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2022 10 19 HAITI “Nessuno è interessato a ciò che stiamo soffrendo”

Fonte:
CulturaCattolica.it
NIGERIA - Rapito un altro sacerdote nigeriano ERITREA - Arrestati un vescovo e due sacerdoti eritrei, presa anche la città tigrina di Shire IRAQ - Sfratto per profughi cristiani a Baghdad TESTIMONIANZA HAITI “Nessuno è interessato a ciò che stiamo soffrendo” “Anche la Chiesa è sotto attacco”

NIGERIA - Rapito un altro sacerdote nigeriano

Ennesimo rapimento di un sacerdote nigeriano. “P. Joseph Igweagu, parroco della parrocchia di San Giuseppe, Abata Nsugbe, è stato rapito mentre tornava in canonica dopo aver celebrato una messa funebre a Umunnachi, mercoledì 12 ottobre” afferma un comunicato dell’Arcidiocesi di Onitsha del 16 ottobre.
Nel sollecitare la preghiera dei fedeli per “il rilascio incondizionato” del sacerdote, l’Arcidiocesi precisa che “sta facendo tutto il possibile per ottenere la sua liberazione”. “Mentre preghiamo per la conversione dei suoi sequestratori, facciamo appello a nostra Madre Maria, che scioglie tutti i nodi, perché interceda in suo favore in modo che venga presto rilasciato indenne” conclude il comunicato pervenuto all’Agenzia Fides.
Lo Stato di Anambra si trova nel sud-est della Nigeria, ed è una delle zone colpite dal fenomeno dei rapimenti a scopo di estorsione, un crimine ormai endemico in diverse aree della Nigeria.
L’insicurezza che colpisce la Nigeria si traduce anche in assalti a luoghi di culto. Da inizio 2022 almeno sette attacchi hanno preso di mira chiese o moschee. L’ultimo risale a domenica 16 ottobre, quando un gruppo armato ha attaccato la Celestial Church nella zona di Lokoja nello Stato di Kogi, a 105 chilometri dalla capitale, Abuja, nel centro-nord della Nigeria, uccidendo una donna e la sua giovane figlia.
(L.M.) (Agenzia Fides 18/10/2022)

ERITREA - Arrestati un vescovo e due sacerdoti eritrei, presa anche la città tigrina di Shire

Il governo eritreo non ha ancora commentato l’arresto di Mons. Fikremariam Hagos, ordinato primo vescovo di Segheneity nell’Eritrea meridionale nel 2012. La Chiesa cattolica ha chiesto alle autorità governative competenti dove si trovi Hagos. Pare che l’arresto sia avvenuto per mano di agenti di sicurezza eritrei all’aeroporto internazionale di Asmara. Il vescovo era in arrivo dall’Europa. Attualmente sarebbe detenuto nel carcere di Adi Abeto insieme ad altri sue sacerdoti p. Mihretab Stefanos, parroco della chiesa di San Michele a Segheneity e Abba Abraham dei Cappuccini anche loro arrestati la scorsa settimana.
Inoltre è di ieri, 17 ottobre 2022, la notizia diffusa da fonti diplomatiche della presa di Shire, uno dei principali centri urbani della regione separatista del Tigray.
A nulla è valsa la proposta dell’Unione Africana di colloqui di pace in Tigray che sono stati ritardati a tempo indeterminato (vedi Agenzia Fides 11/10/2022).
L’opinione diffusa è che un accordo pacifico tra il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF) e il Primo Ministro Etiope Abiy Ahmed Ali, sia una minaccia per Isaias, l’ex comandante eritreo ribelle che ha guidato la sua nazione all’indipendenza dall’Etiopia nei primi anni ‘90 e da allora presiede uno Stato a Partito unico. Oltre a sconfiggere finalmente il TPLF, una conquista militare aiuterebbe a consolidare il suo potere nella regione, aprire il commercio con l’Etiopia e consolidare ulteriormente i suoi già stretti legami con Abiy. Secondo fonti diplomatiche il paese sta intensificando il suo coinvolgimento nella guerra civile della vicina Etiopia, ostacolando gli sforzi per porre fine ai combattimenti che hanno destabilizzato l’intero Corno d’Africa per quasi due anni.
Il TPLF accusa l’Eritrea di aver organizzato attacchi nel Tigray da quando i combattimenti sono scoppiati ad agosto, cinque mesi dopo la dichiarazione di tregua (vedi Agenzia Fides 24/8/2022). La scorsa settimana, i governi di Australia, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti hanno condannato “il crescente coinvolgimento delle forze militari eritree nel nord dell’Etiopia”.
L’ostilità tra l’Eritrea e il TPLF, che ha effettivamente governato l’Etiopia dal 1991 al 2018, quando è stato messo da parte da Abiy, risale a decenni fa. Mentre Isaias e i Tigrini una volta combattevano fianco a fianco per rovesciare il regime comunista di Derg in Etiopia, le relazioni si inasprirono dopo che l’Eritrea ottenne l’indipendenza nel 1993 e cercò di affermare la propria sovranità.
Le due nazioni hanno poi combattuto una guerra di confine dal 1998 al 2000 che ha causato decine di migliaia di vittime. Quel conflitto non si è ufficialmente concluso fino al 2018, quando Abiy ha assunto la carica di primo ministro e ha firmato un accordo di pace con Isaias, una distensione che è valsa al leader etiope il Premio Nobel. Negli ultimi mesi, l’Eritrea ha chiuso tutte le scuole internazionali e chiuso il confine con il Sudan, una mossa volta a impedire agli oppositori di Isaias di infiltrarsi nel Paese. Il presidente ha anche ordinato a tutti coloro che erano stati precedentemente esentati dal servizio militare di sottoporsi a nuovi test medici.
(AP) (18/10/2022 Agenzia Fides)

IRAQ - Sfratto per profughi cristiani a Baghdad: l’edificio dove vivono deve diventare un centro commerciale

Erano dovute fuggire nel 2014 dal Mosul e dalle città della Piana di Ninive, nel nord dell’Iraq. Avevano abbandonato le loro case e tutti i loro beni davanti all’avanzata delle milizie jihadiste del sedicente Stato Islamico (Daesh). Avevano trovato rifugio a Baghdad, dentro e intorno a un edificio nel quartiere di Zayouna, in quello che da quel momento era divenuto noto come il Campo profughi “della Vergine Maria. Ora a sfrattarli dalla loro precaria sistemazione residenziale sono gli appetiti commerciali d’imprenditori e i piani di sviluppo urbano della Capitale irachena. Sono più di 120 famiglie cristiane, che nei giorni scorsi hanno ricevuto l’ordina di evacuare il complesso che li ospita. L’ordine è stato disposto dalla Direzione degli investimenti di Baghdad. La giustificazione dell’atto fa riferimento al fatto che in quell’area dovrà sorgere un centro commerciale.
Nei giorni scorsi, il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako aveva visitato il complesso della Vergine Maria – che sorge su un terreno di proprietà demaniale - per manifestare vicinanza alle famiglie di sfollati e farsi carico delle loro preoccupazioni, ora che l’anno scolastico è iniziato e si avvicina l’inverno. Il Cardinale iracheno – riferiscono le fonti ufficiali del patriarcato caldeo – ha anche preso contatti con le autorità politiche nazionali “per rinviare l’evacuazione di almeno un anno o per trovare un’alternativa adeguata all’accoglienza di queste famiglie”.
(GV) (Agenzia Fides 15/10/2022)

TESTIMONIANZA HAITI

Missionaria italiana ad ACS: ad Haiti attacchi a chiese e istituzioni

Il piccolo Paese delle Antille sta vivendo una situazione senza precedenti. Con il ruolo di presidente vacante dall’assassinio di Jovenel Moïse, avvenuto nel luglio 2021, e senza una data fissata per le nuove elezioni, la lotta per il governo della nazione e la mancanza di una leadership hanno scatenato proteste, caos e violenza estrema nelle strade di un Paese già afflitto da povertà e disastri naturali.

«È una lotta terribile. La città è nelle mani delle bande. La gente muore di fame. Le scuole sono chiuse. Non ci sono posti di lavoro. Gli ospedali stanno chiudendo perché non hanno carburante per i generatori di corrente. È impossibile vivere in queste condizioni», così suor Marcella Catozza, della Fraternità Francescana Missionaria, descrive la drammatica situazione in un colloquio con Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS). Per la religiosa, arrivata ad Haiti nel 2006, la cosa più dolorosa è l’indifferenza del mondo. «La cosa peggiore è che nessuno parli di te. Nessuno sa cosa stia succedendo. Non sono interessati a ciò che stiamo soffrendo in questo Paese. Anche la Chiesa è sotto attacco», aggiunge. Il 25 giugno 2022 suor Luisa dell’Orto, religiosa italiana che si trovava ad Haiti da 20 anni, è stata assassinata. «Per me era più di un’amica. Quando ho sentito la notizia, sono caduta in ginocchio dal dolore per la terribile perdita», ricorda.

Due settimane dopo, la cattedrale della capitale haitiana è stata attaccata. «Hanno dato fuoco alla cattedrale e hanno cercato di uccidere i pompieri arrivati per spegnere le fiamme. Poi con un camion hanno cercato di distruggere le pareti». Ma gli attacchi e gli assalti agli edifici e alle organizzazioni religiose si sono verificati non solo nella capitale Port-au-Prince, ma anche in altre parti del Paese. «A Port-de-Paix o a Les Cayes, e in altre città, hanno assaltato gli edifici della Caritas, portando via tutto quello che c’era, tutti i beni umanitari e i servizi. Hanno distrutto gli uffici dei dipendenti».

Suor Marcella è in Italia da agosto, dove si trovava in visita al momento degli attentati. Ora l’intensificazione degli attacchi le impedisce di tornare ad Haiti e questo la colma di dolore: «Mi hanno chiesto di non tornare indietro, che era meglio aspettare un po’, tra l’altro perché sono passati due mesi dall’uccisione di Suor Luisa. Non vogliono un’altra sorella martire in questo Paese, quindi mi hanno fatto aspettare. È molto difficile per un missionario stare fuori dal proprio Paese, ma sono certa che il Signore mi sta chiedendo di farlo».

Secondo la religiosa, la situazione è indescrivibile, sta peggiorando di giorno in giorno e ha colpito anche la sua missione, un orfanotrofio presente in uno dei quartieri più pericolosi del mondo. «Circa un mese fa hanno dato fuoco alla cappella della nostra missione. Tutto è bruciato. Non abbiamo un altare, non abbiamo banchi... non c’è più nulla. Il Santissimo Sacramento è al sicuro, quando esco lo tengo in un posto più sicuro e ringrazio Dio che sia lì». Suor Marcella è l’unica religiosa della missione. Il quartiere è sorto 20 anni fa sulla discarica della capitale e oggi vi abitano più di 100.000 persone, stipate in baracche di lamiere, senza acqua né elettricità.

«Da un anno non posso andare a Messa la mattina perché le bande chiudono il quartiere e non posso andare in chiesa. È un dolore, un dolore enorme. Sembra che nessuno al mondo sia interessato a ciò che sta accadendo ad Haiti. Naturalmente, ci sono molti altri problemi nel mondo, soprattutto in Europa. Ciò che sta accadendo in Ucraina e in Russia viene visto con grande timore, ma non si devono dimenticare altre popolazioni del mondo - come quella di Haiti - che stanno vivendo una situazione di guerra, non per qualche anno, ma per tutta la vita. Per favore, preghiamo per Haiti. Chiediamo al Signore di proteggere tutti gli haitiani e di dare pace a questo popolo. Chiedo preghiere per i miei ragazzi. Sono 150. Il più giovane ha due mesi, il più anziano 18 anni. Per come è ridotta Haiti oggi, non c’è futuro per questi bambini. Preghiamo e chiediamo a Dio che il bene che Egli ha preparato per loro si realizzi e che i desideri che questi bambini portano nel cuore possano essere esauditi», conclude la missionaria italiana.

Nel corso del 2021 ACS ad Haiti ha sostenuto 77 progetti. La fondazione continuerà a informare circa la drammatica situazione del Paese attraverso la testimonianza dei project partners, anche se il contesto di estrema violenza suggerisce a molti, per motivi di sicurezza, di non effettuare dichiarazioni pubbliche.
(ACS 13/10/2022)

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