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La pieve di San Lazzaro a Lucardo

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
domenica 4 settembre 2016

La pieve ritrovata
La pieve di San Lazzaro a Lucardo si trova nel comune di Certaldo, vicino a Firenze, presso l’importante via Volterrana che collegava il capoluogo toscano con la cittadina di Volterra.
Tra le numerose chiesette romaniche della Valdelsa, questa è certamente uno degli esempi più significativi. L’atmosfera che si respira in questo luogo sacro è maestoso e ieratico, tipico di quelle maestranze di origine lombarda che furono attive nella zona, come nelle chiese di Sant’Appiano e a Tavarnelle di Val di Pesa. (Immagine 1)

La storia
La pieve di San Lazzaro (Immagine 2) è ricordata in alcuni documenti del X secolo quale censuaria del vescovo di Firenze. In un altro documento dell’Abbazia di Passignano e risalente al 987 risulta che la chiesa a quel tempo era intitolata a San Leonardo, dedicazione che poi non mantenne.
Da altre fonti relative alle vicende storiche della zona possiamo dedurre che la pieve facesse parte del comune di Certaldo e in base a ciò si può supporre che dovesse appartenere ai Conti di Certaldo, quasi certamente dalla seconda metà del XII secolo, per poi passare sotto il controllo del vescovo di Firenze. Dal XIII secolo in poi aumentano le notizie riguardanti la pieve e le sue chiese controllate e sono anche rimasti i nomi di alcuni suoi rettori che appartenevano alle famiglie più potenti della zona.
La situazione economica della chiesa era florida come risulta sia dal pagamento dei tributi per mantenere l’esercito fiorentino nel 1260 sia dalla decime pontificie del 1276 e del 1302 ; grazie a questo la chiesa era una delle più ambite, tanto che veniva assegnata solo ai canonici della cattedrale di Firenze.
Nel 1363 la pieve venne costituita in dote alla famiglia Gianfigliazzi, signori del Castello di Santa Maria Novella, poco distante, e così rimase fino al 1954. I Gianfigliazzi fecero diversi lavori nel corso dei secoli. Ad esempio nel 1589 in occasione della visita del duca Alessandro de’ Medici la chiesa venne restaurata mentre nel 1593 risulta costruito l’edificio dell’oratorio della Compagnia. A causa di un incendio che distrusse sia la canonica che parte della navata destra nel 1722 vennero effettuati dei grossi restauri . I lavori più grossi però vennero effettuati nel 1782 quando vennero costruiti i nuovi altari laterali, venne rifatto il presbiterio e vennero anche aperte tre finestre. Nel XIX secolo venne costruita la tettoia-portico in facciata.
Negli anni cinquanta del XX secolo venne ripristinato lo stile romanico eliminando completamente gli intonaci e tutte le altre aggiunte in stile barocco; in quell’occasione vennero riportati alla luce anche degli affreschi risalenti al XIV secolo. (Immagine 3)

La struttura architettonica
La chiesa ha un impianto a tre navate ed è stata quasi per intero realizzata con pietra arenaria. È coperta con un tetto a falde, tetto che è sorretto da capriate in legno nella navata centrale mentre nelle navate laterali la copertura è a volte a crociera. Tutto il complesso sembra risalire ala fine dell’XI secolo.

Gli esterni
La facciata è stata più volte modificata negli ultimi tre secoli ma mantiene ancora la tripartizione romanica costituita da quattro lesene che ripropongono all’esterno la divisione spaziale dell’interno. In facciata è stato costruito nel XIX secolo un portico-tettoia sotto il quale è inserita la porta di ingresso decorata da un arco a tutto sesto con ghiera decorata a dentelli e con un architrave scolpito con mensola. (Immagine 4)
I muri perimetrali della chiesa sono privi di aperture, infatti le uniche fonti di luce sono le monofore del claristorio. Sul lato destro è posta una grossa torre che venne riutilizzata come campanile e nel cui fusto è posto un portale di accesso che in origine era protetto da una tettoia della quale oggi sono rimaste le buche pontaie. Sul lato destro della torre c’è una porticina architravata che presenta una lunetta monolitica su cui è scolpito un arco e una croce di sant’Andrea; questa porticina metteva in comunicazione la chiesa con il chiostro. Del chiostro è rimasto l’impianto e alcuni sostegni delle arcate.
La zona presbiteriale è costituita dal volume delle tre absidi, una per ogni navata. La tribuna è scandita da lesene a cui si collegano archetti pensili che formano una finta galleria di nicchie. (Immagine 5/6)

Gli interni
L’edificio mostra ancora le strutture romaniche: l’impianto basilicale, spartito da sette pilastri rettangolari, in origine aveva una cripta, emersa nel corso di restauri promossi intorno agli anni sessanta del Novecento. (Immagine 7/8)
L’organizzazione interna dello spazio, nella sua semplicità e linearità, è comune a quello di molte altre chiese del contado fiorentino.
Nel XIV secolo sui pilastri sono stati realizzati degli affreschi attribuiti a Cenni di Francesco di ser Cenni. Sempre di Cenni è anche un affresco miracoloso collocato nella parete sinistra, a circa metà della navata, raffigurante una Madonna del latte databile nel lustro compreso tra il 1385 e il 1390, di squisita fattura. (Immagine 9)
Galleria di immagini

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Immagine 7

Immagine 8

Immagine 9



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