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Catechismo dell'universo quotidiano

L’Oratorio dei Buonomini a Firenze

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
martedì 2 agosto 2016

La Carità non ha tempo
Nella Firenze del 1300-1400, l’operosità dei mercanti rappresentava l’anima e soprattutto la forza della città; una vera e propria esplosione economica che aveva portato i notabili e ad arricchirsi a tal punto da diventare i più importanti banchieri europei, coloro che addirittura a prestare i loro fiorini d’oro a papi e re. Cosa sempre molto rischiosa, infatti il prestito di circa 1.000.000 di fiorini d’oro fatto a re Edoardo III da parte della famiglia dei Bardi e dei Cerchi per sostenere la guerra dei Cento Anni contro la Francia, non fu mai più restituito provocando il fallimento delle due famiglie. (Immagine 1)

La Confraternita
Antonino Pierozzi (1389-1459) (Immagine 2), frate domenicano di San Marco, nonché vescovo di Firenze, ed ora protettore della città, nel 1441 fondò una confraternita di 12 uomini, come il numero degli apostoli, perché sovvenissero alle necessità di coloro che venivano rovinati economicamente o per mano d’altri, come capitava spesso all’epoca dei Medici per le esose tasse che imponevano ai cittadini, o per responsabilità propria.
Queste persone erano i cosiddetti “poveri vergognosi”, cioè coloro che, essendo stati un tempo benestanti si vergognavano della condizione di indigenza in cui erano caduti e quindi dovevano essere soccorsi con estrema discrezione.
Fra Antonino scelse i 12 Procuratori dei Poveri Vergognosi fra persone di diversa levatura sociale e dette loro una regola elementare: dovevano raccogliere da chi poteva, dare e distribuire tutto quello che ricevevano nel più assoluto segreto, trovando e assistendo quei poveri che si chiudevano nel loro silenzio, vittime della loro miseria e della loro dignità.
Ancora oggi, come un tempo, la congregazione vive con le stesse semplici regole di 570 anni fa e, affidandosi alla Provvidenza, ottiene il contributo dei fiorentini e delle persone caritatevoli. Quando le finanze dei Buonomini si esauriscono, si accende un lumicino fuori dalla cappella e da qui deriva l’espressione toscana “essere al lumicino”. Ancora oggi la totalità delle offerte che arrivano alla congregazione sono devolute in beneficienza ed i Buonomini mantengono la massima riservatezza a tutela della dignità dei bisognosi.

L’Oratorio
La Cappella (Immagine 3) si trova vicino al monastero della Badia Fiorentina e si tratta di un piccolo edificio fondato probabilmente nel X secolo, chiamata San Martino al Vescovo. Sostenuta da importanti famiglie della zona come i Donati e gli Alighieri, la casa di Dante sorge infatti ad appena un isolato, è tradizionalmente il luogo indicato per il matrimonio di Gemma Donati con Dante.

Cessata la funzione parrocchiale, la chiesetta viene affidata alla compagnia assistenziale fondata dal vescovo sant’Antonino, nell’ambito del progetto di razionalizzazione degli istituti assistenziali promossa dall’arcivescovo. Fino ad allora infatti esistevano solo generici Spedali o confraternite, dal XV secolo i compiti vennero differenziati fra le strutture specializzate ed attrezzate per lo scopo specifico, come il celebre Spedale degli Innocenti, primo orfanotrofio d’Europa. (Immagine 4)
L’oratorio venne riedificato nel 1479 e i confratelli per la loro serietà suscitarono addirittura il rispetto e l’ammirazione della città, tanto da venire menzionati da papa Eugenio IV come Angeli di Firenze, mentre Savonarola, nel suo breve periodo di governo della città, fece devolvere alla compagnia la notevole cifra di 3.000 fiorini desunti dalla tassa pagata dal clero diocesano alla Repubblica. (Immagine 5)
Con il riconoscimento dell’opera di assistenza, discreta e concreta, è facile immaginare il sostegno con lasciti e donazioni di ricche famiglie cittadine, che portarono presto al bisogno di decorare degnamente la sede con una serie di affreschi illustrati.
Il semplice ingresso (Immagine 6), sovrastato da una lunetta con l’immagine di Sant’Antonino (Immagine 7), è caratterizzato dalla presenza di un tabernacolo con San Martino che fa l’elemosina ai poveri di Cosimo Ulivelli (Immagine 8) e due buche: quella dove si inseriscono le elemosine e quella dove vengono poste le richieste d’aiuto. (Immagine 9/10)

Gli affreschi
Gli affreschi (Immagine 11) vengono attribuiti alla bottega di Domenico Ghirlandaio, anche se studi recenti paiono indicare come più probabile, tra le tante ipotesi sollevate, il nome di Francesco d’Antonio, un miniaturista che aveva la propria bottega nel quartiere dei cartolai (addetti alla produzione e vendita di libri), situato proprio dirimpetto, attorno alla Badia. Questa attribuzione è anche suffragata dalla minuziosa resa dei dettagli di oggetti e aspetti della vita comune, tipica di chi lavorava sulle preziose pagine miniate. Un altro nome proposto è quello di Domenico di Giovanni, almeno per nove delle dieci lunette, collaboratore di Ghirlandaio.
Due delle dieci lunette raffigurano il santo titolare della cappella e patrono di chi fa la carità, San Martino che cede il mantello ad un povero e il Sogno di san Martino, emblematiche della funzione assistenziale. (Immagine 12/13)
Nelle successive Opere di misericordia si stagliano le figure dei confratelli che indossano una reste rossa con un mantello nero e un copricapo nero. (Immagine 14/15/16/17/18)
Le lunette hanno un grande interesse sociologico e storico, oltre che artistico, perché ritraggono con fedeltà la vita comune della Firenze del Quattrocento: per esempio nella prima a sinistra dopo l’ingresso è raffigurata la Visita agli infermi (Immagine 19), dove i buonomini portano un pollo ed un fiasco di vino ad una donna che ha appena partorito; la condizione di (ex) famiglia benestante è rappresentata dal mobilio e dalla presenza di una persona di servitù che prende i doni; inoltre i Buonomini offrono stoffa e filo per vestire il bambino.
Accanto vi sono due lunette raffiguranti atti notarili (Inventario e Matrimonio), influenzate sicuramente dalla vicina e potente Arte dei Giudici e Notai, che aveva la propria sede nella vicinissima via del Proconsolo. (Immagine 20/21)
Oltre agli affreschi sono presenti un busto di Sant’Antonino sull’altare (Immagine 22), attribuito al Verrocchio, una bella tavola quattrocentesca con una Madonna col Bambino attribuita alla scuola di Perugino (Immagine 23) e una elegante maiolica robbiana. (Immagine 24)
Galleria di immagini

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