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Rassegna stampa, 25 novembre 2004

Autore:
P.Romano Scalfi
Fonte:
CulturaCattolica.it

Sui fatti d’Ucraina


Si inasprisce la polemica all’interno della Russia: sui maggiori quotidiani del paese non si esprime simpatia per Janukovic e per la politica svolta dal Cremlino nei confronti dell’Ucraina, anche se si sottolinea che il livello di tensione tra Russia e UE non è mai stato così alto.

In particolare, va segnalato l’articolo di Leonid Radzichovskij, Campanello d’allarme?, su «Nezavisimaja gazeta», 25 novembre, p. 2
Il noto pubblicista svolge un commento sulla situazione (in prima pagina il quotidiano titola «Kiev si prepara alla guerra»).
Comincia subito dicendo che questa non è una rivolta, è piuttosto una rivoluzione. L’indecisione delle autorità e invece la risolutezza dell’opposizione ricordano l’agosto 1991 in Russia: è evidente che l’attivismo politico in Ucraina si è schierato dalla parte dell’opposizione, mentre l’Ucraina politicamente passiva non si è schierata con nessuno. In più, l’opposizione ha un’energia morale che le viene dalla convinzione della truffa subita nelle elezioni, e che le fornisce la giustificazione morale per agire.
È esattamente quello che si può solo invidiare all’Ucraina, stando a Mosca. L’attività e la calma di una folla benevola, che va all’assalto ma senza aggressività. Nel 1991, e tanto meno nel 1993, a Mosca non c’era la calma e l’equilibrio che si può vedere oggi nella folla ucraina (per quello che si può vedere dalla capitale russa).
La società ucraina – prosegue il pubblicista – è molto più matura della nostra, anche perché in Ucraina, come nel 1990-1991 in Europa orientale e nei paesi Baltici, si riesce a ottenere quello che non si vede in nessun modo in Russia: e cioè un’unione fra nazionalismo e desiderio di libertà.
Quali prospettive? Ci potrebbe essere un federalismo, tipo in Cecoslovacchia, con due centri a L’vov e a Doneck o Char’kov, e la comune capitale a Kiev; potrebbero esserci anche altre varianti. Ma una cosa è certa: non ci sarà né guerra civile, né «divorzio alla jugoslava».
E quali saranno le conseguenze per la Russia?
In primo luogo, se Juscenko diventerà presidente, in realtà nelle relazioni con la Russia non cambierà niente, la Russia continuerà ad essere il partner preferenziale dell’Ucraina in campo economico e commerciale, anzi forse il capitale russo sarà favorito; in secondo luogo, se l’Ucraina entrerà nella NATO, la sicurezza della Russia non ne soffrirà come non ha sofferto per l’ingresso dell’Europa orientale e dei Paesi baltici, così come non ne guadagna la nostra sicurezza dall’opposizione alla NATO della Bielorussia; in terzo luogo, politicamente la dirigenza della Russia sta subendo in Ucraina la più grave sconfitta di tutti gli ultimi anni. Ha scelto la persona sbagliata, si è ostinata con incredibile cocciutaggine nel proprio errore, ha dimostrato un’arroganza veramente imperialistica, ha voluto dettar legge in casa d’altri, e con che modi! Qui si vede tutta la politica russa.
È il disprezzo imperialistico per i vari «ucraini o georgiani», la non volontà di capire che la Russia non è più «il fratello maggiore», ma che essi – purtroppo, se si vuole – sono INDIPENDENTI! Ci lamentiamo che l’America ficca il naso in Ucraina, e ci comportiamo come se l’Ucraina fosse nostra, e noi avessimo il diritto di dettar legge.


Burrascoso convegno sulla tolleranza a Mosca, «portal-credo.ru», 24 novembre
Il 23 novembre si è svolto a Mosca all’Istituto Europa il convegno «Tolleranza religiosa. Dimensione politica e storica», organizzato da Università Umanistica, Accademia delle Scienze ed Enciclopedia ortodossa. Negli interventi dei rappresentanti ecclesiastici è stata espressa la loro concezione di tolleranza e del suo ottenimento nella società russa, mentre studiosi e politici laici hanno oltrepassato gli ambiti di questa problematica.
Forse solo i primi tre oratori sono rimasti in uno spirito di pace e concordia religiosa: si tratta di mons. Kondrusiewicz, del rabbino capo della Russia Shaevic e del capo buddista di Mosca Sanzhej-lama Bal’zhirov.
Le relazioni sui rapporti cattolico-ortodossi hanno suscitato burrascose reazione degli studiosi laici, che hanno interrotto più volte dal posto padre Igor’ Vyzhanov, che ripeteva la solita geremiade di accuse sul proselitismo cattolico e sul tentativo dei greco-cattolici in Ucraina di creare strutture centrali a Kiev, per estendere il proprio influsso in tutto il paese.
Deciso l’intervento del segretario della Conferenza episcopale cattolica Igor’ Kovalevskij, che ha ribadito che nella commissione mista i cattolici non sono disposti a rispondere continuamente alle accuse mosse dai rappresentanti del patriarcato e a sentirsi degli «imputati». Lo scopo principale dei prelati cattolici è oggi superare l’incomprensione e l’ignoranza di molti vescovi, preti ed esponenti ortodossi su ciò che riguarda l’attività della Chiesa cattolica in Russia.
Inaspettatamente per tutti i partecipanti ha espresso una posizione di tolleranza politica Viktor Cerepkov, membro del comitato della Duma per la sicurezza: ha proposto di creare un consiglio di coordinamento per la tolleranza, che vigili affinché le organizzazioni religiose collaborino fra loro nella sfera sociale.
L’autore del commento, Roman Lunkin, sottolinea la progressiva distanza assunta dall’intelligencija russa nei confronti dell’ortodossia: gli studiosi laici hanno espresso ripetutamente la loro sfiducia nei confronti delle strutture ufficiali ortodosse. Ad esempio Nikolaj Shaburov, direttore del Centro per lo studio delle religioni dell’Università Umanistica ha affermato che gli ortodossi offendono irresponsabilmente cattolici e protestanti.
Sul convegno è apparso anche un resoconto molto più sfumato di «blagovest-info», 24 novembre: vi si mettono in luce gli aspetti positivi rilevati da Vyzhanov nella visita del cardinal Kasper e nell’operato della commissione, «che ha operato una svolta fondamentale, riconoscendo l’esistenza del problema del proselitismo». Questa «svolta», secondo Vyzhanov, è stato «l’avvenimento dell’anno». Si rileva, tuttavia, che il relatore non ha offerto alcuna prova o statistica dei «casi di proselitismo» o degli «eccessi in loco» che la commissione avrebbe ammesso. Viene poi ripreso l’intervento di padre Igor’ Kovalevskij, che ha ridimensionato quanto detto dal precedente relatore, parlando di casi che è «possibile interpretare come proselitismo», ma che talvolta «vengono recepiti in modo non adeguato da parte della Chiesa ortodossa russa»

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