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Rassegna stampa, 10 febbraio 2004

Autore:
Scalfi, Romano

Michail Pozdnjaev, La crociata. Il patriarca ecumenico ha deciso di difendere l'Ucraina dal papa di Roma, "Novye Izvestija", 6 febbraio
È passata quasi inosservata l'informazione circa la lettera del patriarca di ?ostantinopoli al papa, mentre in realtà sembra si stia preparando una nuova crociata.
Bartolomeo ha infatti esortato Giovanni Paolo II a non creare in Ucraina una struttura ecclesiastica cattolica. Come si dice nella lettera giunta a Roma, "se il Vaticano deciderà di conferire alla chiesa greco-cattolica ucraina lo status di patriarcato, provocherà una dura reazione delle Chiese ortodosse sorelle, ci riporterà nell'atmosfera di ostilità esistente qualche decennio fa".
L'ultimatum di Bartolomeo, prosegue il giornalista, è una sorpresa per il mondo ortodosso, oltre che per quello cattolico. I rapporti tra Mosca e Costantinopoli sono infatti tesi, perché la Chiesa ortodossa russa sta lottando per il monopolio spirituale all'estero non tanto con Giovanni Paolo II, quanto con Bartolomeo I. Tutti hanno presente la situazione estone, dove molte chiese sono passate alla "Seconda Roma", e il problema si ripresenta in Europa Centrale e Orientale, dato che la stragrande maggioranza delle parrocchie di Costantinopoli sono fuori dei suoi confini geografici.
La lettera di Bartolomeo risponde a un testo inviato dal cardinal Kasper ad Alessio II con la proposta di discutere una serie di questioni controverse, tra cui l'istituzione di un patriarcato greco-cattolico in Ucraina. Aleksij II, che vede nell'"espansione cattolica" uno dei principali motivi del veto alla visita di Giovanni Paolo II, aveva fatto avere copia della lettera del card. Kasper ai confratelli. Con inattesa durezza ha reagito all'ultimatum del cardinale Bartolomeo, considerato dai capi delle 15 Chiese locali come il "primus inter pares".
Ultimamente Bartolomeo è molto attivo, compie numerosi viaggi fondando sempre nuove parrocchie. Ultimamente ha dato uno schiaffo alla Chiesa russa recandosi a Cuba, dove è stato accolto personalmente da Fidel Castro (come già era avvenuto con Giovanni Paolo II). D'altro canto, Bartolomeo è preoccupato per i tentativi di Aleksij di unire sotto di sé gli ortodossi russi in Europa occidentale, e per le trattative con la "Chiesa ortodossa russa all'Estero". Come ha detto il ministro degli esteri ortodosso, la Russia "ritorna al ruolo storico di protettrice delle Chiese ortodosse nei paesi in cui gli ortodossi costituiscono una minoranza religiosa".
I greco-cattolici, prosegue il giornalista, perseguitati sia in epoca zarista che sovietica, chiedono da un pezzo al Vaticano uno status particolare. Secondo il loro primate, cardinale Husar, il patriarcato è il sistema tradizionale per la Chiesa greco-cattolica, e Costantinopoli li aveva sempre guardati con una certa benevolenza.
Che cosa significa questo cambiamento di posizione di Bartolomeo? Vuol addolcire ad Aleksij le pillole dell'Estonia e di Cuba? Vuol venire a Mosca? Vuol proporsi come alternativa ai greci-cattolici? Tutte domande che restano aperte.

Andrej Vejmarn, Cultura e culto, "Politiceskij Žurnal", 9 febbraio, pp. 66-68.
Riprende il problema dell'introduzione della religione nelle scuole, in termini piuttosto negativi, sottolineando che spesso l'insegnamento non è serio, ma una sorta di costrizione degli alunni a seguire determinati rituali (confessione, benedizioni ecc.).
Si depreca l'"aperto protezionismo nei confronti di una delle religioni nel contesto di uno Stato laico pluriconfessionale", visto che "per la maggioranza dei russi l'ortodossia sono i riti che vedono in televisione a Natale e Pasqua", e la "frequenza alla chiesa non va oltre il 2% della popolazione". È un fattore di destabilizzazione visto negativamente da tutta la società, ad eccezione della Chiesa ortodossa stessa che vede in esso un'occasione per rafforzare il proprio potere.

Sergej Putilov, Intervista a Pietro VII, "Rodnaja gazeta", 6 febbraio, p. 16
Si sottolinea l'incontro tra Putin e il patriarca di Alessandria e dell'Africa, ennesima riprova dell'interesse dello Stato per l'unità dell'ortodossia.
Il patriarca, nelle sue risposte, sottolinea l'esigenza che la Chiesa ortodossa sia missionaria e operi all'interno della società. Dopo aver dichiarato i propri rapporti di stretta fratellanza e collaborazione con la Chiesa ortodossa russa, sostiene che un ostacolo al dialogo interconfessionale è il degrado morale in cui alcune Chiese si trovano, e il loro permissivismo. Con Roma, "perché il dialogo possa iniziare, bisogna che ambe le parti abbiano buona volontà. Dobbiamo lasciarci alle spalle gli errori commessi in passato, condannarli unanimemente e non cercare di imporre i propri dogmi, come invece fanno, ad esempio, gli uniati".

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