Russia: Rassegna stampa, 13 settembre 2006
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Fondamenti di cultura ortodossa
NG religii, 6 settembre 2006
Con il nuovo anno scolastico nelle province di Kaluga, Brjansk, Rjazan’, Belgorod e Orël è stato introdotto come materia d’obbligo l’insegnamento dei «Fondamenti di cultura ortodossa», all’interno del cosiddetto «componente regionale»: lo studio della cultura ortodossa viene così di fatto equiparato allo studio della cultura e delle tradizioni locali. In ciascuna provincia vi sono delle differenze: ad esempio, a Belgorod l’insegnamento si svolgerà per 10 anni (2°-11° classe), a Kaluga per 7 (5°-11°), a Orël per 4 (1°-4° classe, poi diventa facoltativo).
Inoltre, in 11 province sarà insegnato come materia facoltativa.
Recentemente si era espressa positivamente sull’insegnamento facoltativo della religione in provincia di Mosca Lidija Antonova, ministro provinciale dell’Istruzione, sottolineando che nel 6 anni del suo mandato non aveva avuto alcuna lamentela da parte di genitori di alunni di altre religioni.
Intanto, il piano del ministro Fursenko di introdurre nei programmi scolastici il corso «Storia delle religioni mondiali» slitta in là e i manuali sono ancora in fase di elaborazione.
Interfax, 1 settembre
In Russia è stata polemica. Padre Igor’ Kovalevskij ha rilasciato una dichiarazione in cui sottolinea l’importanza dell’insegnamento dei «Fondamenti di cultura ortodossa», perché questa materia «contribuirà all’educazione religiosa dei giovani e in tal modo sarà utile a tutta la società russa plurinazionale e pluriconfessionale». Il sacerdote ha inoltre espresso la speranza che questo corso «presenterà con obiettività la situazione religiosa sia nel nostro paese che in tutto il mondo». «Quali che siano i pareri personali di singoli esponenti delle diverse confessioni, non possiamo dimenticare che noi viviamo in Russia, dove l’ortodossia è una delle religioni che hanno plasmato la cultura. L’ortodossia ha svolto un ruolo immenso nella formazione dello Stato russo».
Un gruppo di cattolici ha cominciato a raccogliere firme a una lettera aperta al sacerdote (e in copia al Presidente della conferenza episcopale e al Nunzio), che suona così:
Le scriviamo a proposito della dichiarazione da lei rilasciata a «Interfax» il 1° settembre sull’introduzione nei programmi scolastici della materia «Fondamenti di cultura ortodossa», che è stata interpretata dai mass media come un sostegno a tale iniziativa da parte della Conferenza episcopale cattolica russa.
Noi comprendiamo benissimo quanto manchi alla nostra società un’informazione sulle questioni di fede, e quanto sia preziosa per la cultura russa la tradizione ortodossa. Noi desidereremmo molto che i ragazzi battezzati ed educati nella Chiesa cattolica conoscessero il meglio possibile la cultura del proprio paese e anche la cultura ortodossa in particolare. Saremmo lieti che la scuola ci aiutasse a fornire loro un’ampia e articolata formazione in questo campo. D’altra parte, l’introduzione di tale materia come obbligatoria, senza per di più aver sottoposto tale tema a un’ampia e aperta discussione pubblica, senza aver pubblicato programmi e indicazioni di metodo e senza aver fornito chiare informazioni su chi e come la insegnerà, suscita in noi serie apprensioni. Ancor maggiore apprensione suscita la mancanza di chiarezza sul fatto se questa materia sia introdotta con il benestare del Ministero dell’Istruzione o suo malgrado.
Abbiamo timore che gli insistenti tentativi di sottolineare lo stretto legame esistente fra Ortodossia e Stato (che si rispecchiano, a quanto possiamo giudicare, anche nei programmi proposti per il corso di Fondamenti di cultura ortodossa), consolideranno nel paese lo stereotipo secondo cui un autentico russo e patriota può essere solo ortodosso. Siamo convinti che coltivare tale stereotipo condurrà inevitabilmente a far sì che le persone che professano le cosiddette «religioni non tradizionali» (di cui, nella Federazione Russa, fa parte anche il cattolicesimo) vengano considerate nella mentalità corrente come inaffidabili, e questo presto o tardi produrrà conflitti su terreno religioso e discriminazione delle minoranze religiose.
Basta uno sguardo anche superficiale al programma di questa materia a infondere seri timori che, studiandola, i ragazzi appartenenti a famiglie cattoliche saranno continuamente costretti a confrontare le conoscenze scolastiche con quelle ricevute nella loro formazione propriamente religiosa, e a convincersi che molto spesso sono in diretta (o indiretta) contraddizione. E questo si ripercuoterà assai negativamente sull’autorevolezza dell’insegnante (sia scolastico che religioso), e sull’autocoscienza del ragazzo, posto in situazione di dissonanza cognitiva e costretto continuamente a scegliere «a chi credere»ornire articolata formazione in questo campo. oro un'o paese e anche la cultura ortodossa in particolaree: che noi viviamo in R. Questo è particolarmente pericoloso per i bambini di età inferiore, che non sono ancora in grado di elaborare criticamente le informazioni che ricevono.
In questo contesto, noi protestiamo categoricamente contro il sostegno da lei espresso a nome della Conferenza episcopale cattolica russa all’introduzione di questo corso nei programmi scolastici. Tale sostegno, senza una doverosa verifica giuridica, storica, pedagogica e teologica, ci sembra un gesto irresponsabile e un colpo inferto agli interessi delle nostre famiglie. Temiamo che la categoricità di questa dichiarazione possa istacolarci nella difesa dei legittimi interessi dei nostri figli, nel caso in cui a tali lezioni essi vengano sottoposti a discriminazione diretta o indiretta.
Speriamo molto che la Conferenza chiarisca al più presto il significato della propria posizione e riesca a convincere noi e quanti la pensano come noi, che le nostre paure sono infondate; tuttavia riteniamo che senza un’aperta e puntuale discussione pubblica sia impossibile raggiungere un accordo sia pur relativo su quest’argomento.
Il noto giornalista e conduttore di talk-show televisivi Aleksandr Archangel’skij ha preso parte l’11 settembre a una trasmissione di radio «Echo Moskvy», dichiarando, sul tema dell’insegnamento religioso, di ritenere un «fatale errore» l’introduzione dei «Fondamenti di cultura ortodossa» come materia obbligatoria. A differenza, però, della maggioranza degli avversari di questo progetto, Archangel’skij non propone in alternativa un corso generico di Storia delle religioni; al contrario ha detto che «nella scuola si deve insegnare il catechismo, senza equivoci, a quanti lo desiderano». Secondo la sua proposta, si potrebbe insegnare religione «negli ambienti scolastici fuori dell’orario scolastico, chiedendo la firma di quanti la vogliono»; «se poi, diciamo, un 10% dei genitori desidera per i propri figli questa materia, si deve assicurare la presenza di un sacerdote». Si eliminerebbero così molte ambiguità, poiché, visto che «l’ortodossia non è semplicemente un elemento della cultura russa, ma la alimenta da cima a fondo», nel caso di introduzione dei «Fondamenti di cultura ortodossa» «bisognerebbe abolire le lezioni di letteratura ecc. Vi sono influssi islamici... influssi atei... in questo senso la cultura russa è un tutto unitario».
Intanto i comunisti a Belgorod hanno dichiarato di voler ricorrere in tribunale contro la legge regionale che stabilisce come obbligatorio lo studio della materia: si tratta infatti di una legge che – secondo i comunisti – lederebbe i diritti delle altre confessioni e dei non credenti, visto che la materia assume spesso un’impronta missionaria.
Le «gay-parade» sono una provocazione illegale, «blagovest-info.ru», 12 settembre
Questo il verdetto di una commissione di giuristi a Mosca, interpellati da un’associazione di genitori di Ekaterinburg. Le manifestazioni svoltesi in alcuni centri della Russia offendono la dignità della persona umana e quindi, che protesta nei loro confronti, si avvale del diritto di autodifesa assicurato dal Codice civile della Federazione Russa. L’avvocato Michail Kuznetsov, che ha presentato l’11 settembre i risultati dei lavori della commissione nel corso di una conferenza stampa, ha invitato lo Stato a tutelare con più decisione i diritti dei suoi cittadini contro «forme violente e aggressive di propaganda dell’omosessualità... che non di rado celano scopi commerciali».