Rassegna stampa, 24 febbraio 2004
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Grigorij Revzin, È morto Sergej Averincev, "Kommersant", 24 febbraio, p. 21
Lungo necrologio.
Era un uomo molto incomprensibile. Le sue lezioni negli anni '70-80 radunavano giganteschi uditori, fino a mille persone. Non aveva una maniera oratoria troppo felice, quasi biascicava. Svolgeva le sue lezioni in sei-sette lingue, con ampie citazioni in greco antico, latino, ebraico, tedesco, inglese, francese, italiano senza traduzione. Il che, sommato alla voce sommessa e alla forte concentrazione in se stesso creavano difficoltà insormontabili alla comprensione. Eppure questo migliaio di ascoltatori lo ascoltava con il fiato sospeso.
I suoi libri venivano imparati a memoria, eppure nessuno riusciva a ripeterne a senso il contenuto, tanto complesso, sottile, imponderabile. Le sue cognizioni e i suoi studi abbracciavano un arco cronologico e geografico immenso (si dice che alla fine della vita si era fatto prete ortodosso - ?).
È indubbiamente un pensatore profondamente ortodosso, erede della tradizione della rinascita religiosa russa fiorita all'inizio del secolo e così tragicamente interrottasi. A lui, come suo erede, erano stati affidati due compiti, che ha assolto.
Da un lato, di questa scuola era rimasto pochissimo. Non si capisce neppure come fosse possibile ripristinarla, perché essa si fondava sull'unità tra un enciclopedico sapere europeo umanistico e una pratica ecclesiale viva. Perché si evolvesse entrambe le componenti erano necessarie in ampia misura, mentre in epoca sovietica se ne sentiva fortemente la mancanza. Sergej Averincev era riuscito ad attingere a questa tradizione non solo attraverso i testi rimasti, ma anche attraverso la cultura mondiale e cui essa era aperta. Era riuscito a trovare il tono in cui avrebbero scritto i discepoli di Solov'ev, di Florenskij, di Il'in, se avessero fondato un'accademia ortodossa, che fosse oggi uno dei centri mondiali del pensiero umanistico.
D'altro canto, era una scuola molto giovane, solo due generazioni di filosofi, che non erano ancora riusciti ad affrontare una gran quantità di temi. Quando una scuola sta nascendo, vi si avverte uno spirito romantico d'avventura, una freschezza di scoperta: proprio questo stesso spirito si avverte in Averincev, di qualunque cosa scrivesse ne parlava in modo insolito, nuovo, profondo.
La rinascita religiosa russa, la letteratura bizantina, il mondo classico, la vita della Chiesa, la filosofia esistenzialista, Mandel'stam, sono tutte componenti che sarebbe troppo difficile unire insieme, mentre lui in modo incomprensibile c'era riuscito. E poi è stato un uomo di fede profonda, che adesso è sicuramente in paradiso. Difficile trovare un uomo che ne fosse più degno.
Nuovi santi proclamati dalla Chiesa di Costantinopoli, "blagovest-info", 12 febbraio
Si tratta di 5 esponenti dell'emigrazione russa, morti nei campi di concentramento tedeschi: madre Marija Skobcova, padre Aleksij Medvedkov, padre Dimitrij Klepinin, l'ipodiacono Jurij Skobcov e il laico Il'ja Fondaminskij, canonizzati il 16 gennaio. La loro memoria annuale sarà celebrata il 20 luglio. Segue una breve biografia.