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Un gioiello del Romanico

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
sabato 4 ottobre 2014

La chiesa di Sant’Alessandro a Lasnigo
La chiesa di Sant’Alessandro sorge fuori dall'abitato, in posizione elevata, alla sinistra della provinciale che, attraverso la Vallassina, conduce al Ghisallo. (Immagine 1/2)

Gli esterni

La piccola chiesa fu edificata su un’altura, alla quale si accede tramite una scalinata, affiancata dalle settecentesche cappelle della Via Crucis che proseguono sul sagrato, cintandolo. (Immagine 3) Fu costruita in pietra come la maggior parte degli edifici religiosi della zona risalenti al periodo romanico, di cui la torre campanaria è un notevole esemplare: è situata alla stessa altezza della facciata. (Immagine 4)
La chiesa ha facciata a capanna, con ampio portale in serizzo (con incisa la data 1613), sormontato da un timpano originariamente affrescato con il Redentore. Probabilmente risalgono a quella data le due aperture rettangolari e l'oculo che precedentemente ( dai dati della visita pastorale del 1577) era cruciforme.

Il campanile
Elemento ancora originale del periodo romanico è torre campanaria. A Lasnigo il campanile è posizionato a filo della facciata ed è caratterizzato da forme alte e slanciate. A pianta quadrata presenta la muratura divisa in cinque ordini, scanditi da archetti ciechi sormontati da un fregio a denti di sega. Nei primi due ordini si aprono semplici feritoie, mentre in quelli soprastanti la presenza di eleganti bifore profilate e del capitello a stampella, conferiscono levità a tutta la struttura. (Immagine 5)

Gli interni
L'interno, ad aula unica, ha copertura a capriate ed è diviso in tre campate da pilastri (al cui esterno corrispondono i contrafforti) su cui si impostano archi acuti. L'abside, più bassa e più stretta della navata in origine era semicircolare, modificata sicuramente prima del XVI secolo, è voltata a crociera ed è affrescata con una Crocifissione di Andrea de Passeri (1513).
Le caratteristiche architettoniche, i materiali lapidei, unitamente alla collocazione in area cimiteriale costituiscono tutti elementi che accomunano la chiesa ad altre strutture locali

Gli affreschi
L’artista che lasciò maggior segno nella chiesetta è Gerolamo da Gorla, al quale sono attribuiti gli affreschi dell’arco trionfale, del sottarco, delle pareti laterali, dell’abside e della zoccolatura con motivo a drappi e finti marmi. (Immagine 6)
La decorazione dell’arco è suddivisa in più scene, spesso senza un collegamento logico tra loro, quasi fossero una sorta di ex-voto. Iniziando in senso antiorario troviamo: la Vergine in trono con il Bambino tra le santi Caterina da Siena e Maria Maddalena, Dio Padre tra la Vergine annunciata e l’angelo annunciante, poi i santi Antonio abate, Alessandro e Pancrazio martire. (Immagine 7)
Nel sottarco sono dipinti l’Agnus Dei, i Profeti (Immagine 8) e il Telo della Veronica (Immagine 9) con la firma dell’autore 1547 opera fata magisteri ieronimus da gorla et caturio.
Sulla parete destra del presbiterio vi è raffigurato un bellissimo paesaggio con montagne e in primo piano i santi Rocco, Bernardo da Chiaravalle (Immagine 10) e alla sinistra l’Adorazione dei Magi. (Immagine 11/12)
L’Affresco più antico si situa nella parete di fondo e si tratta di una Crocefissione tra i ss. Alessandro, la Vergine, san Giovanni e una Madonna in trono con il Bambino. (Immagine 13) Il dipinto è datato 1513 e porta la firma Andrea De Passeris (ioannes andreas de passeris de turno pinxit 1513). L’affresco è curioso, ma è probabile che il pittore abbia realizzato la Crocefissione adattandola ad un’immagine già presente, la Madonna in trono con il Bambino.
Galleria di immagini

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Immagine 6

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Immagine 13

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