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Mostre Novembre 2016

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 4 novembre 2016

Le proposte del mese di novembre iniziano da polo espositivo del Castello di Bard (Ao), dove troviamo una rassegna dedicata al fotografo Elliott Erwitt, dal titolo Retrospective. Si tratta dell’anteprima mondiale di un nuovo progetto di retrospettiva dell’immensa opera di Elliott Erwitt, uno dei grandi protagonisti della fotografia del nostro tempo. Le immagini sono state selezionate fra le più significative e iconiche della sua immensa produzione e coprono un arco temporale che va dal 1948 al 2005. Nelle sale delle Cantine sono esposte 137 fotografie in nove le sezioni, tra scatti in bianco e nero e colori: Beaches, Cities, Abstractions, Museum Watching, Dogs, Between the Sexes, Regarding Women, Kids, Personalities. In mostra anche un video con un'intervista al fotografo registrata in esclusiva per il Forte di Bard nel suo studio di New York.

Arriviamo ora a Milano, presso il Museo Diocesano. Per tutta la durata del Giubileo straordinario della Misericordia, voluto da papa Francesco, il Museo Diocesano ospita la Madonna della Misericordia di Antonio da Fabriano. Il dipinto, un olio e tempera su tavola, realizzato da maestro marchigiano intorno al 1470, è di proprietà dell’Istituto Toniolo di Studi Superiori (Ente Fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore) ed è stato recentemente oggetto di un accurato intervento di restauro. L’opera rientra nella tipologia di stendardi processionali dipinti su entrambi i lati che risulta ampiamente diffusa nel Quattrocento marchigiano. Sul recto appare la Madonna della misericordia che raccoglie sotto il suo manto uno stuolo di fedeli, rappresentativi della comunità fruitrice della tavola. Ai lati della Vergine si trovano San Sebastiano, trafitto da quattordici frecce, e un santo vescovo, non identificato da attributi specifici. Del verso, fino a tempi recenti, si conosceva solo l’immagine di San Bernardino da Siena - a destra di chi guarda - e un frammento della figura di San Giovanni Battista, mentre la metà sinistra del dipinto era stata coperta per occultare le perdite della pittura originale. In entrambe le facce del dipinto le figure campeggiano al di qua di un fondo blu, alternativo all’oro e forse scelto per ragioni di economia; caso unico in Antonio da Fabriano, ma visibile in almeno un altro stendardo francescano della zona di Fabriano.

La nostra prossima tappa è a Pavia: presso le Scuderie del Castello Visconteo è allestita una mostra dedicata a Renato Guttuso, dal titolo La forza delle cose. Le nature morte di Renato Guttuso costituiscono, dalla fine degli anni Trenta, una componente essenziale della sua produzione e un punto di riferimento per gli artisti della sua generazione. L’artista indaga ossessivamente una serie di oggetti che si animano nelle tele e che diventano i protagonisti indiscussi delle opere grazie alla straordinaria forza espressiva e alla potenza cromatica.
L’esposizione, con oltre cinquanta opere, intende offrire al pubblico una prospettiva inedita e di grande fascino sul percorso artistico del maestro siciliano, studiando la forza delle cose rappresentata nelle opere. La carica travolgente delle nature morte di Guttuso è certamente una caratteristica distintiva della sua pittura. La mostra presenta una serie di capolavori che documentano, negli anni Quaranta, con Natura con drappo rosso (1942) l’impegno dell’artista a testimoniare la drammatica condizione esistenziale, imposta dalla dittatura e dalla tragedia della guerra, cui si contrappone, come una bandiera, il grande panno, rosso squillante; nel dopoguerra, con Finestra (1947) o Bottiglia e barattolo (1948), il crescente interesse verso la sintesi post-cubista picassiana, che ci rivela il profondo impegno dell’artista nel recupero della cultura artistica europea; per arrivare, negli anni sessanta, ad una nuova fase della pittura guttusiana, che rivela una dimensione più meditativa, derivante anche dalla elaborazione, nei suoi scritti, dei temi del realismo e dell’informale, visibile ne Il Cestello (1959), La Ciotola (1960) e Natura morta con fornello elettrico (1961). L’esposizione si conclude con una selezione di dipinti della fine degli anni Settanta-inizio anni Ottanta, periodo in cui la continua ricerca del reale di Guttuso si accentua per dare vita a celebri dipinti come Cimitero di macchine (1978),Teschio e cravatteBucranio, mandibola e pescecane (1984) che diventano metafore e allegorie del reale.

Ci trasferiamo ora in Veneto. A Vicenza presso il Palladio Museum troviamo la mostra Nella mente di Vincenzo Scamozzi.Un intellettuale architetto al tramonto del Rinascimento. Per pochi architetti rinascimentali come per Scamozzi il tempo ci ha consegnato un’articolata serie di materiali che oggi permette di far luce sui modi di acquisire le conoscenze, di organizzarle per poterle usare a propria volta, e anche sulle modalità di disegno e progettazione. Di Scamozzi si sono infatti conservati libri da lui fittamente annotati, i sommari manoscritti dei testi studiati, il taccuino del suo viaggio in Francia (1600), gli indici pubblicati nelle edizioni di Sebastiano Serlio (Venezia 1584, 1600, 1619) e nell'Idea della Architettura Universale (Venezia 1615). In mostra questi strumenti di studio, organizzazione e comunicazione del sapere saranno affiancati a una selezione dei suoi disegni: dai primi schizzi che fissano l’idea sulla carta, ai disegni di studio e di presentazione, fino alle tavole per il trattato, essi ci restituiscono l’intero iter progettuale scamozziano.

Eccoci ora a Venezia. La prima proposta è una importante mostra sull’antico ghetto ebraico. Il richiamo evocativo al “getto” di rame e alla fonderia esistente a Cannaregio prima del recinto degli ebrei – da cui sarebbe derivato anche il toponimo “ghetto” – apre il percorso della mostra, che prosegue con la visualizzazione dei flussi migratori ebraici in Europa, dopo la cacciata dalla Spagna e dal Portogallo, e con un focus sulla presenza d’insediamenti ebraici in Veneto, a Venezia (in particolare nell’area centrale e in quella mercantile) e a Mestre. A Rialto un gruppo di giudei nel 1515 aveva anche acquisito una serie di botteghe: il cuore degli affari lagunari era al tempo vivacissimo e la ricostruzione in mostra del ponte di Rialto – ancora apribile nel mezzo per il passaggio delle imbarcazioni – e degli affollati spazi di scambio eretti dopo il grande incendio del 1514 è di particolare effetto. Agli splendidi teleri di Vettor Carpaccio realizzati per la Scuola degli albanesi è affidato il compito d’evidenziare la variegata compresenza in città, tra fine Quattrocento e inizio Cinquecento, di svariate comunità nazionali, etniche e religiose nel contesto urbano: cristiani, turchi e anche un componente della Comunità ebraica, raffigurato con il copricapo nero e la lunga barba. Insieme alla visione ecumenica di una città cosmopolita, la pittura in questo scorcio di secolo non manca di registrare anche i sintomi di una discrasia di fondo, con l’affermarsi di un’iconografia antisemita, dove la fisiognomica ebraica si trasforma in grottesca e fortemente caricaturale. Le strutture abitative all’interno del Ghetto, lo sviluppo urbano e sociale nel recinto e i suoi ampliamenti successivi sono un altro aspetto toccato dall’importante mostra; così come l’illustrazione delle cinque sinagoghe e delle yeshivot affidata a un video, a oggetti rituali d’argento e ai pannelli decorativi in cuoio, appartenenti al Museo Ebraico veneziano. La figura femminile nella società ebraica del tempo ebbe un ruolo tutt’altro che secondario: alcuni contratti matrimoniali (ketubbot) acquerellati e qualche tessuto di grande raffinatezza accennano alla vita quotidiana, ma poi la figura di una donna del tutto eccezionale, come Sara Copio Sullam, emerge con i suoi scritti e l’intenso rapporto intellettuale con Leon Modena. Quindi l’arrivo di Napoleone nel 1797, con la caduta della Repubblica, l’eliminazione delle porte del “recinto” bruciate nel campo del Ghetto Nuovo, l’assimilazione dei giudei nella società civile e la presa d’atto da parte della municipalità dello stato di degrado di un’area periferica da sempre trascurata dal punto di vista della manutenzione edilizia.

Altra mostra veneziana è dedicata al pittore vedutista Ippolito Caffi, a 150 anni dalla sua morte. Una vita che scorre come in un romanzo, tra arte e passione politica. Per la prima volta dopo cinquant’anni, esposto per intero il fondo di oltre 150 dipinti donato dalla vedova alla città. 150 anni fa muore, durante la battaglia di Lissa nell’affondamento della Re d’Italia – sulla quale si era imbarcato per testimoniare le vicende belliche con l’incisività dei suoi disegni – Ippolito Caffi (1809-1866), bellunese di nascita e veneziano d’elezione, straordinario pittore -reporter, irrequieto osservatore della società e convinto patriota. 150 anni fa (quasi un segno del destino!) il Veneto e Venezia vengono annessi all’Italia. Venezia: la città che Caffi ha maggiormente amato, lottando per la sua libertà, e di cui ha tradotto in pittura la struggente bellezza, con una capacità di sintesi che non ha eguali in tutto il secolo. È in questa coincidenza di ricorrenze che l’imponente fondo di dipinti di Caffi appartenente alla Fondazione Musei Civici Venezia – che ha avviato un’intensa attività di valorizzazione del proprio patrimonio – viene esposto integralmente, a distanza di cinquant’anni, in una grande mostra in programma al Museo Correr.

A Palazzo Franchetti, sul Canal Grande, la Fondazione Berengo ospita la retrospettiva dedicata ai 4 decenni di attività professionale dell'architetto Zaha Hadid (1950-2016) recentemente scomparso.La mostra, in concomitanza con la Biennale di Venezia Architettura di quest'anno, vuole raccontare l'ingegno e il dinamismo dei suoi progetti architettonici in una varietà di supporti, tra cui la fotografia e il cinema. Attraverso dipinti, disegni, plastici e video di opere già costruite, in costruzione, in fase di sviluppo e di quelle non realizzate, la mostra presenta la ricerca pionieristica e di indagine che definisce e caratterizza il lavoro Zaha Hadid Architects. La mostra si articola con l'allestimento di una stanza per ciascuna delle tre pietre miliari della carriera di Zaha Hadid. Iniziando dal Vitra Fire Station (completato nel 1993) a Weil am Rhein, in Germania, segue il Rosenthal Center for Contemporary Art a Cincinnati (completato nel 2003) con cui conquista il Pritzker Architecture Prize 2004, e chiude la room sul progetto del MAXXI (completato nel 2009).
In un altro ambiente è possibile ammirare le bellissime fotografie di Helene Binet, che con sensibilità e sapienza, è riuscita a sintetizzare la forza delle opere di Hadid. La Binet ha iniziato la sua relazione professionale con l'architetto anglo-iracheno con le foto della stazione dei pompieri nel 1992 e ha continuato a raccontare negli anni i lavori della Hadid con immagini potenti tra cui il Salerno Maritime Terminal appena inaugurato. L'esposizione presenta anche i progetti ancora in corso d'opera come il Port House di Aversa che sarà inaugurato il 22 settembre 2016, il King Abdullah Petroleum Studies and Research Centre (KAPSARC) a Riyadh il cui completamento è previsto per ottobre, la Mathematics Gallery at London's Science Museum che aprirà a dicembre. Sono inclusi i plastici, gli studi, le immagini del progetto dell'edificio residenziale sulla High Line di New York, che si completerà nei primi mesi del 2017.

A Piacenza fino al 12 novembre una rassegna di Letizia Fornasieri presso Nuovo Spazio arte contemporanea, dal titolo Opere scelte.

La Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Pr) propone una mostra dal titolo
Monet. Quelle Ninfee che anticiparono l’Informale. Le celebri Ninfee di Claude Monet (Parigi 1840 – Giverny 1926), provenienti dagli Stati Uniti, insieme ad altri due capolavori del pittore francese, anticipano il tema della serialità, che sarà proprio della Pop Art, e rappresentano quasi una profezia dell’Informale. Il paesaggio, brano costante dell’intera carriera di Monet, propone alla modernità un diverso modo di osservare la natura. Attraverso il lavoro en plein air, che di fatto porta l’atelier direttamente nei luoghi di studio, l’artista persegue la totale immersione fisica quanto mentale nel soggetto, con l’intenzione di catturare non solo le più precise sfumature di luce e movimento, ma anche il variare delle condizioni naturali. Se nella prima parte del suo percorso, prettamente impressionista, è l’immagine percettiva ad essere studiata nei suoi istanti effimeri, nella maturazione degli anni successivi la sua tecnica diventa più elaborata e rende visibile la durata dell’impressione. Non è quindi casuale l’approdo da parte di Monet alla fine dell’Ottocento alle famose “serie”, in cui uno stesso soggetto è ripetuto più volte in momenti o condizioni atmosferiche differenti. Lo scopo è quello di fermare il tempo, reo di nascondere il segreto dramma della fugacità delle cose, restituendo loro valore poetico. L’inizio di questi studi ripetuti è ravvisabile a partire dal 1876 nei dipinti dedicati alla stazione di Saint-Lazare a Parigi, scenario che meglio di tutti registra, oltre alla dinamicità del contenuto, anche le trasformazioni del progresso industriale in città. È però con la serie delle Cattedrali di Rouen, a partire dal 1892, che Monet raggiunge non solo fama, ma anche significativi risultati per queste nuove indagini coloristiche. Conferma del nuovo modo di concepire lo spazio come traccia evanescente è l’approfondimento sulle scogliere, in particolare sono le amate rocce della Normandia a rappresentare l’oggetto di un desiderio avventuroso di mutabilità. L’opera di Monet Falaises à Pourville, soleil levant, appartiene proprio a una serie di cinque dipinti sul tema, eseguiti dall’artista tra gennaio e marzo 1897 e dialoga nella Sala dedicata a Monet con un dipinto del maestro francese di analogo soggetto, Falaise du Petit Ailly à Varengeville. L’alba, indagata dal vero, illumina di rosa le rocce, quinte teatrali vaporose, che creano tagli asimmetrici col mare, in cui l’acqua con i suoi colori costituisce il mezzo per eccellenza riflettente su cui concentrare gli studi sulla fusione atmosferica. In questa direzione, la serie che impegnerà il pittore nell’ultimo trentennio della sua vita, ovvero le Ninfee, rappresenta la summa di una profonda ricerca sulla rifrazione e non solo. Per meglio concentrarsi sul nuovo progetto, si sposta a vivere a Giverny, nell’alta Normandia. Qui costruisce un giardino e uno stagno, e coltiva fiori di vario tipo, comprese le ninfee, piante acquatiche che rimandano alla sua passione per l’arte giapponese. Come nel dipinto esposto, Le Bassin des Nympheas del 1904 lo stagno e nuovamente l’acqua stimolano inaspettate sensazioni visive, poiché dissolvono forme e materia, di cui le ampie e aggiornate pennellate sono dimostrazione concreta. Le Ninfee, ciclo che racconta l’ultima ossessione di Monet, si collocano a metà tra la pittura di paesaggio e una nuova pittura decorativa con aspetti artificiosi, quasi astratti, che hanno nella costruzione spaziale la loro novità. I toni cromatici, ora, non esprimono più solo le metamorfosi della luce e dei riflessi, ma sono mezzi che trascendono la realtà per creare qualcosa di completamente inedito, sovratemporale e intangibile.

Presso il Castello Estense di Ferrara troviamo la mostra L'arte per l'arte - Da Previati a Mentessi , da Boldini a De Pisis. Un nuovo percorso al Castello Estense. Non una mostra ma un allestimento semi temporaneo, che intende riconsegnare al pubblico parte del patrimonio delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea rimasto celato in seguito al terremoto del 2012 e, al tempo stesso, restituire attraverso due percorsi monografici un intenso ritratto delle personalità artistiche dei maestri ferraresi. Il percorso espositivo si aprirà con dipinti e opere su carta di Giovanni Boldini, una delle figure di spicco del rinnovamento della pittura italiana e internazionale, prima nella Firenze macchiaiola e poi nella Parigi degli impressionisti. Alcuni capolavori daranno risalto al suo ruolo di indiscusso protagonista della Belle Époque: icone della sua ritrattistica come il Ritratto del piccolo Subercaseaux, Fuoco d’artificio, la Passeggiata al Bois de Boulogne o La signora in rosa, ma anche interni d’atelier, nature morte e vedute. Il genio di Filippo de Pisis sarà invece protagonista della seconda parte della mostra: dalle nature morte marine che segnano l’assimilazione della pittura metafisica e la nascita di un linguaggio più personale agli esiti della sua “stenografia pittorica” di cui sono un formidabile esempio le vedute parigine; dalle penetranti effigi maschili come il Ritratto di Allegro fino ai lirici, commoventi capolavori della maturità quali La rosa nella bottiglia e Natura morta con calamaio.

Presso la Pinacoteca 'Francesco Podesti di Ancona, dopo il prestito al Museo Thyssen Bornemisza di Madrid, ritorna in Italia il quadro di Caravaggio Ragazzo morso da un ramarro, di proprietà della Fondazione Longhi, perno della rassegna Il Caravaggio di Roberto Longhi. Ad Ancona l'opera, richiesta dai più importanti musei del mondo, viene abbinata alla figura di Roberto Longhi (1890-1970), che l'acquistò intorno al 1928, e che a Caravaggio dedicò molti dei suoi studi, riconoscendo la portata rivoluzionaria dell'artista dopo l'oblio ottocentesco, ed esposta insieme ad un disegno dello stesso Longhi e a uno schizzo di Pasolini. La tela (65,8 per 52,3 cm), dipinta intorno al 1595-1596 senza committente all'inizio del periodo romano di Caravaggio, coglie quasi come un'istantanea fotografica il momento in cui il giovane si ritrae per il morso di un ramarro, ed è arricchita da splendidi dettagli da natura morta.

A Perugia troviamo l’esposizione I Tesori della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e il caravaggismo nelle collezioni di Perugia, che segna i venti anni di collezionismo d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e propone quanto, in tema di opere d’arte, è stato da essa acquisito. Si tratta di oltre 50 dipinti di grande rilievo rappresentativi non solo delle esperienze artistiche che si affermano in Umbria nell’arco di quattro secoli, dal Trecento al Settecento, ma anche di altri aspetti della cultura figurativa italiana dal Rinascimento al Barocco. Presentata nelle stesse date e nello stesso spazio espositivo, è la mostra dedicata al caravaggismo nelle collezioni di Perugia. Il ricco patrimonio d’arte della Fondazione viene presentato in sette sezioni tematiche. Nella prima sezione si trovano opere del perugino Pietro Montanini, dotatissimo allievo di Salvator Rosa, di Francesco Allegrini, piacevolissimo pittore lungamente operante a Gubbio, di Alessio De Machis, prolifico paesaggista attivo a Perugia negli ultimi anni del suo tormentato percorso biografico, di Nicola Giuli, anch’esso nativo di Perugia, specialista nel dipingere fiori, animali e nature morte. La seconda sezione è dedicata ad alcune delle opere più prestigiose della collezione della Fondazione, espressione della pittura umbra del Rinascimento. La scuola perugina è richiamata da una Madonna con il Bambino di Pietro Perugino e da una Madonna con il Bambino e san Giovannino di Bernardino Pintoricchio. Una Madonna con il Bambino tra i santi Tommaso e Sebastiano di Matteo da Gualdo dà conto della superba qualità di questo eccentrico maestro del tardo Quattrocento, molto amato da Federico Zeri, mentre una drammatica Deposizione di Niccolò di Liberatore eseguita in collaborazione con il figlio Lattanzio si esprime nei toni accorati di una non dimenticata suggestione espressionista di impronta medioevale. Un Santo Stefano lapidato, eccelso lavoro di Luca Signorelli, sta infine a documentare gli importanti intrecci culturali che agli albori del Cinquecento attraversano l’Umbria rinascimentale. La terza sezione riunisce, fra l’altro, sette opere di Gian Domenico Cerrini detto il Cavalier Perugino, un artista recentemente riscoperto grazie alla mostra monografica che dieci anni fa la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia ha inteso dedicargli. La quarta sezione presenta opere di grande formato di Federico Zuccari, di Ippolito Borghesi, di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, di Giovanni Baglione, tutti artisti che, tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, ebbero contatti con la realtà perugina ed umbra. La quinta e la sesta sezione mettono in mostra le più recenti acquisizioni della Fondazione tra cui una Croce di Nicola di Ulisse da Siena, una Strage degli innocenti di Matteo di Giovanni, una Madonna con il Bambino di Perino del Vaga, una Croce del siciliano Pietro Ruzzolone, un intenso Omero del ticinese Pier Francesco Mola e un bel Autoritratto giovanile di Giovanni Baglione.

Eccoci a Roma per un nutrito numero di mostre. 
In occasione dell’anno della Misericordia i Musei Capitolini propongono la rassegna La Misericordia nell’Arte. Itinerario giubilare tra i Capolavori dei grandi Artisti Italiani. Il tema della Misericordia, proprio perché costituisce il cuore del pensiero cristiano, è stato oggetto di tante opere d’arte, da dipinti a sculture, da miniature a incisioni, che raffigurano da una parte la Madonna della Misericordia, cioè la Vergine che accoglie con il mantello il popolo cristiano, come una madre che protegge, difende e aiuta la propria prole, e dall’altra le Opere di Misericordia Corporali, che Cristo enuncia (Vangelo di San Matteo, 25, 35-36) e che il buon cristiano deve compiere. La mostra dunque esporrà varie testimonianze artistiche dedicate al tema della Misericordia, suddividendo il percorso in due sezioni: La Madonna della Misericordia. L’appellativo di Mater Misericordiae è molto antico, risale probabilmente tra il V e il VI secolo, quando viene citata così in un sermone dello scrittore Giacomo di Sarug. L’iconografia in cui la Vergine appare in piedi con un grande mantello sotto il quale accoglie il popolo di Dio ebbe origine in Toscana e nel Lazio nell’alto Medioevo ed ebbe una grande diffusione tra il Tre e il Quattrocento. L’opera più famosa di questo tema è il Polittico della Misericordia di Piero della Francesca, che si trova a Borgo San Sepolcro, ma tanti sono stati gli artisti che l’hanno raffigurata, da Simone Martini a Lippo Memmi, da Bartolomeo Caporali a Pietro Perugino. Il secondo tema è quello delle Sette Opere di Misericordia Corporali, che per la prima volta sono descritte da Cristo stesso nel vangelo di San Matteo e vengono ben presto codificate in un elenco. Nella coscienza cristiana si sviluppa infatti il senso dell’importanza della traduzione pratica dell’amore di Dio che si esterna nell’amore per l’altro. Tuttavia probabilmente è solo nel XII secolo che viene stabilita la lista delle sette opere di misericordia, le sei citate da San Matteo (vestire gli ignudi, dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati) e seppellire i morti. L’opera più celebre e più esemplificativa del tema della misericordia è il dipinto che Caravaggio eseguì per il Pio Monte della Misericordia a Napoli nel 1606-1607, conosciuto come le Sette Opere di Misericordia. In verità, l’esatto titolo dell’opera, come risulta dai documenti, è la Madonna della Misericordia. Così, in uno dei suoi colpi di genio, Caravaggio unisce l’iconografia della Madonna della Misericordia con quella delle Sette Opere di Misericordia, in un simbolico dialogo tra la Vergine e il popolo misericordioso.

Sempre ai Musei Capitolini una rassegna che vuole fare luce su marchi, loghi, firme e i più diversi simboli di proprietà e appartenenza circondavano la vita di un antico romano non meno di quanto accada oggi per un uomo moderno. Vetri, piatti e lucerne portavano impressi i simboli distintivi dei propri produttori, le derrate alimentari venivano trasportate in botti ed anfore timbrate da impresari e commercianti, così come era in uso il terribile costume di marchiare con signa schiavi o condannati. Una mostra dedicata dunque al “marchio”, quel complesso sistema di simboli identificativi e di riproduzione di valori e di esperienze che risalgono all’origine dell’uomo e che ha percorso anche la complessa storia economica e sociale dell'antica Roma. Una società “pre-industriale” dove, grazie alla pax romana, si ampliò il sistema produttivo e commerciale – con botteghe, aziende, corporazioni, artigiani, trasporti, strade – e dove i simboli codificarono le identità e la volontà di appartenere ad un sistema produttivo e culturale comune. La romanizzazione trasformò differenti popoli e territori in una communis patria, una patria comune nei confini, nella lingua, negli usi, nei costumi e anche nel commercio. Nella prima parte della mostra viene analizzato l’aspetto “industriale” del marchio, facendo particolare riferimento a marchi e signa di officinatores (impresari) e di mercatores (commercianti) lasciati su numerose categorie di prodotti come, ad esempio, i bolli laterizi, prova anche della vitale attività imprenditoriale delle donne romane, vetri e lucerne, coppe e piatti in ceramica e terracotta. Nella seconda o sezione, dedicata alla produzione e al commercio marittimo, appartengono botti, anfore e alcuni marmi segnati dai cavatori. In mostra anche un focus sui medicamenta - i cui preziosi contenitori con marchio impresso potevano essere quasi delle miniature, come quelli del costoso lykion, il collirio, che veniva trasportato in vasetti alti meno di 4 cm – e uno sul marchio della guerra dove sono esposte alcune glandes (proiettili) sulle quali vengono riportati non solo i nomi dei produttori, ma anche vere e proprie ingiurie contro i nemici, come la famosa invettiva contro Lucio Antonio, fratello del triunviro Marco Antonio, oppostosi al giovane Ottaviano e causa del Bellum Perusinum.

La terza rassegna è di tipo urbanistico: propone un viaggio a ritroso nel tempo nei luoghi che conducono alla Basilica di San Pietro, raccontandone le profonde trasformazioni dall’antichità fino al Giubileo del 1950, anno in cui ne venne completato l'arredo urbano, dal titolo LA SPINA. Dall’agro Vaticano a via della Conciliazione. Il filo conduttore della mostra è la Spina nel doppio significato di toponimo derivante dalla forma allungata dell’isolato rinascimentale, oggi scomparso, e di “corpo estraneo” che, con le demolizioni, di fatto è stato estratto dal tessuto connettivo della città. La demolizione della Spina dei Borghi e l’apertura di via della Conciliazione materializzarono la fine del dissidio tra Stato e Chiesa grazie ai Patti Lateranensi: il pesante intervento è, infatti, giustificato dalla volontà di modificare la visuale del Vaticano anche sotto il profilo simbolico. Le trasformazioni della zona sono illustrate attraverso cartografie storiche, reperti archeologici, materiali architettonici, frammenti di affreschi staccati, vedute a stampa, dipinti, fotografie e plastici, alcuni dei quali mai esposti prima. L’esposizione è suddivisa in tre sezioni: Prima della Spina; La Spina dei Borghi; Cavare la “spina” a San Pietro.

Da ultimo ci trasferiamo a Castel del Monte (BT) per una rassegna dal titolo Matematica e Bellezza. Fibonacci e il Numero Aureo. La mostra è dedicata al connubio tra due discipline, l'Arte e la Matematica, che nell'immaginario collettivo sembrano viaggiare su strade parallele, ma che sono in realtà strettamente connesse tra loro. L'armonia sottesa all'idea stessa di arte trae la sua ragion d'essere dal rigore delle proporzioni e dall'esatta applicazione dei rapporti numerici. La mostra è ospitata in quattro sale del castello al pian terreno in cui le riproduzioni dei capolavori di Botticelli, Giorgione, Giotto, Leonardo da Vinci, una planimetria di Castel del Monte e del suo portale sono poste in relazione con opere di artisti contemporanei quali Alberto BiasiGragorio BottaBruno CeccobelliGiorgio de Chirico, Piero Guccione, Giacomo Manzù , Piero Pizzi Cannella e Oliviero Rainaldi.

Elliott Erwwitt. Retrospective
11 giugno 2016 -13 novembre 2016
Bard (Ao) – Forte
Orari: martedì - venerdì 11.00 -| 18.00; sabato e domenica 11.00- 19.00
Biglietti: 6 € intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.fortedibard.it

La Madonna della Misericordia di Antonio da Fabriano
11 dicembre 2015- 20 novembre 2016
Milano – Museo Diocesano
Orari: martedì-domenica 10.00-18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 8€ intero, 5€ridotto
Informazioni: www.museodiocesano.it

Guttuso. La forza delle cose
16 settembre 2106 – 18 dicembre2016
Pavia – Scuderie del Castello Visconteo
Orari: lunedì – venerdì 10.00-13.00/14.00-19.00; sabato- domenica 10.00 – 20.00
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.scuderiepavia.com

Nella mente di Vincenzo Scamozzi. Un intellettuale architetto al tramonto del Rinascimento
25 maggio 2016 - 20 novembre 2016
Vicenza – Palladio Museum
Orari: martedì –domenica 10.00-18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 6€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.palladiomuseum.org

Venezia, gli ebrei e l’Europa 1516-2016
19 giugno 2016 - 13 novembre 2016
Venezia – Palazzo Ducale
Orari: tutti i giorni 8.30-19.00
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.visitmuve.it

Ippolito Caffi 1809-1866. Tra Venezia e l’Oriente
28 maggio 2016 – 8 gennaio 2017
Venezia – Museo Correr
Orari: lunedì- giovedì 10.00-19.00; venerdì- domenica 10.00-23.00
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.correr.visitmuve.it

Zaha Hadid
27 maggio 2016 - 27 novembre 2016
Venezia – Palazzo Franchetti
Orari: tutti i giorni 10.00-18.00
Biglietti: 10€
Informazioni: www.istitutoveneto.it

Monet. Le ninfee che anticiparono l’informale
Mamiano di Traversetolo (Pr) – Fondazione Magnani Rocca
3 settembre 2016 – 11 dicembre 2016
Orari: martedì - venerdì 10.00 – 18.00; sabato- domenica 10.00 – 19.00
Biglietti: 10€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.magnanirocca.it

L’arte per l’arte. Da Previati a Mentessi, da Boldini a De Pisis. Un nuovo percorso al Castello Estense
15 giugno 2016 – 27 dicembre 2016
Ferrara – Castello Estense
Orari: 9.30 - 17.30. Chiuso il lunedì. 
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.castelloestense.it

Il Caravaggio di Roberto Longhi
30 settembre 2016 – 30 gennaio 2017
Ancona - Pinacoteca Comunale Francesco Podesti
Orari: dal giovedì alla domenica: 10/13 -15/19
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.comune.ancona.gov.it

I Tesori della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e il caravaggismo nelle collezioni di Perugia
21 marzo 2016 – 20 novembre 2016
Perugia - Palazzo Lippi Alessandri
Orari: Dal martedì al venerdì, 15.30-19.30; sabato, 11-22; domenica, 11-20
Ingresso libero
Informazioni: www.fondazionecariperugiaarte.it

La Misericordia nell’arte
31 maggio 2016 -27 novembre 2016
Roma – Musei Capitolini
Orari: Tutti i giorni 9.30-19.30 
Biglietti: 15€ intero, 13€ ridotto
Informazioni: www.museicapitolini.org

Made in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica
20 novembre 2016
Roma – Mercati di Traiano
Orari: tutti i giorni ore 9.30-19.30
Biglietti: 14€ intero, 12€ ridotto
Informazioni: www.mercatiditraiano.it

La Spina. Dall’Agro Vaticano a via della Conciliazione
20 novembre 2016
Roma – Musei Capitolini
Orari: tutti i giorni 9.30-19.30 
Biglietti: 15€ intero, 13€ ridotto
Informazioni: www.museicapitolini.org

Matematica e bellezza. Fibonacci e il Numero Aureo
Andria (Bt) – Castel del Monte
24 marzo 2016 – 15 novembre 2016
Orari: tutti i giorni 10.15- 19.30 
Biglietti: 8€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.casteldelmonte.beniculturali.it


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