Femmine contro maschi
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Seconda parte del dittico iniziato da Maschi contro femmine: rispetto al primo episodio, debolissimo, questa seconda parte è più riuscita e compatta. E il merito è soprattutto nel cast, decisamente di altro spessore rispetto ai vari Alessandro Preziosi, Paola Cortellesi, Nicolas Vaporidis. Ficarra & Picone, in modo particolare, si confermano come una coppia comica di gran valore al cinema dopo le piacevoli prove di Il 7 e l'8 e La matassa. Sono loro il vero valore aggiunto al film e le loro storie, per quanto elementari e prevedibili, sono la cosa migliore del film. Soprattutto, i due riescono a essere simpatici senza ricorrere alla volgarità o alla risata grassa. Bene anche Emilio Solfrizzi nella parte di uno uomo tutto calcio & pub che vede la vita sconvolta dopo un banale incidente di strada: è un attore simpatico e versatile e che vorremmo vedere anche in ruoli meno ovvi. Claudio Bisio, sempre più uguale a se stesso, è il protagonista del terzo episodio, è un chirurgo plastico divorziato dalla sua ex (un'inguardabile Nancy Brilli) e che per amore della madre malata dovrà fingere che la sua è sia una famiglia e perbene. Il film è quello che ci si sarebbe aspettato dopo il primo episodio: al di là delle scelte di casting più azzeccate, il film ricorre a facili cliché per rappresentare l'eterna guerra dei sessi ma non va mai oltre a una descrizione superficiale dello stesso e in questo tradisce proprio la commedia all'italiana a cui il regista Fausto Brizzi vorrebbe guardare. Là i tipi e le maschere sintetizzano un mondo che veniva non soltanto riflesso o rappresentato, ma scavato: si pensi alle tante maschere di gente come Sordi, Gassman o lo stesso Villaggio-Fantozzi. Nei film di Brizzi, la maschera è svuotata di ogni contenuto ed è ridotta a semplice tic, a puro folklore, come avviene nei tanto vituperati cinepanettoni. C'è il chirurgo plastico cinico (tra l'altro proprio come De Sica in Christmas in Love), il benzinaio fedifrago, la Littizzetto urologa: ma questi personaggi non rimandano a null'altro se non a se stessi. Anzi, quel che è peggio, spesso le storie proposte da Brizzi, da Notte prima degli esami, passando per Ex fino appunto a questo dittico, sono lo spunto per dare sfoggio di un cinismo che appare gratuito e forzato. Come nel finale del pur interessante Notte prima degli esami, lo studente Nicolas Vaporidis rimaneva fregato, proprio sul più bello, nel supremo momento degli esami di maturità, dal suo insegnante Giorgio Faletti, così Solfrizzi vive il rapporto matrimoniale con la Littizzetto come una vera e propria esperienza di prigionia, per poi mandarla a quel paese con urlo liberatorio in coro cogli amici al bar. Così, fatta eccezione per l'episodio con Ficarra & Picone, più delicato e positivo, i personaggi di Solfrizzi, Littizzetto, Bisio e Brilli non sono così distanti da quelli incontrati nel primo episodio: le loro storie finiscono “bene”, ma non all'insegna di una positività che nasce da un impegno deciso e serio con la vita come in Immaturi (Genovese, 2010), bensì come frutto di una reazione dettata dal puro sentimento. L'intervento sul finale della Littizzetto per ricucire il rapporto con il marito suona poco verosimile e contraddittorio rispetto a un rapporto col marito segnato da delusioni, noia, abbandono Ma chi glielo fa fare, verrebbe da chiedersi se non per un buonismo di facciata ? Il fatto è che se proprio in Immaturi che con il dittico di Brizzi ha tanto in comune, dalle musiche accattivanti, al cast ammiccante e alla leggerezza delle situazioni, i personaggi si mettevano in gioco e in cammino e prendevano delle decisioni più o meno giuste, insomma si muovevano a partire da provocazioni della realtà e sperimentavano un cambiamento su di sé, quelli di Brizzi sono personaggi che invece non cambiano mai ma perché non fanno mai un'esperienza di amore, di amicizia e di bene, elementi pressoché assenti in Femmine contro maschi e sostituiti da parole di più facile consumo ma dalla vita assai breve. Così l'amore è ridotto al sesso; l'amicizia a una complicità tra maschi o femmine; il bene a una soddisfazione personale. E l'uomo ridotto a triste caricatura di se stesso.