Il senso religioso in 16 film 10 - "La strada" di F. Fellini
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La purezza e la semplicità di cuore
“La Strada“ ** regia di Federico Fellini (1954)
Zampanò è un artista ambulante da circo che si esibisce nei villaggi del Centro Italia, spezzando con la sua forza bruta, catene attorcigliate al proprio torace. Compra (letteralmente) da una famiglia indigente una ragazza, Gelsomina: le dà una trombetta, una bombetta nera sulla testa, un tamburello da
battere per i loro spettacoli. Lei ha una faccia da clown: ”…così mi apparve il personaggio di Gelsomina: nelle vesti di un clown e subito accanto a lei, per contrasto, un’ombra massiccia e buia, Zampanò. E naturalmente la strada, il circo con i suoi stracci colorati, la sua musica spacca cuore...” (“Fare un film” Federico Fellini – Einaudi - p.58) Infine, c’è il Matto, che si esibisce sospeso su una corda tesa tra i tetti delle case dei villaggi. Sono i tre personaggi di una storia che assomiglia molto ad una fiaba drammaticamente
struggente perché Zampanò, Gelsomina, il Matto sono realistici: tuttavia, nel film, assumono un’esplicita dimensione simbolica della condizione umana con tutte le sue attese, interrogativi, l’inquieta ricerca di una risposta al proprio interiore bisogno di bene, di vero e di giusto, di felicità insomma. Perché? Gelsomina incarna lo stupore, l’innocenza, la purezza di cuore che si affaccia alla realtà, ne è continuamente sorpresa e, nel rapporto con l’animalesco Zampanò, viene ferita. Il Matto è la fantasia, l’ironia, la vita sospesa
quotidianamente tra cielo e terra. Zampanò è un egoista, rozzo e violento, gretto d’animo, che avvilisce lo sguardo pieno di meraviglia verso il mondo che anima Gelsomina. Lei viene confortata dal Matto così: “…io
non servo a niente, cosa ci sto a fare in questo mondo? Il Matto le risponde: “…tutto quello che c’è a questo mondo serve a qualcosa, anche questo sasso…se questo sasso è inutile, tutto quello che c’è, è inutile, anche le stelle… e, poi, se non ci stai tu con lui, chi ci sta?...”