A Mosca per un convegno
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Nello scorso fine settimana (13 - 16 ottobre) sono stato, con mia moglie, nella capitale russa su invito di S. E. Mons. Tadeusz Kondrusiewicz Metropolita di Mosca, per partecipare ad un Convegno organizzato dall’Istituto per la Civiltà Europea, partner della Fondazione Russia Cristiana, dal titolo «L’Europa al bivio: “scontro di civiltà” o nuove esigenze di dialogo». Da parte “occidentale” erano presenti Mons. Giordano, Segretario generale della Conferenza Episcopale europea, Mons. Hammet, Segretario della Conferenza Episcopale ungherese, l’on. Mauro, Vice presidente del Parlamento europeo, ed io, quale Presidente della Associazione per la Fondazione Europa. Mentre da parte occidentale si è manifestata una prudente apertura al dialogo, sia interetnico sia interreligioso, su chiare basi identitarie, se dovessi sintetizzare il Convegno in poche parole direi che è emersa la grande preoccupazione dei Russi per una possibile immigrazione cinese e islamica, e la loro accusa all’Europa occidentale di non volere la Russia nell’Unione. Questo ultimo dato meriterebbe un’indagine e uno studio approfonditi, perché la prima impressione, sia pure superficiale, è che mentre alcuni ritengono sia l’UE a non volerli come partner per timore della dimensione, per le differenze economiche, per un deficit di democrazia, la maggior parte dà l’impressione di attribuire all’occidente l’ostilità all’ingresso della Russia come alibi per non riconoscere, e per non affrontare proprio queste differenze appena citate. Altra impressione superficiale, che quindi andrebbe verificata, è che siano gli occidentali ad apprezzare e ad essere affascinati dalla spiritualità, dalla grande cultura e dalle tradizioni russe molto più che non i Russi verso di noi, anche se conoscono molto bene la nostra cultura, e sono ovviamente aggiornatissimi sulle nostre vicende politiche e di costume. Sono impressioni che riferisco perché le ho avute nettissime, ma riconosco che potrebbero cambiare in un incontro ed un confronto più approfonditi.
Quando ho detto a don Gabriele Mangiarotti che sarei andato a Mosca mi ha chiesto di scrivere qualche impressione al ritorno: oggi lo faccio molto volentieri perché la parte più significativa di questo brevissimo soggiorno, non è stata il Convegno, pur molto interessante, bensì, con stupore e vivissima partecipazione, il giorno e mezzo trascorso con i carissimi Amici di Russia cristiana, ed in particolare con le carissime Giovanna Parravicini e Floriana Conte, alle quali mia moglie ed io siamo grati perché “debitori” di un’esperienza umana e religiosa che restano nella memoria.
In un pomeriggio ci hanno accompagnato alla Galleria Tret’jakov, per visitare la più importante mostra di icone della Russia; se è pur vero che stupiscono a prima vista per la loro bellezza, è altrettanto vero che diventavano più luminose, più aperte a rivelare sia emozioni, sia squarci di autentica alta teologia, man mano che Giovanna le illustrava con competenza, ma soprattutto con serena consapevole ammirazione. Adiacente al museo c’è una chiesa ortodossa in cui è custodita e venerata l’icona della Madonna della tenerezza; quando siamo entrati si cantavano i vesperi, con un canto del celebrante e del coro al tempo solenne e dolcissimo. Quel pomeriggio siamo stati anche alla “Biblioteca spirituale” di Russia Cristiana, Centro per lo sviluppo informativo della società, che conoscevamo per aver letto della loro opera, ma ovviamente entrarci, guardare negli occhi la gente, è un’altra cosa.
Il giorno successivo era prevista la giornata di inizio d’anno della Comunità di Comunione e Liberazione della Russia: siamo andati con loro, a circa 80 chilometri fuori Mosca, sempre accompagnati da Giovanna e Floriana. La giornata consisteva in un pellegrinaggio al luogo del martirio di Padre Aleksandr Men’. Ucciso lungo un sentiero nel bosco a circa 100 metri da casa, dove abita tuttora Sua moglie. Sul luogo sono sorti un piccolo museo e due Chiesette ortodosse, la prima molto piccola, la seconda di poco più grande. Anche qui, vi assicuro, è stato un privilegio ed una emozione visitare il museo di Padre Men’ guidati da Giovanna che lo ha conosciuto; oltre ad un privilegio è stata una esperienza spirituale molto forte. Dopo la meditazione nella Chiesetta, guidata da don Paolo Pezzi, attualmente Rettore del Seminario di San Pietroburgo, siamo andati al Monastero di San Sergio, a circa 5 chilometri, dove sono conservate le sue reliquie.
Il Monastero, molto bello, dove risiedono tuttora Monaci ortodossi e dove ha sede un’importante scuola teologica, ha all’interno del suo perimetro nove Chiese, di cui una fatta costruire da Ivan il terribile.
Non ho detto nulla dell’affascinante figura di Padre Men’, perché padre Romano Scalfi, il fondatore di Russia Cristiana, ne ha parlato in queste pagine di CulturaCattolica.it,
http://www.culturacattolica.it/frontend/exec.php?id_content_element=4533
http://www.culturacattolica.it/frontend/exec.php?id_content_element=3028
Inoltre, a chi fosse interessato, ma a tutti mi permetto di consigliare un articolo di Giovanna Parravicini, riscontrabile qui:
http://www.testimonideltempo.it/contenuti/PadreAleksandrMen.asp
http://www.clonline.org/Art_detalle.asp?ID=20060906
Nella galleria Tret’jakov è conservato l’originale dell’icona detta della Trinità, di Andrei Rublëv, una delle più celebri e venerate, inizialmente inserita nell’iconostasi della Chiesa di San Sergio, nell’omonimo Monastero, dove ora è sostituita da una copia.