Condividi:

Rassegna stampa, 23 dicembre 2004

Autore:
P.Romano Scalfi
Fonte:
CulturaCattolica.it

Continuano le polemiche sul caso ucraino
Messa sotto accusa la Chiesa ortodossa del Patriarcato di Mosca (art. di Jurij Cernomorez, Alla Chiesa ortodossa ucraina si chiede di tradire i comandamenti di Dio. Violazione delle leggi ecclesiali e civili, «portal-credo.ru», 14 dicembre).
La sua scoperta ingerenza nella battaglia politica sarebbe infatti una violazione della «Concezione sociale» della Chiesa ortodossa elaborata dal Concilio del 2000, che decreta invece che la Chiesa non deve partecipare a questo tipo di azioni, tanto più esercitando pressioni psicologiche sui propri membri o diffondendo notizie false e tendenziose sul candidato avversario di Janukovic.
Si sottolinea che il contrasto non è – come spesso si tenta di far credere – tra regioni centrale e orientali ortodosse, e occidentali cattoliche, ma tra un potere che ha fallito i propri scopi e gode della sfiducia pressoché generalizzata, e il popolo stesso. L’autore fa notare che il 47% delle parrocchie ortodosse del patriarcato di Mosca si trova in regioni occidentali (ad eccezione delle province di L’vov, Ternopol’ e Ivano-Frankovsk, dove effettivamente prevalgono gli uniti), sebbene di per sé tali regioni abbiano una minor densità di popolazione rispetto alle regioni orientali. Inoltre a Juscenko non sono mancati voti neppure nelle regioni centrali e orientali. Complessivamente, nelle 16 province in cui aveva vinto il candidato dell’opposizione, è concentrato il 70% delle parrocchie ortodosse del patriarcato di Mosca.

I capi delle principali organizzazioni religiose hanno appoggiato il «Codice di leggi morali in campo economico», «blagovest-info», 9 dicembre
Come ha dichiarato in questa data il metropolita Kirill, co-presidente del Consiglio interreligioso della Russia nel corso di una conferenza-stampa, «il Codice ha l’appoggio della maggioranza assoluta della comunità religiosa in Russia», definendo tale appoggio una «decisione sensazionale». Il documento, approvato nel febbraio 2004 dall’VIII Concilio del popolo russo, è stato ora riconosciuto parimenti autorevole per tutte le religioni, che se lo assumono come proprio. [NB. Nel comunicato si dà notizia della posizione presa da tutte le confessioni, fuorché quella cattolica. Infatti la Chiesa cattolica è esclusa da questo organismo, sorto nel dicembre 1998, come religione non tradizionale per la Russia (ne fanno parte ortodossi, musulmani, ebrei ebuddisti).

A Vienna è stato fondato l’Istituto teologico ortodosso, «Pravoslavie v Evrope», 7 dicembre
I promotori sono il vescovo Ilarion Alfeev di Vienna e dell’Austria, padre Aleksandr Lapin (Chiesa ortodossa delle terre ceche e slovacche), e alcuni professori dell’Università di Vienna. L’iniziativa è in attesa di essere discussa e approvata a un’assemblea interortodossa che si terrà a fine dicembre.

La sfiducia dei russi, «religare.ru», 8 dicembre
All’incirca due terzi dei russi ritiene che il paese stia percorrendo la strada sbagliata: questi i dati presentati da un prestigioso Centro analitico, diretto da Jurij Levada. In novembre, infatti, il 67% della popolazione riteneva la situazione politica nel paese instabile o a rischio, di contro al 52% di gennaio. Le accuse principali vanno al governo attuale, più di quanto non avvenisse nei confronti del precedente governo di Kas’janov. Contro il governo Fradkov c’è il 61%, a favore il 34%. Le accuse rivolte al governo: non riesce a contenere gli aumenti dei prezzi (53%), non si preoccupa della tutela sociale della popolazione (43%), non è in grado di assicurare il lavoro alla popolazione (34%).
Il 51% degli interpellati ritiene che la Russia abbia scelto una strada sbagliata, e solo il 38% dice che ha scelto bene. I dati erano esattamente invertiti in gennaio (rispettivamente 37% e 50%).
Il 18% si ritiene soddisfatto della propria condizione economica, il 54% la ritiene pesante, il 24% addirittura insostenibile. Solo il 14% si dice fiducioso in un miglioramento futuro, il 22% ritiene che le cose possano solo peggiorare. Il 24% dice di essere pronto a partecipare a manifestazioni di protesta a carattere economico, mentre un anno fa la medesima fascia contava il 17%. A scioperare sarebbe pronto un 19%.
La gente non crede più alle informazioni che i media danno sulla Cecenia: oggi a crederci è il 22% contro il 75 di sfiduciati. Sicuramente, a quanto ha detto Levada, l’attentato di Beslan ha impresso una svolta decisiva allo stato d’animo della popolazione.

Vai a "Russia: passato e presente"