2025 03 05 INDIA - profanata la cappella dell’Eucarestia
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SPECIALE CINA – Raccolta di notizie:
Vescovi non allineati – “sinicizzazione” e sorveglianza di tutte le religioni (compresa la MUSICA) - leader condannati per “operazioni commerciali illegali” (opuscoli religiosi!)
E TESTIMONIANZE di conversioni
INDIA - Bangalore, profanata la cappella dell’Eucarestia: rubato l’ostensorio con l’ostia consacrata
Lunghe giornate scandite dalle preghiere di riparazione nelle chiese di Bangalore. Questo quello che hanno vissuto nel fine settimana appena trascorso i fedeli cattolici che vivono nella Capitale dello stato indiano meridionale di Karnataka dove, pochi giorni fa, è stato commesso un furto sacrilego.
La cappella dell’Eucarestia della chiesa di Sant’Antonio, situata nella zona di Uttarhalli, è stata profanata. Secondo quanto si apprende dall’Arcidiocesi, ignoti, nella giornata del 25 febbraio, sarebbero entrati nell’aula liturgica e, attirati dalla lucentezza, avrebbero portato via l’ostensorio che però al suo interno conteneva l’ostia consacrata.
Subito allertate, le forze dell’ordine stanno indagando per cercare di recuperare il manufatto che, precisano dall’Arcidiocesi di Bangalore, non è realizzato con metalli preziosi. La preoccupazione di tutto il popolo di Dio, ovviamente, è rivolta al pane eucaristico che era all’interno dell’ostensorio. Il timore è che l’Eucarestia sia stata profanata. Per questo l’arcivescovo Peter Machado ha chiesto che venissero celebrati riti e preghiere di riparazione. E con dolore in tanti hanno pregato. (F.B.) (Agenzia Fides 3/3/2025)
THAILANDIA - Frati cappuccini portano cibo e conforto spirituale tra i profughi cattolici birmani (in fuga dal Myanmar)
Nella parrocchia tailandese di Mae Teng, nella diocesi di Chiang Mai, nel nord della Thailandia, hanno trovato rifugio 350 birmani cattolici appartenenti alle tribù Kayaw, Kayah e Kayan. Nei giorni scorsi la morte di una bambina della tribù Kayaw, i cui genitori non sapevano a chi rivolgersi per il funerale, ha attirato l’attenzione dei frati francescani Cappuccini operanti in loco: fra Denchai, Fra Alshem Anuchit Sombunpoolpeume, fra André Thaweedet Sawanphaophan hanno dato accoglienza alla famiglia celebrando il rito del funerale, donando conforto e consolazione e accompagnandola nel lutto. Da quel momento i religiosi Cappuccini sono rimasti legati ai profughi e hanno iniziato a visitare i loro villaggi e insediamenti, per conoscerne meglio i bisogni e per offrire sostegno materiale e spirituale.
Gli uomini di quelle tribù - riferiscono i frati - sono impegnati nell’addestramento di elefanti e le donne nella vendita di prodotti artigianali ai visitatori. Tuttavia, la loro condizione economica resta precaria: sono, soprattutto, clandestini, cioè primi di un permesso ufficiale di soggiorno e di lavoro, sono senza diritti come migliaia di altri profughi birmani, fuggiti dal conflitto, che non vengono riconosciuti dal governo thailandese.
I francescani sono impegnati a fornire cibo, medicinali e altri beni essenziali ma garantiscono anche una presenza e un’assistenza che non è secondaria: quella spirituale, con le celebrazioni liturgiche, i Sacramenti e una vicinanza umana, fatta di autentica fraternità, elementi che contano tanto quanto il cibo materiale, a volte perfino di più, perché donano pace e speranza ai cuori afflitti.
Ora i frati intendono organizzare un percorso di istruzione di 45 bambini e ragazzi, che non possono permettersi le spese scolastiche e, allo stesso tempo, cercano risorse per acquistare farmaci e coprire le cure mediche, che quelle famiglie, con il poco che riescono a guadagnare, non possono sostenere. Per venire incontro alle loro esigenze si è attivato anche il Centro Missionario dei Cappuccini a Milano, con il Direttore fra Giovanni Cropelli, che intende cogliere il momento favorevole del tempo della Quaresima per sensibilizzare i fedeli alla carità e sopperire a queste necessità. “Questi profughi - osserva - sono tra i cosiddetti ‘popoli fantasma’, che lo Stato non riconosce in alcun modo. Senza identità civile, non hanno accesso a cure mediche, all’istruzione, ad alcun servizio pubblico. Sono in stato di estrema necessità”. Tra costoro, prosegue “ c’è una minoranza ancora più svantaggiata, la comunità dei profughi cattolici che, fuggendo dalla guerra civile, hanno lasciato alle spalle casa, parenti, ricordi, radici”.
La migrazione forzata è la conseguenza della profonda crisi politica, sociale, economica e umanitaria in seguito al colpo di Stato militare del febbraio 2021, acuitasi con la guerra civile, che ha creato oltre 3,5 milioni di sfollati interni e migliaia attraversare il confine con la vicina Thailandia.
Il governo thailandese ha sempre cercato di arginare il fenomeno e messo in atto politiche di respingimento, creando campi di detenzione per i migranti o campi-profughi sorvegliati dalla polizia, non permettendo ai rifugiati di inserirsi nella società. Nel 2024 la politica di respingimento si è concretizzata con l’arresto di quasi 200.000 cittadini del Myanmar. Mentre nella nazione prosegue la guerra, con la legge di reclutamento obbligatorio nell’esercito emanata dalla giunta birmana, molti giovani continuano a cercare di lasciare il paese, scegliendo soprattutto la Thailandia. Alcuni si iscrivono a scuole, università e corsi di studio, chiedendo il visto di permanenza come studenti; per altri l’unica via è la clandestinità, con la speranza di cercare un lavoro e regolarizzare la loro posizione. (PA) (Agenzia Fides 3/3/2025)
SPECIALE CINA – Raccolta di notizie
Wenzhou: multa e ordinanza di demolizione, le nuove armi contro mons. Shao
Al vescovo cinese che nella provincia dello Zhejiang ha rifiutato l’adesione agli organismi ufficiali, le autorità hanno comminato una nuova ammenda da 200mila Yuan e minacciano di abbattere il suo “edificio abusivo”. La colpa? Aver celebrato una Messa con 200 fedeli. A Natale aveva scritto ai fedeli della diocesi invitando a vivere il Giubileo della speranza in comunione con la Chiesa universale.
Una multa di 200mila Yuan (l’equivalente di oltre 26mila euro ndr) per aver celebrato una Messa in pubblico con 200 fedeli. Con in più anche un’ingiunzione di abbattimento dell’edificio dove tiene le sue “attività illegali”, che sono poi la casa e la cappella dove vive. Sono le ultime misure prese dalle autorità della provincia orientale dello Zhejiang contro mons. Pietro Shao Zumin, il vescovo della diocesi di Wenzhou non riconosciuto da Pechino per il suo rifiuto di aderire agli organismi “ufficiali” controllati dal Partito comunista cinese.
Come AsiaNews ha più volte raccontato, mons. Shao Zumin, oggi 61enne, venne ordinato vescovo coadiutore con un mandato papale nel 2011 ed è dunque succeduto al suo predecessore mons. Vincent Zhu Wei-Fang, alla morte di quest’ultimo nel settembre 2016. Non ha però mai ottenuto il riconoscimento da parte delle autorità che considerano la sede “vacante” e sostengono come guida della locale comunità cattolica p. Ma Xianshi, un sacerdote “patriottico”. Per questo motivo il vescovo “clandestino” mons. Shao negli ultimi anni è stato ripetutamente arrestato, di solito in concomitanza con le solennità, per evitare che i fedeli partecipino a riti da lui presieduti.
Proprio una Messa da lui celebrata il 27 dicembre con la partecipazione di un folto gruppo di cattolici sarebbe all’origine dei nuovi provvedimenti. Come mostrano due documenti condivisi da fonti locali con AsiaNews, le autorità del distretto di Longwan hanno comminato la pesante sanzione amministrativa sulla base di fotografie scattate sul posto e verbali di interrogatorio. Allegano il piano quinquennale della diocesi di Wenzhou (compilato dagli organismi “ufficiali” della diocesi) per dimostrare che la Messa presieduta da mons. Shao era un atto illegale. E ritenendo il fatto una violazione grave dell’articolo 71 del Regolamento sugli Affari religiosi viene stabilita la pena dell’ammenda da 200mila Yuan. (…)
Dunque, dopo gli arresti, ora sono i bastoni tra le ruote posti per via amministrativa la strada adottata dalla provincia dello Zhejiang contro il vescovo “sotterraneo”. Provvedimenti arrivati nelle stesse settimane in cui la stretta contro i vescovi e sacerdoti che non accettano di registrarsi aveva colpito anche mons. Guo Xijing a Mindong, nella provincia del Fujian.
Vale la pena di aggiungere che proprio in occasione del Natale il vescovo Shao a Wenzhou aveva diffuso una lettera in cui esortava i fedeli a vivere in comunione con la Chiesa universale il Giubileo 2025. Nel testo il presule esortava ogni parrocchia a riunirsi per studiare e riflettere sulla bolla di indizione di papa Francesco, a recitare ogni giorno al termine della Messa la preghiera dell’Anno Santo e designava ogni chiesa della diocesi come luogo in cui vivere il pellegrinaggio giubilare.
“Spero che questo Giubileo possa rafforzare la nostra fede, stimolare la nostra speranza e farci crescere nella carità. Perché la speranza nasce dall’amore e ‘la speranza non delude’ (Romani 5,5)”, scriveva mons. Shao a conclusione del suo messaggio natalizio. Parole inaccettabili per le autorità di Pechino, se pronunciate senza prima sottomettersi al rigido controllo del Partito.
(Asia News 14/02/2025)
Chiesa cattolica in Cina: lo strano caso del vescovo Ji Weizhong
Ancora una volta, il PCC ha annunciato di aver “eletto” un vescovo tre mesi prima che il Papa lo nominasse. Il mandato papale non è stato menzionato nella cerimonia di consacrazione.
Secondo l’accordo tra Vaticano e Cina del 2018, rinnovato per altri quattro anni nel 2024, il PCC e la Santa Sede dovrebbero concordare la nomina di nuovi vescovi cattolici, anche se i dettagli dell’accordo sono segreti.
In diversi casi, vediamo all’opera il seguente schema, che difficilmente corrisponde all’accordo. In primo luogo, il PCC “elegge” un vescovo e annuncia pubblicamente la notizia. In secondo luogo, per diversi mesi non c’è alcuna reazione dalla Santa Sede, il che suggerisce fortemente che non fosse stata precedentemente informata dell’elezione. In terzo luogo, dopo una pausa di mesi, il Papa “nomina” il vescovo, la cui elezione il PCC aveva già annunciato mesi prima. In quarto luogo, si tiene una cerimonia di consacrazione in cui il mandato papale non viene affatto menzionato come se fosse irrilevante, mentre una lettera di approvazione viene letta dalla “Conferenza episcopale” della Chiesa cattolica patriottica, che non è riconosciuta come tale da Roma.
L’ultimo caso del genere riguarda il vescovo Ji Weizhong. Il PCC ha informato che il 19 luglio 2024, Ji è stato eletto vescovo della diocesi di Lüliang. È interessante notare che a quella data la diocesi di Lüliang non esisteva. Era un desiderio del PCC che una tale diocesi fosse creata come parte del piano del PCC per ridurre il numero di diocesi cattoliche cinesi e adattarle alle divisioni amministrative della Cina. Il 19 luglio 2024, per il Vaticano Lüliang faceva ancora parte della diocesi di Fenyang. Nessun vescovo di Lüliang poteva essere eletto validamente perché non esisteva una diocesi di Lüliang.
Come in altri casi precedenti, in particolare quello che coinvolgeva il nuovo vescovo di Shanghai, avrebbero dovuto seguire alcune trattative sottobanco e il 20 gennaio 2025 il Bollettino ufficiale della Santa Sede annunciò che “il 28 ottobre 2024” papa Francesco aveva soppresso l’antica diocesi di Fenyang, eretto la nuova diocesi di Lüliang e nominato padre Ji Weizhong vescovo di Lüliang.
Un’altra domanda interessante è perché, se il Papa aveva preso la decisione di “ratificare” le decisioni del PCC sulle diocesi e sul vescovo il 28 ottobre 2024, il comunicato stampa corrispondente è stato emesso solo il 20 gennaio 2025.
La risposta è che era urgente “legittimare” la consacrazione pubblica del vescovo Ji Weizhong, avvenuta proprio il 20 gennaio. Come di consueto, alla cerimonia di consacrazione non è stata menzionata alcuna approvazione o mandato papale, mentre è stata letta una lettera della Conferenza episcopale cinese, come se fosse questo organismo non riconosciuto dal Vaticano la fonte della legittimità del vescovo e non il Papa.
L’ accordo tra Vaticano e Cina del 2018 sulla nomina dei vescovi continua a funzionare in modo piuttosto curioso.
(Bitter Winter 02/05/2025)
Gli auguri del PCC per il capodanno cinese alle religioni: preparatevi a un controllo ancora maggiore
Un simposio promette per l’anno prossimo una maggiore “sinicizzazione” e sorveglianza di tutte le religioni.
In preparazione al Capodanno cinese, Wang Huning, membro del Comitato permanente dell’Ufficio politico del Comitato centrale del PCC e Presidente del Comitato nazionale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, attuale massimo ideologo del PCC, ha partecipato a un simposio del Festival di primavera a cui hanno partecipato i massimi leader dei gruppi religiosi controllati dal governo. A nome del Comitato centrale del PCC e del Segretario generale Xi Jinping, Wang ha trasmesso gli auguri di Capodanno ai leader religiosi filo-governativi e ai credenti di tutta la nazione.
Wang Huning ha elogiato il lavoro dei gruppi religiosi controllati dal governo nel 2024 e ha espresso la speranza che ciò accada anche nel 2025. Ha sottolineato il loro dovere di seguire il Pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era, implementando le direttive del 20 ° Congresso nazionale del PCC e della Terza sessione plenaria, aderendo alle opinioni di Xi Jinping sul lavoro religioso e seguendo le decisioni del Comitato centrale del PCC. Ha chiesto di sinicizzare ulteriormente la religione in Cina, di imporre una “gestione rigorosa” della religione (ovvero interventi più diretti del Fronte unito negli affari religiosi) e di sostenere la modernizzazione in stile cinese.
“La sinicizzazione della religione dovrebbe essere promossa sistematicamente”, ha detto, “allineando le dottrine religiose alle condizioni nazionali della Cina e ai valori socialisti fondamentali. Rafforzare lo stato di diritto negli affari religiosi è essenziale, assicurando l’aderenza alle leggi e ai regolamenti. Una governance completa e rigorosa della religione deve continuare, migliorando l’autoeducazione, la gestione e la disciplina all’interno dei circoli religiosi”.
Ha sottolineato la necessità di rafforzare la guida ideologica e politica delle comunità religiose, promuovere il patriottismo e guidare i circoli religiosi e i credenti ad abbracciare le “cinque identificazioni”.
Questo è un concetto su cui Xi Jinping insiste sempre di più. Le prime due identificazioni sono con “la Grande Madrepatria” e “la Nazione Cinese”. La “Grande Madrepatria” è un concetto che comprende tutte le rivendicazioni territoriali della Repubblica Popolare Cinese, tra cui il Tibet, lo Xinjiang e, naturalmente, Taiwan. Sono tutte parti della “Grande Madrepatria”. “La Nazione Cinese” è a sua volta un’entità, che include le minoranze ma è plasmata dalla storia, dalla lingua e dalla cultura cinese Han. Il fatto che queste due identificazioni debbano essere predicate dalle religioni ufficiali significa che ci si aspetta che cooperino nella lotta contro tutte le forme di “separatismo”, in particolare da parte di uiguri e tibetani. Loro, e tutti gli altri, dovrebbero abbracciare la terza identificazione: con “cultura cinese”, leggi cultura cinese Han anche se, come nel caso di tibetani, uiguri e mongoli del sud, questa non è la loro tradizione culturale e parlano una lingua diversa. La quarta e la quinta identificazione sono con il Partito comunista cinese e con il “socialismo con caratteristiche cinesi” marxista. Il Partito è l’unico arbitro autorizzato a definire cosa dovrebbe essere mantenuto della cultura cinese.
Il messaggio era che il nuovo anno cinese avrebbe rafforzato ulteriormente il controllo, già severo, su tutte le religioni in Cina.
(Bitter Winter 02/10/2025)
Cina, ai cristiani viene detto che dovrebbero “sinicizzare” anche la musica
Ai partecipanti a un seminario di formazione a Xiamen è stato detto che gli inni e la musica dovrebbero essere “de-occidentalizzati” e incorporare elementi “rossi”.
Dopo aver “sinizzato” i loro luoghi di culto, l’istruzione, lo studio della Bibbia e persino la Bibbia stessa, cosa possono ancora “sinizzare” i cristiani cinesi? La risposta è: la musica.
“Bitter Winter” discute regolarmente di “ Sinicizzazione “. I nostri lettori sanno che non si tratta di adattare la religione alla cultura cinese: altrimenti, un piano per “Sinicizzare il Taoismo”, che esiste, non avrebbe senso. Si tratta di adattare la religione all’ideologia del PCC.
Mentre questa è davvero la chiave per comprendere la “sinicizzazione”, è anche vero che include una lotta per eliminare tutte le caratteristiche delle religioni che il PCC considera “straniere”. Le cupole e i minareti delle moschee vengono rasi al suolo poiché la “sinicizzazione” è intesa anche come “de-arabizzazione”. Per i cristiani, la “sinicizzazione” include la “de-occidentalizzazione”. Il taglio dei legami con il tempo dei missionari è stato fatto molto tempo fa, eppure il PCC cerca ancora meticolosamente qualsiasi cosa che possa ancora essere “de-occidentalizzata”.
Ora, è la musica. Non è una novità assoluta. I vecchi amati inni sono stati abbandonati da tempo. Non è raro vedere canti “rossi” eseguiti nelle chiese cristiane o al di fuori di esse, nelle processioni che precedono i servizi della domenica. Tuttavia, ai cristiani ora viene detto che è necessario qualcosa di molto più completo e radicale.
Il mese scorso, si è concluso a Xiamen, nel Fujian, un “Seminario nazionale di formazione sulla sinizzazione della musica sacra”, organizzato dai Due Consigli cristiani nazionali, controllati dal governo. Oltre sessanta operatori pastorali, insegnanti di teologia ed esperti provenienti da tutta la Cina si sono riuniti per discutere della “sinizzazione” della musica sacra cristiana.
Ai partecipanti è stato detto che “sinicizzare” la musica cristiana è un obiettivo chiave del “Secondo piano quinquennale per la sinicizzazione del cristianesimo”. Dovrebbero essere pronti a rinunciare a ancora più vecchi inni (anche se, forse per prevenire reazioni, è stato detto loro che alcuni saranno mantenuti) e ad adattare sia i canti tradizionali cinesi sia i canti “rossi”. Anche la musica cristiana come i credenti cinesi l’hanno conosciuta per secoli sembra essere sul punto di scomparire.
(Asia News 12/06/2024)
Guangdong, Chiesa di Shengja: leader condannati per “operazioni commerciali illegali”
Stampare e vendere a un prezzo contenuto letteratura cristiana è ormai considerato un atto sufficiente per accusare di frode i predicatori e gli anziani delle chiese domestiche.
Il 17 gennaio 2025, il tribunale popolare del distretto di Shunde nella città di Foshan, nella provincia del Guangdong, ha emesso il suo verdetto sul caso della chiesa domestica di Shengjia a Shunde. Il predicatore Deng Yanxiang ha ricevuto una condanna a due anni di carcere, che scadrà il 23 maggio 2025, considerando il tempo trascorso in custodia cautelare. La condanna è in corso di esecuzione presso il centro di detenzione del distretto di Nanhai. Gli altri quattro imputati, Wang Weicai, Zhu Longjiang, Zhu Qiaoling e Zhu Longfei, sono stati condannati a pene che vanno da un anno e due mesi a un anno e cinque mesi. Tali pene sono coperte dalla loro custodia cautelare e sono stati rilasciati.
Il caso è iniziato il 24 maggio 2023, quando la chiesa di Shengjia è stata perquisita da più dipartimenti, tra cui Pubblica sicurezza, Affari etnici e religiosi, Istruzione e Industria e commercio. Il predicatore Deng Yanxiang, i diaconi Zhu Longjiang e Wang Weicai e suor Zhu Qiaoling sono stati arrestati con l’accusa di “operazioni commerciali illegali”. Libri, tavoli, sedie e altri oggetti sono stati confiscati.
Il 9 agosto 2023, l’anziano Zhu Longfei è stato arrestato dalla polizia di Shunde per “sospette operazioni commerciali illegali”. Cinque membri della chiesa Shunde Shengjia, tra cui tre fratelli, la sorella Zhu Qiaoling, il diacono Zhu Longjiang e l’anziano Zhu Longfei, sono stati formalmente arrestati. L’arresto dell’intera famiglia Zhu ha lasciato la moglie dell’anziano Zhu Longfei, Liang Dandan, affetta da cardiopatia, a prendersi cura dei suoceri anziani e gravemente malati. La madre dei tre fratelli Zhu è stata ricoverata in ospedale in condizioni critiche nell’ottobre 2023. I loro avvocati hanno presentato più richieste di libertà su cauzione per i tre fratelli Zhu, ma sono state tutte respinte.
Il 30 novembre 2023, la Procura distrettuale di Shunde ha perseguito l’anziano Zhu Longfei, il predicatore Deng Yanxiang, il diacono Zhu Longjiang, il diacono Wang Weicai e la sorella Zhu Qiaoling per “operazioni commerciali illegali”. Ciò si basava principalmente sulle pubblicazioni della chiesa “Letture e interpretazioni quotidiane della Bibbia”, che erano state dichiarate pubblicazioni illegali vendute fraudolentemente a scopo di lucro.
Il processo si è concluso il 27 agosto 2024, ma il verdetto non è stato annunciato immediatamente. Il fratello Zhu Longjiang e la sorella Zhu Qiaoling sono stati rilasciati su cauzione e sono tornati a casa, mentre gli altri imputati sono rimasti in custodia.
Il 23 ottobre 2024, la corte ha anche rilasciato su cauzione il diacono Wang Weicai. Come accennato in precedenza, il caso è stato chiuso e il predicatore Deng Yanxiang ha ricevuto una condanna a due anni di carcere il 17 gennaio 2025. Ciò conferma che le vaghe accuse di “operazioni commerciali illegali” sono ora un’arma preferita per reprimere le chiese domestiche.
(Bitter Winter 22/01/2025)
TESTIMONIANZA CINA: Semi di speranza: il Giubileo nel cuore della Cina
Il racconto di Mei Li che pensava al suicidio: “La cosa che più mi attrae di Dio è la speranza”. La storia della ragazzina che dice ai genitori di andare al centro commerciale e invece partecipa alle attività in una chiesa e ha scelto Giovanna d’Arco come nome di battesimo. La voglia di unità con il mondo intero. Nell’Anno Santo delle comunità cattoliche cinesi la speranza che permette di uscire dal vuoto sociale, politico, esistenziale che genera solo pressioni infinite.
Come stanno vivendo il Giubileo le comunità cattolica nella Repubblica popolare cinese? E quanto il tema della speranza parla alla vita dei giovani cinesi di oggi? Lo racconta in questa testimonianza una fonte di AsiaNews che vive in Cina.
Visto da questo angolo di mondo il Giubileo della speranza ha un sapore speciale. Anche qui quasi non si parla d’altro: gruppi promuovono viaggi, video ne spiegano il significato, dove possibile il simbolo è presente, e ovviamente Luce, la mascotte ufficiale, che spicca anche sulle facciate di certe chiese.
La situazione politica non regge il confronto con la vitalità che la abita più nel profondo.
Semi di conversioni, innanzitutto. Sempre più frequenti, contraddistinte da grande serietà e cura per il catecumenato. Esistono infatti percorsi di formazione per i formatori dei catecumeni che prevedono mesi di intenso studio, preghiera e servizio. Questi corsi sono perlopiù frequentati da donne e uomini che ridimensionano la propria vita lavorativa - sfidando la massiccia pressione sociale e professionale - per potersi dedicare con maggior libertà alla propria crescita spirituale e alla formazione di altri cristiani.
Conversioni come quella di Mei Li, sposata e con una figlia di circa vent’anni, laureata, con un buon lavoro, ma che racconta di essersi sentita per tanto tempo triste e insoddisfatta, “spesso pensavo al suicidio, non capivo a cosa fosse servita tutta la fatica della mia vita”. La “fatica” menzionata è la pressione sociale e familiare che contraddistingue la quotidianità dei cinesi. Una pressione che inizia da bambini e accompagna tutta la vita: essere la miglior studentessa, la miglior figlia, la miglior moglie, la miglior madre, avere il miglior lavoro, più soldi possibili, essere bella, calzare perfettamente lo stereotipo imposto… È questa la fatica immensa che permea la vita dei cinesi (e che si declina anche al maschile).
Ogni azione è sotto pressione e sotto giudizio, e l’unità di misura per capire il successo o meno della vita sono i soldi che si riescono a guadagnare e quindi a ostentare. Mei Li aveva superato queste pressioni con discreto successo, eppure pensava al suicidio. “Capisci che credere nei soldi non porta a nulla e senti che sei solo una scatola vuota. Una vita di pressioni per arrivare a sentirsi vuota, è la prova che questo sistema non funziona”. In effetti quello del suicidio per sfuggire alla pressione è un problema reale in Cina, sempre più frequenti sono i giovani che scelgono di togliersi la vita perché disarmati difronte agli standard imposti.
Poi l’incontro con un’amica cristiana neo battezzata ha condotto Mei Li in una comunità che l’ha accolta, ascoltata, capita e infine accompagnata al battesimo. “Non è vero che noi cinesi non crediamo in niente, ma finora eravamo impegnati a uscire dalla fame e sapevamo che solo lavorando duramente ci saremmo riusciti; ora è finalmente arrivato il tempo per pensare al nostro spirito, e il mio cuore si strugge perché ogni cinese diventi cristiano, ogni volta che cammino per strada e incrocio il volto di qualcuno ho la certezza che anche per lui arriverà il momento”, perché “la cosa che più mi attrae di Dio è la speranza”.
Ma ci sono anche conversioni più “sbarazzine” come quella della spensierata Giovanna d’Arco, ragazza di 17 anni della grande metropoli internazionale, giovane, bella, audace, che decide di ricevere il battesimo di nascosto dalla famiglia (scegliendo come nome di battesimo Giovanna d’Arco!). Racconta ai genitori che passa i pomeriggi al centro commerciale o in qualche locale e invece partecipa a catechesi o attività della comunità. Il suo primo approccio con i cristiani era stato attraverso alcune chiese protestanti; poi, però, con un atteggiamento da “rasoio di Ockham” e un mix di pragmatismo cinese e concisione dell’età, ha sentenziato: “le chiese protestanti erano belle ma troppe, la chiesa cattolica è una ed è uguale in tutto il mondo, quindi va bene”.
La voglia di unità con il mondo è un altro grande seme di speranza.
La speranza che viene da questa terra è tangibile se si guarda con attenzione. C’è una riserva di vitalità e voglia di mondo, che è il riflesso della privazione della libertà e dell’apertura. Sono i semi di chi sa che questa è la notte, ma che la notte non dura per sempre ed è comunque un buon momento per uscire. Come la Maddalena, che “quando era ancora buio uscì”, anche questa Chiesa esce nella notte e prepara la strada al giorno che verrà. Certo non mancano preoccupazioni, smarrimenti, difficoltà, ma si percepisce dalla gente che la fede è per loro occasione vera di speranza per la Cina intera, la speranza che permette di uscire da quel vuoto sociale, politico, esistenziale che genera solo pressioni infinite. “La Cina aspetta solo che qualcuno le parli di Dio”, su questo concordano molti giovani cristiani, ed è un ritornello in molte conversazioni.
Così la Chiesa cinese si nutre della speranza che viene dall’appartenere all’universalità del mondo e contemporaneamente diventa essa stessa riserva di speranza per l’universalità, poiché coglie la vita dove sembra ci sia solo morte. E questa è la missione più bella.
(Asia News 09/02/2025)