Russia: Rassegna stampa, 12 luglio 2006
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Putin e i diritti violati L’Occidente drogato di gas deve dire basta allo zar di GIANNI RIOTTA
“Corriere della Sera”, 12 luglio
O kay, se vi parlo di crisi energetica vi viene in mente l’ultimo tempo supplementare degli azzurri con la Francia e se vi dico G8 pensate a uno schema maliardo di Marcello Lippi e se vi dico Russia, insistete - ti sei bevuto il cervello non erano neppure qualificati! Sveglia ragazze e ragazzi, il Mondiale è finito, abbiamo vinto con grande merito, bentornati (auch!) alla realtà. Che comincia con il G8 di San Pietroburgo dove la nuova Russia di Vladimir Putin presiede il summit dei Paesi democratici. Che grande, meravigliosa città è San Pietroburgo, l’ex Leningrado. Là, nelle notti bianche, nacquero i miti del romanzo russo, il più solido e resistente, capace di fare innamorare generazioni di lettori in cerca di etica. Là la poetessa Achmatova, il cuore spezzato per il figlio perseguitato da Stalin, definita con i peggiori insulti dai burocrati del Cremlino, tenne viva la città con le sue poesie, durante i mille giorni dell’assedio di Hitler. E là il compianto poeta Brodskj cantò una nuova Russia, cosmopolita, capace infine di abbattere il totalitarismo comunista.
Oggi Putin presiede su un Paese che non è né dittatura né democrazia. Ha chiuso giornali e radio, ha colpito la Cecenia da dominatore, ha dimostrato di considerare il libero mercato un feudo personale. Il diritto e la libertà di informazione hanno perduto ogni germoglio di libertà, seminato sotto Gorbaciov e Eltsin.
L’Occidente finge di non vedere. Ha sete di petrolio ed è drogato di gas naturale e zar Putin sa che la Russia del XXI secolo è landa ricca di risorse per l’energia. Ha tagliato il flusso di gas in Ucraina per minacciare noi europei: non fate troppo i sottili sui diritti umani o le uova le friggete con il carbone e le vostre industrie restano ferme. Secondo Daniel Yergin, autore del saggio monumentale sul petrolio, la debolezza strategica europea è proprio la dipendenza dal gas russo, e non ci svezzeremo presto. Ma anche il presidente americano Bush, scottato dall’Iraq, torna realista e propone al Cremlino un patto sull’energia nucleare che rassicura zar Putin: non ti chiediamo cambiali democratiche, aiutaci nella guerra al terrorismo e non crearci guai e a casa tua fai quel che ti va, sognando l’autarchia energetica grazie a nuove trivellazioni lungo la costa.
Putin non starà ai patti, perché mai dovrebbe? Sa che la Cina lascerà scatenare Rocket man Kim Jong Il per spaventare gli americani e non dirà mai di sì sull’Iran. Negozierà e negozierà ma alla fine dirà no ad ogni sanzione dell’Onu contro Teheran nucleare.
C’è un libro bellissimo che vi invito a leggere per capire dove va la Russia, è il vecchio romanzo «Vita e destino» di Vasilj Grossman, edito in Italia da Jaca Book. Fantastico: un Paese che vive di passato e vuol sempre essere accettato nel futuro, dove la morale piega i potenti e gli umili, ma dove lo Stato crudele e onnipotente è sentito come necessità del destino. Aveva ragione il presidente Reagan a dire che l’Urss era «l’impero del male», ma i sudditi dell’Urss, i russi, erano spesso persone meravigliose, ricche di umanità, speranze, aneliti nella vita e nel destino. Il Paese di Checov contro i gulag.
Regalare a zar Putin il consenso occidentale è sbagliato. Non lo si può ostracizzare ma scambiare i diritti con il petrolio e il gas è esiziale. Dobbiamo continuare a tenere Mosca ingaggiata, a trattarla da pari, non chiudere commerci e frontiere. Ma sapendo, e dicendo a Putin che sappiamo, quanto il Paese stia scivolando indietro al suo passato terribile. Mentre salta Bombay e la Corea del Nord scaglia missili, la Russia non può essere abbandonata o blandita. Dobbiamo diffidare del regime ma contare sui russi.
L’Altra Russia e il G8
Sulla stampa russa sono comparse notizie circa i lavori de «L’Altra Russia», iniziati l’11 luglio a Mosca, presso l’albergo Renassance.
Il forum – riferisce «Kommersant» (p. 2) – ha riunito l’opposizione russa e il movimento per i diritti umani, e ha preso in esame le violazioni dei diritti di libertà di informazione, la mancanza di tutela dei cittadini nei confronti degli organismi giuridici e gli attacchi nei confronti delle organizzazioni non governative.
L’ambasciatore della Gran Bretagna, intervenuto al forum, ha promesso che il suo paese «impiegherà milioni di sterline» per sostenere l’opinione pubblica russa. Sebbene il Cremlino sia riuscito a far sì che al forum non partecipassero i leader dei più importanti partiti dell’opposizione, la lotta contro i partecipanti è continuata anche durante lo svolgimento del convegno.
Un ruolo di controllo della sicurezza se lo sono assunto gli attivisti del partito nazional-bolscevico, oltre ai servizi di scorta dei singoli più insigni partecipanti (tra cui l’ex premier Kas’janov). Il problema della sicurezza era infatti molto acuto, tanto che molti delegati non sono potuti giungere al convegno a causa di ostacoli frapposti dalla polizia.
Gli interevnti di carattere politico sono programmati per il 12 luglio, nelle sezioni economica e politica del convegno, mentre il primo giorno il dibattito è stato guidato dai coordinatori della sezione per i diritti umani, Ljudmila Alekseeva (Gruppo Helsinki di Mosca) e Georgij Satarov (presidente Fondazione INDEM). Vari i casi di violazioni dei diritti umani citati, dal pogrom della polizia a Blagovescensk alle torture inflitte nelle carceri russe, al caso Chodorkovskij. «Siamo qui riuniti – si legge nella dichiarazione finale – perché ci unisce il disaccordo con il corso seguito dal Cremlino e una crescente preoccupazione per il rpesente e il futuro della patria. Siamo riuniti insieme, nonostante le diverse visioni che abbiamo sul passato e sul futuro della Russia, nonostante le diversità di concepire la strada che il nostro paese deve compiere per raggiungere libertà e prosperità».
Intanto la gioventù patriottica è stata lanciata in difesa del «corso del Cremlino». Ragazzi del movimento «Nashi» hanno esposto una mostra intitolata «La verità sui democratici»; in uno dei pannelli, ad esmepio, Kas’janov è accusato di accettare che il prezzo di un barile di petrolio russo sia 20$, mentre Ljudmila Alekseeva è accusata di legami con JUKOS e con Gusinskij.
Oltre ai «Nashi» c’erano anche gli attivisti di «Molodaja gvardija», che nella loro mostra avevano vestito i leader dell’opposizione da indiani, per significare che l’opposizione in Russia si è cacciata in una «riserva politica». C’era anche un picchetto dei cosiddetti «cittadini medi», con slogan contro i leader dell’opposizione.
Nonostante la vigilanza dei servizi di sicurezza, per tre volte gli avversari de «L’Altra Russia» sono riusciti a entrare nella sala dove si svolgeva il convegno. Il più in pericolo Kas’janov, salvato in extremis dai suoi uomini di scorta dopo aver denunciato nel corso della conferenza stampa la «guerra del gas contro l’Ucraina»: dalla folla dei giornalisti si è infatti staccato un estremista che ha tentato di dargli un pugno in faccia.
Sempre «Kommersant» riferisce che la Procura di Mosca ha ricevuto richieste di spiegazioni su interventi della polizia che negli ultimi giorni ha fermato oltre 40 delegati de «L’Altra Russia» e del «Forum sociale russo» che inizia oggi a Pietroburgo, impedendo loro di parteciparvi.
Il leader di «Sojuz Pravych Sil» Nikita Belych ha inceve dichiarato che il suo partito ha deciso di non partecipare al forum perchè, pur restando un partito di opposizione, «non farà mai alleanze con stalinisti, nazionalisti e fascisti».
«Izvestija» (p. 4) sottolinea che «il convegno liberale si è svolto in tonalità rosso-brune», e che l’iniziativa, che si fa pretenziosamente chiamare «Contro-Summit», in realtà è stato ignorato dalla leadership delle forze d’opposizione realmente serie (Partito comunista, Unione delle Forze di destra e Jabloko). Il tutto si è ridotto a una sorta di pagfliacciata, con ragazzi mascherati da indiani, urla «Gloria all’impero!» e un tentato pugno in faccia all’ex primo ministro Kas’janov. Sono state così deluse le aspettative degli sponsors, in primo luogo la Fondazione Soros e la Fondazione nazionale per il sostegno alla democrazia, vicina al Congresso USA, di radunare la «vera società civile russa».
Anche «Nezavisimaja gazeta» (pp. 1 e 3) fornisce un giudizio negativo dell’iniziativa, definendola derisoriamente «Il museo delle cere alternativo». Il 5 luglio lo stesso quotidiano aveva pubblicato in prima pagina un articolo sulle possibili azioni progettate dagli «antiglobalisti» in occasione del Summit a Pietroburgo; tali azioni dovrebbero iniziare mercoledì 12 luglio e verranno comunicate ai giornalisti solo un’ora prima dell’inizio. Naturalmente, non è stato chiesto alcun permesso alle autorità cittadine. Per il 15 è prevista una manifestazione pubblica in cui – secondo dichiarazioni di un leader degli antiglobalisti, Michail Druzhininskij – «alle misure dure delle autorità risponderemo con atti altrettanto duri, muovendoci a gruppi di 10-15 persone».