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Russia: Rassegna stampa, 19 agosto 2005

Fonte:
CulturaCattolica.it
A cura di P. Romano Scalfi

Il trasferimento della sede della Chiesa greco-cattolica ucraina a Kiev

Dure le reazioni della Chiesa ortodossa russa, che a partire dall’inizio di agosto ha cominciato ad accusare a questo proposito la Chiesa greco-cattolica ucraina, confutando il documento pubblicato dal servizio-stampa della Chiesa greco-cattolica ucraina il 24 luglio, che motivava la decisione del trasferimento.
Parallelamente, si dà enfasi a episodi di violenze e restrizioni perpetrate da greco-cattolici, come il tentativo compiuto il 2 agosto di estromettere da un ospedale di Ivano-Frankovsk il sacerdote ortodosso che celebrava regolarmente nella cappella dell’ospedale, per cederla invece ai greco-cattolici (notizia del servizio stampa della Chiesa ortodossa della diocesi di Ivano-Frankovsk).
Il 26 luglio, il Sinodo della Chiesa ortodossa ucraina presieduto dal metropolita Vladimir, riunitosi alla Lavra delle Grotte di Kiev, ha inviato un appello al presidente Juscenko per il superamento dello scisma all’interno dell’ortodossia, dichiarando che questo è un processo puramente ecclesiale che non può essere forzato in alcun modo da pressioni politiche; che il capo del cosiddetto patriarcato di Kiev Michail Denisenko non può essere parte in causa nelle trattative, perché scomunicato dalla Chiesa; che negli ultimi tempi si constata con dolore che, con l’appoggio delle autorità statali la Chiesa non canonica svolge una politica aggressiva nei confronti di quella canonica. Si chiede quindi che lo Stato non si ingerisca in affari religiosi.

Il 17 agosto, il sito ufficiale del Patriarcato di Mosca ha pubblicato un commento del patriarca Aleksij, che ha definito questo passo «non amichevole, perché apporta ancora maggiore tensione nelle relazioni con la Chiesa greco-cattolica ucraina e con la Sede di Roma».
Rinnovando le accuse di proselitismo di cui in Ucraina sarebbe protagonista la Chiesa greco-cattolica, il patriarca enumera poi i «meriti» della Chiesa ortodossa russa nel 1946, per aver sostenuto e provveduto ai fedeli della Chiesa greco-cattolica quando questa venne soppressa. Oggi, per tutta risposta, prosegue Aleksij, invece di mostrare la sua riconoscenza la Chiesa cattolica inferisce questo colpo; il messaggio si conclude con la speranza «in un atteggiamento ragionevole ed equilibrato da parte della Chiesa cattolica di Roma».

Il 18 agosto segue una lettera aperta del metropolita Vladimir di Kiev al Papa Benedetto XVI, in relazione al trasferimento della sede della Chiesa greco-cattolica ucraina da L’vov a Kiev, pubblicata sempre dal sito ufficiale del Patriarcato di Mosca:

«Sono trascorsi molti anni da quando ci siamo incontrati e conosciuti in Germania negli anni ‘70 del secolo scorso. Per me, allora giovane vescovo proveniente da un paese in cui, a livello statale, imperava l’ideologia dell’ateismo militante, fu molto prezioso attingere all’esperienza di lavoro della Chiesa con la società, e in particolare con i giovani, di cui Lei si occupava attivamente. Quelle ormai lontane impressioni hanno lasciato un’orma chiara e indelebile.

Oggi il Signore mi ha affidato la cura del gregge ortodosso ucraino, che conta milioni di fedeli. Seguendo l’esortazione apostolica di serbare e mantenere la pace con tutti, per quanto è possibile, la nostra Chiesa occupa oggi una posizione pacifica e tollerante rispetto a tutte le confessioni religiose in Ucraina.

Ravvisiamo il nostro scopo principale nel superamento delle conseguenze del passato totalitario, che ha crudelmente cercato di distruggere il prezioso tesoro del nostro devoto popolo, la sua fede. Ravvisiamo il compito della Chiesa in primo luogo in un’attiva opera educativa, caritativa e sociale tra le categorie della popolazione che richiedono particolare attenzione, in un ampio coinvolgimento nella vita ecclesiastica delle giovani generazioni, che purtroppo hanno molte tentazioni, tra cui l’alcol, la droga, la depravazione sessuale da cui nasce la peste del XX secolo, l’AIDS.

Sullo sfondo di questi problemi che oggi si pongono dinanzi alla Chiesa, appaiono in tutta la loro inopportunità le dispute fra le Chiese, che sottraggono energie che potrebbero invece venir indirizzate all’adempimento del nostro preciso dovere cristiano, portare la luce di Cristo e servire Cristo attraverso il servizio al prossimo.

Il Suo predecessore, il compianto Papa Giovanni Paolo II, poco prima di morire su insistente richiesta dell’episcopato della Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina aveva firmato il decreto di trasferimento della sede del capo della Chiesa greco-cattolica ucraina da L’vov nella capitale dell’Ucraina, Kiev, e di cambiamento del titolo del suo primate in «Arcivescovo maggiore di Kiev e della Galizia».

Questo avverrà il 21 agosto 2005, come mi ha comunicato per lettera il cardinal Lubomir Husar. Questa notizia ha messo in fermento l’opinione pubblica laica e ortodossa dell’Ucraina, ha introdotto nuova agitazione in una vita ecclesiale già di per sé inquieta, è divenuta pretesto di speculazioni interconfessionali e politiche.

È ben noto che le relazioni della Polonia, sotto la quale fino al 1939 si trovavano le regioni occidentali dell’Ucraina, con il nostro paese nel corso di parecchi secoli, a causa di differenze di mentalità dei due paesi, sono state abbastanza tese. L’Unione di Brest, stipulata nel 1596, non venne accettata da tutto il popolo ucraino, che nella stragrande maggioranza rimase fedele alla confessione ortodossa. La Chiesa greco-cattolica ha sempre avuto un carattere spiccatamente regionale.

Nella mutata odierna situazione politica, sfruttando i problemi esistenti all’interno della vita religiosa ortodossa, la Chiesa greco-cattolica ucraina mette in atto una decisione che, sono convinto, è dettata da considerazioni di carattere tutt’altro che ecclesiale. È comprensibile dal punto di vista umano e dell’appartenenza nazionale la ratifica compiuta dal defunto papa slavo, della decisione presa dal Sinodo della Chiesa greco-cattolica ucraina. Tuttavia sono più che sicuro che la sua attuazione non porterà frutti alla causa globale della Chiesa e non contribuirà all’instaurarsi di relazioni fra le Chiese.

Mi rivolgo a Lei sia a nome mio che a nome dei vescovi della nostra Chiesa e dei fedeli della Chiesa ortodossa ucraina affidatimi, e a nome delle organizzazioni religiose e sociali dell’Ucraina, con la preghiera di revocare il decreto firmato dal Suo predecessore. Questo gesto di buona volontà da parte Sua e della Sede apostolica troverà eco nei cuori degli ortodossi ucraini e diverrà un passo effettivo sulla via della restaurazione della pace fra le Chiese e dell’unità comandataci da Dio nel Signore nostro Gesù Cristo».

Vladimir metropolita di Kiev e di tutta l’Ucraina

Il 10 agosto, su «Kommersant» era apparso un articolo di P. Korobov e Marija Chalizeva, che annunciava che il giorno precedente il servizio-stampa della Chiesa greco-cattolica ucraina aveva comunicato il trasferimento della sede a Kiev e riportava una dichiarazione di padre Chaplin, che accusava questa Chiesa di «voler deliberatamente far saltare il dialogo cattolico-ortodosso». Segue una breve storia della Chiesa greco-cattolica ucraina, in cui non si fa cenno del ruolo esercitato dalla Chiesa ortodossa nel 1946 nella soppressione della comunità, ma vengono riportati dati del Comitato statale per gli affari religiosi ucraini, secondo cui al 1° gennaio 2004 la Chiesa greco-cattolica ucraina contava oltre 5 milioni e mezzo di fedeli, 3.328 parrocchie, 92 monasteri, 2.051 sacerdoti e 2.721 edifici di culto. Essa conta rappresentanze in Russia, nei paesi baltici, in Europa occidentale, in America settentrionale e meridionale e anche in Australia.
Si dava notizia anche della solenne cerimonia di inaugurazione della nuova sede, il 21 agosto alle h. 10, sul luogo in cui si sta costruendo la cattedrale patriarcale della resurrezione (metro Levoberezhnaja), anche se la sede dell’arcivescovo, fino al completamento dei lavori, sarà presso la tomba di Askold (chiesa di San Nicola), appartenente alla Chiesa greco-cattolica ucraina.
Le accuse rivolte da padre Chaplin a causa del trasferimento della sede, sono in sostanza quelle di voler pretendere uno status nazionale, sebbene questa Chiesa sia una minoranza vi appartiene al massimo il 10% della popolazione), e di voler fare una crociata verso oriente, a scopi aggressivi e proselitismi.
Dal canto loro, i rappresentanti della Chiesa greco-cattolica ucraina motivano questa durezza con la paura degli ortodossi di perdere il proprio influsso sull’Ucraina.

Il 4 agosto il metropolita Kirill ha ricevuto il nuovo Rappresentante della Federazione Russa presso la Santa Sede N.I. Sadćikov.

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