Rassegna stampa, 25 febbraio 2005
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La salute del Papa
«Izvestija» (occhiello in prima pagina e p. 2;) riporta un breve comunicato sul nuovo ricovero del Papa dovuto a complicanze respiratorie. Anche «Kommersant», p. 10, riporta in breve la notizia di una ricaduta influenzale.
Opposizioni nel paese e in Moldavia
Oltre che sul summit di Putin e Bush a Bratislava (definito in generale difficile e insoddisfacente nei risultati), i giornali puntano l’attenzione sulla crescente opposizione all’interno del paese e nelle repubbliche vicine.
All’interno del paese, particolare scalpore ha suscitato la conferenza stampa dell’ex primo ministro Kas’janov, in cui di fatto si è presentato come potenziale leader dell’opposizione, criticando duramente l’operato delle autorità governative e accusandole di non osservare i principi della democrazia. Kas’janov ha richiamato ad unire le forze in nome della democrazia e non ha escluso che si candiderebbe alle presidenziali del 2008. «Kommersant» titola in prima pagina «L’ora dell’”ex”. Michail Kas’janov si è proposto come antipresidente», e «Nezavisimaja gazeta» «Michail kas’janov è pronto a diventare Viktor Juscenko».
Anche la festa dei Difensori della patria, il 23 febbraio, si è svolta all’insegna delle proteste nel paese: «I difensori della patria si difendono dalle riforme», titola a p. 4 «Nezavisimaja gazeta», dando una panoramica delle manifestazioni svoltesi a Mosca, Pietroburgo, Rostov, Krasnodar, Kazan’ e così via, e sottolineando che ai pensionati si stanno unendo le forze armate, le «vittime di Cernobyl’», gli insegnanti e i medici.
L’ombra dell’Ucraina appare anche nelle notizie dalla Moldavia: sempre «Nezavisimaja» titola in prima pagina «Kishinëv si è vestita di arancione». Nel lungo articolo del corrispondente da Kishinëv, Aleksandr Beljaev (pp. 1 e 5), si sottolinea che nel paese continuano gli arresti degli oppositori: fermate 280 persone, 82 delle quali cittadini russi, che il presidente moldavo Vladimir Voronin ha definito «partigiani» e «politici professionisti», mentre al Ministero degli Interni della Federazione Russa dicono che sono colpevoli di irregolarità nei passaporti. Una settimana fa erano già stati allontanati dal paese 20 cittadini russi.
In vista delle elezioni parlamentari del 6 marzo, le relazioni con la Russia sono diventate tesissime: le autorità moldave all’inizio della settimana hanno accusato il primo canale televisivo russo di «ingerirsi pesantemente nella campagna elettorale in Moldavia», e hanno minacciato sanzioni che potrebbero giungere fino a impedire le trasmissioni nel paese.
Quando, in seguito all’estromissione di cittadini russi nei giorni scorsi, i mass media russi hanno annunciato possibili sanzioni economiche e l’introduzione dei visti, il presidente e il suo partito (comunista) hanno perso visibilmente sostenitori. Il paese è poverissimo, la sua economia si regge sugli emigrati (circa 1 milione; gli elettori sono circa 1 milione e mezzo) che lavorano sia in Europa che in Russia e che mandano poi i soldi in patria, e quindi non si vuole rompere né con l’Europa né con la Russia.
Nella capitale moldava, che tutta parata di giallo com’è ricorda la Kiev del dicembre scorso, si parla insistentemente dell’imminente rivoluzione, e gli abitanti appoggiano il sindaco Serafim Urekjan, capo della coalizione «Moldavia democratica», principale forza di opposizione nel paese; di arancio si sono invece rivestiti gli aderenti al «Partito democratico cristiano», il cui leader Jurij Roshka appare su tutti i manifesti accanto a Juscenko. I gialli appoggeranno certamente gli arancioni, se questi daranno il via. Del resto, già nel 2002 Roshka era riuscito a portare in piazza masse studentesche (si calcola 100.000 persone). Insomma, la capitale è tutta contro il governo attuale e contro i comunisti, resta il problema della provincia, da cui i giovani sono quasi interamente emigrati per lavoro, mentre gli anziani sono grati al presidente attuale per gli aumenti di pensione ricevuti: proprio su questa parte dell’elettorato contano i comunisti.
La «Camera pubblica della Federazione Russa»
L’approvazione del nuovo dicastero si è svolta alla Duma il 18 febbraio, in seconda lettura, attraverso la ratifica degli emendamenti al progetto legge proposto dal Presidente «Sulla Camera pubblica nella Federazione Russa» e approvato in prima lettura il 22 dicembre scorso. Non vi sono modifiche di principio rispetto al progetto elaborato dai funzionari del Cremino. Gli emendamenti proposti dai deputati erano oltre 300, di cui ne sono presi in considerazione 100. A favore 310 voti (il minimo sono 226), contrari 74.
Il nuovo dicastero sarà formato da 126 membri; 42 cittadini russi, designati dal Presidente, coopteranno 42 esponenti di associazioni pubbliche federali e questi 84 a loro volta eleggeranno altri 42 esponenti di associazioni regionali e interregionali. Non possono far parte dell’organismo uomini dei servizi di Stato, deputati ed esponenti dei partiti; il suo scopo è controllare l’attività delle autorità e collaborare allo sviluppo di una società civile.
I quotidiani «Kommersant», «Izvestija» e «Nezavisimaja gazeta» si mostrano piuttosto critici verso l’iniziativa «verticistica»: «Izvestija», 21 febbraio, p. 3, afferma addirittura che «resta aperta la questione di quanto sia legittimo istituire la camera».