua, dove le Storie della Vergine sono separate da pilastrini dipinti. La Pala, custodita nella Pinacoteca Vaticana, fu donata a Pio IX dalla comunità di Montefalco nel 1848, in occasione della concessione al borgo umbro del titolo di città. Oggi torna a Montefalco dopo 167 anni. Per l’esposizione nella Chiesa di San Francesco è collocata su un basamento per simularne l’originaria collocazione sull’altare; è, inoltre, possibile osservarla nella sua interezza, così come è stata fruita ed utilizzata per secoli, riuscendo ad apprezzare ogni particolare anche dell’originale struttura lignea.

Ed eccoci a Firenze per due interessanti mostre. La prima a Palazzo Strozzi dal titolo Bellezza divina. Arte sacra da Gauguin a Fontana. , Si tratta di un’eccezionale mostra dedicata alla riflessione sul rapporto tra arte e sacro tra metà Ottocento e metà Novecento attraverso oltre cento opere di celebri artisti italiani, tra cui Domenico Morelli, Gaetano Previati, Felice Casorati, Gino Severini,Renato Guttuso, Lucio Fontana, Emilio Vedova, e internazionali come Vincent van Gogh, Jean-François Millet, Edvard Munch, Pablo Picasso, Max Ernst, Stanley Spencer, Georges Rouault, Henri Matisse. Bastano questi nomi per farci capire come questo sia un evento assolutamente imperdibile. Dalla pittura realista di Morelli all’informale di Vedova, dal Divisionismo di Previati al Simbolismo di Redon, fino all’Espressionismo di Munch o alle sperimentazioni del Futurismo, la mostra analizza e contestualizza un secolo di arte sacra moderna, sottolineando attualizzazioni, tendenze diverse e talvolta conflitti nel rapporto fra arte e sentimento del sacro. Grandi protagoniste della mostra sono celebri opere come l’Angelus di Jean-François Millet, eccezionale prestito dal Musée d’Orsay di Parigi, la Pietà di Vincent van Gogh dei Musei Vaticani, la Crocifissione di Renato Guttuso delle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la Crocifissione bianca di Marc Chagall, proveniente dall’Art Institute di Chicago. Attraverso sezioni dedicate ai temi centrali della riflessione religiosa e artistica, Bellezza divina costituisce un’occasione straordinaria per confrontare opere celeberrime studiate da un punto di vista inedito, presentate accanto ad altre di artisti oggi meno noti ma il cui lavoro ha contribuito a determinare il ricco e complesso panorama dell’arte moderna, non solo sacra.

Passiamo ora ad una rassegna dedicata all’arte moderna, presso la Villa Bardini dal titolo Toscana ’900. Da Rosai a Burri. La città di Firenze e la sua provincia custodiscono numerose e rilevanti collezioni del Novecento non accessibili al pubblico, magari conservate presso istituti destinati allo studio e alla ricerca (archivi o fondazioni) oppure in collezioni private. Proprio a queste realtà da voce questa mostra, con l’obiettivo di mettere in luce l’esistenza di un patrimonio “silenzioso” che, seppur difficilmente fruibile, presenta non certo minore interesse rispetto a quello alla ribalta. Saranno esposte opere di Severini, Donghi, Rosai ma anche di personalità legate al mondo della cultura, con ritratti di Montale, Ungaretti, Moravia. Oltre a disegni con fogli di Morandi, Sironi, Guttuso, in mostra sarà anche una selezione dalla vasta raccolta di edizioni d’arte e libri d’artista (da Kandinskij a Leger, da Ernst a Duchamp). La mostra contemplerà anche un’ultima ampia sezione dedicata al collezionismo privato, con capolavori di Medardo Rosso, Balla, De Pisis, Burri, Fontana

Eccoci ora a Roma. La prima mostra, presso Casa Goethe, ruota attorno al personaggio carismatico e enigmatico di Lady Hamilton. In occasione del 250esimo anniversario della nascita e del 200esimo della morte di Emma Lady Hamilton, nota come danzatrice, cantante, musa ispiratrice e femme fatale, viene organizzata questa rassegna. L’artista, nata nel 1765 in Inghilterra con il nome di Amy Lyon, divenne famosa in tutta Europa grazie alle sue attitudes e a sensuali danze espressive riprese da modelli classici. Cresciuta in condizioni alquanto modeste, dopo una gioventù turbolenta la bella ragazza arriva nel 1786 a Napoli. Qui diventa amante e poi moglie di Sir William Hamilton, ambasciatore britannico, collezionista di antichità e studioso del Vesuvio. Con le sue attitudes Emma Hamilton entusiasma pittori, scrittori e compositori. Anche Goethe rimane affascinato dalla sua performance a cui assiste mentre è in Italia. Lady Hamilton assurge a figura di culto, incarnazione dell’ideale classico di bellezza: nella sua persona sembrano rivivere le danzatrici delle pitture parietali pompeiane. Il suo abbigliamento in fogge ‘greche’ diventa il modello della moda femminile stile impero. Come intima confidente della regina di Napoli, Maria Carolina, Emma partecipa alle trame politiche ordite contro Napoleone. La sua relazione amorosa con Lord Nelson, il vincitore della battaglia di Abukir, diviene oggetto di scandalo. Tornata in Inghilterra, la sua stella inizia a declinare. Perde le sue ricchezze, va in prigione a causa di debiti, fugge in Francia. Qui muore nel 1815: al suo fianco c’è soltanto la quattordicenne Horatia, figlia sua e di Lord Horatio Nelson. Al centro della mostra è il ruolo di Emma Hamilton come una delle grandi figure che hanno contribuito alla diffusione dell’ideale neoclassico nel periodo attorno al 1800. Si possono ammirare dipinti ad olio e disegni delle sue attitudes, alcuni provenienti dalla collezione della Klassik Stiftung Weimar, nonché documenti sull’ambiente culturale dell’epoca. Uno dei ritratti più belli di Emma Hamilton fa parte della collezione di Casa di Goethe: fu realizzato dal pittore Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, amico di Goethe e suo coinquilino nella casa in Via del Corso a Roma. Tra le altre cose, sono presentati gli incontri di Emma con Goethe, la duchessa Anna Amalia e Joseph Haydn. Il moderno ‘mito di Emma’ sarà illustrato con estratti da film, opere, romanzi e lavori di artigianato artistico.

Dopo lady Hamilton eccoci ad uno scultore modernissimo, Henry Moore, con una mostra realizzata nelle Terme di Diocleziano. La mostra presenta circa 75 opere tra sculture, disegni, acquerelli e stampe di uno dei più grandi artisti inglesi: Henry Moore (1898–1986). La Tate conserva la collezione più ricca e rappresentativa dagli anni Venti ai Settanta, anche grazie alla donazione dell’artista stesso. Riconosciuto come uno dei più grandi scultori contemporanei, deve il suo successo all’abilità tecnica e inventiva al servizio del racconto della nostra epoca. Molte le creazioni in mostra che denotano il suo peculiare rapporto tra pieni e vuoti, esaltato dalla monumentalità del luogo, le Grandi Aule delle Terme di Diocleziano. Soprattutto ai vuoti è infatti affidato un senso di continuità tra dentro e fuori, cosi che le sculture non vivono solo nello spazio ma nello stesso tempo lo creano, come se spazio e materia scultorea fossero un tutt’uno. Straordinaria la serie delle figure femminili sdraiate, come espressione dell’eterna femminilità, della Madre Terra.

Da ultimo ci trasferiamo a Palermo, presso la Galleria d’Arte Moderna per una mostra monografica dedicata al poco noto pittore Jules Van Biesbroeck jr. (Portici 1873 – Bruxelles 1965) in cui si possono ammirare dipinti, sculture e disegni. Le opere del pittore e scultore artista cosmopolita e raffinato, di origine belga ma a lungo attivo in Italia, rappresentano una testimonianza di notevole interesse, fin qui misconosciuta e poco indagata, dell’attività di questo artista e rivelano le sue matrici tardoromantiche e secessioniste unite agli accenti simbolisti che ne caratterizzano il linguaggio stilistico. La sua presenza e quella del padre a Palermo (anch’egli scultore, che portava lo stesso nome) si deve all’ammirazione entusiasta di Edoardo Alfano, funzionario comunale, giornalista, letterato, collezionista d’arte e fotografo, uno dei personaggi più in vista nella vita pubblica palermitana tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. I due artisti, insieme alle rispettive mogli, esuli dal Belgio occupato dall’esercito tedesco, soggiornarono a lungo nella capitale dell’Isola tra la fine del 1908 e gli inizi del 1909, nel 1910 e nel 1918, ospiti di Alfano nella casa di via Isnello. Tra le opere esposte (dipinti e disegni, pastelli, sculture in marmo e in bronzo) vanno segnalate la serie di nove sanguigne su carta dal titolo Delenda Messana, accompagnate dai versi di Achille Leto in ricordo del terremoto di Messina del 1908, presentate alla LXXXIX Esposizione della Società Amatori e Cultori di Roma del 1909 e acquistate dal Comune di Palermo per la Galleria d’Arte Moderna; l’intenso elegantissimo Ritratto di Ennio Alfano in marmo e il grande gesso di gusto simbolista La Madre Terra, modellato da Van Biesbroeck jr. in collaborazione con il padre, a testimonianza di gratitudine per il suo ospite.

Da Segantini a Balla
Torino – Fondazione Accorsi Ometto
16 settembre 2015 -10 gennaio 2016
Orari: martedì – venerdì 10.00-13.00/14.00-18.00; sabato e domenica 10.00-13.00/14.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.fondazioneaccorsi-ometto.it

Mito e Natura. Dalla Grecia a Pompei
Milano- Palazzo Reale
31 luglio 2015 – 10 gennaio 2016
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.mostramitonatura.it

Giotto, l’Italia. Da Assisi a Milano
Milano – Palazzo Reale
2 settembre 2015 – 10 gennaio 2016
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.mostragiottoitalia.it

Letizia Fornasieri. Paesaggi attesi
Milano – Museo Diocesano
23 ottobre 2015 – 13 dicembre 2015
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 8€ intero, 5€ ridotto, 4€ il martedì
Informazioni: www.museodiocesano.it

Infinito Pinocchio. Nel legno l’anima viva del burattino senza fili
Milano – Biblioteca Centrale di Palazzo Sormani
17 ottobre 2015 – 30 dicembre 2015
Orari: lunedì – venerdì 15.00-19.00; sabato 9.00-12.30, chiuso domenica e festivi
Ingresso libero
Informazioni: www.comune.milano-it/biblioteche

Chagall. La grafica del sogno
Monza - Arengario e Casa degli Umiliati
4 settembre 2015 – 6 gennaio 2016
Orari: martedì – domenica 10.00-13.00/15.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 6€ intero, 4€ ridotto

I Macchiaioli. Una rivoluzione d’arte al Caffè Michelangelo
Pavia – Scuderie del Castello Visconteo
19 settembre 2015 -20 dicembre 2015
Orari: lunedì - venerdì: 10.00 – 19.00; mercoledì: 10.00 – 22.00; sabato, domenica e festivi: 10.00 – 20.00
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.scuderiepavia.com

Kazimir Malevič
Bergamo – GAMeC
2 ottobre 2015 – 17 gennaio 2016
Orari: martedì - venerdì 9.00-19.00; giovedì 9.00-22.00; sabato e domenica 9.00 – 20.00, chiuso lunedì
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.gamec.it

Brixia e le genti del Po. Un incontro di culture. III-I secolo aC
Brescia – Museo di Santa Giulia
9 maggio 2015 – 17 gennaio 2016
Orari: martedì-venerdì 9.30-17.30; sabato- domenica 9.30-19.30, chiuso lunedì
Biglietti: 13€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.brixia.bresciamusei.com

Donne in guerra
Rovereto (Tn) – Museo Storico della Guerra
10 ottobre 2015 – 24 gennaio 2016
Orari: martedì-domenica 10-00-18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 7€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.museodellaguerra.it

Il giovane Casorati. Padova, Napoli e Verona
Padova – Musei Civici agli Eremitani
26 settembre 2015 – 10 gennaio 2016
Orari: tutti i giorni 9.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.padovanet.it

Il serraglio delle meraviglie. Il mosaico romano di Lod
Venezia – Fondazione Cini
9 ottobre 2015 – 10 gennaio 2016
Orari: tutti i giorni 9.00-19.00, chiuso mercoledì
Biglietti: 5€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.cini.it

Manuzio, le arti, il libro. Il Rinascimento di Venezia
Venezia – Gallerie dell’Accademia
8 ottobre 2015 – 10 gennaio 2016
Orari: lunedì 8.15-14.00; martedì – domenica 8.15-19.15
Biglietti: 11€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.polomuseale.venezia.beniculturali.it

Benozzo Gozzoli. La Madonna della cintola
Montefalco (Pg) - Museo San Francesco
31 ottobre 2015 – 30 dicembre 2015
Orari: mercoledì – domenica 10.30-13.00/14.30-17.00
Biglietti: 7€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.museodimontefalco.it

Bellezza divina. Arte sacra da Gauguin a Fontana
Firenze – Palazzo Strozzi
24 settembre 2015 -24 gennaio 2016
Orari: tutti i giorni 10.00-20.00, giovedì 10.00-23.00
Biglietti: 10€ , 8.50€ ridotto
Informazioni: www.palazzostrozzi.org

Toscana ’900. Da Rosai a Burri
Firenze – Villa Bardini
3 ottobre 2015 -10 gennaio 2016
Orari: martedì –domenica 10.00-19.00. chiuso lunedì
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.toscana900.com, www.bardinipeyron.it

Lady Hamilton: eros e attitudine, Culto della bellezza e antichità classica nell’epoca di Goethe
Roma – Casa di Goethe (Via del Corso 18)
25 settembre 2015 -17 gennaio 2016
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00, chiuso lunedì
Biglietti:5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.casadigoethe.it

Henry Moore
Roma – Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano
24 settembre 2015 – 10 gennaio 2016
Orari: tutti i giorni 9.00-19.30
Biglietti: 13€ intero, 9.50€ ridotto
Informazioni: www.archeoroma.beniculturali.it
Jules van Biesbroeck. Un fiammingo a Palermo nel primo Novecento
Palermo - Galleria d’Arte Moderna
30 ottobre 2015 -10 gennaio 2016
Orari: martedì – domenica 9.30-18.30, chiuso lunedì
Biglietti: 6€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.gampalermo.it


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