Il senso religioso in 16 film 5 - "Fuori dal mondo" di Giuseppe Piccioni
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Una vocazione messa di fronte ad un bivio
“Fuori dal mondo” regia di Giuseppe Piccioni (1999)
Un neonato, abbandonato in un parco a Milano, mette in contatto tre persone. Caterina, una novizia in attesa di prendere i voti perpetui. Ernesto, il padrone di una lavanderia. Teresa, una ragazza sbandata.
La prima si affeziona al bambino cercandone la madre, obbligandosi a verificare se stessa e la propria vocazione (infatti, sente risvegliare in sé un istinto materno e, persino, ”rapisce” il neonato che ha affidato
al reparto pediatrico dell’ospedale). Il secondo vede sconvolta la sua vita autoreferenziale, inducendolo ad affacciarsi ad un prossimo, che gli è sempre stato indifferente. Ernesto, in una sequenza del film, chiede
a Caterina il senso della sua scelta vocazionale e la novizia risponde così: “…l’amore di Dio è sempre esagerato, non è Dio che deve ascoltare noi, ma noi che dobbiamo ascoltare Dio, anche se questo Dio talvolta è faticoso…” ; la terza deve decidere se tenere il bambino. Il trio di questi personaggi viene
descritto e raccontato dal regista con una notevole tenerezza psicologica. Il film è un coraggioso ed originale esempio d’irruzione del “senso religioso” in una contemporaneità sempre più laicizzata.