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I guardiani del destino

Regia:
George Nolfi
Per un cambiamento improvviso di programma, un uomo scopre che la realtà viene manipolata da un misterioso gruppo di uomini, tutti col cappello in testa. E sembra che lui sia uno dei loro obiettivi.
Voto: 7,0

Tratto da un racconto di Philip K. Dick, con una messa in scena che rimanda immediatamente allo stile del suo creatore, I guardiani del destino, come spesso succede ai racconti di Dick, ha il suo punto forte nella narrazione, più che in alcuni presupposti che mettono alla prova anche la passione per la fantascienza.
Matt Damon è un giovane politico americano che sembra avere un brillante futuro anche da candidato presidenziale, se non fosse che alcune immagini di intemperanze giovanili vengono improvvisamente rese pubbliche, stroncando la sua carriera sul più bello. Solo e frustrato, incontra casualmente una ragazza sul bus (la bellissima Emily Blunt) ed è colpo di fulmine, anche se tutto sembra mettersi di traverso al fatto che i due si rivedano. Il protagonista, casualmente, scoprirà anche il perché: un gruppo di misteriosi uomini in impermeabile e cappello manipola bellamente le vite degli uomini, per obbedire a un misterioso progetto. La sospensione del libero arbitrio, spiega quello che sembra essere il capo degli “uomini col cappello” colto sul fatto dal protagonista (un misurato ma inquietante Terence Stamp), viene decisa da un misterioso “direttore”, quando gli uomini si rivelano incapaci di dominare i loro istinti e indulgono in guerre e massacri. Per esempio, dopo l’Impero Romano (governato in realtà dall’alto) gli uomini vennero lasciati liberi e caddero nell’oscurità medievale, per cui si rese ancora necessario l’intervento superiore. A parte le perplessità che potrebbe suscitare una scansione tanto semplicistica della storia (i Romani hanno costituito un impero solo a furia di buone azioni?), stupisce anche una certa facilità con la quale il protagonista riesce a scardinare i progetti che vorrebbero impedirgli di rincontrare la donna che ama. D’altronde il bello del film è proprio nei particolari apparentemente insignificanti cui prestare attenzione, e in alcuni effetti speciali legati alla possibilità di legare luoghi lontanissimi tra di loro sapendo solo qual è la porta giusta da aprire (un trucco che era stato splendidamente realizzato anche in Monster & Co. della Pixar), ma solo se avete in testa il cappello giusto. Realizzato con cura, con un ritmo adeguato e personaggi originali (anche se vestiti tutti alla stessa maniera...), un bell’esempio di fantascienza che può anche sollevare domande più approfondite.

Beppe Musicco

tratto da Sentieri del cinema

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