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Rassegna stampa, 27 dicembre 2004

Autore:
P.Romano Scalfi
Fonte:
CulturaCattolica.it

Immutato il numero dei russi che celebrano il Natale cattolico, «portal-credo.ru», 23 dicembre
Già da alcuni anni il numero dei russi che festeggiano il Natale cattolico si è stabilizzato, secondo il Centro analitico di Jurij Levada.
La loro percentuale negli ultimi quattro anni oscilla fra il 16 e il 19% (su un campione di 1600 interpellati). D’altro canto, circa il 49% degli interpellati si è detto nettamente a favore del diffondersi in Russia di feste di origine occidentale: oltre al 25 dicembre, le più popolari sono San Valentino e San Patrizio.

Commenti sulla situazione dell’Ucraina
Intervista al politologo Marat Gelman sulla difficile situazione in cui versa la leadership politica russa dopo la sconfitta in Ucraina, «dni.ru», 23 dicembre
«Io spero che Juscenko e l’Europa faranno il possibile perché Putin non si senta umiliato, come il principale sconfitto – ha dichiarato, aggiungendo – sarebbe necessario che Putin dia un segnale che la Russia non spingerà alla divisione e tolga così ai “separatisti” l’ultima speranza».
«Il pericolo reale – prosegue ancora – è che dopo un’informazione così massiccia sull’Ucraina, i cittadini della Federazione Russa hanno tra le mani uno specchio in cui ciascuno ora può guardarsi. Finché vediamo che in Francia o in America la gente ha un tenore di vita migliore del nostro, capiamo che noi abbiamo avuto il potere sovietico e loro il capitalismo, e adesso dobbiamo cercare di metterci in pari ecc. Ma di fronte all’Ucraina questi argomenti non tengono. Abbiamo lo stesso passato, noi anzi stiamo meglio a risorse naturali, e se improvvisamente il nuovo potere ucraino farà andare meglio le cose che in in Russia, e noi ne saremo testimoni… questa è la minaccia reale, un potente strumento di pressione sul Cremlino».
Queste però sono questioni future, oggi vi sono tre aspetti dell’influsso immediato che le elezioni in Ucraina eserciteranno in Russia: «Il primo è che il patriottismo di stampo imperialista, ampiamente diffuso in Russia, non ha alcuna prospettiva. Moltissimi hanno perso un punto di riferimento, un futuro politico. Se prima si poteva criticare Putin per certe sue decisioni nello sviluppo del proprio progetto imperialistico, oggi si può dire che tale progetto è svanito. Se il progetto è svanito, la gente con una coscienza imperialista però è rimasta. E se qualcuno si è arreso, molti altri si sentiranno umiliati e offesi» (sono in particolare i sostenitori di «Edinaja Rossija» e di «Rodina», sia pur con sfumature diverse, colorazioni più «stataliste» o «nazionaliste»).
«Un secondo importante risultato per la Russia è la mancanza di guadagni per Nemcov e gli altri politici di destra che hanno sostenuto Juscenko, che non si sono resi conto che in questo caso combattere contro il «totalitarismo di Putin» e scendere in piazza vestiti d’arancione al fianco di Juscenko li rendeva invisi al proprio paese. È stato un errore politico da suicidio. Tanto più che Juscenko dopo la vittoria non andrà a cercare loro, bensì Putin».
«Un terzo punto, il più fortemente sentito oggi tra la dirigenza russa, è che dall’epoca della perestrojka i rapporti con i partners europei non erano mai stati così tesi. Spero che le acque si calmino. Non credo alla possibilità di una guerra fredda vera e propria; nel nostro paese come in Europa e in America non sembrano esservi forze interessate all’inasprimento del conflitto. Vero è però che la diffidenza ostacolerà ancora a lungo in vari modi le nostre relazioni».

Intervista a Gleb Pavlovskij, «Moskovskij komsomolec», 21 dicembre
Anche al politologo legato al Cremlino la prima domanda riguarda la rivoluzione paventata anche in Russia, dopo la Georgia e l’Ucraina. Questi accusa pesantemente le ingerenze e i finanziamenti occidentali, che hanno buon gioco nel far vedere in chiave «autoritaria» Putin, come «erede del KGB» ecc.
Dal canto suo, Pavlovskij insiste sul fatto che la società civile in Russia sostiene Putin e ha fiducia in lui. Di conseguenza, finché non avrà risolto i problemi dei cittadini non può andarsene. A costo di fare anche un terzo mandato.

Il patriarcato greco-cattolico ucraino non costituirà una minaccia per gli ortodossi, «sedmitza.ru», 17 dicembre
L’ha dichiarato il servizio stampa del cardinal Husar, in un comunicato riportato da «Interfax». Nel testo si afferma che «le notizie sul trasferimento del capo della Chiesa nella capitale dell’Ucraina e la questione del patriarcato della Chiesa greco-cattolica ucraina corrispondono alla realtà. Ma non si tratta di cose inventate per danneggiare l’esistenza e il libero sviluppo della Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca o di altre organizzazioni religiose ucraine», bensì «il desiderio di offrire in modo più efficace e accessibile il sostegno spirituale ai fedeli della Chiesa in tutto il territorio dello Stato». Il documento respinge inoltre le accuse di «restrizioni ai fedeli ortodossi», mosse ai greco-cattolici ucraini da Aleksij II in un’intervista a Interfax il 16 dicembre, sottolineando di non essere a conoscenza di fatti che le confermino.

Al documento dei greco-cattolici non si è fatta attendere la risposta del patriarcato di Mosca: il 22 dicembre padre Igor’ Vyzhanov ha rilasciato a ITAR-TASS una dichiarazione secondo cui l’operato dei greco cattolici «è assolutamente ingiustificato. A Kiev praticamente non esistono greco-cattolici. La stragrande maggioranza dei fedeli di questa Chiesa, che ammontano a 5 milioni in un paese con 50 milioni di popolazione, si concentra in Ucraina occidentale». In realtà, secondo Vyzhanov, «il vero scopo delle azioni intraprese nonostante la posizione della nostra Chiesa, è la pretesa di raggiungere uno status nazionale», ed espandersi conseguentemente. Vyzhanov ha poi sottolineato che «la maggioranza dei fedeli in Ucraina è ortodossa. Quando una minoranza confessionale attua aggressivamente una politica di questo genere, suscita sconcerto», e ha ricordato le restrizioni cui sono sottoposti gli ortodossi nelle regioni occidentali del paese, dove i greco-cattolici «hanno praticamente conquistato tutte le chiese dei nostri fedeli, e le autorità locali ostacolano la costruzione di nuove chiese». Tutto ciò, ha concluso, «costituisce una pietra d’inciampo nelle relazioni fra le due Chiese».

Il problema demografico in Russia
In data 17 dicembre, su «religare.ru» sono apparsi interessanti materiali sul problema demografico, in particolare un’intervista a Valerij Elizarov, direttore del Centro Studi demografici della facoltà di economia dell’Università Statale di Mosca.
Le morti hanno cominciato a superare le nascite fin dal 1992, e la situazione è andata via via peggiorando negli 8 anni successivi, dopodiché si sta segnalando un lento ma costante aumento della natalità. Comunque, nel 2004 ci sono stati 2.300.000 morti e 1.500.000 nascite. La carenza di forza-lavoro viene sempre meno compensata da immigrati, che nel 1998 la compensavano per un 40%, ma nel 2004 solo per un 5%. Bisogna stimolare un afflusso di immigrati capaci di lavorare, che non siano un potenziale serbatoio mafioso, per questo bisogna pensare a incentivi per attirare popolazione di lingua russa dalle ex repubbliche sovietiche.
Abbastanza pessimista Aleksandr Chuev, vicepresidente del Comitato per le associazioni pubbliche e organizzazioni religiose della Duma, che vede il problema «vicino alla catastrofe», e propone dei sussidi familiari e altre iniziative analoghe per incentivare le nascite. Bisogna pensare anche di ripopolare regioni come la Siberia e l’Estremo Oriente, territori che altrimenti si rischia di perdere, aprendo le porte e incentivando i russi che vivono attualmente in altre repubbliche ex sovietiche.
Il problema demografico è stato toccato anche dal patriarca Aleksij nel corso della Conferenza diocesana il 16 dicembre («sedmitza.ru»): la crisi attuale è una conseguenza diretta «della vita senza Dio, della perdita del senso del dovere morale, del bene», dei divorzi e degli aborti che superano di gran lunga le nascite. Calamità diffuse sono inoltre tossicodipendenza, alcolismo e suicidi. Il patriarca si è soffermato in particolare sull’aborto, che ha definito un«infanticidio», e sull’eutanasia, «forma di suicidio».
Nella sua relazione, Aleksij II ha criticato anche fenomeni negativi tra il clero, che non si sottrae al cattivo influsso del secolarismo, e che indulge a un clima di stagnazione, di mondanizzazione, edonismo e materialismo nelle parrocchie, esigendo in particolare denaro per celebrare sacramenti e riti religiosi. A questo proposito, Aleksij ha raccomandato di curare attentamente la formazione religiosa dei futuri sacerdoti.
Interessante che il patriarca cominci qui a parlare di «nuova cristianizzazione» nei confronti della Russia, definendo la società odierna una «società postcristiana». «Questo significa – ha aggiunto- che davanti a noi si apre un campo sconfinato di attività missionaria. Testimoniare Cristo al mondo diventa oggi il nostro compito principale. Il bisogno di annuncio evangelico è forte soprattutto nelle grandi città. Inoltre bisogna tener presente che la missionarietà in territori che un tempo erano ortodossi, la “seconda cristianizzazione” richiede nuovi metodi e una preparazione speciale».
Oltre che alla formazione del clero e dei giovani, Aleksij ha parlato della necessità di cominciare a operare in campo sociale, in collaborazione con enti statali che si occupano di sanità e di assistenza sociale, con gli ospedali (assistenza di sacerdoti e suore ai malati), ad operare per orfani e ragazzi abbandonati
[NB. È una delle prime volte, dopo il Concilio di ottobre, in cui il patriarca lascia da parte la «velina» della rinascita della Chiesa, per puntare con decisione il dito sui gravi problemi che esistono nella realtà].

Dichiarazione di padre Igor Kovalevskij, «portal-credo.ru», 17 dicembre
Il segretario della Conferenza episcopale cattolica esprime la sua solidarietà alle dichiarazioni fatte dal patriarca Aleksij II alla Conferenza diocesana annuale, di condanna della commercializzazione della Chiesa. Il patriarca ha vietato di esigere denaro per celebrare i sacramenti e offrire «servizi ecclesiali». Padre Igor’ conferma che anche la Chiesa cattolica accetta solo libere offerte, ma non esige alcun pagamento.

A San Pietroburgo Convegno sull’«Esperienza del servizio giovanile nella Chiesa ortodossa russa», «blagovest-info», 17 dicembre
Il Convegno aveva la benedizione del patriarca, e vi hanno partecipato delegati di oltre 60 diocesi ortodosse russe. Alla fine è stato stilato un documento dedicato allo sviluppo della formazione religiosa, a sostegno della riforma attualmente in atto, in cui si legge tra l’altro: «La riforma dell’istruzione è resa necessaria dalle nuove possibilità che si aprono davanti alla Chiesa nel campo dell’attività missionaria ed educativa, che chiedono ai pastori di prepararsi al ministero nelle nuove circostanze della vita ecclesiale».

La decisione della Corte Costituzionale che vieta la creazione di partiti su base religiosa, è stata criticata dal Patriarcato di Mosca, «newsru.com)
Padre Chaplin, in un’intervista a «Interfax» ha asserito infatti che «in Occidente i partiti democratico-cristiani sostengono appunto i valori cristiani», svolgendo così un servizio importantissimo alla società.

Il patriarca Aleksij ha visitato il Centro missilistico a destinazione speciale, «blagovest-info», 17 dicembre
In quest’occasione il presule ha insistito sui valori della Patria e della sua difesa. Nel Centro esiste una chiesa che era stata consacrata da Aleksij II nel 1998.

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