Attualità >> Mostre e Luoghi >> Luoghi
Catechismo dell'universo quotidiano

Una chiesa penitenziale a Milano

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
mercoledì 10 febbraio 2016

La basilica di San Carlo al corso
L’imponente basilica di San Carlo al corso, venne edificata nella prima metà dell’Ottocento in sostituzione della chiesa medievale di Santa Maria dei Servi, sede milanese dell’ordine dei Serviti. (Immagine 1)

L’ordine mendicante dei Serviti era giunto a Milano nel 1288, proprio all’inizio dell’espansione dell’Ordine fondato nel 1233 a Firenze, creando una piccola fondazione con sette padri. Il convento si trovava appena fuori dalle mura cittadine, così come tutti gli ordini mendicanti dell’epoca preferivano; esso si trovava nel luogo dove poi sorse il convento e la chiesa dei monaci fondati da san Pier Celestino, nell’attuale via Senato. Nel 1317 si trasferirono all’interno della cerchia fortificata, sempre nella zona di Porta Orientale, insediandosi nella preesistente chiesa dei Frati della Penitenza di Gesù Cristo, intitolata a Santa Maria del Sacco, che da loro mutuò il nome di Santa Maria dei Servi. Tale chiesa era parallela al corso, chiamato Corsia dei Servi. (Immagine 2/3)
Dopo una presenza secolare nel 1799 la Repubblica Cisalpina decise di sopprimere il convento servita e quindi la chiesa divenne parrocchia retta da un sacerdote diocesano, don Giacinto Amati.
In quest’area il corso aveva una strozzatura e il Comune chiese un arretramento della chiesa per ampliare la strada che, a metà Ottocento, stava diventando una delle arterie più significative e rappresentative della città. (Immagine 4) Venne presentato un progetto che non piacque alla Fabbriceria della chiesa che, a quel punto, si risolse di abbattere l’antico monumento e di ricostruire una basilica nuova, l’attuale (1832).
Il progetto venne affidato al fratello del parroco, Carlo Amati, professore a Brera, con funzioni anche presso la Commissione d’Ornato, l’organo che aveva la responsabilità del decoro cittadino
anche se il cantiere fu effettivamente guidato nel 1838-1847dall’architetto Filippo Pizzigalli.
La nuova chiesa fu realizzata in ringraziamento della cessazione di un’epidemia di colera, e dedicata a San Carlo Borromeo, il grande vescovo milanese, che si era occupato delle grandi epidemie di peste del XVI secolo.
L’intervento, risalente agli anni tra il 1814 e il 1847, creò un edificio a pianta circolare, preceduto da una bella piazza porticata e introdotto da un pronao su colonne corinzie. Nel progetto originario, al sagrato della chiesa avrebbe dovuto corrispondere, sull’altro lato della strada, un’esedra porticata, ma che non venne mai realizzata.
Nell’agosto del 1938 papa Pio XI l’ha elevata alla dignità di basilica minore.
La chiesa di San Carlo è tuttora officiata dai Serviti, che hanno da anni accompagnato all’impegno religioso, una intensa attività culturale e assistenziale. (Immagine 5)

Gli esterni
L’attuale edificio è un interessante esempio di stile neoclassico, ispirato al Pantheon romano, con significative somiglianze con la chiesa di San Francesco da Paola a Napoli, col colonnato di piazza del Plebiscito
L’esterno è caratterizzato da un colonnato frontale, che si estende ai lati formando una piazza quadrata, aperta sul Corso Vittorio Emanuele, composta da 36 grandi colonne corinzie monolitiche in granito di Baveno, poste su un’ampia gradinata. Il colonnato di compone di due portici laterali, con tre colonne ciascuno, e di un pronao centrale ottàstilo, sormontato da un frontone triangolare privo di decorazioni, sormontato da una croce retta da due angeli. (Immagine 6)
L’imponente cupola poggia su una struttura cilindrica (tamburo), abbellita da un’alternanza di semicolonne, finestre e nicchie, mentre la cuspide della lanterna è scandita da cariatidi angeliche che separano le finestre. Alle spalle della chiesa si erge il campanile che, con i suoi 84 metri, è il più alto di Milano. (Immagine 7)

Gli interni
All’interno domina la grande aula circolare contornata dal colonnato anulare in granito rosso che, come il Pantheon, sfiora le pareti, traforate da esedre che formano cappelle, a loro volta affiancate da due piccole cappelle. (Immagine 8)
Proseguiamo dall’ingresso a sinistra.
Accanto alla porta d’ingresso notiamo due acquasantiere singolari: si tratta di due grandi valve di conchiglie marine (tridacna) (Immagine 9); sul lato sinistro inoltre è stato murato un rilievo del 1400 proveniente dalla costruzione precedente: rappresenta la Madonna dell’umiltà con il Bambino deposto a terra tra san Giuseppe e sant’Ambrogio. (Immagine 10/11)
La cappella che segue, ora adibita a cappella della Penitenza, è caratterizzata dalla presenza di un antico Crocifisso ligneo, uno tra i più antichi di Milano (1300), sul quale ancora si possono riscontrare tracce della originale colorazione rossa delle gocce di sangue. (Immagine 12)
L’esedra che segue è dedicata all’Addolorata, in essa si può ammirare un altare barocco, l’unico proveniente dalla precedente chiesa. La statua della Vergine Addolorata (1932), molto venerata, è opera dello scultore austrico Franz Haider (1860-1947). (Immagine 13)
La successiva piccola cappella è dedicata al titolare della chiesa, san Carlo. In essa possiamo vedere il gruppo scultoreo di Pompeo Marchesi (1783-1858), allievo di Canova, San Carlo che comunica il piccolo san Luigi Gonzaga (1851).
Al centro tra le esedre, si apre un profondo presbiterio con una sua piccola cupola, colonne laterali ed una ornamentazione assai ricca. Sopra l’altar maggiore del XVIII secolo (proveniente dalla vecchia basilica), è collocato un Crocifisso ligneo sempre di Pompeo Marchesi, tra le statue di S. Carlo e S. Ambrogio. Nel 1948-49 Giovanni Testori affrescò le vele, ma i dipinti non vennero però apprezzati per l’influenza così scoperta di Picasso e, a causa delle proteste della Sovrintendenza, Testori ritenne giusto il ricoprirle, tanto che ancor oggi sono celate. Campeggia invece nella volta del presbiterio La gloria di san Carlo (1845) del pittore Francesco Inganni (1807-1880). (Immagine 14/15)
Sempre sul presbiterio troviamo le statue di S .Giovanni Battista e S. Giovanni evangelista.
Si nota, girando dall’altare maggiore verso l’uscita principale, l’ingresso ad un locale chiamato Rotonda, adibito a luogo di incontro e conferenze. Il piccolo atrio d’accesso è caratterizzato dalla presenza di alcune significative opere d’arte provenienti dalla basilica precedente, come ad esempio i rilievi seicenteschi con episodi della vita del beato Giovannangelo Porro, a cui è dedicata la cappella successiva nell’esedra. (Immagine 16/17/18/19)

Cappella del Beato Giovannangelo Porro
La cappella (Immagine 20) conserva in una teca all’altare le spoglie mortali del Beato Giovannangelo Porro (1451-1505), membro della nobile famiglia milanese, monaco presso il convento dei Serviti di Santa Maria di Milano. La tomba si trova qui, proprio per volere di san Carlo, in quanto il Borromeo sarebbe stato guarito da fanciullo per intercessione del beato ivi venerato.
La tela all’altare, con La gloria del Porro (Federico Macagni, 1600) (Immagine 21), e le tele (Immagine 22) che le fanno da contorno sono parte dell’originale cappella della chiesa precedente, mentre i rilievi sulla sommità sono opera ottocentesca e le vetrate sono moderne, del pittore Luigi Timoncini.
Arriviamo verso l’uscita con la cappella dedicata a San Vincenzo, caratterizzata dal rilievo di Pandiani, in ricordo del fatto che in questa chiesa Ozanam, fondatore delle conferenze di san Vincenzo, fu battezzato (1813).

La simbologia
Ciò che colpisce in questa basilica, oltre alla evidente monumentalità, è la presenza di moltissime statue e rilievi.
17 profeti scandiscono il tamburo della cupola (Immagine 23), 10 apostoli sono nel catino dell’abside, 40 santi vescovi ambrosiani ritmano in tondi la fascia sopra le colonne; sempre sopra le colonne 10 bassorilievi raccontano la vita di san Carlo (Ingresso in Milano, Dona tutto ai poveri, Miracoli, Morte del santo, Convocazione dei concili, In meditazione, Visite pastorali); 4 grandi statue con i dottori della Chiesa (Tommaso d’Aquino, Gregorio Magno, Gerolamo, Agostino) (Immagini 24/25/26/27) e 2 Virtù (Umiltà e Fede) (Immagini 28/29) ritmano i grandi nicchie le pareti della chiesa.
L’iconografia traccia un preciso percorso simbolico e teologico. Attraverso i profeti e gli evangelisti, il credente si radica nella Storia della Salvezza e nella Rivelazione; apostoli, pastori e dottori indicano i tre ministeri su cui poggia la Chiesa universale; attraverso i vescovi viene inoltre evidenziata la particolarità della Chiesa ambrosiana. Il tutto sotto l’imponente cupola (alta 36,90 m, larga 32,30 m) la cui forma e struttura richiama precisi simboli: riecheggia la struttura stesa del cosmo. La sfera del sole e della luna, la forma della terra: è la figura geometrica in cui si esprima la perfezione divina. La cupola, terminante con un lucernaio, è simbolo della compenetrazione Cielo-Terra, simbolo della tenda cosmica , della volta celeste, della dimora di Dio e di Cristo, zenit del mondo. La chiesa diventa così luogo che si apre sull’infinito, linea di contatto con l’Assoluto. (Immagine 30)
Galleria di immagini

Immagine 1

Immagine 2

Immagine 3

Immagine 4

Immagine 5

Immagine 6

Immagine 7

Immagine 8

Immagine 9

Immagine 10

Immagine 11

Immagine 12

Immagine 13

Immagine 14

Immagine 15

Immagine 16

Immagine 17

Immagine 18

Immagine 19

Immagine 20

Immagine 21

Immagine 21

Immagine 22

Immagine 23

Immagine 24

Immagine 25

Immagine 26

Immagine 27

Immagine 28

Immagine 29

Immagine 30
  



Pagina:  1  2  3  4  5  6


© Copyright 1995-2010 | CulturaCattolica.it | Privacy Policy |Credits