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Mostre Aprile 2016

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
domenica 10 aprile 2016

Iniziamo la carrellata delle nostre proposte da Aosta con la mostra Sandro Chia. I guerrieri di Xi’an. La rassegna documenta un particolare momento della ricerca espressiva di uno dei più significativi protagonisti dell’arte contemporanea, Sandro Chia (Firenze 1946), apparso sulla scena internazionale alla Biennale di Venezia del 1980 con il gruppo dei cinque artisti della Transavanguardia. L’attuale rassegna è incentrata sugli antichi mitici Guerrieri di Xi’an, messi a guardia del mausoleo dell’Imperatore Qin Shi Huang, vissuto tra il 259 e il 210 a.C. Scoperti a partire dal 1974, questi Guerrieri, considerati oggi l’ottava meraviglia del mondo, erano in origine dipinti con colori vivaci. Il Museo di Xi’an ha realizzato delle copie perfette dagli originali, nello stesso materiale e senza colore. Con gesto artistico Chia rinnova lo spirito senza tempo di queste figure, creando una piccola armata di sculture policrome, straordinario risultato dell’incontro di un importante artista internazionale e dei protagonisti di una delle più grandi scoperte archeologiche di tutti i tempi. Sandro Chia, infatti, ha dipinto alcuni guerrieri con i suoi motivi formali, appropriandosene idealmente e facendole diventare sue “opere fatte ad arte”. Al Centro Saint-Bénin sono esposti nove grandi Guerrieri, un Cavallo e sette piccole Teste, sulle quali Chia ha deposto il suo gesto pittorico, secondo un’operazione “picassiana” di appropriazione. L’artista fiorentino è stato infatti definito “nomade e disinibito” per la capacità di alimentare il suo mondo creativo attingendo a fonti diverse e pervenendo ad una personale cifra formale. Dieci tecniche miste dedicate all’esercito di terracotta, un gruppo di grandi monotipi e una selezione di opere grafiche completano l’esposizione.

Presso il Castello di Miradolo (To), sede della Fondazione Cosso è stata allestita la mostra Caravaggio e il suo tempo, con ben 43 opere, alcune delle quali inedite e mai esponete in Italia, che documentano il tempo di Caravaggio. Il percorso vede nella Maddalena penitente della Galleria Doria Pamphilj di Roma, dipinta da Caravaggio intorno al 1597, l’assoluto capolavoro del maestro lombardo che costituisce il cuore nevralgico della mostra. Quest’opera, così come tutte quelle dipinte dal Merisi, genera una grande febbre che attraversa le menti e i corpi di tutti i pittori moderni tra la fine del Cinquecento, quando ancora il maestro lombardo è fuggiasco da Roma e cerca protezione tra Napoli, la Sicilia e Malta, e gli anni trenta del Seicento. Si potranno dunque vedere capolavori di Artemisia Gentileschi, Battistello Caracciolo, Cecco del Caravaggio, Mario Minniti, Jusepe de Ribera, Gioacchino Assereto, Rutilio Manetti, Matthias Stomer, Giuseppe Vermiglio, Pacecco De Rosa, Biagio Manzoni, Gregorio e Mattia Preti. Questi e tanti altri sono i caravaggeschi che popolano questa mostra, consentendo un racconto del tempo di Caravaggio di assoluta originalità. In particolare ognuno di loro ha un’evidenza così meravigliosamente lenticolare e plastica, perché non vogliono tradire il reale ma fotografarlo. Due gli enigmi di grande interesse che la mostra propone intorno all’esecuzione di opere ritenute non del tutto autografe di Caravaggio: si può vedere la versione del San Francesco che riceve le stimmate, proveniente dalla parrocchia di Santa Maria Assunta di Fagagna e custodito dal 1912 presso i Civici Musei di Udine. L’opera ha un antico legame con la città di Pinerolo: all’inizio del Seicento è menzionata nel testamento di Ruggero Tritonio, abate della ricchissima abbazia benedettina di Santa Maria di Pinerolo. Il Tritonio riceve in dono la tela dal banchiere genovese Ottavio Costa che verosimilmente la fa dipingere dall’originale caravaggesco di sua proprietà, oggi ad Hartford. San Francesco in meditazione è l’altro suggestivo enigma caravaggesco. Si tratta di una tela mai esposta prima d’ora in Italia e proviene da una collezione privata maltese. È una terza e quasi del tutto inedita versione che si conosce: quella eseguita da Caravaggio per Carpineto Romano e l’altra per la chiesa dei Cappuccini a Roma. Sembra essere stata dipinta in un tempo non molto lontano dalla permanenza di Caravaggio sull’isola maltese e sembrerebbe persino più bella delle altre due. La ricerca che la Fondazione Cosso ha sempre sviluppato nelle sue mostre, ha portato a effettuare indagini diagnostiche su un dipinto che raramente è stato esposto a livello internazionale, San Giovanni Battista al fonte di Cecco del Caravaggio, custodito presso la collezione di Pier Luigi Pizzi a Venezia. Il giovane pittore, oltre a vivere con il Merisi a Roma e a fargli da garzone, si presta anche come modello per le sue opere ed è dunque uno dei pochissimi artisti che conoscono la tecnica adoperata da Caravaggio. Gli esami sul quadro hanno così messo in luce che Cecco dipingeva allo stesso modo di Caravaggio, utilizzando una pittura “a risparmio”, non delineando le figure col colore ma lasciando emergere la preparazione scura del fondo.

Spostiamoci ora a Torino, presso il museo di Palazzo Madama per una mostra dal titolo Eccentrica figura. Frutti e ortaggi stravaganti e bizzarri nei dipinti di Bartolomeo Bimbi per la famiglia Medici. Bartolomeo Bimbi (Firenze 1648 – 1730) fu abile pittore, maestro nel raffigurare la natura nelle sue molteplici forme. Lavorò alla corte del Granduca Cosimo III, amante delle piante e dei loro frutti, specchio della magnificenza divina, tanto da seguirne personalmente la coltivazione e la crescita. Appassionato di fruttiferi, fece arrivare nuove specie e varietà da tutto il mondo. E iniziò insieme al botanico di corte, Pier Antonio Micheli, un grande lavoro di catalogazione sistematica organizzato per specie, stagione, provenienza. Insieme a Micheli, Bartolomeo Bimbi documentò in straordinari dipinti la diversità vegetale e colturale che tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento era a disposizione negli immensi terreni della corte medicea, dove si sperimentavano nuovi innesti, essenze e sementi sconosciute, come racconta Baldinucci, il biografo del Bimbi, “…sì come questo luogo era ed è ripieno di tutte le sorti di frutte, di agrumi, d’uve e fiori che finora si sono potute trovare …”. Non solo, a corte arrivavano gli esemplari più stravaganti e bizzarri, per forma, colore, dimensioni: i protagonisti della mostra. Esemplari che venivano subito documentati su tela dal Bimbi, come racconta ancora il suo biografo: “non capitò mai frutta forestiera e stravagante che Sua Altezza Reale non la mandasse subito a farne fare il ritratto al Bimbi, per collocarsi poi in detto casino (Villa La Topaia), col dovuto e destinato ordine, al luogo suo”. Il frutto di questo grande lavoro di catalogazione scientifica è un corpus di opere unico nel panorama pittorico italiano, annoverabile tra i vertici della pittura di natura morta dell’epoca, oggi conservato al Museo di Storia Naturale dell’Università degli studi di Firenze e al Museo della natura morta nella Villa Medicea di Poggio a Caiano, da cui provengono i 25 dipinti in mostra.

Arriviamo a Milano per proporre due mostre.

La prima presso le Gallerie Maspes dedicata ad Antonio Fontanesi (1818-1882). La mostra documenta la genesi di uno dei rari capolavori di Fontanesi, L’Aprile, ancora in collezione privata. Il dipinto ritorna protagonista di un appuntamento milanese, dopo l’esordio alla Promotrice di Torino nel 1864. Si potrà così rivedere la grande tela, ammirarne i colori intensi e insieme assai delicati, le pennellate materiche e di grande effetto, il vasto respiro della sua composizione basata su una rigorosa articolazione degli elementi nello spazio e, allo stesso tempo, contemplare una straordinaria “pagina” pittorica di quieta natura, intrisa di luce e piena di un tale panico sentimento del paesaggio, che pare tradurre persino una vivida percezione sensoriale del calore del sole e della vibrazione dell’aria, che vediamo nelle nubi che scorrono lievi nel grande cielo, gonfiare la vela sul lago, mentre sembra far impercettibilmente muovere le fronde degli alberi ma pure i cespugli, i fili d’erba dell’ampio prato in primo piano; forse anche la lanugine delle pecore accarezzate dalla luce solare. Il dipinto è stato sottoposto, dapprima, a un complesso lavoro di indagini diagnostiche e in seguito, ad un attento restauro.

Da molti anni ormai la piccola chiesa di San Raffaele, grazie al suo rettore, mons. Sguiatamatti, offre ai fedeli e amanti del bello una serie di iniziative per avvicinarsi all’arte, in special modo all’arte contemporanea. In questi mesi è possibile avvicinarsi al tema del Giubileo della misericordia grazie ad un’interessante opera d’arte dell’artista Sante Pizzol (1939). Si tratta di una vetrata dalle delicate striature violacee che, illuminata, mostra inaspettatamente il volto del Redentore. Un volto che solo la luce fa apparire, un volto che dai segni della sofferenza si schiarisce verso l’immagine trasfigurata del Risorto. Un’opera che nella sua suggestività indice alla contemplazione e al silenzio.

Poco distante da Milano, a Monza, nella stupenda cornice della Villa Reale, troviamo un capolavoro assoluto dell’arte, la Flagellazione di Caravaggio. Un grande dono di arte e spiritualità che grazie allo sforzo di tanti soggetti viene offerto dal Consorzio della Villa Reale a tutti i cittadini. Il dipinto proviene dal Museo di Capodimonte dove è esposto dal 1972. Originariamente era collocato nella chiesa di san Domenico Maggiore a Napoli di proprietà del Fondo Edifici di Culto, ed è un olio su tela di grandi dimensioni. Monza, torna quindi ad offrire l'occasione di conoscere un capolavoro del nostro patrimonio artistico, esponendolo in una cornice bella e suggestiva come la Reggia. Caravaggio, dipinse la Flagellazione durante il suo primo soggiorno napoletano che va dalla fine del 1606 ai primi di luglio del 1607. Dopo essere stato condannato per l'omicidio di Ranuccio Tomassoni, il pittore fu costretto alla fuga e scelse Napoli nella speranza che l’ottenimento del Cavalierato del Santo Sepolcro avrebbe costituito una sorta di immunità, consentendogli di rientrare a Roma e di ottenere la grazia per la revoca della condanna. Qui ottenne la commissione del dipinto da Tommaso de Franchis per la cappella di famiglia in San Domenico. Probabilmente l'opera fu conclusa però durante il secondo soggiorno in terra partenopea, tra il 1609 e il 1610. Indagini radiografiche fatte tra il 1983 e il 1999 hanno rivelato, parecchi pentimenti, e l’esistenza di un ritratto d’uomo, poi rimosso, che alcuni studiosi hanno voluto identificare con il committente. La composizione del dipinto è decisamente inedita. Il momento raffigurato da Caravaggio è quello appena precedente la vera e propria flagellazione: tre carcerieri si apprestano a punire Cristo, prima della crocifissione. Una sintesi tra le due iconografie più diffuse all'epoca, il “Cristo alla colonna” e la “Flagellazione”, oltretutto il Cristo è rappresentato con già in testa la corona di spine, elemento atemporale tipico della modernità introdotta dal linguaggio del maestro. Come sempre l'uso della luce è l'elemento che maggiormente colpisce e sottolinea la grande drammaticità della rappresentazione. Qui viene utilizzata in maniera teatrale: come provenisse da un occhio di bue esterno alla scena, si concentra sul corpo del figlio di Dio a simboleggiare la luce divina e si propaga solo su chi è meritevole di riceverla. L’uso dei colori è limitato e ridotto ad una gamma di tonalità color terra, mentre la posizione del corpo centrale spinto in avanti a cercare il primo sguardo dell'osservatore è scenica e studiata come reazione al gesto dell'aguzzino, per giustificare un perfetto primo piano. La Flagellazione di Cristo è un’opera sobria ma al contempo monumentale, con una gestualità essenziale ma estremamente efficace, esprime tutta la grandezza e la sconvolgente tensione dell'arte di Caravaggio.

Ci trasferiamo ora a Genova, presso il Palazzo Ducale per una mostra dal titolo Dagli Impressionisti a Picasso. I capolavori del Detroit Institute of Arts. Tra la nascita dell’Impressionismo e le prime opere cubiste di Picasso trascorrono all’incirca trent’anni, gli anni cruciali nei quali in Europa tutto cambia: l’arte, la storia, la società. E’ un’età straordinaria durante la quale si sperimentano nuovi orizzonti espressivi, nuovi stimoli culturali, divenuti poi le basi della nostra stessa modernità. I cinquantadue capolavori provenienti dal Detroit Institute of Arts ed esposti qui per la prima volta in Italia appartengono a quel periodo e ne costituiscono una splendida sintesi. La mostra consente di ripercorrere la storia dell’arte europea a cavallo tra Otto e Novecento, dall’Impressionismo a Van Gogh e Cézanne, dall’Ecole de Paris alle avanguardie storiche, dalle spinte verso l’astrattismo di Kandinsky sino alla eccezionale parabola artistica di Picasso, offrendo una rara occasione per osservare da vicino i grandi maestri che hanno rivoluzionato l’intera cultura mondiale. Allo stesso tempo, la mostra punta l’attenzione sulla sorprendente avventura del collezionismo americano, che va di pari passo con il rapido sviluppo del capitalismo dell’Occidente industrializzato. I grandi imprenditori diedero origine infatti ad una forma di mecenatismo che permise di aprire un nuovo immaginario culturale, alimentato dagli stimoli delle avanguardie europee che proprio in quegli anni venivano raccolte e diffuse dal Detroit Institute of Arts.

Imperdibile la mostra allestita a Treviso alla Casa dei Carraresi, El Greco in Italia. Metamorfosi di un genio. Si tratta della più importante retrospettiva mai realizzata prima in Italia dedicata a Doménikos Theotokópoulos, nato a Creta nel 1541 quando l’isola era ancora un possedimento della Repubblica di Venezia, e noto al grande pubblico con l’appellativo di El Greco. In particolare
imperniata sul decennio 1567 – 1576, il periodo che l’artista trascorse in Italia. Il percorso espositivo sarà giocato attraverso importanti quadri prodotti da El Greco in Italia, arricchito con opere dei grandi artisti che hanno influenzato il suo lavoro, tra cui Tiziano, Tintoretto, Jacopo Bassano, Parmigianino, Correggio, Zuccari, e contemporanei di tradizione bizantina, oltre che da ulteriori suggestioni visive di svariata natura (documenti d’archivio, libri, materiali cartografici, incisioni, calchi).

Eccoci ora a Venezia, al Museo Correr per la rassegna Splendori del Rinascimento a Venezia. Andrea Schiavone tra Parmigianino , Tintoretto e Tiziano. Nello straordinario scenario della pittura rinascimentale veneziana, in quel concerto polifonico che vedeva eccezionali personalità primeggiare in laguna, e da qui in Europa, la figura e il “suono” di Andrea Meldola detto Schiavone (Zara, 1510 c. – Venezia, 1563) s’imposero fin da subito come novità dirompenti, scardinanti e in certo modo enigmatiche. Un linguaggio pittorico il suo assolutamente nuovo e spregiudicato, tanto che Schiavone, già pochi anni dopo l’arrivo a Venezia (avvenuto forse intorno al 1535), spaccò l’opinione pubblica e divise la critica: chi come l‘Aretino lo stimava e gli era amico, chi come il Pino non nascondeva il suo disprezzo. Si tratta della prima grande monografica dedicata all’artista dalmata, con ben 80 opere, e la prima reale occasione per il pubblico di scoprire il ruolo centrale che Schiavone ebbe nella pittura del secolo d’oro della Serenissima. A ritardare il pieno riconoscimento di Schiavone, inventore di uno stile sintetico nuovo, di tocco e a tratti quasi ‘informale’, hanno contribuito sicuramente le nebbie che ancora avvolgono la sua biografia: in particolare la formazione tra la nativa Zara (in Croazia), l’Italia Centrale (Bologna? Firenze? Roma?) e la meta finale, Venezia. Eppure, le sue opere raggiungono vertici di straordinario livello; i suoi dipinti, disegni e incisioni impreziosiscono le dimore dei maggiori patrizi veneziani e finiscono poi nelle grandi collezioni reali europee; i suoi servigi vengono richiesti per la decorazione di numerose Chiese e tante repliche antiche di sue ideazioni attestano la fortuna delle sue invenzioni. 
Certamente l’influenza di Schiavone su Jacopo Robusti e gli indizi di una loro frequentazione non episodica sono ormai accertati (non per nulla in passato furono parecchie le confusioni attributive tra i due), così com’è condiviso dalla critica che il pittore dalmata sia stato il principale diffusore del Parmigianino in area Veneta.

Tra tante mostre “serie” ecco una rassegna giocosa, a cui portare i nostri ragazzi. A Carpi (Mo) troviamo la mostra Il dado è tratto!, che racconta la storia e l’evoluzione dei giochi di società. Decine gli esemplari esposti, passando da edizioni anche rare di grandi classici – dall’intramontabile Monopoli a Risiko – fino alle più recenti innovazioni del settore, con un focus dedicato ai titoli che hanno vinto lo Spiel des Jahres, l’Oscar del gioco da tavolo assegnato dal 1979 ogni anno in Germania, il riconoscimento più ambito su scala internazionale. Sono cinque le sezioni che compongono l’esposizione. La prima riassume la timeline del gioco da tavolo, raccontandone l’evoluzione dal punto di vista ludico ma anche imprenditoriale: ampio risalto viene dato infatti all’epopea delle aziende che, nel corso degli anni, hanno dominato il mercato italiano ed estero, facendo dell’industria del giocattolo un fattore economico assolutamente rilevante. La seconda sezione presenta gli esemplari originali di alcuni tra i più famosi giochi da tavolo di sempre, attingendo alle collezioni della storica ludoteca di Carpi e grazie al prestito di collezionisti e amatori. Ad essere esposte sono, insieme a gadget a memorabilia, edizioni di giochi entrati di diritto nella storia del costume (come l’originale di Monopoli, risalente agli Anni Trenta del Novecento), Heroquest (1989), Il labirinto magico (1986), Tikal (1999), Kaleidos (1995), di cui in mostra si trovano grandi pannelli che sottolineano il valore anche iconografico del gioco; ma anche esemplari più recenti come Star Wars: X-Wing, ispirato alla saga di Guerre Stellari e allestito su una superficie di diversi metri quadrati, costellata delle riproduzioni di astronavi e delle action figures che sono parte integrante del gioco. In questo spazio anche alcuni dei giochi che hanno appunto ottenuto, negli ultimi anni, lo Spiel des Jahres. Tra i più famosi Coloni di Catan (1995), Carcassone (2001), Keltis (2008) e i modelli di tre giochi italiani premiati grazie al Concorso Gioco dell’anno istituito da Lucca Comics and Games dal 2013: Augustus (2013), Il piccolo principe (2014) e Colt Express (2015). La terza sezione propone di passare dalla contemplazione... all’azione: sono diversi gli esemplari di giochi, da quelli tradizionali a quelli sperimentali, che il pubblico può provare a usare liberamente; prima di cimentarsi, nella quarta sezione della mostra, con la loro versione digitale. È a disposizione dei visitatori, infatti, una serie di tablet che permette di misurare differenze e analogie tra i modelli originali dei diversi giochi e quelli in formato 2.0. Una quinta sezione prevede l’esposizione di giochi in formato maxi che esaltano la bellezza grafica dei giochi stessi e permettono di essere usati da gruppi più numerosi: tra questi Quarto, Pylos, Kaleidos e per i più piccoli Bakit Kids, Pomela e Il frutteto.

Firenze propone sempre rassegne di grande interesse, come questa dedicata alla riscoperta di un pittore rinascimentale poco noto, Carlo Portelli. Pittore eccentrico tra Rosso Fiorentino e Vasari. La Galleria dell’Accademia conserva una monumentale pala con l’Immacolata Concezione di Carlo Portelli, datata 1566 e già in Ognissanti, che può, a giusto titolo, essere considerata il suo capolavoro. Il suo autore, per quanto titolare di importanti commissioni e fra gli artisti attivi per le maggiori imprese medicee, non ha goduto sin qui di una grande fortuna critica. Intorno a questa tavola visionaria, che scandalizzò Raffaello Borghini (1584) per l’esibizione sfacciata e irriverente delle nudità di Eva in primo piano, è quindi opportuno raccogliere in una mostra tutti i dipinti che si possono ascrivere attendibilmente al Portelli e, con nuove ricerche, chiarire nel catalogo, una volta per tutte, il suo ruolo nella pittura fiorentina dell’età vasariana. Giunto a Firenze dalla natia Loro Ciuffenna in epoca imprecisata, si sarebbe formato, secondo il Vasari, nella affollata e sperimentata bottega di Ridolfo del Ghirlandaio e nel 1538 si era già iscritto alla Compagnia di San Luca o dei Pittori. Due anni più tardi collaborava già col Salviati all’apparato per le nozze di Cosimo I con Eleonora di Toledo. La pala con la Trinità di Santa Felicita, da datarsi prima del 1543, lo rivela un artista che, rifacendosi ai grandi modelli, sa già orchestrare una composizione, scalando in profondità le figure nello spazio illusorio di un dipinto. Iscritto nel 1563 alla appena fondata Accademia del Disegno, lo sarebbe rimasto fino alla morte, nel 1574. Dopo aver lavorato all’apparato del 1565 per le nozze di Francesco de’ Medici e di Giovanna d’Austria, con pitture a Borgonissanti e all’arco al Canto della Paglia, avrebbe chiuso la sua carriera con la collaborazione all’impresa dello Studiolo del Principe in Palazzo Vecchio, dipingendo, ormai vecchio e superato dai giovani emergenti, il Nettuno e Anfitrite così diverso dalle sue opere più tipiche. La mostra presenta circa cinquanta opere fra dipinti, disegni e documenti.

Siamo in clima pasquale, ecco una mostra che ci può aiutare a vivere questi giorni. A Roma Via Crucis. La Passione di Cristo realizzata da Fernando Botero tra il 2010 e il 2011. Nella serie, composta da 27 olii e 34 opere su carta, esposta in numerosi Paesi tra l’America e l’Europa, emerge la tematica presente in Botero sin dalla sua infanzia e gioventù, in Colombia, immersa nell’abbondanza d’immagini religiose, tanto nell’ambito pubblico che privato. Il suo lavoro è un’interpretazione sempre amplificativa, mai semplicemente imitativa, di alcuni dei protagonisti dell’arte occidentale tra i quali, solo per citarne alcuni, Paolo Uccello, Peter Paul Rubens, Diego Velázquez, Paul Cézanne e Pablo Picasso. Botero ha costruito sempre mondi sensuali, popolati da esseri colmi di un piacere immenso e felice, attraverso quell’abbondanza tranquilla e suntuosa delle forme che trova la sua maturità verso la fine degli anni ‘70. C’è qui un crocevia nel quale i ricordi della sua città, le dolci sembianze, le idee e le forme che sembrano così stabili, vengono attraversate da quello sconvolgimento in cui dolore e tragedia si plasmano, impiegando il linguaggio figurativo che caratterizza l’artista colombiano senza abbandonare il suo particolare sguardo.

Le ultime tappe delle nostre proposte ci portano a Bari per la mostra Da Terra di Bari a Città Metropolitana. Immagini del territorio 1860-1960. Scopo della mostra è quello di riflettere su questa ampia zona della Puglia che, a cominciare dall’antica Peucetia, ha avuto una sua connotazione identitaria molto precisa e riconoscibile, attraverso la riconsiderazione di un patrimonio che è, sì, artistico, ma che può essere utilizzato anche da punti di vista diversi. La scelta di limitarsi alle sole raccolte della Pinacoteca Metropolitana è determinata da vari fattori, il più importante dei quali va individuato nella pesante contrazione finanziaria subita da Province e Città Metropolitane, ma certamente non è l’unico, dato che è facile intuire come proprio il museo barese, al centro di un territorio che fu già Provincia, possieda un alto numero di opere che documentano il suo territorio dal massimo della sua estensione (metà dell’Ottocento circa) all’attuale riduzione a 41 Comuni. Molte di queste opere, e in particolare la ricca collezione di dipinti di colui che è stato uno dei maggiori paesaggisti e vedutisti pugliesi del primo Novecento, Damaso Bianchi, sono conservate nei depositi della Pinacoteca: motivo in più per portarle alla conoscenza del grande pubblico in un percorso guidato che ne consenta il migliore apprezzamento. Non mancano però dipinti di artisti più noti, come Giuseppe De Nittis e Francesco Netti, o di altri che meriterebbero una maggiore considerazione, come Raffaele Armenise, Enrico Castellaneta, Francesco Romano, Francesco Colella, Francesco Speranza, Roberto De Robertis, Vito Stìfano, e tanti altri. Il percorso sarà ovviamente culturale, e si articolerà in una serie di tematiche ciascuna delle quali approfondirà un diverso punto di vista sul territorio.

Da ultimo una mostra a Cagliari, Eurasia. Fino alle soglie della Storia. Capolavori dal Museo dell’Ermitage e dai Musei della Sardegna. La mostra porta a Cagliari 377 eccezionali pezzi delle collezioni del Museo Ermitage che, affiancate a più di 100 reperti provenienti dai musei sardi e ai significativi prestiti italiani, raccontano il progresso delle civiltà antiche, i flussi culturali tra l'Asia e l'Europa, dal Neolitico fino al I millennio a.C. L'esposizione è divisa in quattro sezioni tematiche. La prima sezione TUTTIGIORNI mostra gli strumenti del vivere, il nuovo quotidiano se inteso come risultato della grande rivoluzione tecnica che dal Neolitico all'età dei metalli si afferma progressivamente con la diffusione di materie e strumenti, cambiando notevolmente l'economia globale e ogni ora della giornata degli uomini. La seconda sezione, RIVOLUZIONEMETALLI, è dedicata all'inarrestabile processo di trasformazione che, a Oriente come a Occidente, avvia un radicale cambiamento culturale, economico, sociale e politico determinando, tra le conseguenze più immediate, l'aumento della richiesta di beni di prestigio, il fiorire dell'artigianato, la riproduzione seriale degli oggetti, il superamento della fase di scambio e l'approdo al commercio. POTEREVANITAS è il titolo della terza sezione. Forme e colori del lusso e del potere sono il risultato delle grandi trasformazioni dei sistemi di produzione e dell'incremento della ricchezza. L'ultima sezione, BOVEMACHINA, ci parla del rapporto tra uomo e animale, compagno nella vita stanziale, risorsa sicura di alimenti e fornitore di materie prime. Cervo, toro, cavallo, di questi animali si evidenzia il valore simbolico, forza vitale e principio generatore.

Sandro Chia. I guerrieri di Xi’an
Aosta – Centro Saint-Bénin
5 dicembre 2015 – 8 maggio 2016
Orari: tutti i giorni 10.00-13.00/14.00-18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 8€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.regione.vda.it

Caravaggio e il suo tempo
San Secondo di Pinerolo (To) – Castello di Miradolo
21 novembre 2015 – 10 aprile 2016
Orari: giovedì e venerdì 14.00-18.00; lunedì, sabato e domenica 10.00-18.30, chiuso martedì e mercoledì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.fondazionecosso.it

Eccentrica figura. Frutti e ortaggi stravaganti e bizzarri nei dipinti di Bartolomeo Bimbi per la famiglia Medici
Torino – Palazzo Madama (Sala Quattro Stagioni)
29 gennaio 2016 - 11 aprile 2016
Orari: lunedì 10.00-18.00; mercoledì-venerdì 10.00-18.00; sabato 11.00-19.00; domenica 10.00-19.00 Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.palazzomadamatorino.it

L’Aprile di Fontanesi. La rivoluzione del paesaggio
Milano – Gallerie Maspes (Via Manzoni 45)
26 febbraio 2016 – 16 aprile 2016
Orari: martedì – sabato 10.00-13.00/15.00-19.00, chiuso lunedì
Ingresso libero
Informazioni: www.galleriemaspes.com

Ecce Homo di Sante Pizzol
Milano – Chiesa di San Raffaele
13 febbraio 2016 – 18 aprile 2016
Orari: lunedì – venerdì 9.00-18.30; sabato 16.00-18.30
Ingresso libero

La Flagellazione di Caravaggio
Monza – Villa Reale
16 marzo 2016- 17 aprile 2016
Orari: martedì – domenica 10.00-19.00, venerdì 10.00-22.00 (lunedì 28.03.2016 aperto 10.00-19.00)
Ingresso libero

Dagli Impressionisti a Picasso. I capolavori del Detroit Institute of Arts
Genova – Palazzo Ducale
25 settembre 2015 - 10 aprile 2016
Orari: lunedì 15.00 – 19.00; martedì -giovedì 9.00 – 19.30; venerdì e sabato 9.30 – 21.00, domenica 9.30 – 19.30
Biglietti: 13€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.palazzoducale.genova.it

El Greco in Italia. Metamorfosi di un genio
Treviso – Casa dei Carraresi
24 ottobre 2015 – 10 aprile 2016
Orari: martedì – venerdì 9.00-19.00; sabato e domenica 9.00-20.00, chiuso lunedì
Biglietti:12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.elgrecotreviso.it

Splendori del Rinascimento a Venezia. Andrea Schiavone tra Parmigianino , Tintoretto e Tiziano
Venezia – Museo Correr
28 novembre 2015 – 10 aprile 2016
Orari: tutti i giorni 10.00-17.00
Biglietti: 19€ intero, 12€ ridotto
Informazioni: www.correr.visitmuve.it

Il dado è tratto!
Carpi (Mo) – Palazzo dei Pio
13 febbraio 2016 – 10 aprile 2016
Orari: sabato e domenica 10.00-13.00/15.00-19.00
Ingresso libero
Informazioni: www.castellodeiragazzi.it

Carlo Portelli. Pittore eccentrico tra Rosso Fiorentino e Vasari
Firenze – Gallerie dell’Accademia
22 dicembre 2015 – 30 aprile 2016
Orari: martedì – domenica 8.15-18.50, chiuso lunedì
Biglietti: 12,50€ intero, 6,25€ ridotto
Informazioni: www.unannoadarte.it

Via Crucis. La Passione di Cristo
Roma – Palazzo delle Esposizioni
13 febbraio 2016 - 1 maggio 2016
Orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì 10.00-20.00; venerdì e sabato 10.00-22.30, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.palazzoesposizioni.it

Da Terra di Bari a Città Metropolitana. Immagini del territorio 1860-1960
Bari – Pinacoteca Corrado Giaquinto
12 dicembre 2015 - 30 aprile 2016
Orari: martedì – sabato 9.00-19.00; domenica 9.00-13.00
Biglietti: 2,58€ intero, 0,52€ ridotto
Informazioni: www.pinacotecabari.it

Eurasia. Fino alle soglie della Storia. Capolavori dal Museo dell’Ermitage e dai Musei della Sardegna
Cagliari – Palazzo di Città
22 dicembre 2015 - 10 aprile 2016
Orari: martedì - domenica 10.00 -18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 4€ intero, 2,50€ ridotto
Informazioni: www.museicivicicagliari.it


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