Condividi:

Rassegna stampa, 23 febbraio 2004

Autore:
Scalfi, Romano



Marija Sveshnikova, Il dialogo tra il patriarcato di Mosca e il Vaticano è difficile ma possibile, "strana.ru", 19 febbraio
Sulla visita del card. Kasper e sulle prospettive del diaologo vengono intervistati il presidente dei cristiani evangelici, vescovo Sergej Rachovskij, padre Igor' Vyzhanov per il patriarcato e padre Igor' Kovalevskij, segretario della Conferenza episcopale russa.

L'agenzia "Interfax", il 19 febbraio, rende nota in un'intervista con padre Igor' Vyzhanov, la decisione presa durante le trattative di creare una commissione mista per risolvere i problemi controversi. Si era parlato di creare tale commissione già 6 anni fa, ma finora la cosa non si è mai concretizzata.
Vyzhanov ha poi detto che si è parlato del problema dell'attività missionaria svolta da Roma in mezzo ai russi, che sono invece ortodossi per battesimo e per tradizione storica, dei torti subiti dagli ortodossi in Ucraina occidentale, e dei tentativi di estendere l'uniatismo nelle regioni meridionali e orientali del paese, in Russia e in Kazachstan. A sua volta, il card. Kasper ha dichiarato che il Vaticano ha preso molto sul serio il parere negativo espresso sul patriarcato greco-cattolico da tutte le Chiese ortodosse, e che ha a cuore la conservazione di buone relazioni con le Chiese ortodosse.

Kirill Vasilenko, Ama il prossimo tuo. A cattolici e ortodossi sono venute a noia le liti, "Vremja novostej", 20 febbraio
L'articolo riprende fondamentalmente il comunicato ufficiale e l'intervista rilasciata da Vyzhanov a "Interfax", sostenendo che la cosa più inattesa è il "ripensamento" vaticano sul patriarcato greco-cattolico ucraino che si può intuire dalle parole del card. Kasper riportate nel comunicato. Viene riportata l'"incauta frase" della lezione del card. Kasper, secondo cui "la Russia ha bisogno di Roma, per non rischiare l'isolamento".

Vladislav Petrushko, Chi ha cercato di mettere in difficoltà Kasper? Il tentativo dei gesuiti di far saltare il dialogo tra cattolici e ortodossi, "Trud", 20 febbraio
L'articolo è sostanzialmente una polemica con l'intervista di padre Taft, di cui vengono riportate le espressioni più irriverenti all'indirizzo della Chiesa ortodossa e dei russi. Particolare scandalo suscita il parallelo fatto da questi tra il patriarca di Mosca (di cui dice che non ha in mano il controllo della situazione), e il papa: "Il patriarca di Mosca non è il papa!".
Proprio a questo tema del raffronto tra papa e patriarca è dedicato - in termini esattamente opposti, di sorprendente simpatia per il papa - un articolo abbastanza duro, ma storicamente esatto, di Aleksandr Soldatov, giornalista di grande notorietà, molto anticlericale e acerrimo nemico del metropolita Kirill, su "Moskovskie Novosti" (nei suoi confronti ha fatto recentemente scoppiare un'altra "bomba" sul settimanale "Ogonek"). (Si tenga presente che "Trud" e "Moskovskie Novosti" sono due quotidiani a larghissima tiratura).
Aleksandr Soldatov, Due santità. Il papa e il patriarca possono fare il bilancio di quello che hanno fatto ortodossi e cattolici sotto la loro guida, "Moskovskie Novosti", 20 febbraio.
Vengono messe a confronto le due biografie di Giovanni Paolo II e di Aleksij II (l'uno in gioventù "dissidente" rispetto al regime, l'altro acquiescente al punto da aver collaborato per oltre 30 anni con il KGB, con il nome di agente "Drozdov"). Non manca infine una frecciata sul fatto che Aleksij nel 1950 si sposò, prima di essere ordinato prete (e la moglie, dov'è finita?).
Vengono poi messe a confronto:



1. le procedure di elezione del papa e del patriarca, l'una segreta e impermeabile a pressioni esterne, l'altra estremamente influenzata dal potere civile, con candidati preventivamente proposti dal Sinodo e dal Concilio dei vescovi;
2. la politica, che in Russia è saldamente dettata dal regime (mentre l'elezione di Wojtyla ha avuto immense conseguenze sul futuro assetto europeo). Se il Papa ha più volte parlato esprimendo posizioni autonome e autorevoli su fatti di interesse mondiale, il patriarca è intervenuto in lieve polemica con il Cremlino solo quando erano minacciati gli interessi della Chiesa ortodossa (1997, nuova legge sulla libertà di coscienza che El'cin dapprima aveva rifiutato di firmare; 2000, ultimatum, per altro ignorato da Putin, sulla restituzione dei beni alla Chiesa).
3. le finanze. Il Vaticano ha una propria autonomia economica oltre che politica, mentre il patriarca no, non è affatto il più ricco della gerarchia ortodossa russa, ed è quindi costretto a cercarsi degli sponsor con tutto quello che ne consegue.
4. Scandali: male comune per entrambe le Chiese (in particolare la pedofilia), ma se in vaticano esiste una certa "trasparenza", nel patriarcato di Mosca gli scandali vengono messi a tacere e gli incriminati possono continuare indisturbati.
5. Contatti. I motivi dell'impossibilità di incontrarsi tra i due Primati sono ufficialmente così spiegati: "Roma non ha condannato l'operato dei greco-cattolici (uniati), che in Ucraina occidentale alla fine degli anni '80 del secolo scorso "si sono impadroniti" di centinaia di chiese ortodosse. Si passa però sotto silenzio il fatto che delle chiese "si erano impadroniti" principalmente gli stessi parrocchiani e parroci, che di fatto anche sotto il regime sovietico non avevano cessato di restare uniati, cioè di commemorare il Papa, appartenendo solo nominalmente alla Chiesa ortodossa russa". (NB. Questo il tipo di giudizi che si riscontra sulla stampa laica russa, il che significa che la storia viene studiata e tenuta in considerazione). Il giornalista adduce invece un altro motivo a questa mancanza di contatti, il timore della Russia di venir inghiottita dalla cultura occidentale, di perdere la propria originalità.


Konstantin Zatulin (deputato della Duma), "Mosca terza Roma" è un compito storico per la Russia, "Rossija", 13 febbraio
"Il mondo ortodosso non può sopravvivere senza una Russia forte, e la Russia non può recuperare il suo status di potenza mondiale autonoma senza mettersi a capo del mondo ortodosso, senza poggiare sulla sua unica e principale forza, l'ortodossia. Questi assimi devono venir presi in considerazione anche dall'élite politica della Russia.
Il ruolo della Chiesa ortodossa russa in tutto il territorio dell'ex Unione Sovietica, in sostegno alla nostra diaspora nel mondo è di straordinaria importanza.
Il problema dell'unità della Chiesa ortodossa russa in tutto il suo territorio canonico, la riunione fra le componenti del patriarcato e della chiesa russa all'Estero, il problema della salvaguardia dell'ortodossia è un problema di sopravvivenza e di rinnovamento per il nostro paese. "Mosca terza Roma" non è solo una metafora, ma il compito storico della Russia".

Il card. Kasper ricevuto da Aleksij II, "newsru.com", 23 febbraio
Dopo i convenevoli, Interfax riporta che il patriarca ha ricordato con una certa durezza al cardinale tutta la serie di problemi e di rimproveri che il Patriarcato di Mosca muove al Vaticano, dichiarando: "Le relazioni tra le nostre Chiese negli ultimi anni non sono andate per il meglio", e aggiungendo: "Riteniamo che il principio delle Chiese sorelle stabilito riguardo alle Chiese ortodosse dal Concilio Vaticano II debba essere messo in pratica, ma purtroppo ultimamente questo non avviene, e noi abbiamo l'impressione che la Chiesa cattolica romana lo abbia respinto". Ha infatti sostenuto che gli accordi annuali stabiliti tra cattolici e ortodossi "sono rimasti solo sulla carta".
In particolare, non si è rispettato l'accordo di informare la Chiesa ortodossa quando sono state create le nuove diocesi e la metropoli, atto definito dal patriarca come "ostile".
Il patriarca ha anche rimproverato il "vero e proprio proselitismo", che si attua nei confronti di russi battezzati nella Chiesa ortodossa o aventi radici ortodosse (gli esempi sono stati l'educazione di bambini russi in case di accoglienza cattoliche, e il monastero carmelitano aperto a Nizhnij Novgorod), sottolineando che invece in epoca sovietica la Chiesa ortodossa si era battuta per aiutare i cattolici, ad esempio in Kazachstan.
Infine, per quanto riguarda i greco-cattolici in Ucraina, ha detto che bisognerebbe ringraziare la Chiesa ortodossa che nei 50 anni seguiti al veto posto alla Chiese greco-cattolica da Stalin, ha provveduto ai bisogni spirituali della gente e formato i sacerdoti: invece, si fomenta un'ondata di nazionalismo e di caccia agli ortodossi nelle tre diocesi di L'vov, Ivano-Frankovsk e Ternopol'.

L'incontro con il patriarca viene anche riportato dal sito ufficiale del Patriarcato, dove vengono citate all'incirca le stesse frasi riportate dall'agenzia "Newsru.com", anche se in toni meno duri.
"Purtroppo, le relazioni tra le nostre Chiese negli ultimi anni non sono andate per il meglio, e penso che desideriamo entrambi esaminare i problemi esistenti e trovare vie per risolverli". Il Patriarca ha osservato che il principio delle Chiese sorelle stabilito riguardo alle Chiese ortodosse dal Concilio Vaticano II debba essere messo in pratica, ma purtroppo ultimamente questo non avviene, e si ha l'impressione che la Chiesa cattolica romana lo abbia respinto. Ha infatti sostenuto: "Abbiamo avuto incontri annuali con il Consiglio per la promozione dell'unità fra i cristiani, e a questi incontri abbiamo esaminato molti problemi, tra cui la possibilità di svolgere insieme il nostro ministero nel mondo. Purtroppo, talvolta le decisione prese a questi incontri sono rimaste solo sulla carta. Ad esempio, ci si era accordati di informare la Chiesa ortodossa nel caso che si creassero nuove strutture della Chiesa cattolica nei territori canonici del Patriarcato di Mosca. Purtroppo, questo accordo è stato dimenticato, e sul territorio canonico del Patriarcato di Mosca sono state create 4 diocesi, di cui siamo stati informati a cose fatte". Anche la creazione della metropoli è stato un gesto ostile.
Il patriarca ha anche rimproverato il "vero e proprio proselitismo", che si attua nei confronti di russi battezzati nella Chiesa ortodossa o aventi radici ortodosse (gli esempi sono stati l'educazione di bambini russi in case di accoglienza cattoliche, e il monastero carmelitano aperto a Nizhnij Novgorod), sottolineando che invece in epoca sovietica la Chiesa ortodossa si era battuta per aiutare i cattolici, ad esempio in Kazachstan.
Infine, per quanto riguarda i greco-cattolici in Ucraina, ha detto che bisognerebbe ringraziare la Chiesa ortodossa che nei 50 anni seguiti al veto posto alla Chiese greco-cattolica da Stalin, ha provveduto ai bisogni spirituali della gente e formato i sacerdoti: invece, si fomenta un'ondata di nazionalismo e di caccia agli ortodossi nelle tre diocesi di L'vov, Ivano-Frankovsk e Ternopol'.
Il patriarca ha infine fatto appello al "Pro Russia", sottolineando che da parte sua non è affatto anticattolico, ma di essere molto preoccupato dei problemi esistenti.

Vai a "Russia: passato e presente"