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Rassegna stampa, 13 aprile 2005

Fonte:
CulturaCattolica.it

Convegno all’Accademia delle Scienze

Ne dà notizia «blagovest-info», 11 aprile, segnalando che il Convegno «Stato, Chiesa, società», inauguratosi il giorno stesso all’Accademia delle Scienze, è dedicato ai 15 anni di intronizzazione del Patriarca. Gli organizzatori sono la Chiesa ortodossa russa, istituzioni accademiche, l’Enciclopedia ortodossa, l’Accademia teologica di Mosca, in collaborazione con il pontificio comitato di Scienze storiche e la Pontificia università Gregoriana. Si segnalano il discorso inaugurale del patriarca (letto dal protoierej Sergij Kieselëv). Vengono citati inoltre i saluti augurali del Nunzio Apostolico, del professor Mirabelli, dell’accademico Cjubarjan e del vescovo Evgenij di Sergiev Posad.
Segue una breve rassegna delle relazioni svoltesi durante la sessione plenaria del Convegno.

Accesi dibattiti inter-ortodossi in Ucraina

Parallelamente alle vicende legate alla scomparsa di Giovanni Paolo II, nelle ultime settimane sulla stampa è tornato più volte il tema ucraino. Dal punto di vista religioso, si notano alcuni movimenti di riavvicinamento tra la Chiesa locale e il patriarcato di Costantinopoli, e si segnalano di conseguenza i forti timori del patriarcato di Mosca.

Su «NG religii», 6 aprile, p. 1, appare un articolo intitolato «La Kiev ortodossa tra la seconda e la terza Roma», e dedicato appunto al riacutizzarsi dell’annosa disputa della giurisdizione della comunità ortodossa locale.
L’arcivescovo Vsevolod, rappresentante delle parrocchie ortodosse ucraine del patriarcato di Costantinopoli negli USA, è intervenuto il 24 marzo a Kiev in toni molto duri, nel corso di un incontro con Juscenko, dichiarando: «La Chiesa madre, il patriarcato di Costantinopoli, ritiene che la sua figlia, cioè il patriarcato di Mosca, abbia oggi lo stesso territorio canonico che possedeva prima del 1686. La Chiesa di Mosca si è subordinata la metropoli di Kiev sotto il patriarca Dionisij, senza l’assenso e la ratifica del Sinodo della Grande Chiesa».
Il 1686 segna l’ingresso dell’Ucraina orientale nel dominio dell’Impero russo. In questo contesto si svolse la riunificazione delle Chiese, che avvenne nonostante le proteste di Costantinopoli. Finché l’Ucraina continuò a far parte dell’Impero, il problema non si pose. Fu riproposto solo nel 1924, quando l’arcivescovo Dionisij (Valedinskij) della Volynia si rivolse al patriarca di Costantinopoli con la richiesta di formare una Chiesa polacca autocefala nelle terre che un tempo facevano parte della metropoli di Kiev. Nonostante le proteste del patriarcato di Mosca, con l’aiuto di Costantinopoli (che anche in quell’occasione si era richiamato all’illegalità dell’annessione del 1686), i vescovi polacchi nominarono Dionisij metropolita di Varsavia e della Chiesa ortodossa in Polonia.
Il problema si ripone nuovamente dopo il crollo dell’URSS, quando nel paese si formano 3 Chiese ortodosse, una appartenente al patriarcato di Mosca, l’altra del patriarcato di Kiev e la terza autocefala. Costantinopoli ha ribadito nuovamente che non ha mai riconosciuto la giurisdizione di Mosca sulla Chiesa in Ucraina, sebbene nel 1993 Bartolomeo avesse dichiarato ufficialmente di riconoscere un unico metropolita canonico, e cioè quello subordinato a Mosca.
La dichiarazione dell’arcivescovo Vsevolod ha suscitato l’immediata reazione di Mosca. Parlando ai giornalisti il 29 marzo, Aleksij II ha dichiarato che la Chiesa ortodossa ucraina del patriarcato di Mosca «è l’unica che ha il diritto di unire intorno a sé tutti i rami dell’ortodossia ucraina, che oggi sono dispersi e nello scisma».
Il 31 marzo anche il sito ufficiale del patriarcato di Mosca ha pubblicato una dichiarazione di padre Nikolaj Balashov, che esprime sconcerto per le dichiarazioni dell’arcivescovo Vsevolod, come contraddittorie rispetto a quanto asserito da Costantinopoli in tutti gli anni precedenti, e ribadisce le posizioni di Mosca.

Interfax ha pubblicato una lettera aperta dell’«opinione pubblica dell’Ucraina» (una serie di presidenti di fraternità ortodosse), al patriarca Bartolomeo, datata 30 marzo 2005. Vi si esprime allarme per la dichiarazione dell’arcivescovo Vsevolod, e ancor di più per la posizione «attendista» assunta da Bartolomeo anziché «dare un’immediata smentita a tale offensiva dichiarazione». Richiamandosi ai penosi precedenti all’inizio del XX secolo, in cui vennero «appoggiati il potere sovietico ateo e lo scisma degli innovatori», si fa appello all’ingratitudine di Costantinopoli per l’aiuto elargitole della Chiesa russa e dagli zar durante il giogo turco. Si sottolinea inoltre che il presidente ucraino «viole le norme statali ed ecclesiastiche, interferendo nelle questioni della Chiesa e provocando in questo modo scismi e conflitti religiosi. In particolare, la dichiarazione di Viktor Juscenko circa la creazione di una cosiddetta “Chiesa locale unitaria”, nel corso della campagna elettorale, ha provocato azioni estremistiche, tra cui tentativi di conquista di chiese ortodosse da parte degli scismatici. E con quali motivi etici e canonici ci si può spiegare la visita a Vostra santità del segretario di Stato Aleksandr Zincenko, senza averne informato il primate della nostra Chiesa canonica sua Beatitudine metropolita Vladimir [cfr. Rassegna 16 marzo]?».
Si denuncia infine apertamente il fatto che «il presidente del nostro Stato è uno scismatico. Partecipa regolarmente alle blasfeme “liturgie” di Michail Denisenko, scomunicato dalla Chiesa».

Un commento di Roman Lunkin («portal.credo.ru», 31 marzo) sottolinea che evidentemente le dichiarazioni di Vsevolod sono direttamente legate alle posizioni delle autorità civili ucraine. Riporta inoltre una dichiarazione del patriarca Filaret, apparsa sul giornale «Den’» in data 25 marzo, in cui questi dichiara che se Bartolomeo riconoscesse il patriarcato ucraino, metà dell’episcopato soggetto a Mosca passerebbe dalla parte dello stesso Filaret, e il numero di parrocchie appartenenti a Mosca diminuirebbe, di conseguenza, da 10.000 a 2.000 unità.
L’uomo incaricato da Juscenko di seguire questo processo di riunificazione è il deputato Vladimir Stretovic.

Nuovo caso di antisemitismo

Lo segnala tra gli altri «portal-credo.ru» in data 24 marzo: 5.000 fedeli ortodossi, tra cui personalità note come lo scrittore vasilij Belov, l’artista Vjaceslav Krylov e l’accademico Igor’ Shafarevic, il generale Leonid Ivashov, il campione di scacchi Boris Spasskij, si sono rivolti alla Procura generale chiedendo «di aprire ufficialmente un processo per vietare in Russia tutte le associazioni religiose e nazionali basate sulla morale del codice di comportamento ebraico Shulkan arucha». In altri termini, è un nuovo tentativo di vietare tutte le organizzazioni ebraiche in Russia o di vietare «ai portatori di questa morale di occupare delle mansioni nello Stato e di lavorare nei mass media».
Su che base? Gli autori dell’esposto ritengono che l’attività di tali organizzazioni abbia un carattere «estremistico», volto a rinfocolare sentimenti di ostilità, e vada contro la dignità della persona umana. La petizione è una variante corretta e ampliata di quella presentata nel dicembre scorso, con le firme di 20 deputati della Duma e 500 esponenti dell’opinione pubblica, e che aveva fatto molto rumore alla vigilia della visita di Putin ad Auschwitz.

Condanna agli organizzatori della mostra «attenti, religione!»

«Portal-credo.ru», 31 marzo: il 28 marzo il tribunale del quartiere Taganza ha emesso la sentenza di condanna contro il direttore del Museo Sacharov, Jurij Samodurov, e la sua collaboratrice Ljudmila Vasilovskaja. L’accusa è la stessa che è stata avanzata contro le associazioni ebraiche, e cioè di attizzare odi e ostilità religiose, e nel verdetto si parla di «distruzione dell’archetipo ortodosso, di profanazione e sacrilegio, di satanismo, occultismo e omossesualismo». La procura aveva chiesto 3 anni di detenzione, il veto a continuare nella professione per gli imputati e la distruzione delle opere d’arte incriminate. Il tribunale non si è risolto a tanto ma si è limitato a far pagare 100.000 rubli di multa (circa 3.000 dollari).

La Chiesa ortodossa russa per l’anniversario della Vittoria

Disposizioni del Santo Sinodo:
Rivolgersi alla Chiesa ortodossa russa nella sua pienezza con un Messaggio in occasione dell’anniversario.
Insignire di appositi attestati di benemerenza tutti i chierici della Chiesa ortodossa e i collaboratori delle strutture ecclesiastiche che hanno partecipato alla guerra.
il 6 maggio ci sarà una solenne celebrazione presieduta dal patriarca per i veterani, con distribuzione di regali.
l’8 maggio solenne liturgia in tutte le Chiese di Mosca con funzioni di suffragio per i caduti.
sempre l’8 maggio, il patriarca e la gerarchia ortodossa russa deporranno corone in memoria dei caduti presso la tomba del milite ignoto.
il 9 maggio si celebreranno funzioni di suffragio in tutte le chiese ortodosse russe.
si vuol realizzare un documentario sull’attività patriottica della Chiesa ortodossa russa negli anni della Grande guerra.
negli istituti di formazione della Chiesa ortodossa russa si raccomanda di svolgere delle lezioni sul tema della funzione patriottica svolta dalla Chiesa ortodossa russa.
tutti gli ordinari diocesani devono porre particolare attenzione alla cura di veterani, invalidi e combattenti della Grande guerra.

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