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Rassegna stampa, 21 settembre 2004

Fonte:
CulturaCattolica.it

Interessante analisi di un noto studioso e direttore di un centro specializzato di ricerche


Nikolaj Mitrochin, La Chiesa ortodossa russa e lo Stato russo odierno, "portal-credo.ru", 10 settembre

1. Come si posiziona la Chiesa ortodossa nella vita politica russa
Il peso politico della Chiesa ortodossa russa corrisponde al suo reale influsso sui cittadini russi, entrambi sono vicini allo zero. Politici e uomini di Stato sono disposti a recepire la Chiesa ortodossa russa come parte del bagaglio culturale e come uno dei simboli dello Stato, ma non a prenderla in considerazione su questioni al di fuori del ristretto ambito di competenza della Chiesa stessa [NB. La stessa cosa è per la stampa nazionale: aldilà dei fatti puramente ecclesiastici, è ben raro che venga citata la parola o la posizione della Chiesa su qualche argomento].
Indicativo è anche il fatto che in Russia manchino partiti ortodossi che sappiano unire tra le loro file più di qualche migliaio di aderenti. Non ci sono casi di deputati eletti per aver presentato un programma su basi cristiane.

2. Chiesa e Stato nel mondo postsovietico
La Chiesa ortodossa russa non sa immaginarsi come esistente separatamente dallo Stato, il suo modello ideale è l'impero bizantino da cui è nata la Rus' ortodossa, con la "sinfonia Stato-Chiesa". Ne conseguono i vari fenomeni inerenti a questa mentalità (l'equivalenza posta tra ortodosso e russo, il ruolo di primo piano attribuito agli ortodossi rispetto agli "eterodossi", i privilegi che la Chiesa ortodossa chiede per sé), anche se tenta di mantenere una propria autonomia almeno parziale, rispetto alla completa soggezione della Chiesa all'impero nel periodo sinodale.
Se questa pretesa egemonica della Chiesa ortodossa appare contraddittoria rispetto alla situazione pluriculturale e pluriconfessionale creatasi in epoca sovietica, il clero ortodosso cerca di farla valere attraverso gli organi statali dei paesi del CSI, in particolare della Federazione Russa.

3.1. L'Amministrazione del Presidente
Un'attenzione particolare è attribuita dalla Chiesa all'Amministrazione del Presidente, che controlla di fatto la vita politica del paese e che si propone tra l'altro di instaurare relazioni normali con le principali confessioni attraverso il Dipartimento per le relazioni con le organizzazioni religiose della Direzione generale di politica interna. Presso l'Amministrazione del Presidente opera anche l'organo ufficiale per le relazioni con le organizzazioni religiose, il Consiglio per la collaborazione con le organizzazioni religiose del Presidente della Federazione Russa. Al suo interno gli ortodossi hanno un'evidente superiorità: dal marzo 2002 ne fanno parte 4 vescovi (i metropoliti Kirill, Juvenalij, Mefodij e l'arcivescovo Evgenij). Al suo interno esistono anche rappresentanti di altre confessioni, oltre a esperti e consulenti. Difficile però fare un bilancio concreto dell'attività del Consiglio.
Il Patriarca si incontra stabilmente con il Presidente, con cui ha rapporti di cordialità, ma su questioni di principio, come dare all'ortodossia lo status di religione di Stato, finanziamenti massicci, modifiche della legislazione, restituzione di immobili o via libera all'istruzione ortodossa nella scuola, non si vedono forti aperture da parte del Presidente. Non è chiaro che cosa motivi questa posizione di Putin: il suo rispetto per la legge oppure il poco peso politico reale della Chiesa ortodossa. Il Patriarca è inoltre controllato indirettamente dall'Amministrazione del Presidente attraverso due persone ad essa strettamente legate, l'imprenditrice Sotnikova, presidente della Fonazione Alessio II, e S. Pugacev, membro del Consiglio federale dalla Repubblica di Tuva, e da alcuni altri oligarchi che finanziano l'attività del patriarcato di Mosca, mettendo così al sicuro lo Stato da possibili "sbandate" politiche da parte del Patriarca.

3.2. Governo e ministeri
Il governo russo complessivamente non appare preoccupato di tutelare gli interessi della Chiesa ortodossa russa. Nei casi in cui questo è avvenuto, si è trattato soprattutto di un intervento del presidente. Presso il governo esiste la Commissione per le organizzazioni religiose, presieduta formalmente dal vicepresidente del governo Karelova, ma di fatto da Sebencov. La Commissione mantiene una posizione abbastanza indipendentemente, e più volte ha mandato in fumo speranze e istanze della Chiesa ortodossa.
I ministeri e i dicasteri hanno posizioni diverse al proposito:
Quelli di carattere economico hanno un atteggiamento negativo, ravvisando nel Patriarcato di Mosca un incallito evasore fiscale, che pretende oltretutto finanziamenti e beni statali (cfr. la proposta del metropolita Kirill, 21 marzo 2001, di assegnare una percentuale delle tasse dei contribuenti alle attività caritative della Chiesa, definita dal ministro delle finanze "un'assoluta assurdità").
I ministeri di carattere sociale hanno una posizione indefinita, anche se nel triennio 2000-2003 sono diventati più attenti alle proposte della Chiesa, in particolare il Ministero dell'istruzione, frenato però nelle sue proposte di introduzione dei fondamenti della cultura ortodossa dalle proteste dell'opinione pubblica, da una certa opposizione nel mondo della didattica e dalla stessa Amministrazione del Presidente. Il Ministero della sanità appoggia l'idea di introdurre cappelle negli ospedali, ma ha preso le distanze dalle proposte di esponenti del patriarcato di Mosca di equiparare i membri delle sette a infermi psichici. Il Ministero della stampa finanzia il portale informativo "Religija i SMI", che studia l'attività delle diverse confessioni nel paese dal punto di vista della loro utilità agli "interessi della Russia". Lo stesso Ministero finanzia i mass-media ortodossi e sostiene alcuni progetti editoriali del Patriarcato.
Massima comprensione invece dai ministeri e dicasteri dell'ordine (Interni, Giustizia, FSB ecc.), che hanno così ribaltato le loro posizioni persecutorie in epoca sovietica. Sebbene i credenti reali siano pochi, dalla guerra in Cecenia è aumentata la superstizione religiosa con tutti i rituali che ne conseguono (dai segni di croce, alle icone, fino al battesimo per esorcizzare i pericoli in combattimento).
Il massimo livello di collaborazione è con il Ministero degli Esteri, che usa la Chiesa ortodossa come strumento di penetrazione e influsso all'estero: dal 2000 il MID sostiene sistematicamente la costruzione di chiese ortodosse nel territorio delle missioni diplomatiche russe, e si dà da fare per recuperare alla Chiesa russa edifici e beni appartenenti ad essa, all'estero, prima della rivoluzione, oltre a sostenerla nella battaglia con le confessioni straniere che svolgono attività religiosa in Russia. Dal maggio 2003 la collaborazione tra Chiesa ortodossa russa e Ministero degli esteri è stata fissata nell'ambito di un gruppo di lavoro stabile.

3.3. La Duma

La Duma continua ad avere poco peso, in assenza di reali tradizioni di rappresentanza democratica, e quindi i deputati cercano di guadagnarsi le grazie della Chiesa, nella speranza di esserne a loro volta appoggiati. Tutti i maggiori partiti (tranne forse Unione delle forze di destra), in quest'ottica, inviano loro esponenti alle varie iniziative della Chiesa ortodossa, dall'annuale Concilio popolare panrusso ai festeggiamenti in occasione del compleanno del Patriarca. Nella terza legislazione della Duma (1999-2003) si è organizzato un gruppo di "deputati ortodossi", presentatosi alla campagna preelettorale nel 2003 con la cosiddetta Unione trasversale di deputati "a sostegno dei valori spirituali e morali tradizionali" (45 deputati). Il "Partito popolare", a cui appartiene il suo leader Galcenko, non è tuttavia riuscito a superare il 3% dei voti.
È ancora presto per parlare dell'attività delle lobbies filo-ortodosse nella 4° legislatura della Duma, anche se si sono consolidate in seguito al successo della coalizione "Rodina", che ha ricevuto il 9,02% dei voti alle elezioni.

3.4. Il Consiglio della Federazione
La Camera alta del Parlamento è molto meno attenta agli interessi della Chiesa ortodossa. Governatori e leader regionali che ne hanno fatto parte nel 1993-2002 ritenevano probabilmente di poter aiutare le diocesi locali (e come vedremo, l'hanno fatto), mentre si sono interessati meno delle problematiche globali. Dopo la riforma del Consiglio della Federazione nel 2001-2002, quando la composizione della Camera è cambiata e i nuovi rappresentanti regionali non hanno più avuto un reale potere locale, la situazione è cambiata in favore della Chiesa. Nel febbraio 2002 è diventato consigliere del primo vicepresidente del Consiglio Goregljad, l'igumeno Filipp Simonov, vicepresidente del Dipartimento missionario del Patriarcato di Mosca, e alla fine del 2002 è entrato nel Consiglio un uomo vicino al Patriarca, Pugacev. D'altro canto, nella Russia di Putin l'importanza del Consiglio della Federazione è diminuito rispetto agli anni '90, e quindi l'influsso della Chiesa al suo interno è solo relativamente significativo.

3.5. Il potere giudiziario
Il clero ortodosso non ama il potere giudiziario e cerca di evitarlo in ogni modo. D'altro canto, la Corte Costituzionale che mantiene una linea ferrea per la salvaguardia della legislazione russa, può riservare alla Chiesa ortodossa spiacevoli sorprese.

3.6. Aspetti giuridici delle relazioni tra Chiesa ortodossa e autorità federali
Giuridicamente, l'attività della Chiesa ortodossa, come quella di tutte le altre organizzazioni religiose si fonda sulla Legge del 1997. Nel suo preambolo l'ortodossia è menzionata insieme all'islam, al buddismo e all'ebraismo come una delle quattro confessioni tradizionali per la Russia. Ma la Legge non dà alla Chiesa ortodossa nessuno dei privilegi di cui essa gode di fatto. Il controllo del rispetto della Legge è deputato al Dipartimento per il controllo dell'attività dei partiti politici e delle organizzazioni sociali del Ministero della Giustizia, che ha una serie di sottosezioni regionali. A livello federale, un'attività sistematica di informazione, analisi e consulenza viene svolta dal Consiglio dei periti e dalla cattedra di studio delle religioni presso l'Accademia Russa dei servizi di Stato, che ha molto sviluppato la propria attività di ricerca da quando, nel 2002, ne ha assunto la direzione Ol'ga Vasil'eva.

4. A livello regionale
La Chiesa ortodossa gode di situazioni molto favorevoli a livello regionale. Se le autorità federali nelle proprie decisioni non possono non attenersi alla legge, non tener conto dell'opinione pubblica mondiale e nazionale, le autorità locali sono molto meno vincolate. Inoltre, a per il potere centrale passi concreti di sostegno alla Chiesa ortodossa contano poco per guadagnarsi il sostegno dell'elettorato, le autorità locali vedono gli investimenti nella Chiesa come un'azione sociale a poco prezzo, assai apprezzata dagli elettori. Simbolo più visibile e diffuso di collaborazione tra Stato e Chiesa sono le nuove chiese e monasteri costruiti o ripristinati a spese dei budget regionali o provinciali. Il caso più noto è la chiesa di Cristo Salvatore a Mosca, costruita con capitali del comune e privati: non è mai stata consegnata alla Chiesa ma appartiene al comune, e il sindaco vi svolge anche manifestazioni a cui il clero non partecipa.
Funzionari regionali e municipali recepiscono chiese e monasteri esattamente come monumenti architettonici o centri socio-culturali, e se le autorità ecclesiastiche riescono a dimostrare l'utilità degli edifici di culto in questa sfera, i progetti vengono finanziati. L'opposizione ai leader "concorrenziali" di sette e confessioni non tradizionali viene presentata come preoccupazione per la "sicurezza spirituale" o "lotta contro l'estremismo". L'introduzione dell'ortodossia come materia scolastica viene motivata dalla necessità di un'educazione patriottica, oltre che di combattere la tossicodipendenza e la delinquenza giovanile. Le trasmissione televisive ortodosse sono proposte per conservare le tradizioni culturali o popolari delle regioni.
In questo contesto, molto dipende dalla posizione delle autorità locali e dall'intraprendenza dei singoli vescovi: non è raro il caso in cui l'avvicendarsi dell'autorità ecclesiastica segna un capovolgimento della situazione.

Michail Mcedlov, Aleksandr Shevcenko, Credere in Dio è una moda o un'esigenza religiosa?, "Obozrevatel'", 30 agosto

Ampio articolo che presenta i risultati di un'inchiesta sociologica svolta dall'Accademia delle Scienze. Vengono confermati i risultati già noti, di un aumento dell'identità ortodossa legata all'appartenenza etnica (russo=ortodosso), e a una certa moda culturale che si intreccia con fenomeni di incertezza sociale (superstizioni, bisogno di credere in eventi soprannaturali), e personale (età, malattie ecc.). Non è un caso che i credenti siano soprattutto donne e anziani, ceti meno istruiti. Si nota un calo della religiosità tra le categorie più istruite, forse spiegabile con il calo di autorità morale e culturale dell'istituzione ecclesiastica.

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