Liberalismo: arte moderna e ortodossia
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Un gruppo di credenti ortodossi ha chiesto alla Procura di Mosca di aprire azione penale contro gli organizzatori della mostra "Russia 2" allestita nella Casa dell'artista. Secondo il parere dei denuncianti, le opere esposte offenderebbero il sentimento religioso della gente e creerebbero contrasti fra i rappresentanti delle varie religioni.
Offriamo al lettore italiano l'articolo di Kyrlezhev non tanto per far conoscere una situazione conflittuale all'interno della Russia, che pur è sempre opportuno seguire, quanto per l'attualità del giudizio pronunciato sul liberalismo, giudizio che interessa non soltanto il popolo russo, ma tutti i popoli.
Il conflitto fra gli artisti moderni e una parte degli ortodossi ebbe inizio alcuni anni fa. Incominciò con la mostra "Arte – Manezh" nel 1998 quando l'artista Avgej Ter-Oganjan fece a pezzi con un'ascia delle icone ortodosse, pensando con questo di compiere un'opera d'arte. Allora insorsero le prime proteste degli attivisti ortodossi che accusarono Ter-Oganjan di profanazione. Il conflitto si protrasse con la devastazione della mostra "Attenzione! Religione", organizzata nel centro "Andrej Sacharov" nel 2003 cui seguirono processi giudiziari ancora in corso. Ed oggi noi notiamo lo sviluppo del conflitto nella dichiarazione dei credenti ortodossi.
Io penso che in questo conflitto debbano essere considerati diversi aspetti, ma che, tutto sommato, si tratti di un conflitto ideologico, il quale, come tale, acquista poi un carattere politico - sociale
Noi siamo testimoni che la religiosità "privata" acquista forme sociali e per questo entra in conflitto con i fautori del secolarismo selvaggio. Ma i secolaristi, (compresi quelli postsovietici, i nostri) continuano ostinatamente a difendere l'idea che lo spazio sociale deve restare esclusivamente secolare, mentre la religione "del nuovo individuo europeo" deve essere affare totalmente privato, intimo. Cioè i nuovi individui europei possono mostrare pubblicamente il proprio secolarismo, ma, per definizione, non possono pubblicamente mostrare la propria religiosità
Occorre dire che i nostri secolaristi sono dei neofiti, nello stesso modo come lo sono i nostri "nuovi ortodossi". Infatti fra il secolarismo europeo occidentale "organico" (perché ormai è vecchio di secoli) e la pure organica ortodossia dei "mohicani della fede", fra i prerivoluzionari da una parte e "i nostri russi contemporanei" dall'altra la distanza è enorme. Questi e quelli ancora non hanno superato il neofitismo; ambedue sono ancora ostaggi di quel fenomeno che si chiama "la scoperta della fede universale". Soltanto che per gli uni è il secolarismo (che si identifica con il liberalismo), per gli altri è l'ortodossia come sostegno della tradizione culturale russa. Gli uni e gli altri sono ardenti, ognuno a suo modo. Se i secolaristi ritengono che lo spazio appartiene a loro, i "religiosi" ancora oggi lottano per ottenere lo stesso spazio.
In questo caso, a mio parere, "la miseria liberale" consiste nel fatto che la posizione evidentemente stupida degli "artisti moderni" e dei loro compagni si identifica con la posizione liberale come tale.
Il paradigma liberale è fondato sul potere liberale in modo che "il potere religioso" è considerato come antiliberale. E così nostri secolaristi russi intendono "la pretesa" degli uomini religiosi come pretesa ad occupare "il proprio posto", cioè il potere nello spazio sociale.
In questa situazione i secolaristi – liberali rinnegano lo stesso paradigma giuridico grazie al quale il principio della coscienza è "il sacrario" della consapevolezza liberale. Perché oggi questo principio deve operare solo nei riguardi dell'individuo, ma non rispetto a gruppi ed associazioni,
Il conflitto attuale fra artisti e credenti difficilmente viene risolto perché la parte liberale non può riconoscere pubblicamente il proprio errore, cioè l'offesa dei sentimenti religiosi. Mi ripeto: il male sta nel fatto che costoro non vedono, non riconoscono la propria colpa. Sebbene potrebbero riconoscerla se si attenessero logicamente, consequenzialmente alla posizione liberale.
Succede che la religione, quando vuole essere pubblica (sociale), si opponga al liberalismo. Perché la religione, fin da principio, per definizione della coscienza liberale è ritenuta nemica. Perché? Perché la religione è ritenuta totalitaria, ideologicamente violenta, ecc. Qui il liberalismo cade nella propria trappola. Agisce non la logica delle idee, ma la logica del potere. Il liberalismo né nella sua attività sociale come nella attività di pensiero non si ispira ad alcun Fondamento.
Nonostante tutto ci sono delle cose che è difficile difendere, da qualsiasi posizione si prendano, senza contare quelle persone non pensano neppure di dover essere difese. No si può in pubblico spaccare a pezzi un'icona; è una volgarità sia da un punto di vista estetico che generale. Per questo chiunque abbia partecipato a questa impresa) non può avere nessuna giustificazione, né estetica, né etica. Questo "attore" non può avere nessun rapporto con la coscienza liberale perché non rispetta la libertà dell'Altro.
L'artista moderno, come ogni artista, deve possedere il gusto. Ma il gusto, se si rapporta alla dimensione sociale non è soltanto un concetto estetico, ma anche etico. Esso è la capacità di tener conto dell'Altro, anche quando tu lo provochi artisticamente. Non sta forse proprio qui il profondo pathos del liberalismo?: rispettare l'Altro come "parte di te stesso"? Altrimenti è lecito schiaffeggiare.
Il conflitto dei credenti ortodossi ha mostrato, a suo modo e in modo evidente, la crisi interiore del nostro liberalismo senza sponde il quale non sa usare la logica, soprattutto la logica dei propri valori. Questo liberalismo si mostra incapace di opposi all'avversario con dei contenuti suoi propri. Gli ortodossi attaccano, ma i liberali si oppongono aggressivamente in modo stupido.