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Nel cuore della Sila

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
sabato 12 marzo 2016

L’abbazia Florense a San Giovanni in Fiore
Gioacchino da Fiore (1130 circa – 1202) è all’origine della fondazione dell’abbazia (Immagine 1). Dopo una giovinezza irrequieta, alla ricerca della sua vocazione, Gioacchino viaggiò e si trattenne, ancora laico, presso alcune abbazie, venendo a contatto con vari ordini monastici, tra cui quello cistercense, tanto da vivere per alcuni tempi presso l’Abbazia di Santa Maria della Sambucina. Consacrato poi sacerdote soggiornò nel monastero di Corazzo, divenendone priore e poi abate. Recatosi nel 1183 presso l'abbazia di Casamari, nel Lazio, con l'intento di far accorpare il cenobio di Corazzo all'Ordine Cistercense, Gioacchino affinò la propria spiritualità, scorgendo un bisogno di meditazione fino ad allora mai capitatogli. Fu così che insieme ad un compagno decise, fra la Pasqua del 1186 e il febbraio del 1188 di salire sulla Sila alla ricerca di un luogo per abitare. Dopo diverse tappe, i due giunsero presso una radura sul versante orientale della Sila, presso un'immensa foresta di boschi, e con a valle il fiume Arvo. La località si presentò perfetta per Gioacchino, che decise di stabilirvisi, ed ivi, edificare il monastero, dedicandolo a San Giovanni Evangelista. (Immagine 2)

Il proto-cenobio
Nella località di Iure Vetere Gioacchino, fondò quella che sarà la sua prima abbazia. Cominciata nel 1189 e terminata nel 1198, l'abbazia di Iure Vetere era ubicata in un luogo dove vi era pace e tranquillità, e dove si poteva rigenerare la spiritualità perduta. Assieme al monastero vennero realizzate anche delle dipendenze ad utilizzo dei monaci, ai quali vennero affidate terre per la coltivazione e il pascolo. Purtroppo, le controversie con i monaci Basiliani del vicino Monastero dei Tre Fanciulli e un disastroso incendio, costrinsero i monaci di Gioacchino ad abbandonare per sempre il vecchio proto-cenobio (Il sito della prima fondazione florense venne ritrovato nel 2001). (Immagine 3)

Il nuovo cenobio
I monaci cominciarono subito a porsi il problema se restaurare il vecchio monastero e restare sul luogo scelto da Gioacchino o fondarne uno nuovo. Si pervenne alla scelta della seconda ipotesi. Al nuovo progetto venne incontro l'imperatrice Costanza di Aragona, che donò all'ordine gioachimita altri beni demaniali, per ripagare i monaci dei danni subiti con l'incendio, ed invocò l'aiuto di feudatari ed ecclesiastici affinché si potesse sopperire ai bisogni chiesti dagli stessi monaci. Le donazioni arrivarono ed i monaci poterono finalmente dedicarsi all'impiego per la costruzione della nuova chiesa. I monaci, dovendo scegliere un altro luogo, non vollero però abbandonare le foreste silane, decidendo così, solo di discendere di qualche centinaio di metri dal luogo di Iure Vetere.
Fu così che nel 1215 venne scelto un costone roccioso , ma il luogo apparve subito più ameno del precedente, con possibilità maggiori di potere realizzare il monastero e potervi vivere serenamente perché lì, di fatto, il clima era più mite. Per dare continuità con il primo insediamento l’abate decise di nominare la località scelta Fiore o Fiore Nuovo. (Immagine 4)

L’abbazia
Intorno al 1230 l'Abbazia Florense venne terminata. Subito essa apparve come un'opera imponente, in un luogo quasi sperduto e difficile da raggiungere come quello silano. La prima impronta architettonica, più volte risistemata con aggiunte e variazioni, è di marca romanica. L'impianto del complesso badiale, è di forma quadrata, con al centro un grande chiostro ad archi ogivali. La pianta della chiesa è invece a croce latina, con l'abside di forma rettangolare orientato verso oriente.
Dal 1600, in epoca barocca, l’edificio subì alcune trasformazioni e in queste condizioni è giunto fin quasi ai nostri giorni. (Immagine 5/6)

La chiesa abbaziale. Gli esterni
La facciata della chiesa si presenta oggi molto semplice e snella, con la cuspide che forma una capanna (Immagine 7). Non ci sono decorazioni imponenti, tranne il portone. Lavorato è, invece, il foro sopra il portone che presenta un anello interno ed uno esterno più sporgente in pietra lavorata.
L'ingresso è mutato e dell’originale rimane solo il portone mentre è andato perduto il nartece.
Il portone, realizzato in pietra calcarea finemente lavorata, costituisce l'unico tratto distintivo adornato di tutta la facciata. Esso è lievemente strombato con stipiti a gradini convergenti, è racchiuso all'interno di un ideale solido geometrico a forma di parallelepipedo regolare, che sporge di poco rispetto al piano verticale del tratto di muro basso della facciata. (Immagine 8)
L'ingresso è più elevato del piano della navata, infatti bisogna scendere alcuni gradini per accedervi.
Le decorazioni poste sul portone presentano dei fregi di foglie dentellate al cui sopra si trova una fascia classica che separa il portone dal la parte più alta. La parte superiore è composta da una serie di archi ogivali che formano di fatto, quattro cornici. Lavorati sono anche i capitelli e le colonne ai lati dell'ingresso. Un tempo l’ingresso era protetto da un nartece, forse andato distrutto da un incendio. (Immagine 9)

Giriamo attorno al complesso e ammiriamo la zona absidale.
L'abside è forse l'elemento di maggiore pregio di tutta l'abbazia.(Immagine 10) Esso si rifà all'architettura tardo romanica del periodo e presenta una finestra circolare esalobata, al centro di un triangolo ai cui vertici vi sono tre piccole finestre circolari quadrilobate. Sotto questi quattro elementi circolari vi si trovano tre ampie monofore, che nella dimensione del complesso disegno, non superano i lati delle piccole finestre circolari. Tra i diversi riferimenti architettonici, convince la derivazione dall’ Abbazia di Casamari, abbazia sita nel Lazio, costruita nello stesso periodo dell'Abbazia Florense. (Immagine 11/12)

Il campanile, posto a lato dell'abside nella parte più elevata del tetto della stessa, ha forma di parallelepipedo regolare. (Immagine 13/14) Presenta una sommità più lavorata, con 4 archi a tutto sesto realizzati lungo i lati della parte più elevata del campanile, mentre il tetto, regolare, funge da grande capitello.

Gli interni
L'interno, modificato con l'ultimo restauro del 1989, si presenta oggi in stile romanico a pietra nuda, come lo era originariamente. (Immagine 15) Sulle pareti dell'interno non sono presenti sculture, fregi, decorazioni, dipinti, statue, guglie, e qualsiasi altra forma decorativa, affinché « …non vi fosse nulla che ostentasse superbia, vanità o potesse corrompere la povertà, custode di virtù » (regola florense)
Dalla pianta a croce, si possono notare una grande navata centrale e due navatelle laterali, che sono separate da un muro dalla centrale , ma ad esse si accede attraverso due portine situate a metà navata.
La navata centrale dà subito l'impressione dell'imponenza dell'abbazia. Le pareti alte e verticali, rendono immediatamente l'ampiezza e la profondità dell'edificio e si presentano spoglie. In alto sono presenti 4 monofore per lato, realizzate quando vennero chiuse le aperture barocche nell’ultimo restauro. (Immagine 16)

La navatella laterale, dalla quale si può accedere sia da una porta laterale che si affaccia sulla piazzetta antistante il portale dell'abbazia, e sia da una porticina che la collega alla navate centrale, è stata rimaneggiata e modificata più volte nel corso dei secoli. In alcune foto dell'epoca appare diroccata con alberi e piante nel proprio interno, segno di una profonda incuria. Dopo l'ultimo restauro, è stata riaperta al pubblico ed oggi ospita la mostra permanente delle tavole del Liber Figurarum, le opere artistiche di Gioacchino da Fiore, che racchiudono il pensiero e l'immaginario gioachimita.
Sul presbiterio (Immagine 17) campeggia l'altare in stile barocco, è un'opera del maestro di arte lignea, Giovanbattista Altomare, realizzato attorno al 1740. L'altare, che poggia su una base rialzata e presenta elementi riccamente decorati, intagli preziosi nel legno che sono stati poi dorati dal maestro. I maggiori elementi utilizzati sono la foglia dorata e teste di putti e una statua di San Giovanni, patrono dell’abbazia e del paese.

Dietro l'altare troviamo il coro ligneo, opera di autore sconosciuto. Il coro è intagliato in legno di noce, finemente lavorato. Il coro era utilizzato un tempo dai religiosi che risiedevano nel monastero e che in questa parte dell'edificio si dedicavano ai canti religiosi.
La chiesa è dotata di una cripta alla quale si accede attraverso una ripida scala in pietra. (Immagine 18/19/20)

Il Liber Figurarum
Nella navatella laterale vi è una esposizione permanente raccoglie le litografie delle Tavole del Liber Figurarum, opera figurativa di Gioacchino da Fiore, considerata «la più bella ed importante raccolta di teologia figurale e simbolica del Medio Evo. Le tavole figurative, oggetto ancora oggi di studi per il loro simbolismo sono considerate gioielli d'arte di inestimabile valore, queste riproducono, attraverso l'arte del disegno, tutto il pensiero gioachimita, pensiero studiato in tutto il mondo dalle più importanti università. (Immagine 21/22/23)
Galleria di immagini

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