Luci d’inverno (I comunicandi) di Ingmar Bergman (1961)
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Luci d’inverno (I comunicandi) di Ingmar Bergman (1961)
• “….io e il mio Dio vivevamo in un mondo fatto appositamente per noi… non sapevo niente del male del dolore, ho sempre creduto a un Dio buono e paterno che amava tutti i suoi figli ma più di tutti amava me, solo mia moglie sapeva vedere il mio Dio, ella mi capiva e tappava i buchi….”: esclama angosciato Thomas, pastore protestante in un villaggio sperduto svedese, entrando in una profonda crisi di fede vissuta sempre ad immagine e somiglianza del grande amore che aveva per la moglie. Con la sua morte, tutta l’impalcatura autoreferenziale e personalistica del suo ministero crolla rovinosamente. Thomas sprofonda disperatamente in un vuoto di significato della propria vita, gridando per “il silenzio di Dio” che sta sconvolgendo la sua esistenza.
• Bergman affermò in un’intervista di avere visionato tre volte il film di Bresson “Diario di un curato di campagna”; certo, perché risulta molto evidente che il drammatico percorso del pastore Thomas ricorda quello della metaforica “passione” vissuta dal giovane prete del film del francese Robert Bresson.
• Tuttavia, le tappe del “calvario” del pastore Thomas sono gli incontri con tre personaggi del film che lo aiuteranno a smascherare progressivamente una fede del tutto illusoria e accendere nella sua anima la scintilla e la consapevolezza di un’esperienza di appartenenza a Cristo veritiera.
• Tutto il film si svolge in un’unità spazio temporale, avvolta dal silenzio di una natura nevosa e ghiacciata, dentro la sacrestia, la navata, l’altare di una piccola chiesa di campagna: come se Bergman abbia intenzionalmente voluto ammantare di silenzio anche l’ambiente in cui si svolge la sofferta via crucis del viaggio compiuto dall’anima di Thomas.
• I tre personaggi incontrati dal pastore Thomas durante la sua crisi di fede. Persson, un parrocchiano angosciato dal timore di una guerra nucleare, si rivolge a Thomas per avere un conforto, ma uno “zoppo” come il pastore non può far imparare a camminare, anzi riversa su di lui tutta la sua frustrazione religiosa. Marta è una maestra atea, innamorata di Thomas, afflitta da un eczema che le sta devastando dolorosamente il corpo: perciò, da amante, è diventata per Thomas oggetto di sarcasmo e disprezzo. Infine, Algot, il sacrestano, è segnato da una dolorosa artrosi. Nelle notti insonni, si è messo a leggere il Vangelo.
• Tutte queste figure, umili e semplici, svelano agli occhi e al cuore del pastore il volto del Cristianesimo. Soprattutto, gli strappano di dosso non solo il velo di una fede sentimentale, ma gli fanno incontrare il fatto che, senza comprendere come la fede c’entri con la vita di tutti i giorni (anche dentro la sofferenza della carne del grido di Cristo, che grida dalla croce “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? ”, ma che abbraccia la volontà del Padre) essa rimane solo un guscio vuoto.
• Il sacrestano Algot dice a Thomas che l’agonia più grande di Gesù non è stata quella fisica. Le sofferenze più grandi sono state quelle morali e spirituali del sentirsi abbandonato dalle persone più care, i discepoli e dal Padre. La riflessione del sacrestano: “…Egli gridò con tutte le sue forze come se avesse creduto che Suo padre nell’affanno l’avesse abbandonato. Come se avesse creduto di essersi sbagliato. Sì, Gesù fu assalito da una lacerazione indicibile prima di morire. Pastore, non sarà questo il momento in cui ha sofferto di più? A causa del silenzio di Dio…” (pag.54, sceneggiatura “ Luci d’inverno” Ingmar Bergman - “Sei film” - Einaudi)
• Dopo questa conversazione, Thomas giunge alla verità di sé, si libera finalmente da quell’immagine di Dio che si è fatto per tutta la sua vita, entra nella cappella, sale sull’altare e grida con gioia autentica e fede riscoperta: "Santo! Santo! Santo”.
• Il film è la seconda parte della trilogia filmica dell’inquietudine spirituale ed esistenziale del regista che ha dichiarato in un’intervista : 1) “Come in uno specchio” è la certezza conquistata. 2) “Luci d’inverno”: la certezza messa a nudo. 3) “Il Silenzio” - il silenzio di Dio – la copia in negativo”.