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Russia: Rassegna stampa, 11 dicembre 2006

Fonte:
CulturaCattolica.it

Pubblicata integralmente sul sito ufficiale del Patriarcato di Mosca la lettera di Benedetto XVI al metropolita Kirill per ringraziarlo dell’introduzione al libro «Introduzione al cristianesimo», edito dalla «Biblioteca dello Spirito».

Non solo energia: l’influenza di Mosca cresce anche con la vendita di armi, «Corriere della Sera», 11 dicembre
di Piero Sinatti
L’escalation delle esportazioni di armamenti russe continua. Pochi giorni fa (venerdì scorso, per la precisione) è stata la volta di un importante contratto firmato dai russi con l’Indonesia, in seguito alla visita del presidente Susilo Bambang Yudhoyono nella capitale russa, svoltasi all’inizio del mese di novembre.
Grazie a un credito di un miliardo di dollari del governo russo, l’Indonesia acquisterа da Rosoboroneksport - la societа statale russa che monopolizza l’export degli armamenti - cinque elicotteri da trasporto MI-17, quattro elicotteri da combattimento MI-35, tre caccia SU-27 e SU-30MK (modello di ultima generazione), oltre a due sottomarini diesel di classe Kilo.
Tra l’altro, nel corso delle trattative che hanno portato a questo accordo, è emerso un fatto particolare interessante, rivelatore delle capacitа produttive e di espansione di un altro settore strategico dell’industria russa: quello nucleare.

Una centrale nucleare di nuovo tipo
I russi hanno proposto all’Indonesia, in occasione della recentissima esposizione internazionale d’armamenti “Indodefence - 2006” di Giacarta, la vendita, oltre che degli armamenti, di una Paes, una Centrale termonucleare galleggiante che finora non ha alcuna analoga nel mondo.
Lo hanno scritto le “Vedomosti”, uno dei maggiori giornali economici russi.
Si tratta di una nave con a bordo due reattori nucleari della potenza di 80 MVt.
La costruzione del primo modello è iniziata quest’anno - su ordinazione della societа statale Rosenergoatom - nella grandi officine meccaniche Sevmash di Severodvinsk sul Mar Bianco, nella regione di Arcangelo (dove tra l’altro si costruiscono i sottomarini).
Il costo della Paes è calcolato in 9,1 miliardi di dollari. La centrale galleggiante sarа ultimata nel 2010 e alimenterа non solo i cantieri di Sevmash, ma anche le regioni più remote del Nord ovest russo.
Un modello del genere, secondo i russi, sarebbe particolarmente adatto a un paese dalla struttura pluri-insulare come l’Indonesia. Ma come la mettiamo con i sismi? E con il terrorismo? - viene da obiettare.
Giacarta si è detta pronta a esaminare la proposta una volta che la Paes sarа ultimata.

Tensioni con gli USA
Nucleare a parte, il nuovo contratto stipulato a Mosca è destinato ad aumentare ulteriormente la tensione esistente tra Russia e Usa.
Infatti, in conseguenza delle operazioni belliche condotte da Giacarta contro i ribelli di Timor Est, gli americani avevano decretato l’embargo sulle forniture di armi all’Indonesia.
Un anno fa l’embargo è stato alleggerito, ma nel frattempo Giacarta si è orientata verso la Russia per nuove forniture di armi.
Il ministro della difesa Yuwono Sudarono ha dichiarato durante l’esposizione di Giacarta che gli accordi di cooperazione tecnico militare con la Russia «ampliano lo spazio delle forniture militari» di cui necessita il suo Paese e lo liberano dalla dipendenza esclusiva dagli Usa.
Quello indonesiano, tuttavia, non è un mercato nuovo per Mosca. Infatti, all’epoca della dittatura del leader nazional-neutralista Sukarno tra la fine degli anni Cinquanta e la prima metа degli anni Sessanta del XX secolo, Giacarta aveva costruito le proprie forze armate grazie alle armi e ai consiglieri sovietici.
La caduta di Sukarno (1965: gli successo il generale Suharto, filoamericano) spinse l’Indonesia sotto l’influenza degli Usa, che ne divennero i principali fornitori di armi.
I nuovi accordi prevedono una partecipazione russa all’ammodernamento delle Forze Armate indonesiane, specie di quelle aeree.
La posizione strategica dell’Indonesia, all’incrocio di due oceani e due continenti accresce l’importanza della riavviata cooperazione tecnico-militare tra Giakarta e Mosca.

Altre aree di vendita
Giа nei mesi passati il Dipartimento di Stato americano aveva ripetutamente protestato con Mosca per il contratto concluso con il Venezuela nel corso della visita nella capitale russa del presidente Hugo Chavez dello scorso agosto.
Era stato firmato un contratto di tre miliardi di dollari per l’acquisto da parte di Caracas di 38 elicotteri militari da trasporto, ricognizione, operazioni di salvataggio e combattimento di ultima generazione (i nuovi MI-17V-5) e di 24 caccia Sukhoj (SU-27 e SU-30), oltre che di 100 mila fucili mitragliatori AK-103 (Kalashnikov).
Il Dipartimento di Stato Usa aveva invitato Mosca a “riconsiderare l’affare”: gli ordinativi di Caracas erano superiori alle sue necessitа di difesa, secondo Washington.
Il fatto che più irritava gli americani era - al di lа di quel contratto - il fatto che Mosca conquistava un nuovo mercato in un’area gelosamente ritenuta dagli Usa come storicamente e strategicamente propria. Oltre al fatto che per Washington il Venezuela della rivoluzione “bolivariana” e amico dell’Iran si annovera ormai tra gli “Stati canaglia”.
Come si vede non è solo la sempre più forte presenza di Mosca nel mercato delle armi del Medio Oriente e del Nord Africa (Iran in particolare, ma anche Siria e Algeria) che suscita gli allarmi e le proteste di Washington.
Il fatto è che nel 2005 la Russia (Rosoboroneksport) ha venduto armi nel mondo per oltre 6 miliardi di dollari. Un record mai toccato prima.
Il portafoglio degli ordinativi fino al 2012 per quel monopolio è di 21 miliardi di dollari - come ha dichiarato il suo direttore generale Sergej Cheremezov in un’intervista alla governativa “Rossijskaja Gazeta”.
Secondo il Congresso Usa, la Russia sta insidiando il primo posto finora detenuto dagli Usa nell’export degli armamenti e sta conquistando nuovi mercati, prima di esclusivo dominio statunitense.
Evidentemente, le forniture di armamenti Usa ai Paesi dell’ex-blocco sovietico entrati da poco nella Nato non sono paragonabili, in termini di mercato, a quelle che Mosca vende in altre e varie aree del mondo, sia sotto il profilo economico che sotto quello dell’influenza politica.
Tra l’altro, lo scorso agosto Mosca ha avviato trattative con l’Argentina per la fornitura di aerei militari. Quello aereo è il settore più avanzato e competitivo dell’intero VPK o Complesso militare-industriale russo e realizzando oltre il 50% dell’export totale di armamenti.
«Vendiamo armi a tutto il mondo - ha dichiarato Cheremezov - e in questo mercato conquistiamo una posizione dopo l’altra. Non siamo forti solo nel settore energetico».
In questa orgogliosa affermazione di Cheremezov, che rivendica al VPK un ruolo di primo piano nell’economia e nell’export russo, si coglie anche una storica debolezza di Mosca.
La sua perdurante incapacitа di concorrenza in settori dell’industria manifatturiera che non siano solo quelli degli armamenti. L’incapacitа di trasferire le alte tecnologie - di cui sicuramente dispongono numerose imprese del VPK - ai settori destinati a produzioni di pace, ai consumi.
Un “mistero” che i russi dovrebbero spiegare.

Con “L’unità delle Chiesa” di san Cipriano arriva in Italia la collana “Sources Chrétiennes
Intervista al Direttore editoriale delle Edizioni Studio Domenicano

ROMA, venerdì, 8 dicembre 2006 (ZENIT.org).- Lunedì 11 dicembre alle ore 16:00 a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana, le Edizioni San Clemente (Roma) e le Edizioni Studio Domenicano (Bologna) presenteranno il primo volume dell’edizione italiana della prestigiosa collana Sources Chrétiennes. Si tratta de “L’unità della Chiesa” di san Cipriano di Cartagine (pagine 350, Euro 23,00).

La collana Sources Chrétiennes venne fondata a Lione in Francia nel 1942 da quattro padri gesuiti, due dei quali Henri de Lubac e Jean Daniélou, divennero in seguito Cardinali, mentre infuriava la Seconda Guerra Mondiale.

Essa raccoglie i testi dei Padri della Chiesa e degli scrittori cristiani dal I secolo fino al XV secolo, comprende ad esempio anche il testo citato da Benedetto XVI a Regensburg di Manuele II Paleologo, La Controversia 7° con un persiano e autori cristiani che hanno segnato la storia del Cristianesimo, come il latino Tertulliano e l’alessandrino Origene, san Cipriano, san Leone Magno, san Gregorio Magno, san Francesco, il palestinese san Giustino di Nablus, san Clemente di Alessandria, san Cirillo, san Basilio, san Gregorio di Nissa, san Giovanni Crisostomo, san Massimo il Confessore.

La collana ha il pregio di riportare il testo critico nella lingua classica usata dall’autore antico (latino, greco, armeno, copto, siriaco ecc), nella traduzione in lingua moderna, un’introduzione storica, filologica e teologica e delle note esplicative al testo stesso.

Le Edizioni San Clemente e le Edizioni Studio Domenicano importeranno in Italia tutta la collana che oggi conta nell’edizione francese più di 510 volumi, pubblicando in lingua italiana non solo i testi già editi in Francia ma anche testi classici inediti in altri Paesi. Nell’ottobre scorso durante la Fiera Internazionale del Libro di Francoforte quest’accordo editoriale è stato definito come quello “più coraggioso e culturalmente più interessante”.

L’edizione italiana è promossa da un comitato di alto patronato presieduta dal Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna. Tra i membri del comitato ci sono anche il Cardinale Giacomo Biffi, Arcivescovo emerito di Bologna, e il Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia.

Alla presentazione del volume “L’unità della Chiesa” di san Cipriano di Cartagine seguirà un convegno internazionale sull’importanza dello studio dei Padri della Chiesa nella teologia del XX secolo e del Concilio Vaticano II.

Il convegno è promosso dal Centro San Luigi dei Francesi di Roma e da Sources Chrétiennes Lione e interverranno tra gli altri i Cardinali Paul Poupard, Walter Kasper e Georges-Marie Cottier.

Per meglio conoscere il senso e lo spessore dell’iniziativa, ZENIT ha intervistato Padre Giorgio Carbone, OP, Direttore editoriale delle Edizioni Studio Domenicano.

Chi era san Cipriano e perché è stata decisa la pubblicazione di queste sue opere inedite?

Padre Carbone: Cipriano nacque a Cartagine all’inizio del III secolo. Fu un grande retore, tutti i suoi scritti rivelano la sua perfetta padronanza della lingua latina e il suo gusto molto fine nel costruire le frasi, sono molto efficaci e usa immagini di alta bellezza, come questa “se non si ha la Chiesa per madre, non si può avere Dio per Padre”.

Probabilmente introno al 245 entra nella comunità cristiana di Cartagine: quindi riceve il battesimo da adulto e arricchisce questa comunità di credenti della sua cultura e della sua arte oratoria, tipiche di quel tempo nel mondo romano. Intorno al 248 è ordinato presbitero, cioè sacerdote, probabilmente in considerazione proprio delle sue grandi doti. E dopo poco è ordinato Vescovo di Cartagine. Proprio in questo periodo l’imperatore Decio (249-251) inizia la sua feroce persecuzione contro i cristiani: provvidenzialmente fu una persecuzione breve proprio perché breve fu il regno di Decio.

A causa di questa persecuzione molti cristiani, per aver salva la vita, cedettero all’invito dell’imperatore di offrire sacrifici agli dei pagani. Questo originò il problema di riammettere ai sacramenti o no i lapsi, cioè quei cristiani che avevano tradito la fedeltà a Cristo e avevano sacrificato agli dei. In questo contesto di divisioni, successive alla persecuzione di Decio, nasce lo scritto di Cipriano, L’Unità della Chiesa, che è una meditazione appassionata sull’unione esistente tra Cristo e i suoi discepoli, unione che si fonda sull’unità delle tre Persone divine e sulla grazia, la vita divina che da esse fluisce mediante i sacramenti in noi.

Alcuni anni dopo scoppia una nuova persecuzione, quella dell’imperatore Valeriano: durante questa Cipriano subisce il martirio. Era il 14 settembre 258. Il testo edito oggi dalle Edizioni San Clemente e dalle Edizioni Studio Domenicano ha il pregio di riportare il testo critico latino e la traduzione in lingua italiana, note esplicative e una eccellente introduzione storica e teologica. È la prima volta che in Italia viene pubblicato L’unità della Chiesa con testo critico e traduzione a fronte.

Perché avete scelto proprio quest’opera per inaugurare l’edizione in lingua italiana di Sources Chrétiennes?

Padre carbone: Intanto, per un motivo simbolico: L’unità della Chiesa è il volume 500° dell’edizione francese; per un motivo di contento: è una meditazione appassionata sull’unità della Chiesa e si sposa bene con l’impegno e il dialogo tra cristiani cattolici e ortodossi, ripresi grazie alla visita di Benedetto XVI al Patriarca Bartolomeo I; è una riflessione oggi urgente, perché molti mass-media presentano la Chiesa come una sorta di organizzazione politica dimenticando o tacendo il suo aspetto fondamentale e tipico: essa è il Corpo mistico di Cristo, cioè il prolungamento visibile, vivente e storico di Gesù Cristo.

Qual era il contesto in cui visse san Cipriano e perché i suoi scritti hanno una rilevanza oggi?

Padre Carbone: Il contesto era quello di persecuzioni cruente da parte delle autorità imperiali e di divisioni interne. Presenta alcune analogie con il contesto attuale: è in atto una aggressione continua nei confronti del fatto cristiano. Da un lato, la mentalità secolarista, oggi dominante, tende a mettere il bavaglio alla bocca dei credenti e a bollarli facilmente con vari epiteti poco rispettosi. E dall’altro lato, i credenti stessi sono divisi non solo nel professare la fede in Cristo, ma anche nelle scelte operative della vita. La meditazione di Cipriano è utilissima perché ci fa scoprire l’aspetto fondante della Chiesa, del nostro essere cristiani, che è l’appartenere a Cristo: siamo sua proprietà. Con il battesimo siamo diventati di Cristo, per cui le divisioni sono un controsenso e la paura o il “rispetto umano” nell’annunciare Cristo è un altro controsenso.

Ci vuole coraggio a pubblicare un’opera così particolare e lontana dai problemi moderni. Qual è lo spirito che anima l’edizione italiana della prestigiosa collana Sources Chrétiennes?

Padre Carbone: Le due case editrici, Edizioni San Clemente di Roma (www.edizionisanclemente.it) ed Edizioni Studio Domenicano di Bologna (www.esd-domenicani.it), hanno assunto l’impegno di pubblicare questa prestigiosa collana, perché desiderano offrire al pubblico italiano la conoscenza della letteratura delle prime generazioni cristiane, letteratura ricchissima di suggestioni e molto bella sia per il contenuto che per lo stile.

Anche Benedetto XVI e Bartolomeo I, nella dichiarazione congiunta firmata a Istanbul il 30 novembre scorso, hanno fatto costante riferimento alla tradizione dei Padri della Chiesa, in particolare ai Padri della Cappadocia, cioè Basilio Magno, Gregorio di Nissa e Gregorio Nisseno, le cui opere saranno prossimamente edite nella collana. Queste opere letterarie costituiscono le radici della nostra cultura e della nostra fede. Inoltre, le due case editrici vogliono anche offrire questi testi a un pubblico non specialista di lettori: proprio per favorire la conoscenza di questi autori il prezzo di copertina sarà relativamente basso.

Le opere di san Cipriano sono tra le più citate durante i lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II, perchè? E che tipo di contributo può fornire dal punto di vista dei rapporti ecumenici tra le differenti comunità cristiane?

Padre Carbone: Ad esempio la Costituzione sulla liturgia, Sacrosanctum Concilium, al n. 42, riprende la definizione che Cipriano dà della Chiesa, come “unitatis sacramentum”, cioè sacramento di unità. La Costituzione Dei Verbum, al n. 10, riprende quella simile di “Plebs Sacerdoti adunata et Pastori suo grex adhaerens” che letteralmente si trova nella Lettera 66 (8,3, CSEL 3,2,733) di Cipriano. Già questi due soli riferimenti ci fanno intravedere il motivo della citazione delle opere di Cipriano: interessa la sua visione della Chiesa, che è una visione altamente teologale. La Chiesa non è un’istituzione umana, ma è un’istituzione divina e umana, esattamente come la persona di Gesù Cristo. E proprio per questa sua natura è un “sacramentum” cioè un mistero originato da Dio e che ci riconduce a Dio, mistero non nel senso di oscuro o impenetrabile, ma nel senso di realtà talmente bella e ricca che eccede le nostre capacità di comprensione intellettuale. Possiamo capire qualcosa di essa solo se ci mettiamo alla scuola di Dio e della sua rivelazione, che continua nella tradizione vivente della Chiesa.

Inoltre, un ultimo aspetto interessante e utile per il giorno d’oggi è quello dei rapporti tra una comunità cristiana particolare, come quella di Cartagine, e la Chiesa di Roma, quindi quello dei rapporti tra Vescovi locali e il successore di Pietro. Cipriano ha vissuto dei momenti di dura tensione, sia all’interno della sua comunità che con il Papa: ha lottato per l’unità e la comunione di amore tra i discepoli di Cristo e ha vissuto una leale obbedienza al successore di Pietro.


Le ex repubbliche sovietiche contrarie alla restaurazione dell’impero, «Interfax», 7 dicembre
Lo denota un sondaggio di VTsIOM, secondo cui, pur dolendosi della disintegrazione dell’impero, non ritengono realistica una sua rianimazione.
Il maggior numero di nostalgici dell’URSS si trova in Russia (68%), Ucraina (59%) e in Bielorussia (52%).
In un ipotetico referendum per la riunificazione delle ex repubbliche sovietiche, voterebbe a favore il 51% dei russi, il 45% degli ucraini, il 36% dei bielorussi.
Infine, hanno asserito che ritornare all’URSS è impossibile: il 76% dei bielorussi, il 71% degli ucraini, il 68% dei russi.

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