Russia: Rassegna stampa, 18 settembre 2006
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Reazioni russe alla polemica dei musulmani contro il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona
La stampa russa nazionale riporta la notizia con occhielli in prima pagina, cui seguono all’interno commenti.
«Izvestija» titola «Giuriamo di distruggere la vostra croce nel centro di Roma», riportando una dichiarazione dei guerriglieri iracheni. All’interno dell’articolo si riassume l’accaduto, il contesto della lezione accademica del Papa e la citazione incriminata di Manuele II Paleologo. Si rileva anche che il Papa ha sottolineato due volte di non condividere la posizione dell’imperatore, e ha inoltre criticato la società occidentale, identificando nella sua crisi spirituale la causa del diffondersi dell’estremismo islamico.
Quasi tutti i governi di paesi musulmani hanno preteso le scuse di Benedetto XVI. Si citano le massicce azioni di protesta svoltesi per le strade della Turchia, Palestina, Indonesia, Iran, Marocco, Giordania, Algeria, e l’uccisione di una suora cattolica a Mogadiscio, in Somalia.
Si cita anche il messaggio dell’Angelus, in cui il Papa si dichiara profondamente dispiaciuto dell’incomprensione delle sue parole.
Infine, si rileva che l’Europa si è schierata in difesa del Pontefice (citati Angela Merkel e Franco Frattini). Da ultimo, Putin non è rimasto in disparte, ma si è appellato a «responsabilità e ritegno». «Sono certo che i leader delle principali confessioni avranno abbastanza energie e saggezza per evitare qualunque estremismo nelle relazioni tra confessioni – ha detto – Ci rendiamo conto di quanto sia delicata questa sfera. E facciamo di tutto per avviare il dialogo tra civiltà».
«Kommersant» titola provocatoriamente l’occhiello in prima pagina: «Vladimir Putin ha richiamato il Papa alla responsabilità», anche se nel suo discorso il presidente russo non ha mai – di fatto – citato il suo nome. Nell’articolo all’interno si sottolineano le misure di sicurezza eccezionali prese durante l’Angelus del 17 settembre a Castelgandolfo, si riassume l’accaduto e si riporta per esteso la citazione incriminata, oltre a stralci della nota del nuovo Segretario di Stato Bertone e alle parole dell’Angelus.
Più dettagliatamente, «Nezavisimaja gazeta» (pp. 1 e 9) esamina le reazioni musulmane all’interno del paese, sottolineando che i musulmani russi esortano il Pontefice alla «responsabilità» e al significato internazionale delle parole da lui pronunciate, mentre gli esponenti dell’ortodossia e dell’ebraismo sono inclini a ritenere eccessive le reazioni del mondo islamico.
Si sono pronunciati il Capo della Direzione Spirituale Centrale dei musulmani russi, muftì Talgat Tajuddin, affermando che in una situazione mondiale complessa come quella odierna i leader religiosi devono essere più responsabili nei propri discorsi; il Consiglio dei mufti della Russia, con un comunicato ufficiale in relazione all’«infelice citazione nella lezione del Pontefice di una citazione presa da un testo dell’epoca delle guerre territoriali medioevali». Nello stesso comunicato, si sostiene che lo scontento del mondo islamico sia «pienamente giustificato», ma nel contempo, come nel caso dello scandalo delle caricature, si fa appello ai musulmani russi al fine di una «comprensione calma ed equilibrata della situazione».
Il vicepresidente dell’OVCS vescovo Mark Egor’evskij (Golovkov), ha dichiarato che i musulmani in tutto il mondo hanno reagito «troppo morbosamente» alle affermazioni del Papa. La concezione di jihad di cui si parlava nella citazione «è più un relitto del pensiero medioevale che non un elemento dell’islam moderno».
Anche Andrej Kuraev ha definito «inadeguata» la reazione del mondo islamico: «Questa è storia, e per edificare buone relazioni tra islam e cristianesimo bisogna ricordare il passato, e non abbandonarsi a isterismi».
Il presidente del Congresso delle comunità religiose ebree, rabbino Zinovij Kogan, ha detto che a parer suo Benedetto XVI «ha fatto un errore», scegliendo una «citazione non del tutto appropriata» per illustrare il proprio pensiero, ma che anche i musulmani «dovrebbero essere condiscendenti e tolleranti». «Una persona debole si infiamma facilmente. Spero che i musulmani russi siano più contenuti dei musulmani dei paesi poveri».
Facilitazioni fiscali per la Chiesa, «Kommersant», 16 settembre, p. 4
La Duma ha approvato il 15 settembre in prima lettura degli emendamenti al Codice fiscale che prevedono l’esenzione dal pagamento dell’imposta aggiunta per organizzazioni religiose che vendono oggetti di culto. Si calcola che le organizzazioni religiose risparmieranno così complessivamente circa 130 milioni di rubli.
Finora tali esenzioni riguardavano solo il commercio della propria produzione, adesso vengono estese a tutta la produzione sacra in massa. È un passo importante in favore dell’attività formativa e missionaria, ha dichiarato Stepan Medvedko, consigliere della commissione per le relazioni con le associazioni pubbliche e religiose, perché incentiva l’editoria cristiana. Secondo dati di Nikolaj Mitrochin, le editrici ortodosse russe vendono oggi circa 11 milioni di testi, per un fatturato di circa 9 milioni di dollari. C’è solo da augurarsi – ha detto il portavoce del Patriarcato di mosca padre Vladimir Vigiljanskij – che questo non incentivi anche uno sfruttamento commerciale della religione, ad esempio da parte delle sette.
Musulmani, ebrei e buddisti ci guadagnano di meno, perché hanno meno oggettistica e libri religiosi in vendita.
Intervento del diacono Andrej Kuraev sull’insegnamento dell’ortodossa nella scuola, «Kommersant», 18 settembre, p. 11
Introducendo nella scuola una nuova disciplina è più che naturale chiedersi, se sia scientifica e se in essa si sia già costituita una certa tradizione (scuola). Altrettanto naturale è chiedere agli insegnanti quale familiarità abbiano con questa «scuola», se ne conoscano i nomi, le opere, le concezioni fondamentali, in modo da essere in grado di insegnare tale materia.
In merito alla disciplina «Fondamenti di cultura ortodossa», alla domanda se sia possibile un discorso di tipo culturale e analitico sull’ortodossia, la risposta è evidentemente affermativa. Le opere e i nomi di Aleksej Losev, Michail Bachtin, Sergej Averincev, Jurij Lotman, Aron Gurevič, Aleksandr Pančenko, Boris Uspenskij dicono che questa scuola e metodologia esistono già. Tranne Uspenskij che scrive anche oggi, si tratta di uomini che hanno scritto in epoca sovietica, quando non si poteva fare in nessun modo un annuncio cristiano diretto. Ma l’onesta ricerca scientifica riuscì ad aprirsi un varco, e i libri di Averincev e Gurevič sono diventati un catechismo per un’intera generazione di intellettuali sovietici.
Altrettanto evidente è il contrario, in risposta alla seconda domanda, se cioè gli attuali insegnanti che dovrebbero insegnare i «Fondamenti», oppure i sacerdoti che tengono corsi diocesani di aggiornamento sul tema conoscano questi nomi. Temo che per la maggior parte di loro la storia della materia cominci dal manuale – mortalmente noioso – uscito tre anni fa dalle mani di Alla Borodina.
Il fatto che le opere classiche citate sopra non vengano menzionate neppure nelle guide metodologiche per gli insegnanti dei «Fondamenti», denota un imbroglio di fondo perpetrato dagli autori di tali guide, che hanno descritto la materia come «culturale» intendendo invece un insegnamento catechetico, sperando che quest’inesattezza passasse inosservata.
Kuraev osserva poi che la «pedagogia è la sfera in cui meno si rileva l’influsso diretto del cristianesimo». C’è un lavoro immenso da fare, dopo quasi in un secolo in cui la Chiesa è stata tenuta lontana dalla scuola, e in 15 anni non si è certo fatta un’esperienza sufficiente a consentirle di penetrare in tutte le scuole di colpo.
A tutt’oggi non sono ancora stati scritti tutti i manuali per i seminari. E tra quelli che esistono, solo pochissimi hanno un livello dignitoso, in cui la narrazione sia svolta in modo interesse e l’autore possieda una buona conoscenza dello stato attuale della letteratura scientifica sul tema in esame. Nei 15 anni postsovietici non è ancora stato scritto neppure un nuovo manuale di catechismo per le scuole ortodosse. Si potrebbero considerare tutte queste cose dei particolari, se non fosse per un fatto: che in questi anni si sono dimezzate le domande di ammissione ai seminari. È chiaro che i seminari sono diventati molto di più di prima, ma anche le parrocchie, le famiglie ortodosse, i giovani ortodossi sono diventati molto di più. Come mai, nonostante l’incremento di ginnasi ortodossi, le vocazioni diminuiscono? E perché negli stessi seminari si acuisce sempre più il problema di coloro che si sottraggono al sacerdozio, ricusano gli ordini sacri pur avendo completato gli studi? Se non risultiamo convincenti agli occhi dei nostri figli, come possiamo pensare di piacere agli estranei?
Per la Chiesa è molto importante imparare a parlare della propria fede da posizioni di imparzialità culturale, a dar ragione a un modo laico e pluralista, senza pretendere di predicare, di denunciare, di dimostrare, ma semplicemente di chiarire.