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Le mostre di febbraio 2017

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
martedì 7 febbraio 2017

Le nostre proposte per febbraio sono molto numerose e spaziano dall’arte antica alla moderna, dall’arte sacra alla profana.
Cominciamo da Torino: presso palazzo Chiablese troviamo una rassegna monografica dedicata a uno degli Impressionisti più singolari, Toulouse_Lautrec (1864- 1901). Con circa 170 opere, tutte provenienti dalla collezione dell’Herakleidon Museum di Atene, si può conoscere l’aristocratico bohémien considerato il più grande creatore di manifesti e stampe tra il XIX e XX Secolo. Il percorso illustra l’arte eccentrica e la ricercata poetica anticonformista e provocatoria - tra le più innovative tra Ottocento e Novecento - di uno degli artisti oggi più apprezzati e ammirati; un’anima da “artista tormentato” fin dall’infanzia e non adeguatamente “riconosciuto”, seppur pervaso da un fortissimo slancio ottimista e dalla consapevolezza della bellezza della vita. Una bellezza semplice, dai contorni volutamente sfumati e da vivere in momenti dissoluti, dai colori forti e spregiudicati e priva di abbellimenti, nei disegni come nelle tinte. Nessuno, dopo di lui, è stato in grado di rendere così “perfetto” il volto dell’imperfezione. È questo il suo stile. In mostra litografie a colori (come Jane Avril, 1893), manifesti pubblicitari (come La passeggera della cabina 54 del 1895 e Aristide Bruant nel suo cabaret del 1893), disegni a matita e a penna, grafiche promozionali e illustrazioni per giornali (come in La Revue blanche del 1895) diventati emblema di un’epoca indissolubilmente legata alle immagini dell’aristocratico visconte Henri de Toulouse-Lautrec.

Arriviamo ora ad Alba (Cn) presso la Fondazione Ferrero per una mostra dedicata a Balla (1871-1958) e alla sua esperienza futurista. Il progetto dedicato a Giacomo Balla prevede un’esposizione articolata in sezioni tematiche: il realismo sociale e la tecnica divisionista; le compenetrazioni iridescenti e gli studi sulla percezione della luce; l’analisi del movimento e il futurismo. Nelle opere che seguono il primo apprendistato torinese, lo sguardo penetra la realtà dolorosa e crudele delle classi ai bordi della società. Un ampio numero di opere documenterà questa fase – tra fine Ottocento e primi Novecento – durante la quale, in parallelo a temi tra sofferenza e alienazione, l’artista svilupperà un’altissima sensibilità tecnica, le cui origini affondano nel divisionismo piemontese. La pennellata ricca di filamenti luminosi, il forte contrasto tra chiari e scuri, la scelta di tagli prospettici audaci ed estremi rappresenterà per i futuri aderenti al Manifesto del Futurismo un modello unico e straordinario da seguire. Dal realismo dei primi dipinti si assisterà alla trasposizione dei precedenti principi compositivi nella materia dinamica e astratta delle Compenetrazioni iridescenti a larghi tasselli cromatici, alla ricomposizione della nuova realtà in movimento nelle Linee di velocità. In un progressivo avvicinamento ai segni matematici puri: verticale, diagonale, spirale, il linguaggio di Balla scopre nuove categorie della rappresentazione nei suoi parametri primari, nell’amplificazione del fenomeno fisico, isolato, sezionato e inquadrato in tutta la sua verità di materia vibratile. Una visione capace di attingere alle massime profondità, ma di sfondare anche i limiti della cornice, in un gioco di rilancio verso la vita.

Eccoci ora a Milano per una serie di mostre.
La Pinacoteca Ambrosiana si arricchisce di un prezioso gioiello proveniente dalla Galleria Borghese di Roma. Si tratta del San Girolamo scrivente, capolavoro dipinto da Caravaggio agli inizi del Seicento, che per tre mesi sostituirà, nel percorso museale dell’Ambrosiana, la Canestra di frutta del maestro secentesco lombardo che sarà esposta nella rassegna sul Caravaggio, in programma proprio alla Galleria Borghese nel prossimo inverno. L’iniziativa si completa con otto disegni, conservati in Ambrosiana che analizzano l’evoluzione dell’iconografia di San Girolamo, così com’è stata illustrata da Albrecht Dürer (San Girolamo nello studio), Giulio Romano (San Girolamo traduce la Bibbia), Guercino (San Girolamo nel deserto), Giuseppe Nuvolone (San Girolamo), Donato Creti (San Girolamo nel deserto), Giacomo Zoboli (L’ultima comunione di San Girolamo), Isidoro Bianchi (San Gregorio e San Gerolamo), Giovanni dell’Opera (San Girolamo tormentato). Il San Girolamo scrivente (olio tela, cm 112x157) è citato per la prima volta dallo storico Giacomo Manilli che lo registrava nel 1650 nella ‘Stanza del Moro’ di Villa Borghese. Il dipinto presenta il santo nell’aspetto del penitente mentre, assorto nella lettura, allunga il braccio per intingere la penna nel calamaio. L’immobilità del santo si estende nell’ambiente (un interno appena accennato con una scrivania ingombra di volumi) costruito per piani paralleli assecondati dalle tracce di quella luce che rivela gli oggetti. L’opera è un dialogo della luce e dell’ombra: la luce chiara colpisce le pagine aperte su cui è posato il teschio: solo in presenza della morte si comprende e s’illumina il libro della vita.

A Palazzo Reale protagonista è Pietro Paolo Rubens (Siegen 1577 – Anversa 1640), artista famoso e di centrale importanza per la storia dell’arte europea, ma ancora poco o parzialmente conosciuto in Italia, spesso considerato semplicemente “fiammingo”, nonostante il suo soggiorno nella penisola dal 1600 al 1608 lasci un segno indelebile nella sua pittura, che rimarrà vitale in tutta la sua vasta produzione artistica. L’Italia è fondamentale per Rubens, così come Rubens per l’Italia: a lui si devono i primi segnali della nascita del Barocco che si diffonde in espressioni altissime in ogni regione. I suoi rapporti con Genova, Mantova, Venezia e la sua vicenda romana ci permettono di ricostruire il filo che lo lega così profondamente alla cultura italiana, che resterà il tratto d’identità per tutta la sua produzione successiva. La rassegna vuole evidenziare i rapporti di Rubens con l’arte antica e la statuaria classica e la sua attenzione verso i grandi maestri del Rinascimento come Tintoretto, Correggio e soprattutto si vuole far conoscere la straordinaria influenza esercitata dal grande Maestro sugli artisti italiani più giovani, protagonisti del Barocco come Pietro da Cortona, Bernini, Lanfranco, fino a Luca Giordano. 

Spostiamoci ora alle Gallerie d’Italia per la mostra Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce”, che con circa cento opere tra dipinti, disegni e incisioni vuole approfondire il tema del vedutismo italiano. Il progetto espositivo è dedicato al genio pittorico e all’intelligenza creativa di due artisti di spicco del Settecento europeo: Antonio Canal (1697-1768), detto il Canaletto, e suo nipote Bernardo Bellotto (1721-1780), infatti, seppero trasformare il vedutismo veneziano da genere peculiare a corrente d’avanguardia che caratterizzò quel periodo. Canaletto s’impose sul teatro europeo grazie ai particolari procedimenti compositivi; Bellotto ne comprese i segreti della tecnica per poi sviluppare il proprio originale approccio secondo una personale chiave interpretativa. L’incontro delle opere e il confronto tra i due artisti offre uno sguardo interessante sul panorama europeo del tempo; ripercorre le tappe di un viaggio artistico che parte da Venezia, tocca varie tappe in Italia, prosegue alla volta dell’Europa, dove Bellotto mette a frutto l’insegnamento di Canaletto nelle sue vedute e paesaggi di stupefacente modernità, fino a raggiungere luoghi fantastici e immaginari, immortalati nei memorabili “capricci”.

Piccola ma molto attiva, la Galleria Manzoni propone una mostra tematica sulla neve a partire da alcuni maestri dell’Ottocento italiano: 25 opere dei maggiori interpreti dell’Ottocento italiano, da Segantini a Fornara, da Signorini a Boldini, da Inganni ad Induno. Non era mai stato affrontato in modo tanto approfondito una tematica così peculiare con riferimento specifico alla pittura italiana del XIX secolo. Il confronto con lo splendore cromatico del bianco, caratteristico dei paesaggi montani ma anche di molte scene urbane colte en plein air in pieno inverno, impose infatti l’esercizio e la sperimentazione di nuove soluzioni tecniche. Il percorso espositivo, suddiviso in sezioni tematiche, analizza diverse tipologie narrative, ricondotte a unità da una ricerca formale che accomuna tutti i diversi artisti. La neve dal paesaggio rurale alla grande città si concentra in modo specifico sul tema di un vedutismo che passa, senza soluzione di continuità, dalla Pescarenico sotto la neve di Gerolamo Induno alla Nevicata sui Navigli di Giovanni Segantini; La neve e il lavoro si concentra invece – attraverso le tele di Stefano Bruzzi, Telemaco Signorini, Niccolò Cannici – su una pittura di genere che indugia sulle figure, romantiche e insieme eroiche, di contadine e pastori. Con Le cattedrali della terra si torna al paesaggio in senso puro, con le maestose vedute dei ghiacciai di Filippo Carcano e Emilio Longoni. Infine la pagina più sperimentale, raccolta nella sezione Il simbolo, dove la neve si presta come occasione per oltrepassare il mero dato naturale e comunicare qualcosa di più intrinseco e profondo, come nello straordinario dipinto di Carlo Fornara L’Aquilone, esposto a Milano per la prima volta dopo oltre un secolo.

Presso lo spazio espositivo MUDEC, troviamo la mostra Homo sapiens. Le nuove storie dell’evoluzione umana. La rassegna racconta la stupefacente storia di come un mammifero bipede sia diventato cosmopolita e svela al pubblico le origini dell'uomo e in che modo è stato capace di produrre un ventaglio meraviglioso di diversità culturali e linguistiche. La convergenza di dati paleontologici, archeologici e genetici, permette oggi finalmente di ricostruire la grande storia della diversità umana letta attraverso i geni, i popoli e le lingue. Un gruppo internazionale di scienziati, appartenenti a differenti discipline ha lavorato insieme per delineare la grande carta storico-geografica delle migrazioni che condussero alla diffusione planetaria dell’uomo moderno.
Genetisti, linguisti, antropologi e paleoantropologi hanno unito i risultati delle loro ricerche in un meraviglioso affresco della storia dell'evoluzione umana.

Presso la Biblioteca Centrale Sormani troviamo una rassegna dal titolo Imago Italiae. Le carte geopittoriche della famiglia De Agostini. L’esposizione ricostruisce le fasi dell'attività di una famiglia di cartografi che ha dato un contributo fondamentale non solo alla conoscenza della morfologia del territorio e alla sua evoluzione ma anche alla divulgazione e alla didattica della geografia fisica e politica comunicata attraverso modalità originali di rappresentazione grafica di paesi e regioni dell’orbe terracqueo.

Presso la Galleria Previtali troviamo una mostra collettiva dal titolo Ritratti della quotidianità. Tra i pittori presenti troviamo: Mimmo di Marzio, Guido Lodigiani, Marina Previtali e Yoon Si-Young. La mostra esplora i moti dell'animo umano con una accuratezza che non scade mai nella riproduzione oleografica ma si stempera in vibrazioni luminose e in suggestioni proprie del realismo psicologico. Si-Young nelle sue tele dall’accuratezza realistica pone un diaframma tra sensibilità orientale, evanescente e sfumata, e quella più concreta occidentale; Marina Previtali raffigura la città di Milano nella sua più normale quotidianità fatta di cantieri, tralicci e ponteggi. Mimmo di Marzio rappresenta l’intimità psicologica di una vita familiare metropolitana, mentre Guido Lodigiani affida alla tela il coacervo contraddittorio dell’animo umani.
Presso la Galleria Rubin (Via Santa Marta) troviamo la mostra monografica Ain Karem di Paola Marzoli. Fedele a una rappresentazione e ad un metodo di lavoro rigorosi, la pittrice procede per scarti minimi su un percorso di analisi approfondita della realtà. Già undici anni fa, l'artista aveva virato dal suo primitivo interesse per l'architettura verso una rappresentazione di fenomeni di natura osservati da distanza ravvicinata. L'attività espositiva dell'artista è continuata, alternata a frequenti viaggi in Palestina, ricchi di spunti visivi, favoriti dalla luminosità e dalla particolare asprezza del territorio. Sono nati altri cicli di pitture su vari temi: distese di sassi, pietre divorate dall'arsura e dal muschio, materie parlanti a cui Paola Marzoli ha sempre risposto con acuta sensibilità e paziente lavoro. Ain Karem prosegue idealmente la mostra Cafarnao del 2014, in cui un particolare, un dettaglio arboreo, occupa tutta la tela ma dove è possibile individuare nell'intrico della vegetazione delle forme riconoscibili, una struttura complessa ma leggibile. Come bene chiarisce Rodolfo Balzarotti nel catalogo di questa mostra: "Sempre meno nelle ultime opere le immagini lasciano trasparire panorami, consentono vedute in campo lungo. La vista è subito intercettata da dettagli, soprattutto di rami e foglie – mirto, olivo, palma, sicomoro - che bloccandoci lo sguardo lo costringono non a sfondare ma a sprofondare. (...) Questi rami e queste foglie hanno una nitidezza, una presenza di puro presente, senza sfumature di temporalità. Sono istanti assoluti. E in questa stessa misura assumono anche una consistenza che le sottrae alle contingenze del tempo."

Ci spostiamo ora a Monza, presso la prestigiosa sede della Villa Reale per una mostra dedicata alla figura storica di Marianna De Leyva, meglio nota come la monaca di Monza. Per la prima volta e proprio nella città di Monza, il luogo simbolo per le vicende storiche di Marianna e manzoniane di Virginia viene presentato un progetto espositivo che propone un percorso di conoscenza inedito della monaca tra verità storica e trasposizione letteraria, per proseguire con una sezione, di notevole interesse didattico, diretta ad indagare il tema delle mal monacate nella storia. Attraverso le opere viene affrontato il tema dell’ingresso in convento come espediente economico adottato dalle famiglie dell’epoca per limitare la dispersione del patrimonio, poi i dipinti mostreranno anche la realtà del mondo conventuale, la disperazione delle monache talora ma anche le strategie pensate per vivere la loro condizione al meglio come il rapporto con la natura.

L8, titolo suggestivo per la rassegna che a Bergamo, in diverse sedi espositive viene dedicata a Lotto. In Accademia Carrara la mostra Un Lotto riscoperto si focalizza sulla tarsia della Creazione, proveniente dal Luogo Pio Colleoni, in dialogo con capolavori giunti appositamente in prestito da grandi istituzioni museali. Il focus in Carrara si completa con le opere di Lorenzo Lotto già parte della collezione museale: il Ritratto di giovane, le predelle dei Santi Stefano e Domenico, la famosa Lucina Brembati, le Nozze mistiche Bonghi e la Sacra famiglia. Il percorso, poi, si approfondisce con il Lorenzo Lotto Tour – LLT, gestito dalla Fondazione Adriano Bernareggi, che permette, oltre all’ingresso al museo, la visita alle chiese di San Bartolomeo, Santo Spirito e San Bernardino, che custodiscono le omonime pale d’altare dell’artista veneziano. Chiude l’esperienza di visita alle opere presenti nella città di Bergamo il capolavoro del coro della Basilica di Santa Maria Maggiore, intarsiato da Lotto e Capoferri, visitabile grazie alla Fondazione MIA.

Arriviamo a Verona per due mostre. La prima rende omaggio al pittore veronese Antonio Balestra (Verona, 1666 – 1740), in occasione del trecentocinquantesimo anniversario della nascita, presso il Museo di Castelvecchio. L’esposizione presenta oltre sessanta opere - dipinti, disegni, incisioni e volumi a stampa -, provenienti da prestatori pubblici e privati, italiani ed europei. L'esposizione si articola in otto sezioni: attorno ad alcuni dipinti particolarmente significativi, grande spazio è dedicato al disegno e all’incisione, in modo da rivelarne la stretta correlazione e da far emergere il genio compositivo del pittore. Ne risulta un percorso coerente e chiaro anche sotto l’aspetto didattico: si illustrano le vicende ideative ed esecutive, il rapporto dell’opera pittorica con un determinato contesto culturale e la fortuna attestata dalla traduzione a stampa.

La seconda, dal titolo Maya. Il linguaggio della bellezza rappresenta un’ occasione unica per conoscere nel dettaglio molti aspetti di questo grande popolo, grazie alle più recenti scoperte in ambito archeologico. L' esposizione è il risultato della particolare attenzione per le tematiche artistiche della civiltà maya e presenta oltre 250 reperti (sculture in pietra, stele monumentali, elementi architettonici, figurine in terracotta, vasi, maschere in giada, collane, orecchini, strumenti musicali, incensieri, ecc.) che danno al visitatore la possibilità di esplorare gli aspetti artistici di una delle civiltà più affascinanti dell’America precolombiana, sviluppando una tematica universalmente importante, quella della bellezza.

A Treviso, presso la Fondazione Benetton troviamo la mostra La geografia serve a fare la guerra?.
Mappe, atlanti e opere d’arte racconteranno, attraverso tre percorsi strettamente legati e continuamente in dialogo, la grande forza comunicativa e persuasiva delle carte geografiche.
Le mappe sono un potente mezzo di comunicazione non verbale e il contesto delle celebrazioni della Grande Guerra offre un valido pretesto per indagare sulla loro capacità di influenzare l’opinione pubblica quando assecondano il punto di vista degli Stati Maggiori. Per questo il percorso espositivo si concentra sul periodo storico che va dalla fine dell’Ottocento agli inizi del Novecento, ma parte dall’antichità e arriva ai giorni nostri per raccontare anche un’altra geografia possibile, non per forza asservita alle logiche militari. La mostra si apre con la sezione Rocce e acque, in cui con un semplice e perentorio segno – il confine naturale – le mappe indurranno monti e fiumi a diventare strumenti capaci di separare e dare forma fisica a gruppi etnici, linguistici, nazioni per trasformarli da “espressione geografica” a stati. La seconda sezione, Segni umani, racconta l’uso del sapere geografico a fini propagandistici per trasmettere con forza l’idea di nazione ancora prima della sua ufficiale proclamazione politica. La terza parte, Carte da guerra, pone l’accento sulla coesistenza di due approcci culturali apparentemente inconciliabili, nel contesto della Prima guerra mondiale: simboli grafici per significare la smisurata industria bellica disseminata sul fronte del Piave, insieme a segni che testimoniano la presenza di migliaia di colombi viaggiatori che volando imprendibili a oltre cento metri di quota e percorrendo grandi distanze in breve tempo, informano e trasmettono ordini.

Giungiamo ora a Padova. Presso il Centro culturale Altinate San Gaetano è ospitata per la prima volta in Italia una delle più importanti mostre scientifiche sull’evoluzione dei dinosauri, con reperti unici provenienti tutti da un territorio paleontologicamente ricco come l´Argentina e mai esposti nel nostro Paese. In mostra si trova l’intero percorso evolutivo dei dinosauri dalle origini fino all’estinzione: 150 milioni di anni di storia naturale narrati attraverso reperti e copie accuratissime, provenienti dall’Argentina, uno dei territori più ricchi ed importanti per lo studio dei dinosauri. In nessun altro Paese si può infatti trovare una tale ricchezza di esemplari appartenenti ai tre periodi dell’era Mesozoica. Si tratta di testimonianze insostituibili sull’origine e sullo sviluppo dei rettili nell’emisfero australe.

A Fratta Polesine (Ro), presso il Museo Archeologico, è stata allestita una rassegna dal titolo Storia del profumo, profumo della storia. La storia, quella con la S maiuscola, non è fatta solo di battaglie, incoronazioni e altri grandi eventi. È fatta anche di profumi. Via via, il profumo è stato ed è, strumento di seduzione, medium per subliminali messaggi, fragranza in grado di avvicinare alla divinità, ma anche modo per occultare l’olezzo di corpi mai lavati e di ambienti dove l’igiene non aveva casa. In mostra tremila anni di profumi, attraverso i loro contenitori: da quelli – aryballoi, alabastra e lekythoi – preziosissimi in alabastro, pasta vitrea o ceramica decorata dell’età greca e romana, a quelli più recenti, dove cominciano a “pesare” i marchi della grande profumeria planetaria di oggi. Insieme a oggetti, libri, antichi formulari e farmacopee, strumenti multimediali ed esperienze sensoriali. La mostra non offre solo reperti e documenti rarissimi, ma garantisce anche sensazioni e esperienze coinvolgenti. Tutti, ad esempio, potranno cimentarsi come “nasi”, alla scoperta delle diverse essenze e immaginando le loro composizioni, facendo appunto ciò che fanno i maghi della profumeria. Venezia era una capitale dei profumi. Qui venivano fatte arrivare le essenze più rare, provenienti da paesi lontanissimi. Qui operavano celebri “essenzieri”: Qui, non a caso, venne edito “I Notandissimi Secreti de l’Arte Profumatoria”. Correva l’anno 1555 ed era, per l’Occidente, il primo ricettario ufficiale dell’arte cosmetica.

La nostra selezione ci porta ora a Reggio Emilia, presso Palazzo Magnani per una spettacolare, ampia indagine sul Liberty in Italia. Sette sezioni che vedono riunite quasi 300 opere: dipinti, sculture, grafica, progetti architettonici e decorativi, manifesti, ceramiche, selezionatissimi prestiti provenienti dai più importanti Musei italiani e da straordinarie collezioni private. Ogni sezione della mostra – dedicata al dialogo tra le diverse arti – mette in luce l’alternanza tra le due “anime” del Liberty italiano: quella propriamente floreale e quella modernista, più inquieta e vicina a influenze europee, e che porterà da lì a poco alle ricerche delle avanguardie e allo sviluppo in chiave più stilizzata ed essenziale del linguaggio decorativo. Il percorso della mostra si sviluppa secondo una scansione per sezioni tradizionali: pittura, scultura, decorazione murale, ceramiche, progetti di case d’artista (come chiave nuova per entrare nell’idea progettuale dell’architetto che lavora, eccezionalmente e con la massima libertà espressiva, per se stesso), manifesti, illustrazione e grafica originale. Filo rosso che collega tutte le sezioni: la linea grafica e la ricerca sul segno, che erano allora alla base della concezione progettuale e formale di ogni opera, sia di quella più propriamente fluente e floreale, sia di quella più severa e moderna. Si sono, infatti, accostati a pitture, sculture, ceramiche, grandi manifesti pubblicitari, i bozzetti preparatori, i cartoni per gli affreschi, i disegni relativi a vasi, illustrazioni, incisioni. Una chiave inconsueta che rivela, entrando nel vivo del “fare” e nella mente dell’artista, la vera essenza concettuale e espressiva del Liberty, un movimento, una tendenza e una moda che, a distanza di più di cento anni, non ha ancora esaurito il suo potere seduttivo.

Il nuovo appuntamento della Fondazione Centro Matteucci per l’Arte Moderna di Viareggio (Lu), dedicato a due importanti collezionisti di autori ottocenteschi. I due, Enrico Piceni (1901 – 1986) e Mario Borgiotti (1906 – 1977), avevano abitazioni e collezioni a pochi passi di distanza. Entrambi frequentavano il bel mondo della cultura del tempo. Il primo, Piceni, si occupava della Medusa e dei Gialli per Arnoldo Mondadori, era traduttore di Dickens e della Brönte, amico di Montale e di Vergani. E soprattutto appassionato estimatore degli “Italiani di Parigi”, ovvero Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi e Giovanni Boldini. Di loro cercava, e sapeva conquistarsi, opere di qualità sublime. Il secondo, livornese di nascita e di spirito, giunse a Milano dopo essersi “formato” alle Giubbe Rosse di Firenze, amico di Papini, Cecchi e Soffici. Musicista e violinista. Ma soprattutto innamorato dei “suoi” macchiaioli. Che naturalmente cercava, anche lui dopo una selezione quasi maniacale, di condurre nella sua collezione. Giuliano Matteucci, grazie alla collaborazione con la Fondazione Enrico Piceni e del Comune di Viareggio e grazie soprattutto al suo personale prestigio internazionale, è riuscito a proporre al pubblico, insieme, le collezioni personali dei due protagonisti, la prima confluita nel patrimonio della Fondazione Piceni, la seconda tutt’ora nella disponibilità della famiglia Borgiotti. L’occasione è di quelle da non perdere perché molte delle opere che sono in mostra sono rimaste “private” da decenni, invisibili e non concesse a nessuna mostra e museo.

Firenze e gli Uffizi presentano un’interessante mostra dal titolo La Tutela tricolore. I custodi dell’identità culturale. Nelle circostanze in cui viviamo, e dopo i recenti terremoti, nessun argomento poteva essere più calzante di quello scelto per la mostra di quest’anno. Essa stimolerà nel pubblico una riflessione, non solo narrando gli avvenimenti storici che hanno coinvolto e troppo spesso ferito il nostro patrimonio culturale dalla Seconda Guerra mondiale ai nostri giorni, ma anche le azioni legislative e istituzionali che hanno il compito di proteggerlo e custodirlo per le future generazioni. Tra queste la creazione - caso unico al mondo - di un corpo di polizia “specializzato”, il Comando Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri che, in quasi mezzo secolo di attività, ha preso parte attiva nella difesa e recupero dei nostri beni culturali.
Simili iniziative accrescono la consapevolezza di quanto l’identità dell’Italia sia strettamente legata al suo patrimonio di bellezza, frutto delle numerose civiltà che nei secoli sono fiorite sul nostro territorio. “Un bene prezioso che appartiene all’intera umanità e deve essere salvaguardato e trasmesso alle prossime generazioni nella sua integrità. Un compito nobile che l’intero Paese è chiamato ad assolvere, come ben ci ricorda questa mostra” (Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo). L'esposizione si articola in otto sezioni che renderanno conto dei crimini contro il nostro patrimonio - da quelli di guerra a quelli terroristici, fino ai furti con scopo di lucro e agli scavi clandestini con conseguenti esportazioni illecite (attività quest'ultima legata alle organizzazioni criminali di stampo mafioso e in passato assecondata perfino da istituzioni straniere troppo spesso indifferenti alla provenienza illecita di quanto acquistavano) e dell'opera meritoria del Comando Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri.

Presso Villa Bardini è stata allestita la mostra La Divina Commedia di Venturino Venturi. In mostra sono esposte per la prima volta 54 opere su carta disegnate da Venturi nei primi anni ‘80 e ideate insieme al raffinato poeta dell’ermetismo Mario Luzi (Castello di Firenze, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005), in cui sono rappresentate alcune terzine della Divina Commedia, scelte dallo stesso Luzi con lo scrittore e saggista Giancarlo Buzzi (Como, 18 aprile 1929 – Milano, 2 maggio 2015), destinate a comporre una edizione della Divina Commedia realizzata nel 1984 da Edizioni Pananti Firenze per l’approssimarsi della ricorrenza dei settecentoventi anni dalla nascita del sommo poeta – che cadeva nel 1985. Dalla riflessione visiva ed espressiva degli artisti sul linguaggio delle tre cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso) scaturisce un risultato singolarmente affascinante che permette di interrogarsi ancora sulla natura dei messaggi contenuti nella Commedia e proporne una rinnovata lettura. Novità assoluta, la visita della mostra – arricchita da innovative soluzioni tecnologiche – è anche un’esperienza “immersiva”: installazioni multimediali riproducono l’immaginario dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso, partendo dalle illustrazioni di Botticelli del classico dantesco arrivando alle opere di Venturi mentre una voce narrante – quella dell’attore Pierfrancesco Favino – interpreta i passi di maggior fascino del Poema, rendendo ancor più suggestivo il percorso espositivo.

Arriviamo ora a Roma, precisamente nella Città del Vaticano per una mostra dedicata al grande pittore e acquafortista Rembrandt dal titolo Rembrandt in Vaticano. Immagini tra Cielo e Terra; una mostra di 55 stampe provenienti dal Museo di Zorn in Svezia, più un dipinto su tela dalla olandese Collezione Kremer. L'eccezionale progetto espositivo – un evento culturale ed ecumenico di portata storica, anche all'indomani della visita in Svezia di Papa Francesco per il 500 anniversario della Riforma luterana – è stato reso possibile grazie alla speciale collaborazione dell'Ambasciata di Svezia presso la Santa Sede e del Regno dei Paesi Bassi. In molte stampe del Maestro olandese i poveri e i derelitti sono guardati con uno sguardo compassionevole, guidato dal raggio di luce della speranza nella grazia divina. Protagonista è sempre la luce, con la quale l'artista di Leida ottiene un'atmosfera intima di contemplazione della scena sacra, come nel drammatico cono luminoso che scende dall'alto nella teatrale "Le tre Croci", del 1653, realizzata a puntasecca, nel decennio di sperimentalismo tecnico, dalle nuances dell'inchiostro ai tipi della carta. Il pittore esegue come soggetti prevalentemente ritratti e storie, bibliche o mitologiche, come incisore egli varia: personaggi della vita quotidiana, ambientazioni paesaggistiche, composizioni con figure nude o con allegorie o scene di natura morta. Cinque incisioni illustrano storie di Abramo e Isacco, da "Agar e Ismaele allontanati da casa" (f.d. 1637) al "Sacrificio di Isacco" f.d. 1655, che riprende la tradizione iconografica dell'angelo che blocca il polso nel drammatico gesto paterno (Genesi 22). Rembrandt esprime il disperato conflitto interiore di Abramo nelle sue ombrose cavità orbitali. L'"Adorazione dei pastori" del 1656-57 è invece un cupo notturno a lume di una lanterna, che svela appena, tra l'affiorare di teste, i volti di Maria e del Bambino. Nei circa venti ritratti a stampa, tra i quali quelli della moglie Saskia, talora con schizzi incisi direttamente sulla lastra, e quelli dei genitori dai volti segnati e di altri parenti, Rembrandt raggiunge effetti pittorici combinando acquaforte, puntasecca e bulino. Anche i nudi realistici sono svelati nelle impietose imperfezioni del corpo umano.

Presso il polo espositivo del Vittoriano troviamo una mostra dedicata al pittore americano Edward Hopper (1882-1967) – il più popolare e noto artista americano del XX secolo – uomo schivo e taciturno, amante degli orizzonti di mare e della luce chiara del suo grande studio, a chiarire la sua poetica: “Se potessi dirlo a parole, non ci sarebbe alcun motivo per dipingere”. Dagli acquerelli parigini ai paesaggi e scorci cittadini degli anni ‘50 e ’60, l’esposizione, attraverso più di 60 opere, tra cui celebri capolavori come South Carolina Morning (1955), Second Story Sunlight (1960), New York Interior (1921), Le Bistro or The Wine Shop (1909), Summer Interior (1909), interessantissimi studi (come lo studio per Girlie Show del 1941) celebra la mano di Hopper, superbo disegnatore: un percorso che attraversa la sua produzione e tutte le tecniche di un artista considerato oggi un grande classico della pittura del Novecento.

Da ultimo presso il museo di Castel sant’Angelo una mostra dal titolo Manzù. Dialoghi sulla spiritualità con Lucio Fontana. La rassegna vuole fare il punto sull’arte sacra all’indomani del secondo dopoguerra. Giacomo Manzù (Bergamo, 1908 – Roma, 1991) rappresenta in tale contesto un punto fermo. Specie in questo periodo egli prova difatti a stabilire un dialogo vivo e fruttuoso con l’arte contemporanea, fra l’altro prendendo parte, nel 1949, al concorso per la porta di San Pietro in Vaticano. Nello stesso periodo un secondo, grande maestro, Lucio Fontana (Rosario, 1899 – Comabbio, 1968) tenta di rispondere a interrogativi molto simili, ad esempio partecipando al concorso per le porte del Duomo di Milano del 1950. Stabilire un ponte, un dialogo fra Manzù e Fontana significa dunque riportare alla luce una linea essenziale dell’arte – italiana e non solo – fra gli anni cinquanta e sessanta del Novecento. Spiegano i curatori: "La proposta di un dialogo fra Manzù e Fontana può sorprendere.[...]. Per Fontana i soggetti di tipo religioso, grazie a un approccio empirico ed esperienziale, costituivano un’occasione tematica all’interno della quale la sua inventiva libera e aperta trovava una concretizzazione. Si sovrappongono così le sculture in ceramica raffiguranti guerrieri e arlecchini con quelle per le Madonne o i Crocifissi da parete e da tavolo, le formelle raffiguranti Crocifissioni e Deposizioni con le tavolette in terracotta dei Concetti spaziali, le invenzioni per la porta del Duomo di Milano e le cappelle religiose o funebri con quelle per gli Ambienti spaziali o il grande arabesco di luce per la IX Triennale di Milano del 1951. Per Manzù il confronto obbligato con lo spazio della porta significò l’inizio di un percorso che lo avrebbe condotto alle soluzioni innovative degli anni sessanta, quando il rapporto tra le figure e il piano di fondo si articola con tagli, slabbrature, incisioni così da recuperare alla bidimensionalità del rilievo una emergenza visiva che lo annulla come piano geometrico. Due vicende parallele, delle quali le opere esposte intendono offrire qualche esempio". Dunque nella sede di Castel Sant’Angelo sono esposte trentacinque sculture di Manzù dal ciclo dei bassorilievi Cristo nella nostra umanità”. La seconda sede, il Museo di Ardea, per l’occasione sottoposto a un’intensa opera di rinnovamento, accoglie trenta fra sculture e disegni di Lucio Fontana. Particolarmente significativi, fra gli altri, due bozzetti e una formella per la Porta del Duomo di Milano – anch’essi provenienti dai Musei Vaticani – come pure una serie di altri importanti lavori concessi in prestito dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano

Toulouse- Lautrec. La Belle Époque
Torino – Palazzo Chiablese
22 ottobre 2016 – 5 marzo 2017
Orari: lunedì 14.30- 19.30; martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9.30 -19.30; giovedì 9.30- 22.30
Biglietti: 13€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.mostratoulouselautrec.it

FuturBalla
Alba (Cn) – Fondazione Ferrero
29 ottobre 2016 – 27 febbraio 2017
Orari: feriali 15.00-19.00; festivi 10.00-19.00, chiuso martedì
Ingresso gratuito
Informazioni: www.fondazioneferrero.it

Caravaggio, San Gerolamo scrivente
Milano – Pinacoteca Ambrosiana
9 novembre 2016 – 19 febbraio 2017
Orari: martedì - domenica 10.00- 18.00; chiuso lunedì
Biglietti: 15€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.ambrosiana.eu

Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco
Milano – Palazzo Reale
26 ottobre 2016 – 26 febbraio 2017
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.mostrarubens.it

Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce
Milano – Gallerie d’Italia
25 novembre 2016 – 5 marzo 2017
Orari: martedì- domenica 9.30 – 19.30; giovedì 9.30 – 22.30; chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.gallerieditalia.com

Anima bianca. La neve da De Nittis a Morbelli
Milano – GAMManzoni (Via Manzoni 45)
21 ottobre 2016 – 19 febbraio 2017
Orari: martedì alla domenica 10-13 e 15-19
Biglietti: 6€
Informazioni: www.gammanzoni.com

Ritratti della quotidianità
Milano – Galleria Previtali (Via Lombardini 14)
19 gennaio 2017 – 25 febbraio 2017
Orari: martedì – sabato 16.00-19.30, chiuso domenica e lunedì
Ingresso libero
Informazioni: www.galleriaprevitali.it

Paola Marzoli – Ain Karem
Milano – Galleria Rubin (Via Santa Marta 10)
20 gennaio 2017 – 6 febbraio 2017
Orari:
Ingresso libero
Informazioni: www.galleriarubin.com

Homo sapiens. Le nuove storie dell’evoluzione umana
Milano – MUDEC (Via Tortona 56)
30 settembre 2016 – 26 febbraio 2017
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì , mercoledì, venerdì , domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.mudec.it

Imago Italiae. Le carte geopittoriche della famiglia De Agostini
Milano – Biblioteca Sormani
18 gennaio 2017 – 28 febbraio 2017
Orari: lunedì – sabato 9.00-19.30
Ingresso libero
Informazioni: www.partecipami.it

La monaca di Monza
Monza (MB) – Villa Reale, Serrone
1 ottobre 2016 – 19 febbraio 2017
Orari: martedì- venerdì 10.00-13.00 / 14.00-18.00; sabato, domenica e festivi 10.00-19.30; chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.reggiadimonza.it

Lorenzo Lotto. Attraverso Bergamo
Bergamo – Accademia Carrara e altre sedi
3 dicembre 2016 – 26 febbraio 2017
Orari: Accademia Carrara tutti i giorni 9.30-17.30, martedì chiuso
Biglietti: Accademia Carrara 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.lacarrara.it

Antonio Balestra. Nel segno della grazia
Verona – Museo di Castelvecchio
19 novembre 2016 - 19 febbraio 2017
Orari: lunedì 13.30 - 19.30; martedì- domenica 8.30 - 19.30
Biglietti: 7,50€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.museodicastelvecchio.comune.verona.it

Maya. Il linguaggio della bellezza
Verona – Palazzo della Gran Guardia
8 ottobre 2016 - 5 marzo 2017
Orari: lunedì -domenica 9.30- 19.30
Biglietti: 14€ intero, 12€ ridotto
Informazioni: www.myaverona.it

La geografia serve a fare la guerra?
Treviso – Fondazione Benetton Studi Ricerche
6 novembre 2016 -19 febbraio 2017
Orari: martedì-venerdì 15.00-20.00, sabato e domenica 10.00-20.00
Biglietti: 7€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.fbrs.it

Dinosauri, giganti dall’Argentina
Padova – Centro Culturale Altinate San Gaetano
8 ottobre 2016 – 26 febbraio 2017
Orari: lunedì, martedì, giovedì, venerdì e domenica 9.00-19.00; mercoledì e sabato 9.00-22.00
Biglietti: 7€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.dinosauripadova.it

Storia del profumo, profumo della storia
Fratta Polesine (Ro)- Museo Archeologico Nazionale
25 settembre 2016 - 26 febbraio 2017
Orari: tutti i giorni 8.30-19.30
Biglietti: ingresso gratuito
Informazioni: www.comune.frattapolesine.ro.it

Liberty in Italia. Artisti alla ricerca del moderno
Reggio Emilia – Palazzo Magnani
5 novembre 2016 – 14 febbraio 2017
Orari: martedì - giovedì 10.00-13.00/15.00-19.00; venerdì, sabato e domenica10.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 11e intero, 9€ ridotto
Informazioni: www.palazzomagnani.it

Il tempo di Signorini e De Nittis. L’Ottocento aperto al mondo nelle collezioni Borgiotti e Piceni
Viareggio (Lu)- Centro Matteucci
2 luglio 2016 - 26 febbraio 2017
Orari: venerdì 15.30-19.30 ; sabato e domenica: 10-13 / 15.30-19.30; chiuso lunedì
Biglietti: 8€ intero, 5e ridotto
Informazioni: www.centromatteucciartemoderna.it

La Tutela tricolore. I custodi dell’identità culturale
Firenze – Galleria degli Uffizi
20 dicembre 2016 - 14 febbraio 2017
Orari: martedì – domenica ore 10.00 – 18.00; chiuso lunedì
Biglietti: ingresso gratuito con accesso dalla porta 2
Informazioni: www.uffizi.it

La Divina Commedia di Venturino Venturi
Firenze – Villa Bardini
29 settembre 2016 – 26 febbraio 2017
Orari: martedì- domenica 10.00 -19.00; chiuso lunedì
Ingresso gratuito
Informazioni: www.bardinipeyron.it

Rembrandt in Vaticano: immagini fra cielo e terra
Roma – Musei Vaticani (Città del Vaticano)
23 novembre 2016 - 26 febbraio 2017
Orari: lunedì-sabato 9.00 - 16.00
Biglietti: 16€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.mv.vatican.va

Edward Hopper
Roma – Complesso del Vittoriano
1 ottobre 2016 - 12 febbraio 2017
Orari: lunedì – giovedì 9.30 - 19.30; venerdì e sabato 9.30 - 22.00; domenica 9.30 - 20.30
Biglietti: 14€ intero, 12€ ridotto
Informazioni: www.ilvittoriano.com

Manzù. Dialoghi sulla spiritualità con Lucio Fontana
Roma – Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo e Museo Giacomo Manzù
8 dicembre 2016 – 5 marzo 2017
Orari: Castel Sant’Angelo tutti i giorni 9.00 - 19.30
Biglietti: 13€ intero, 6,50€ ridotto
Museo Manzù
Orari: tutti i giorni 9.00 - 19.30
Ingresso gratuito al museo e alla mostra 
Informazioni: www.mostramanzu.it


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