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Catechismo dell'universo quotidiano

L’abbazia di San Donato a Sesto Calende

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 8 gennaio 2016

L’abbazia nascosta
L’Abbazia di San Donato si trova a di Sesto Calende, in una località detta Scozola, antico luogo di culto nonché importante punto di transito. (Immagine 1)

La storia
L’Abbazia venne costruita attorno al IX secolo, per volere de vescovo di Pavia Liutardo de’ Conti, sui resti di un antico tempio pagano. L’attuale struttura è tuttavia il risultato dei rimaneggiamenti avvenuti tra l’XI (in particolare la navata e l’abside principale) e il XIII secolo, epoca a cui risale il nartece (struttura tipica delle basiliche cristiane dei primi secoli, di cui rappresenta infatti uno dei pochi esemplari rimasti di epoca medioevale, infatti si tratta di un atrio nettamente separato dalle vere e proprie navate. (Immagine 2/3)
Per vari secoli l’Abbazia fu al centro di una curiosa controversia. Infatti pur essendo nel territorio della Diocesi di Milano, la struttura ricadeva sotto la giurisdizione di Pavia e neppure san Carlo Borromeo, nonostante gli sforzi, riuscì ad annetterla alla diocesi ambrosiana. Cosa che riuscì solo nel 1820. Nel corso della sua millenaria storia la chiesa ha subito diverse destinazioni tra cui ospedale militare.

La struttura della chiesa
Dell’antico complesso monastico rimane solo la chiesa. Essa consta di tre navate absidate, l’abside sud è andata distrutta nel ’700 e venne sostituita da una sacrestia. Quella settentrionale invece risale alla struttura originaria (Immagine 4). Dall’esterno ci si può fare un’idea della travagliata vita della struttura. Si possono osservare per esempio delle decorazioni medievali, una formella romanica e persino un’epigrafe funeraria romana.
All’interno troviamo subito il nartece, posto nella parte antistante e contrassegnato da colonne romane. (Immagine 5)
L’altare maggiore è sopraelevato (Immagine 6) sulla chiesa originale alla quale si accede da due scale, affiancate alla gradinata centrale settecentesca. Le pareti che racchiudono l’altare maggiore, affrescate dal Bellotti, presentano curiose cariatidi con parti sporgenti degli abiti. Ai piedi del catino centrale, a due centri di curvatura in seguito alla sostituzione dell’originaria copertura in legno con le attuali volte in cotto, si snoda un coro ligneo di pregevole fattura con quindici stalli.
Sono poi presenti numerosi affreschi che sono datati dal XV al XVII secolo. Alcuni di essi, come il pregiato La Madonna dei Limoni (Immagine 7/8), sono stati trasferiti su tela per essere restaurati. Tra i rimanenti meritano attenzione particolare La Madonna del Latte, secondo pilastro a sinistra, e L’ultima cena, realizzato da Tarillo da Curia nel 1581 (Immagine 9). Appena entrati, sulla destra, si trova la Cappella di Santa Caterina recante affreschi sulle vicende della santa, opera di Bernardino Zenale (1503); anche la piccola abside di sinistra è affrescata con Dio in trono e la teoria di Santi. (Immagine 10/11/12)
Ciò che rimane dell’originario stile romanico è ben testimoniato anche dalla cripta (Immagine 13) formata da colonnine che sostengono gli archi delle volte a crociera. In essa si leggono, ma ancora per poco, sinopie illustranti la Natività e l’Ave Maria. (Immagine 14/15)
Galleria di immagini

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