Rassegna stampa, 8 ottobre 2004
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L'incontro fra Putin e i padri conciliari della Chiesa ortodossa del 6 ottobre
È stato commentato ampiamente su tutti i principali quotidiani (l'assemblea aveva già inviato a Putin un messaggio di risposta al saluto del presidente all'apertura dei lavori, in cui ribadiva la sua disponibilità di collaborare con le autorità per il bene della società):
"Rossijskaja gazeta", 7 ottobre, in un articolo di Vladislav Vorob'ev a pp. 1-2, sostiene che la Chiesa, separata de iure dallo Stato, non lo è di fatto. Dopo l'ora di dialogo tra il presidente e la sua gerarchia, non restano dubbi sul fatto che quest'ultima può solo imparare un linguaggio più corretto e meno coercitivo per insistere sui propri interessi.
Rispetto all'incontro avvenuto nel 2000, dove i temi erano stati più religiosi, stavolta invece si è scesi nel concreto, come del resto ha rilevato positivamente Putin. Egli a sua volta ha comunicato di aver firmato la legge che apporta una serie di modifiche alla legislazione sulla proprietà della terra (la Duma l'aveva approvata il 24 settembre), ponendo così le vasi per una concessione gratuita in proprietà o in uso appezzamenti di terra alle organizzazioni religiose (questo in realtà riguarda per ora solo terreni sui quali la Chiesa possieda già in proprietà degli edifici adibiti a scopi di culto).
Le richieste principali dei vescovi sono state: restituzione di tutti i beni in possesso della Chiesa prima del 1918, aiuto finanziario alle parrocchie ortodosse russe all'estero. Su questi aspetti Putin è stato favorevole, ha promesso aiuto.
Sull'esenzione dalle tasse per tutte le proprietà della Chiesa (recentemente erano state ripristinate su edifici non destinati a usi di culto religioso), invece, è stato irrevocabile, ha opposto un rifiuto adducendo il fatto che molti cercano di sfruttare la Chiesa e che questo non la aiuterebbe, al contrario la comprometterebbe. Ha invece promesso di aiutare nei difficili rapporti esistenti tra popolazione siberiana e cinese in Estremo oriente, e a far valere i diritti della Chiesa in Ucraina, con l'aiuto di Kucma.
Da parte loro, i vescovi hanno elogiato la politica di Putin e il suo rafforzamento della "verticale del potere", affermando di essere coscienti di dover impegnarsi per la moralità e i valori civili, educando il popolo, e per collaborare con il mondo musulmano, pur non tacendo le difficoltà esistenti. Putin ha sottolineato questa missione della Chiesa.
Negli stessi toni (parecchio critici nei confronti della Chiesa e delle sue richieste, tutte di carattere economico), interviene "Izvestija", 7 ottobre, p. 3 (art. di Sadcikov, intitolato "I vescovi hanno chiesto a Putin dei privilegi"), e "Kommersant", p. 1 e 8 (A. Kolesnikov, "Visita interessata"). Più misurato, anche se comunque critico, l'articolo di "Nezavisimaja gazeta", pp. 1-2.
Conclusione del Concilio
La stampa ne dà notizia l'8 ottobre:
"Rossijskaja gazeta", p. 4, sottolinea da un'affermazione del metropolita Juvenalij alla conferenza-stampa del giorno prima che la Chiesa è unita.
Quali sono i risultati? Sempre dalla conferenza-stampa, sulla questione della riunione con la Chiesa ortodossa all'estero il metropolita Kirill ha asserito che il processo continua, sono all'esame le complesse problematiche, e ha ricevuto l'approvazione dell'assemblea conciliare. Particolare attenzione è stata riservata al problema del terrorismo e alla missione "moralizzatrice" della Chiesa in questo campo.
Sulle relazioni con il Vaticano, Kirill ha detto che esistono dei passi in avanti. È al lavoro una commissione mista che esamina casi concreti di proselitismo e di comportamento che "noi chiamiamo "espansione cattolica"". Oggi le parti sono d'accordo che il problema esiste realmente. Kirill ha aggiunto che ci sono stati segni positivi da parte della Chiesa cattolica, in particolare la consegna dell'icona di Kazan'.
Il metropolita Kliment ha parlato dell'istituzione del tribunale ecclesiastico, decisa per la prima volta in seno al Concilio. Esso esaminerà le violazioni dei canoni e delibererà in merito a problemi come il divorzio religioso. Il potere esecutivo però resterà al vescovo, perché il tribunale non emetterà sentenze, ma svolgerà solo l'inchiesta. Tribunali analoghi esistono già nelle diocesi di Smolensk e Kaluga.
Su "Kommersant", p. 8, art. di Pavel Korobov, che sottolinea, dalle parole della conferenza-stampa, l'apertura e la trasparenza del Concilio. In effetti, soprattutto il primo giorno il patriarca aveva criticato abbastanza duramente i monasteri, la pratica degli pseudo-starcy che non si sottomettono all'autorità canonica, fomentando così divisioni e ostilità invece delle virtù cristiane della carità e dell'unità.
In calce all'articolo vengono riportati anche dati statistici, secondo cui oggi esistono 652 monasteri e 26.590 parrocchie contro i rispettivi 281 e 1596 del 1994. fino al 2000% era maggiore l'incremento dei monasteri, mentre dopo quella data si sono sviluppate maggiormente le parrocchie. Il Concilio ha sottolineato che oggi i monasteri sono sufficienti, occorre un incremento qualitativo, una maggior mobilità dei monaci e una mobilitazione ad opere di interesse sociale.
L'autocritica della Chiesa al Concilio
Viene rilevata da Michail Pzdnjaev, "Novye Izvestija", 6 ottobre, che sottolinea come al Concilio siano risuonate dichiarazioni sensazionali di autocritica per bocca dello stesso Patriarca: ad esempio, il livello quantitativo non è equiparabile a quello qualitativo, non abbiamo ancora un programma di lavoro con gli adolescenti, e talvolta i ginnasi ortodossi disgustano i ragazzi più che affascinarli alla Chiesa... dei moltissimi bambini che vanno al catechismo, solo pochissimi frequentano la chiesa. Se non ci sono, è colpa nostra, e non loro...
Il Patriarca ha parlato della scarsa preparazione del clero, della freddezza del cuore che allontana i parrocchiani, al dovere di contrapporsi al proselitismo di cattolici e protestanti con una missionarietà svolta in spirito di amore.
Le critiche alla corruzione e agli pseudo-starcy che inquinano i monasteri, iniziate dallo stesso patriarca, sono state proseguite dall'arcivescovo Aleksij Frolov di Orechovo-Zuev, presidente della Commissione liturgica sinodale.
Padre Dimitrij Smirnov ha messo il dito sulle piaghe morali che travagliano l'esercito (nonnismo, corruzione, depravazione, violenze ecc.), e sui doveri dei cappellani in questi ambienti.
Kirill ha invece accusato la campagna antiecclestiastica che si osserva sui mass-media.
In conclusione, sembra che per la Chiesa sia iniziato un nuovo periodo, in cui Stato e società non si attendano più da essa solo fastosi cerimoniali, ma opere. È una cosa che torna utile anche ad essa, altrimenti, come ha detto ancora il Patriarca, "tra qualche decennio le nostre chiese saranno vuote".
Su "Russkij kur'er", 5 ottobre, Valerij Cygankov sottolinea che i fenomeni più esiziali della situazione contemporanea sono stati identificati dal Patriarca, nel suo discorso di apertura, nel neopaganesimo e nel terrorismo, e quindi la Chiesa deve agire elaborando un programma mirato a risolvere questi problemi.
Sempre in data 5 ottobre, viene riportata la polemica tra il Concilio e il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, che sembrerebbe ostacolare i rapporti diretti tra il Patriarcato di mosca e il monastero dell'Athos.