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Rassegna stampa, 31 dicembre 2004

Autore:
P.Romano Scalfi
Fonte:
CulturaCattolica.it

L’ortodossia in Europa
Comunicato del Consiglio diocesano dell’Archidiocesi delle Chiese russe in Europa occidentale (patriarcato di Costantinopoli), «portal-credo.ru», 29 dicembre
Il documento, che è stato stilato il 9 dicembre, riporta un consuntivo dei primi 6 mesi di lavoro del nuovo consiglio diocesano, dicendone difficoltà e obiettivi, a partire dall’allarme suscitato dal messaggio di Aleksij II del 1° aprile 2003.
Dichiarando di voler mantenersi fedeli alla Chiesa di Cristo, che non si fonda su alcuna istituzione mondana, né politica né nazionale, né storica, ma che è «una nuova vita in Cristo, animata dallo Spirito Santo»; alla tradizione ortodossa, alla teologia della Chiesa ortodossa e alla missione affidata all’ortodossia russa nell’emigrazione, gli autori del documento sottolineano che tale fedeltà presuppone apertura alla realtà del mondo in cui vivono.
«La situazione in cui viviamo – proseguono – pone alla nostra Chiesa i seguenti compiti: La diocesi non si ritiene più appartenente alla “diaspora”, o come un corpo estraneo nei paesi in cui il Signore ci ha chiamato a vivere, a testimoniare il Vangelo e a costruire la Santa Chiesa». Per questo, la diocesi è ormai una «Chiesa locale». A questo scopo, essi si appellano affinché venga iniziata la preparazione a un Concilio panortodosso, che possa decidere la questione della costituizione e dell’autonomia di questa nuova Chiesa locale.

I. Alekseev, Allarme del patriarca per la situazione in Ucraina, «portal-credo.ru», 28 dicembre
Ricevendo una delegazione di cosacchi del Zaporoz’e, in Ucraina, il 27 dicembre il Patriarca ha preannunciato nuove difficoltà per l’ortodossia moscovita nella Rus’ di Kiev. Infatti, ha proseguito, Juscenko è stato sostenuto da «scismatici e uniati, per questo c’è pericolo che la Chiesa ortodossa ucraina canonica nella nuova situazione subisca delle difficoltà ed entri in un periodo difficile di esistenza».
In realtà Juscenko non è sicuramente intenzionato a danneggiare il Patriarcato di Mosca, così come non vuole rompere i ponti con la Russia. Semplicemente, fa sapere che vuole togliere di mezzo il concetto di «religione di Stato», per conferire diritti paritari. È questo che il linguaggio diplomatico di Aleksij chiama «proteggere scismatici e uniati». Lo scenario ucraino deve indurre la Russia a riflettere, in particolare, sul fatto che il fattore religioso è tanto più efficace, quanto più è libero e distanziato dal potere.

La Russia e la libertà di coscienza, bilancio del 2004
Intervista a padre Chaplin, «religare.ru», 27 dicembre
La situazione dei credenti oggi in Russia è nella maggioranza dei casi buona: hanno il diritto di pregare e celebrare i riti, di professare e diffondere le proprie convinzioni.
Crescono invece le apprensioni dei fedeli, in primo luogo ortodossi, per la minaccia alla libertà di concezione che può comportare la tendenza dello Stato a informarsi su tutte le sfere di vita dei cittadini e a custodire tali informazioni in speciali data base. Un’altra minaccia è la tendenza a ratificare giuridicamente un’ideologia che neghi alle religioni il diritto di dichiarare che detengono la verità e di fare polemica le une con le altre.
Entrando in polemica con il «movimento per i diritti umani», sponsorizzato dall’Occidente e ideologizzato, dichiara che invece la Chiesa svolge un umile e quotidiano lavoro in difesa dei deboli e dei bisognosi.
Nel servizio, viene intervistato anche il prof. Cole Durham, direttore dell’International Center for law and religion Studies (USA). Questi non nega l’esistenza di alcuni problemi nella sfera dei diritti religiosi, attualmente esaminati al tribunale di Strasburgo (in particolare, il caso dei Testimoni di Geova), anche se nel complesso valuta positivamente la situazione.

Aleksandr Soldatov, Commento al Sinodo della Chiesa ortodossa russa, «portal-credo.ru», 27 dicembre
Il Sinodo di dicembre è stato abbastanza tranquillo, senza rivoluzioni nei quadri. Però la Commissione teologica, lievemente rinnovata nei suoi componenti, è stata rimessa al lavoro sulla questione delle tessere di identificazione personale, contro cui gli strali dei fanatici non si sono ancora acquietati.
Il documento più importante stilato dal Sinodo è certamente la lettera ai fedeli dell’Ucraina, in cui si appoggia velatamente Janukovic, pur non facendo nomi né dando indicazioni concrete. Si preannunciano poi i festeggiamenti del 60° anniversario della Vittoria nella seconda guerra mondiale.
Seguendo le norme statali, anche il Santo Sinodo centralizza le nomine dei vicepresidenti dei dipartimenti sinodali, e gli ordinari diocesani dovranno giustificare le nomine di superiori di monasteri con voluminosi dossier.
La questione più problematica toccata dal Sinodo è stata la reazione al documento fatto avere dall’arcidiocesi ortodossa in Europa Occidentale di cui sopra: il Sinodo ha condannato duramente, all’unanimità, le critiche mosse alla «storica lettera» del patriarca Aleksij.

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