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L’Abbazia di Staffarda

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
martedì 7 luglio 2015

Centro e cenobio cistercense
Nell’arco di poco tempo, nel corso del XII secolo, sorgono nell'area piemontese, derivate dall’abbazia di La Ferté (che è una, assieme a Citeaux, Morimond, Pontigny e Fontenay, delle “madri” di tutte le fondazioni dell’ordine), quattro abbazie cistercensi: Lucedio in provincia di Vercelli, Staffarda (Immagine 1) (a Revello in provincia di Cuneo), Casanova (Carmagnola in provincia di Torino) e Rivalta Scrivia (provincia di Alessandria); ma per prima, poco più a sud, su territori dell’Appennino ligure un tempo appartenenti agli Aleramici nonché tuttora in diocesi di Acqui, ne sorse una quinta: Tiglieto (Campo Ligure in provincia di Genova). Sono infatti Tiglieto e Lucedio i primi insediamenti cistercensi della penisola e, così come l’insieme di tutte le abbazie citate, naturale irradiazione dalla vicina Borgogna e originario principio della successiva irradiazione ad est e a sud.

La storia
Fondata tra il 1122 ed il 1138 sul territorio dell’antico Marchesato di Saluzzo, in particolare grazie alla munificenza del marchese Manfredo I di Saluzzo, l’abbazia benedettina cistercense di Staffarda aveva raggiungo in pochi decenni una notevole importanza economica quale luogo di raccolta, trasformazione e scambio dei prodotti delle campagne circostanti, rese fertili dai monaci con estese e complesse opere di bonifica. (Immagine 2)
Tale importanza economica aveva portato all’abbazia privilegi civili ed ecclesiastici che ne fecero il riferimento della vita politica e sociale del territorio.
Nel 1144 Celestino XI concesse all’abbazia un privilegio e seguirono anche riconoscimenti imperiali, come quello di Federico Barbarossa del 15 gennaio 1159 e di Ottone IV del 25 marzo 1210; grazie a numerose donazioni, sia da parte dei Saluzzo che di altre famiglie, diventò presto ricca e importante, tanto che nel 1189 ebbe una figlia addirittura nel Lazio, precisamente Sala, nella diocesi di Castro. (Immagine 3)
A causa dei debiti l’abbazia iniziò a decadere già dalla fine del XIII secolo; nel 1463 vi fu istituita la Commenda, che non impedì l’ingresso nella Congregazione Italiana di San Bernardo nel 1497, staccandosene nel 1607, per entrare in quella Fogliense.

Nel 1690 i Francesi, guidati dal generale Catinat invasero l’intero complesso distruggendo l’archivio, la biblioteca, parte del chiostro e del refettorio; solo tra il 1715 al 1734, grazie all’aiuto finanziario di Vittorio Amedeo II vennero effettuati lavori di restauro che in parte alterarono le originali forme gotiche dell’architettura. Con Bolla Pontificia di Papa Benedetto XIV, nel 1750, l’Abbazia ed i suoi patrimoni divennero proprietà dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, ed eretti in Commenda.
Nel 1804 la chiesa venne istituita in parrocchia. (Immagine 4)

La struttura abbaziale
Del complesso abbaziale, in stile romanico-.gotico, anche se molto rimaneggiato nel tempo,si apprezzano in particolare la chiesa, il chiostro, il refettorio, con tracce di dipinto raffigurante “L’ultima cena”, la sala capitolare, la foresteria; gli altri edifici costituiscono il cosiddetto “concentrico” di Staffarda, ossia il borgo, che conserva tuttora le storiche strutture architettoniche funzionali all’attività agricola, come il mercato coperto sulla piazza antistante l’abbazia e le cascine. (Immagine 5)

La chiesa
La chiesa ha una pianta a tre navate, con finto transetto e con absidi semicircolari rivolte ad oriente; è affiancata a sud dal chiostro in parte conservato e ricostruito sul lato occidentale. La chiesa, pur nelle diverse ristrutturazioni, conserva nella sostanza le forme romaniche, offrendo poi anche tracce cospicue di arte del gotico internazionale e del rinascimento. La chiesa abbaziale è particolare in quanto non presenta lo schema cistercense a transetto sporgente sul quale si aprono cappelle che fiancheggiano il coro, bensì qui abbiamo una terminazione a tre absidi semicircolari, struttura, questa, tipicamente lombarda, anche nella sistemazione delle campate antistanti. Questo non deve far escludere che siano stati i monaci cistercensi gli artefici, poiché sia in Francia che in Spagna si hanno numerosi esempi di chiese con questo schema. (Immagine 6)
L’impianto absidale contrasta col resto della chiesa, che presenta invece chiari elementi usati proprio dai cistercensi e importati direttamente dalla Borgogna (come ogive a toro e archi acuti), che si fondono armonicamente con quelli locali.
La struttura è in mattoni a tre navate (Immagine 7), con la principale costituita da tre campate quasi quadrate e le laterali con altrettante campate rettangolari. Il sistema dei pilastri è uniforme: essi sono compositi e quelli verso nord hanno la particolarità di essere più grandi degli altri e ciò è dovuto, probabilmente, ai rifacimenti subiti dalla chiesa dopo i danni del 1690. Sugli ultimi pilastri verso il transetto si trova il tipico elemento borgognone della semicolonna pensile. Tutte le campate delle navate sono coperte da volte a crociera con grosse cordonature, anche quelle laterali (queste ultime, nella parte a sud, sono mancanti dei pilastri a muro che ricevono gli archi trasversali e le ogive, probabilmente perché sono caduti). Il transetto, come scritto, non è aggettante ed è coperto da volta a botte a tutto sesto; segue il presbiterio, con crociera cordonata, fiancheggiato da due campate, a nord con crociera semplice, a sud cordonata e con arcate a sezione acuta. Il tutto è delimitato dalle tre absidi semicircolari, precedute da campate voltate a botte.
La chiesa ha un endonartece trecentesco (Immagine 8) e superiormente una facciata (Immagine 9) non originali, ma in parte restaurati agli inizi del Novecento con aspetto rinascimentale: all'interno si conservano significative testimonianze dell'arte tardo-gotica e artistiche, tra cui principalmente il pulpito tardogotico, una Crocifissione con san Giovanni e la Vergine scolpita in legno (c.ca 1530, originariamente sull'architrave del varco di accesso al coro), la grande macchina d'altare con i dipinti di Oddone Pascale eseguito intorno al 1531-1533 (Immagine 10) e sculture in legno policromate, l'altare cinquecentesco dell'abside sinistra, con ancona lignea del 1525, scolpita con eleganti candelabre rinascimentali dallo scultore Agostino Nigra di Cavallermaggiore.

Il monastero
Il complesso abbaziale conserva la semplicità architettonica tipica dell’ordine cistercense. Il chiostro (Immagine 11/12/13/14), circondato in parte da un colorato portico con colonnine, rappresenta il centro della vita monacale e il collegamento alla maggior parte degli edifici conventuali come la sala capitolare (Immagine 15), il refettorio (Immagine 16/17) inoltre conserva ancora la struttura dell’antico lavatoio per le abluzioni dei monaci. All’esterno della parte conventuale si trova invece la foresteria, locale dove venivano ospitati i pellegrini, il mercato coperto (Immagine 18), dove si svolgevano i commerci e a ponente, quasi a costituire una recinzione, una lunga serie di corpi di fabbrica che costituiscono la parte agricola vera e propria di Staffarda, per la maggior parte ancora in attività con allevamenti bovini e coltivazioni cerealicole tipiche della zona. Gli edifici abbaziali presentano decorazioni scultoree ed a rilievo marmoreo (chiavi di volta, capitelli, cornici) dei secoli XII-XIV in particolare nel chiostro, nella chiesa e nella sala capitolare.
Galleria di immagini

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Immagine 2

Immagine 3

Immagine 4

Immagine 5

Immagine 6

Immagine 7

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Immagine 9

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