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2024 12 04 CRISTIANI IN MEDIO ORIENTE

Fonte:
CulturaCattolica.it ©
CRISTIANI IN MEDIO ORIENTE:
SIRIA - Bombardato il collegio francescano Terra Sancta di Aleppo: nessuna vittima
GAZA-ISRAELE - Dalla piccola parrocchia latina aiuti a quasi 40mila persone nel nord di Gaza
ALTRE NOTIZIE:
CONGO RD - Un generale tenta di impedire all’Arcivescovo di Lubumbashi di celebrare la Messa di Cristo Re: “Un atto illegale contro la Costituzione”
TESTIMONI: CONGO RD - Sarà beatificato il giovane doganiere ucciso per essersi opposto ai corrotti che volevano importare un carico di riso avariato

CRISTIANI IN MEDIO ORIENTE:

SIRIA - Bombardato il collegio francescano Terra Sancta di Aleppo: nessuna vittima
Gravi danni per un raid russo nell’istituto all’interno del convento. Il vicepremier Tajani: appello a tutte le parti in conflitto perché sia tutelata la popolazione. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, la seconda città più grande siriana per la prima volta dall’inizio del conflitto totalmente fuori dal controllo del governo di Assad. Migliaia di civili in fuga, mentre l’Iran assicura il massimo sostegno “contro i terroristi”. Il nunzio Zenari: la gente vuole solo scappare

Il Collegio francescano Terra Sancta di Aleppo è stato colpito da un attacco russo che ha causato gravi danni. La notizia, giunta nelle scorse ore, è stata confermata dal vice premier e ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, che dal suo account X fa “appello a tutte le parti in conflitto in Siria perché sia tutelata la popolazione civile”. “Continuiamo ad assicurare ogni possibile assistenza agli italiani???? in Siria”, scrive Tajani. Come riferiscono i francescani di Aleppo ai media vaticani, “non ci sono vittime” all’istituto situato all’interno del compound del convento, vicino alla chiesa dove in serata era in programma la celebrazione della Messa della prima domenica d’Avvento.

L’appello del nunzio Zenari
Un appello a risparmiare i civili ad Aleppo proviene dal nunzio apostolico a Damasco, il cardinale Mario Zenari, il quale - al telefono con l’Adnkronos – sottolinea che la Chiesa cattolica, “piccola minoranza in Siria”, non ha le forze sufficienti per svolgere un ruolo di mediazione nel contesto di Aleppo. Anche perché “durante la guerra abbiamo perso i due terzi dei cristiani”, afferma il porporato.
‘‘Tutta la Siria soffre e la gente non ha più speranza’’, prosegue il cardinale, da sedici anni in Siria, ‘‘per i siriani l’unica speranza è quella di poter scappare da questo Paese’’ e la prima ‘‘destinazione è l’Europa”. Secondo il nunzio, ‘‘la presa di Aleppo avrà conseguenze in questo senso, darà una nuova spinta verso l’emigrazione in Europa’’. Alcuni ‘‘attraverso corridoi umanitari, altri con metodi che mettono a rischio la vita. Ma sono disposti a farlo, non hanno alternative’’. Soprattutto i giovani.

(Vatican NewsUltimo aggiornamento alle ore 19.45 del 1° dicembre 2024)

Da Avvenire 2 dicembre 2024:

Il coraggio dei frati: «Non ce ne siamo mai andati e non lo faremo stavolta»

(…) La voce di padre Bahajat Karakach arriva via WhatsApp serena, dopo le celebrazioni della prima domenica d’Avvento, il periodo liturgico che conduce al Natale, particolarmente sentito dai cristiani di tutto il mondo. Ma allo stesso tempo i messaggi sono rapidi: «Mi scuso ma siamo davvero molto impegnati in questa situazione» ha detto all’Ansa il superiore dei francescani, chiuso con i confratelli nel convento a causa del coprifuoco. «Già da ieri pomeriggio il movimento nelle strade era al minimo». Aleppo dunque è abbastanza deserta ma per motivi urgenti si può circolare. «Io sono dovuto uscire - racconta p. Bahajat, che è il delegato della Custodia di Terrasanta in Siria e parroco di rito latino ad Aleppo - per accompagnare una mia parrocchiana anziana all’ospedale, ho incontrato alcune persone che andavano a trovare i loro cari anziani, nessuno gli dava fastidio per le strade».
Sui beni di prima necessità cominciano ad esserci i primi problemi: «Paradossalmente la corrente elettrica c’è per lunghe ore al giorno e durante la notte, però abbiamo un problema riguardo all’acqua perché comincia a scarseggiare. Ad ogni modo la città è ancora paralizzata perché i servizi pubblici e le istituzioni sono sospese». Il cibo ancora non manca ma si guarda di ora in ora a quello che potrebbe accadere: «Alcuni punti di distribuzione hanno fornito del pane alla gente. La nostra mensa per i poveri è rimasta sospesa ieri ed oggi perché non è ancora chiaro - spiega il francescano - come sarà possibile procurarci il gas da cucina senza il quale ovviamente non si può far nulla. Ciò nonostante il nostro panificio al Terra Santa College funziona e stiamo distribuendo pane alla gente». La situazione resta molto tesa e «alcuni spari e bombardamenti si sentono ogni tanto». Quello che però ha spinto la gente nelle prime ore di ieri alla fuga è il timore di ripiombare nei drammatici momenti di una delle guerre più lunghe e devastanti che il Medio Oriente ha vissuto nei tempi recenti. «La gente ha paura che Aleppo sia di nuovo uno scenario di una battaglia feroce. È questo che spinge molti a cercare di uscire dalla città, ma le notizie che arrivano dall’unica strada rimasta che collega la città al resto del Paese non sono per nulla rassicuranti: nel migliore dei casi il viaggio è lunghissimo, alcuni sono rimasti bloccati per più di 24 ore nel freddo del deserto in una strada completamente priva di servizi di ogni genere».

I frati francescani, che sono in queste terre da oltre otto secoli, quando lo stesso San Francesco istituì un presidio di confratelli in Terra Santa, non hanno mai lasciato né Aleppo né la Siria; non l’hanno fatto neanche negli anni più difficili dell’ultimo conflitto: «Noi pastori continuiamo a restare accanto al nostro popolo seminando la speranza che proviene dalla nostra fede, soprattutto in questo Avvento che è il tempo di speranza per eccellenza» dice senza esitazioni padre Bahajat.

GAZA-ISRAELE - Dalla piccola parrocchia latina aiuti a quasi 40mila persone nel nord di Gaza
In questo mese di novembre distribuita frutta fresca e verdura a 5mila famiglie, cristiane e musulmane, grazie ai convogli organizzati dal Patriarcato con il Sovrano Ordine di Malta. Si sta lavorando anche all’attivazione di un centro medico e alla riapertura della scuola nella parrocchia. Card. Pizzaballa: “Non è solo una risposta ai bisogni, ma un dovere morale verso questi fratelli”.

140 tonnellate di aiuti, a beneficio di quasi 40mila persone, cioè il 10% della popolazione rimasta nel nord della Striscia di Gaza dopo il massiccio sfollamento causato dalle operazioni militari israeliane. È il bilancio che il Patriarcato latino di Gerusalemme ha diffuso attraverso il proprio sito internet sulle iniziative di solidarietà portate avanti a sostegno della popolazione civile dalla parrocchia della Sacra Famiglia, la piccolissima comunità cattolica di Gaza guidata da p. Gabriele Romanelli.

Una realtà non risparmiata dalla morte e distruzione che accomuna chiunque viva nella Striscia, ma che nei mesi è diventata un punto di riferimento importante per chi prova a sopravvivere nel mezzo di questa guerra. L’organizzazione e la distribuzione degli aiuti umanitari è uno dei frutti resi possibili dalla visita compiuta il 16 maggio dal patriarca latino di Gerusalemme, il card. Pierbattista Pizzaballa. Grazie alla collaborazione con il Sovrano Ordine di Malta e la sua agenzia di solidarietà Malteser International, l’arrivo alla parrocchia di convogli con beni essenziali per le persone rifugiate è continuato anche in altre occasioni, nonostante gli enormi problemi logistici e di sicurezza.

Nel settembre 2024, l’operazione ha raggiunto una tappa fondamentale con la consegna di 20 tonnellate di frutta e verdura fresca, oltre a 40 tonnellate di cibo e forniture per l’igiene. A ottobre, lo sforzo è raddoppiato, con 40 tonnellate di prodotti freschi che hanno raggiunto la comunità. In questo mese de novembre, l’iniziativa di soccorso ha fornito un sostegno fondamentale a più di 1.000 famiglie della comunità cristiana e delle aree limitrofe al complesso della Sacra Famiglia: ogni famiglia ha ricevuto 20 chilogrammi di beni non deperibili. Inoltre 5mila famiglie hanno ricevuto 5 chilogrammi di frutta e verdura fresca ciascuna.

Il Patriarcato latino, in collaborazione con i suoi partner, è impegnato a sostenere questa missione vitale. Si sta cercando di arrivare a rendere possibile la consegna di due spedizioni al mese, ciascuna con 100 tonnellate di beni di prima necessità. Inoltre, si stanno compiendo sforzi per creare una struttura medica all’interno del complesso della Sacra Famiglia per far fronte alle necessità sanitarie urgenti e per consentire la riapertura della scuola del Patriarcato.

“Condividiamo il profondo dolore dei nostri fratelli e sorelle di Gaza, che da oltre un anno sopportano la tragica realtà di questa devastazione totale – dichiara nella nota che accompagna queste notizie il card. Pierbattista Pizzaballa -. L’operazione di soccorso non è solo una risposta ai loro bisogni, ma anche un dovere morale da parte nostra nei confronti dei nostri fratelli. È il nostro modo di dire che siamo al loro fianco, che abbracciamo la loro sofferenza e che non li abbandoneremo mai”. Gerusalemme (AsiaNews 22/11/2024) -

ALTRE NOTIZIE

CONGO RD - Un generale tenta di impedire all’Arcivescovo di Lubumbashi di celebrare la Messa di Cristo Re: “Un atto illegale contro la Costituzione”

“Un ordine illegale al quale l’Arcivescovo di Lubumbashi non ha obbedito”. Così in una nota l’Arcidiocesi di Lubumbashi (nel sud della Repubblica Democratica del Congo) ha qualificato il divieto ordinato da Eddy Kapend Yrung, comandante della 22esima regione militare a Fulgence Muteba Mugalu Arcivescovo di Lubumbashi e Presidente della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO), di celebrare la Messa per la solennità di Cristo Re presso la parrocchia di San Sebastiano, situata all’interno del campo militare di Vangu.
“Senza farsi intimidire da quest’ordine illegale, sintomo di un manifesto abuso di autorità, l’Arcivescovo si è recato a San Sebastiano come previsto da diversi giorni” afferma il comunicato.
L’Arcivescovo Muteba è stato accolto da una “folla entusiasta di diversi fedeli all’entrata della chiesa” prosegue la nota.
L’Arcidiocesi di Lubumbashi ritiene che l’azione del generale “sia contraria al rispetto della libertà di religione, garantita dalla Costituzione oltre che all’Accordo quadro tra la Santa Sede e la Repubblica Democratica del Congo”.
Si tratta del secondo episodio di tensione tra l’Arcidiocesi di Lubumbashi e i militari congolesi dopo il rapimento di un seminarista nel Seminario Maggiore interdiocesano San Paolo di Lubumbashi avvenuto il 18 novembre. Il giovane è stato prelevato da un manipolo di soldati agli ordini di un colonello nel cortile della struttura.
Il seminarista è stato poi liberato la sera dello stesso giorno.
Secondo l’Arcidiocesi questi episodi sono legati a un conflitto fondiario attorno alla concessione del Seminario Maggiore, oggetto di espropri ricorrenti. “Questi atti non sono né fortuiti né opera di comuni banditi, ma sono legati alle manovre di coloro che si appropriano illegalmente di terreni della Chiesa” afferma l’Arcivescovo Muteba, rimarcando che diverse sentenze hanno riconosciuto i diritti della Chiesa su questi beni fin dal 1976. (L.M.) (Agenzia Fides 27/11/2024)

TESTIMONI

CONGO RD - Sarà beatificato il giovane doganiere ucciso per essersi opposto ai corrotti che volevano importare un carico di riso avariato

Sarà beatificato il giovane funzionario congolese assassinato per essersi opposto alla corruzione. Floribert Bwana Chui Bin Kositi, giovane funzionario della Repubblica Democratica del Congo, si era rifiutato di cedere alla corruzione per consentire l’importazione di un carico di riso avariato dal Ruanda.
Il 25 novembre Papa Francesco ha autorizzato il Dicastero per le cause dei Santi a promulgare il Decreto riguardante il martirio del Servo di Dio Floribert Bwana Chui Bin Kositi, Fedele Laico, nato il 13 giugno 1981 a Goma (Repubblica Democratica del Congo) e ivi ucciso in odio alla fede l’8 giugno 2007.
Floribert era impiegato nella sede di Goma dell’Office Congolais de Contrôle (OCC), l’ente statale incaricato di effettuare controlli di qualità, quantità e conformità delle merci. Il controllo di qualità avveniva attraverso la verifica della conformità dei prodotti alle normative nazionali e internazionali, mediante analisi fisico-chimiche e microbiologiche dei campioni prelevati.
Nello svolgimento delle sue funzioni si oppose a fare passare un carico di riso avariato proveniente dal Ruanda, destinato a essere immesso sul mercato congolese, con gravi danni per la salute dei consumatori. Nonostante le offerte di tangenti da parte dei commercianti disonesti, Floribert rimase irremovibile nel non fare passare il carico. Dall’offerta di denaro si passò quindi alle minacce ma il giovane funzionario non si piegò. Il 7 luglio 2007 venne fatto salire a forza da sconosciuti su un’automobile. Il 9 luglio il suo corpo privo di vita venne ritrovato in un terreno incolto a poca distanza dal luogo del rapimento. Venne accertato che Floribert prima di essere ucciso venne sottoposto a tortura e percosse.
Conosciuto per la sua dedizione a Dio e alla Chiesa cattolica, Floribert Bwana Chui era legato alla Comunità di Sant’Egidio. Si distinse per il fervore religioso e il desiderio di vivere secondo gli insegnamenti del Vangelo nella vita quotidiana. Il suo sacrificio è paragonato a quello del beato Isidoro Bakanja, altro martire congolese beatificato nel 1994 da Papa Giovanni Paolo II.
(L.M.) (Agenzia Fides 28/11/2024)

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