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La conversione di Zotov

Fonte:
CulturaCattolica.it
Anatolij Fedorović Zotov è ordinario della cattedra di filosofia non russa all’università di Mosca 'Lomoosov'

S. Giovanni apostolo ci riferisce che Cristo, nella sua conversazione con Nicodemo, disse: "Lo Spirito soffia dove vuole e ne senti la voce…" Fu veramente così! Prima di giungere per la prima volta a Roma mi trovavo al limite della disperazione. Successe nel settembre del 2.000, nei giorni in cui si celebrava il Grande Giubileo. Sull'umanità si addensavano terribili minacce originate dal suo stesso operare; una crisi profonda aveva colpito la famiglia, cellula fondamentale della società; la decadenza dei costumi e l'inimicizia fra le singole persone, i popoli e i fedeli delle varie religioni; estremismo politico e religioso, tutto questo nel nostro paese si manifestava con particolare brutalità. A questo si aggiungeva la crisi della scienza, dell'educazione e delle istituzioni sociali. Questo ultimo aspetto della crisi toccava me come professore universitario in modo particolare e molti dei mie colleghi. Ero convinto che per la civilizzazione, passata attraverso la fase della società industriale non ci fosse più possibilità di vita. Essa non ha più mezzi per scongiurare le minacce che incombono e salvarsi dalla rovina se non attraverso un ulteriore sviluppo della scienza e dell'educazione. Non possiamo liberarci dai mali accusando semplicemente la scienza e la tecnica. Per questo motivo la crisi della scienza e dell'educazione nel nostro paese, congiunta allo disastroso abbassamento dello stato sociale dello scienziato e dell'insegnante, mi si presentavano come il preannuncio del tramonto inevitabile, non soltanto del nostro paese, ma anche di tutta la civilizzazione: infatti tutto questo avrebbe fatalmente dovuto condurre ad una lavina di catastrofi tecnologiche di ampiezza planetaria. Noi ne eravamo persuasi e quindi i nostri incontri e le nostre conferenze erano pervasi non solo di pessimismo, ma anche da uno spirito di totale disperazione.
Ma nel settembre del 2.000 mi toccò in sorte di partecipare all'incontro internazionale dei professori e degli universitari organizzato dal Vaticano. Qui trovai dei colleghi provenienti da ogni paese che condividevano le mie idee. Essi comprendevano non peggio di me tutta la serietà della situazione, ma erano persuasi che per l'umanità ci fosse una reale via di salvezza. Inoltre comprendevano l'importanza di quella missione che scienziati e docenti dovevano assumersi. Proprio gli scienziati e gli educatori sono obbligati di offrire una dimensione etica allo sviluppo della scienza, della tecnica e della pratica sociale. Proprio loro devono far capire alle nuove generazioni di scienziati e di ingegneri, a tutte le generazioni della terra il dovere di riconoscere il grave pericolo di quella tesi che tutt'oggi si sta diffondendo, cioè che la scienza per sua natura non ha morale. La ragione scientifica priva di ogni fondamento morale genera mostri, ancora più terribili che non faccia il 'sonno della ragione' secondo l'opinione del grande artista spagnolo Goia.
Le parole del Papa Giovanni Paolo II rivolte ai partecipanti del nostro incontro internazionale mi hanno rigenerato: la mia vita acquistò un significato, il mio futuro si illuminò di luce, io compresi il mio compito, mi fu chiaro che avrei dovuto camminare con questa gente, con queste persone ispirate dalla fede nel Signore e dalla coscienza della propria responsabilità di fronte alla umanità. Che Dio mi aiuti.
Chiedo l'aiuto a Dio e alla Chiesa di essere battezzato in S. Pietro.

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