Russia: Rassegna stampa, 15 giugno 2005
- Curatore:
- Fonte:
Continuano le polemiche sull'intervento di mons. Kondrusiewicz
«Interfax-religija», 11 giugno, ha riportato notizia del comunicato in cui il metropolita Tadeusz Kondrusiewicz respinge le accuse rivoltegli in merito all'insegnamento della religione nella scuola.
Il vescovo Mark Egor'evskij aveva infatti scritto al rappresentante della Santa Sede nella Federazione Russa arcivescovo Antonio Mennini, in seguito alle dichiarazioni di Kondrusiewicz del 1° giugno 2005, che aveva espresso dubbi sull'opportunità di insegnare i fondamenti della religione nella scuola.
Nel comunicato, l'arcivescovo Kondrusiewicz ha ribadito: «La mia breve osservazione non può assolutamente essere considerata come una contrapposizione ad altre confessioni e religioni, in particolare alla Chiesa ortodossa russa, a cui è affidata la principale cura per la rinascita spirituale e morale della società russa. Le parole che ho pronunciato alla seduta del Consiglio per la cooperazione con le associazioni religiose presso il Presidente della Federazione Russa erano dettate esclusivamente dalla preoccupazione del bene della Patria e contenevano un profondo rispetto per i membri dell'assemblea, per tutte le confessioni e religioni della Russia».
Sottolineando che la Chiesa cattolica, come anche altre confessioni e religioni, è preoccupata della situazione spirituale e morale in cui versa la società russa e condivide pienamente la posizione della Chiesa ortodossa russa al proposito, Kondrusiewicz ha sottolineato l'importanza dell'insegnamento religioso e l'educazione dei giovani, anche nella scuola. D'altro canto, egli ha rilevato che esiste una diversa esperienza di insegnamento della religione esclusivamente negli istituti di istruzione statali e comunali. Infatti, «nella preparazione ai sacramenti e alla vita in conformità alla dottrina cristiana, lo studio della religione nella scuola non sempre è efficace». Questo è particolarmente vero per i paesi che hanno sofferto persecuzioni nei confronti della Chiesa. Molti ragazzi si trovano di fatto ad essere lontani dalla vita parrocchiale, partecipano raramente alle celebrazioni liturgiche, e le loro nozioni religiose hanno sovente un carattere astratto, non radicato in una pratica cristiana. Per questo, - ha concluso in molti luoghi l'insegnamento della religione nella scuola viene completato dalla catechesi nelle parrocchie, su cui la Chiesa ha una responsabilità diretta.
Il 14 giugno, però sempre su «Interfax» (ripresa subito dopo da altri siti), è apparsa una nuova replica in merito, da parte di padre Vsevolod Chaplin, che si è detto «sconcertato dalla posizione dell'arcivescovo Kondrusiewicz sul problema dell'insegnamento della religione nella scuola».
Il vicepresidente dell'OVCS ha detto: «Non è molto chiaro a che cosa si riferisca l'arcivescovo Kondrusiewicz quando si rifà all'esperienza della Lituania, della Polonia, dell'Italia e della Spagna, dove la dottrina cattolica si insegna in forma di vera e propria istruzione religiosa nelle scuole statali. La stessa situazione esiste nella maggior parte degli altri paesi dell'Europa occidentale, ad eccezione forse della Francia». E ha continuato: «Se ho capito bene il suo intervento al Consiglio per la cooperazione con le organizzazioni religiose presso il Presidente, egli ritiene negativa e sorpassata l'esperienza dei paesi cattolici». Padre Chaplin ha poi definito sorprendente che «il vescovo cattolico russo dimostri solidarietà non alla posizione della Chiesa cattolica in questi paesi, che continuano ad insistere sull'istruzione cattolica nelle scuole statali, ma alla posizione degli anticlericali, che ne esigono l'abolizione».
Ricordando che mons. Kondrusiewicz propone di insegnare i fondamenti della fede solo nelle parrocchie, il rappresentante della Chiesa russa ha detto che «questo va bene da proporre in Polonia o in Italia, dove esiste un gran numero di scuole cattoliche. In Russia invece, dove decine di migliaia di scuole religiose sono state sottratte alla Chiesa dopo il 1917, e le parrocchie generalmente non dispongono di locali da adibire a scuola, la situazione è completamente diversa». E del resto, ha proseguito padre Chaplin, in tutta Europa come nella maggior parte dei paesi del mondo, gli alunni studiano separatamente le religioni a cui appartengono le loro famiglie.
«Qualche giorno fa – ha concluso –l'arcivescovo ha un po' modificato la propria posizione, dicendo che in alcuni paesi l'insegnamento della religione è una cosa normale, mentre nei paesi che hanno vissuto persecuzioni antireligiose, non è efficace, perché le nozioni religiose dei bambini qui hanno un carattere astratto. Ma allora, lo stimato arcivescovo ci propone di consolidare la situazione di anormalità creata dalle persecuzioni contro la Chiesa? Non si capisce perché mons. Kondrusiewicz propagandi il modello francese di completa estromissione della religione dalla scuola, che oggi molti criticano nella stessa Francia, vedendo che conduce a una debolezza morale e spirituale della società».
Su «Novye Izvestija», 14 giugno, Michail Pozdnjaev titola «Non hanno capito. Il capo dei cattolici russi si giustifica per il suo intervento al Cremino».
Commentando l'accaduto, l'autore fa presente tre circostanze a suo avviso interessanti: il momento scelto da Mark per protestare, proprio nel giorno in cui il ministro Lavrov comunicava di aver invitato a Mosca per l'autunno l'arcivescovo Lajolo; il vescovo Mark esprime evidentemente un messaggio dei suoi superiori, e non a caldo dopo la discussione, bensì accuratamente preparato nell'arco di alcuni giorni; il disappunto della Chiesa ortodossa è stato espresso non sui mass media o in ambienti ortodossi, bensì mediante una lettera al rappresentante della Santa Sede in Russia. Si potrebbe parlare, in questo senso, di una sorta di «delazione» ai superiori.
Soppesando le parole di Kondrusiewicz e la reazione seguita, l'autore sottolinea: «Si ha l'impressione che mons. Mark e i suoi "mandanti" abbiano colto il momento opportuno per assalire Kondrusiewicz, l'attività e categoricità del quale da tempo li preoccupa». Da un lato, posizioni analoghe le hanno sempre espressi i rappresentanti di altre confessioni e religioni, ma senza subire attacchi del genere. Forse il provvedimento si inquadra nelle speranze di «epurazione del partito polacco» seguite all'elezione del nuovo Papa.
La stessa posizione al riguardo degli «intrighi» sottesi all'episodio è sostenuta da Michail Sitnikov, in un commento apparso sempre il 14 giugno su «portal-credo.ru».
Lettera di padre Svidnickij a mons. Werth sulle difficoltà incontrate nel servizio dei greco-cattolici russi, «portal-credo.ru», 13 giugno
Si tratta di un anziano sacerdote di rito bizantino, assai noto nel mondo cattolico russo perché è stato per molti anni, in epoca sovietica, l'unico sacerdote cattolico in Siberia e ha anche fatto molti anni di prigione. Attualmente svolge il suo ministero in Ucraina, in provincia di Vinnica.
Dopo aver ringraziato mons. Werth per l'aiuto apportato ai fedeli e il ministero svolto in Siberia, di cui è al corrente grazie al videogiornale «Cana» (dei gesuiti), passa a parlare dei problemi dei greco-cattolici, di cui mons. Werth è stato nominato Ordinario. Lamenta soprattutto il disinteresse mostrato per anni da mons. Kondrusiewicz nei confronti della comunità greco-cattolica di padre Udovenko a Mosca e la chiusura nei loro confronti. Questo atteggiamento non è spiegabile solo con la paura del Patriarcato di Mosca, perché le strutture latine sono pur state create nonostante la fortissima opposizione della Chiesa ortodossa russa.
Esorta poi a smettere politiche di compromesso con gli ortodossi, a cui sono state donate dai cattolici negli ultimi anni somme ingenti, senza alcun risultato di ravvicinamento. In sintesi, la sua lettera è un appello a predicare con sincerità la fede, senza ideologie e politiche ecclesiastiche che vanno solo a detrimento dell'annuncio cristiano.
Prende poi posizione sul diverbio tra mons. Werth e la comunità monastica bizantina che vive a Sargatskoe, esortando il vescovo a non usare gli strumenti conferitigli dal Vaticano per sparare ai passerotti, e a servirsi dei canoni per sanare le ferite più che per procurarle, a non proseguire la politica di mons. Kondrusiewicz.