Nel nome del Padre, del Figlio e del... profitto

Autore: Genga, Glauco Maria  Curatore: Leonardi, Enrico
Fonte: CulturaCattolica.it


venerdì 6 gennaio 2017

NEL NOME DEL PADRE, DEL FIGLIO E DEL… PROFITTO

Un’idea nuova
In un articolo apparso nel novembre scorso sul suo blog Think!, Giacomo Contri torna a scrivere della «Trinità, di cui nessuno parla mai eppure il cristianesimo è tutto lì: una combine razionale e giuridica trattandosi di tre persone distinte e operativamente correlate, almeno nella versione cattolica (“procedit”) che resta incompiuta. […] Lo psicoanalista che sono, o meglio il pensante freudiano che sono, non può non osservare la seguente evidenza: tra quei tre (non due, Padre-Figlio) si produce una legislazione tale da non dare luogo al disastro legale descritto da Freud nella povera dualità Padre-Figlio, con inconsistenza paterna e parricidio filiale, sotto gli occhi impietosi delle spettatrici, non sedotte ma abbandonate.» (1)
Mi sono detto: ecco una pietra miliare per l’inchiesta che ho iniziato qualche anno fa in questa rubrica. Siamo di fronte ad un’idea nuova, chiara e distinta come quelle che piacevano a René Descartes: il tema del rapporto padre-figlio va preso via Trinità, affinché non sia uno sfacelo (Zerstörung è la parola usata da Freud per indicare il destino del complesso edipico nella patologia).
Un passo avanti, certo, a condizione di comprendere e assumere la definizione che Contri propone della terza persona della Trinità. Intrigante.

Papa Francesco
Appena ho letto le righe riportate sopra, il mio pensiero è andato alla breve omelia che Papa Francesco ha pronunciato nella cappella di Santa Marta nel maggio scorso: «Ma noi, nella nostra vita, abbiamo nel nostro cuore lo Spirito Santo come un ‘prigioniero di lusso’: non lasciamo che ci spinga, non lasciamo che ci muova. Fa tutto, sa tutto, sa ricordarci cosa ha detto Gesù, sa spiegarci le cose di Gesù. Soltanto - lo Spirito Santo - non sa fare una cosa: cristiani da salotto. Questo non lo sa fare! Non sa fare ‘cristiani virtuali’ ma non virtuosi. Lui fa cristiani reali, Lui prende la vita reale così com’è, con la profezia del leggere i segni dei tempi e ci porta avanti così. E’ il grande prigioniero del nostro cuore. Diciamo: “E’ la terza Persona della Trinità” e finiamo lì…». (2)
L’omelia - poco più di due minuti stando a quel che ho trovato sul web - è stata riportata da L’Osservatore Romano e dal sito del Vaticano con un azzeccatissimo titolo redazionale: “Perfetto sconosciuto”. Certo con l’assenso del Papa il quale, non essendo nato ieri, è consapevole di questa ignoranza in casa propria.

Eugenio Scalfari
Interessante anche l’articolo “Lo Spirito Santo nella mente del laico”, con cui l’inossidabile fondatore de la Repubblica ha subito ripreso quel titolo, chiedendosi: «Chi è costui? Fa parte del nostro mondo? O soltanto di quello dei credenti? Il tema è fondamentale per gli uni ed anche per gli altri ed è lo Spirito Santo che fa parte del mistero trinitario.» (3)
Da eccellente comunicatore qual è, Scalfari dedica la prima metà dell’articolo ad illustrare i termini della questione. Il suo è un laico bigino ad usum dei non credenti, ma anche di quei credenti divenuti “analfabeti di ritorno” in materia di dottrina cattolica. (4) Ma poi, di fatto, non risponde all’interrogativo che pure intende rilanciare (“che cosa fa lo Spirito Santo?”). E il seguito dell’articolo è assai più debole della prima parte, limitandosi a noterelle antropologiche: niente di nuovo sotto il sole.

Giacomo B. Contri
Giacomo Contri propone di intendere quel “perfetto sconosciuto” come il profitto… in persona. (5)
Già diversi anni fa aveva accostato questo stesso tema, commentando le righe con cui l’evangelista Luca, poco prima del Nunc dimittis, presenta Simeone: «uno che non ha altro desiderio o ambizione (prosdekòmenos: in attesa) che la mobilitazione in libertà (paràklesin) del popolo privilegiato (Israel); una proprietà - quella di un tale desiderio - associata a quella dell’avere l’assistenza intellettuale del Mobilitatore per eccellenza, chiamato “Santo Spirito”. (…) Quanto al tradurre paràklesis con “consolazione” - la successiva tradizione linguistica cristiana chiamerà il Santo Spirito appunto “Paràclito” tradotto “Consolatore” -, non trovo da ridire, di consolazione abbiamo bisogno: ma non si tratta di statica e inefficace consolazione, un buffetto o magari abbraccio divino, perché parakaléin significa chiamare, far venire, eccitare, stimolare, incoraggiare, insomma mobilitare, mettere in movimento.». (6)
Papa Francesco, nell’omelia citata, afferma: «Lo Spirito Santo è quello che muove la Chiesa, è quello che lavora nella Chiesa».
L’idea nuova con cui ho iniziato questa pagina sta nell’intendere il rapporto tra Padre e Figlio (nessuna differenza se scrivo “tra padre e figlio”) come partnership volta al profitto.
E profitto è sinonimo di guadagno, vantaggio, incremento, beneficio, da qualsiasi parte lo si prenda: materiale, intellettuale, affettiva, etc.
Viene così smascherata la menzogna insita nella filosofia esistenzialistica: mi riferisco al celebre aforisma di Sartre «L’enfer, c’est les autres», l’inferno sono gli altri.
Con Giacomo Contri faccio mia la lezione di Freud, al cui riguardo restava da esplicitare come il principio di piacere sia esso stesso principio di guadagno. «Il partner è la condizione del profitto; l’amore è la partnership per avere l’Altro come mezzo.» Fino al punto di rifiutare di «discorrere di Dio se non è una questione unica con l’esistenza del partner, e innanzitutto di quella partnership a gittata universale che è la relazione Uomo&Donna.» (7)

In Father & Son provo a lavorare in questa direzione. Se con profitto, sta ai lettori giudicare.


NOTE
1. G.B. Contri, Think!, 19-20 novembre 2016 http://www.giacomocontri.it/BLOG/2016/2016-11/2016-11-19-BLOG_domenica_esisto_diono_papa.htm
2, Papa Francesco, omelia del 9 maggio 2016:
https://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2016/documents/papa-francesco-cotidie_20160509_perfetto-sconosciuto.html
3, E. Scalfari, http://www.repubblica.it/cultura/2016/06/14/news/spirito_santo-141973595/
4. A dire il vero, mi pare vi sia più dottrina nelle pagine di Scalfari che neanche nel Breviario del cardinale Ravasi su La Domenica del Sole 24 Ore, nelle cui righe la Trinità - se non erro - non viene mai menzionata come tale. Se io fossi il Papa, potrei pensare (sit venia verbis) di offrire quel dicastero a Scalfari (per farlo, però, dovrei prima perdonargli l’errore di avere chiamato sinottici, anziché canonici, i quattro vangeli: La Repubblica, 24 dicembre 2016)
http://www.repubblica.it/politica/2016/12/24/news/isis_natale-154778093/ .
5. Al tema del profitto G.B. Contri ha dedicato molti articoli e saggi, tra i quali menziono soltanto:
Il profitto di Freud. Una logica chiamata uomo e Luigi Giussani e il profitto di Cristo
6. G.B. Contri, Natale, in: http://www.operaomniagiacomocontri.it/categorie/in-partibus-christianorum/enciclopedia/
7. G.B. Contri, Lacan e il partner come condizione del profitto