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La chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Brebbia

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 7 ottobre 2016

Il romanico delle Prealpi
La chiesa romanica dei SS. Pietro e Paolo a Brebbia è una delle costruzioni medioevali più belle e meglio conservate della zona di Varese. (Immagine 1)

La storia
L’attuale edificio sostituisce uno precedente datato VII secolo d.C., una chiesa più piccola e situata tra il campanile e l’edificio attuale; sul finire dell’XI secolo si decise di costruirne una più grande adatta ad una popolazione ormai molto numerosa. Il paese di Brebbia ebbe un passato glorioso, fu centro di intensa prosperità nell’età romana, quindi capo di Pieve ed anche sede di un castello degli arcivescovi milanesi. Il primo documento in cui si parla esplicitamente della pieve di Brebbia risale al 999, ma la tradizione narra che la prima chiesa fu fondata intorno al IV secolo d.C. da san Giulio (Immagine 2) evangelizzatore, con il fratello Giuliano, di tutta l’area prealpina intorno al lago Maggiore. Lo stesso santo si tramanda che abbia miracolosamente riattaccato il pollice ad un carpentiere che se l’era inavvertitamente tagliato durante i lavori di edificazione della chiesa. Un’altra leggenda racconta che san Giulio distrusse il tempio di Minerva per sostituirlo con la chiesa; in effetti sul lato settentrionale dell’edificio si trova ancora una pietra murata recante l’iscrizione, ormai molto consumata, con il nome della dea, forse resto di un precedente tempio pagano. (Immagine 3)
La pianta della nuova chiesa romanica è molto semplice: tre navate, un’abside e un transetto poco sporgente dalle navate. La navata centrale era coperta da semplici capriate sostituite poi nel Seicento da volte; così come la facciata, originariamente a capanna, fu trasformata secondo uno schema a salienti (Immagine 4)
Le modifiche seicentesche hanno reso necessari, in tempi recenti, molti interventi di restauro (come i tiranti e le piastre metalliche ben dimostrano) e sono in chiaro contrasto con il bel paramento romanico fatto di corsi regolari di serizzo, granito e pietra di Angera.

 Gli esterni
Notiamo in particolare la raffinata fattura della muratura esterna: il sottile zoccolo modanato (Immagine 5/6), che gira tutt’intorno all’edificio, il portale meridionale (Immagine 7/8/9) molto più ornato di quello della facciata odierna, con colonne e pilastrini, archi e capitelli scolpiti, tanto da far pensare che inizialmente la piazza fosse posta su questo lato, ben protetta dai venti del nord. L’attenzione decorativa continua anche nell’abside, con tre monofore strombate in quella centrale, incorniciata da colonnine e pilastrini con capitelli scolpiti simili a quelli del portale sud. (Immagine 10/11)

Gli interni
Lo spazio a tre navate su pilastri di varia forma (Immagine 12/13), reggono l’ampia volta a crociera centrale del transetto, i pilastri sono robusti ed elegantemente scolpiti nello stile del portale meridionale. Questa era forse l’unica parte della chiesa originariamente coperta a volta per differenziare la zona sacra del presbiterio da quella delle navate con semplice capriata. L’arco che immette nell’abside ha un profilo a sesto acuto di epoca gotica.


Gli affreschi
La chiesa si caratterizza per una ricca decorazione ad affresco, che si sviluppa soprattutto nella zona absidale e sulla parete destra, decorazione che è cresciuta e si è completata nel tempo, con l’apporto di singoli artisti, come risultato di un’attività e di un sentimento collettivi, scegliendo via via il linguaggio più aggiornato e meglio collaudato. Il linguaggio della pittura in questione è efficace, comunicativo dei temi e della sensibilità dell’epoca, sino alla massima espressività possibile. (Immagine 14)

Gli affreschi della zona absidale della chiesa di San Pietro, vera e propria “mescolanza e composizione” di diverse mani di maestri, sono quelli meno leggibili, a causa della caduta di vaste zone di colore e del sovrapporsi di strati di intonaco, elemento, questo, che ricorre di frequente negli affreschi di tipo devozionale.

Il catino absidale è dominato dalla figura centrale di Cristo (Immagine 15/16), racchiusa all’interno di una mandorla dai colori dell’arcobaleno, circondata da un concerto angelico; nel registro superiore dell’abside si trova una serie di Apostoli, disposti a coppie, ai lati di una Crocifissione; nel registro inferiore, sono affrescate coppie di Santi, tra cui riconosciamo Sant’ Antonio Abate, San Sebastiano, San Vittore e San Bernardino da Siena (Immagine 17); un’altra Crocifissione, in alto a destra accanto alla finestra centrale, compare nello spazio absidale, slegata stilisticamente e tematicamente dalle altre figure dipinte; sotto di essa troviamo un’altra scena frammentaria, con lo stesso soggetto, ma con differenti caratteri stilistici; infine, sul lato sinistro della stessa finestra ci sono una Madonna in trono con Bambino e San Pietro.

Un gruppo di santi, ritrovati durante i restauri del 1963-1964, si trova sulla parete di fondo nella navata destra. Si tratta di una teoria di personaggi affiancati, frontali, che un tempo sovrastavano un altare addossato a questa parete e dedicato a Santo Stefano, più volte nominato nelle visite pastorali della fine del Cinquecento. I santi raffigurati sono Paolo, Antonio Abate, che compare due volte consecutivamente, Stefano e Bartolomeo. L’immagine di Bartolomeo, in particolare, santo taumaturgo e guaritore di infermi, è molto ben conservata nel disegno e soprattutto nei vivaci e squillanti colori.

Proseguendo lungo la parete della navata destra, troviamo un brano affrescato particolarmente interessante: si tratta di un’architettura dipinta con discreto senso spaziale, composta da un loggiato sorretto ai lati da due esili colonnine, con al centro la Vergine in trono con il Bambino, affiancata da quattro santi. (Immagine 18) Il motivo architettonico, che illusionisticamente imita la struttura di un altarolo per la preghiera, appare unificato dal pavimento con losanghe di colore rosa chiaro. La Madonna è affiancata da San Rocco e San Sebastiano, tradizionalmente invocati contro la peste, e da altri due santi: un guerriero, forse San Giorgio e un imperatore, forse identificabile come Sant’ Enrico. Ai lati, esternamente al finto loggiato, ci sono infine le due immagini di Sant’ Antonio a destra e di un Santo Vescovo a sinistra.

La parte superiore del finto altare è costituita da un timpano dominato al centro dalla figura di San Pietro con ai lati due committenti inginocchiati. Ai lati del timpano notiamo altre due scene. San Giulio compare in alto a destra e, secondo un’iconografia tradizionale, è in atto di scacciare dall’Isola d’Orta i mostri che la infestavano, uno dei quali è dipinto sotto le sembianze di un drago marino. Il culto di San Giulio è molto vivo nella zona del Lago d’Orta e nell’Alto Novarese.

Nella scena a sinistra, invece, è rappresentato un Santo vescovo, con la mano levata a benedire, davanti ad un cavallo condotto da un uomo in armatura. Si tratta sicuramente di Sant’ Eligio, ricordato non solo per la sua attività di orafo e monetiere di corte, prima della consacrazione, ma anche per una leggenda diffusa a partire dal XIV secolo, che gli attribuisce la facoltà di guarire e proteggere i cavalli.
Sulla parete sud è possibile vedere le “Storie della Passione” (Immagine 19) disposte su due ordini divisi da una cornice. Sono mal conservati a causa dell’umidità e dello spessore minimo dell’intonaco. Dei 6 riquadri superiori, restaurati nel 1963 a causa dei danni riportati per l’umidità, 5 sono stati sistemati su un nuovo supporto in seguito allo strappo, il quarto, invece, non è visibile. I riquadri della fila inferiore sono molto danneggiati, macchiati dall’umidità, ritoccati. Notiamo: Entrata di Cristo in Gerusalemme, Ultima cena, Lavanda dei piedi, Preghiera nell’orto, Cattura (Immagine 20), Cristo davanti a Pilato, Flagellazione, Andata al Calvario, Crocefissione, Compianto sul corpo di Cristo (Immagine 21), Resurrezione, Discesa al Limbo. (Immagine 22)
Galleria di immagini

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