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Russia: Rassegna stampa, 20 dicembre 2005

Fonte:
CulturaCattolica.it



L’attacco del re degli scacchi Kasparov «Schröder è entrato nel regime di Putin»

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE, «Corriere della Sera», 20 dicembre
MOSCA - La fedele Bielorussia dell’ultimo dittatore d’Europa continuerà a pagare il gas russo un quinto del prezzo di mercato. L’accordo siglato tra Mosca e Minsk (46 dollari per mille metri cubi) è il primo passo della strategia d’attacco ideata dal Cremlino per ridurre a più miti consigli gli irrequieti leader dei paesi vicini: Ucraina, Moldova, Georgia, Paesi Baltici e Polonia che potrebbero trovarsi a pagare prezzi insostenibili (250 dollari) per non passare il resto dell’inverno al freddo. Una strategia alla quale l’Occidente sta dando una mano, almeno secondo quanto affermano i critici di Vladimir Putin. Sul Wall Street Journal è intervenuto ieri Garry Kasparov, uno dei più noti campioni del mondo di scacchi che da tempo ha deciso di scendere in campo per contrastare quella che lui vede come la rinascita della dittatura in Russia.
Kasparov se la prende con l’ex cancelliere Schröder, nominato presidente della società che costruirà un nuovo gasdotto sotto il mare per congiungere la Russia alla Germania «saltando» gli ex paesi fratelli, mentre oggi questi Paesi possono rispondere ai diktat di Mosca chiudendo i rubinetti dei gasdotti e bloccando le esportazioni russe. Secondo Kasparov, «Schröder non sta entrando in una società, ma nell’amministrazione Putin». L’ex cancelliere favorisce la strategia del presidente russo che «sta cercando di rendere legittimo il suo regime agli occhi occidentali».
Il passaggio dell’ex cancelliere alla società della Gazprom favorisce anche i dittatori come Lukashenko. Ora potranno dire agli elettori «che americani ed europei sono corrotti proprio come i loro leader». L’altro messaggio, secondo lo scacchista, è che «i politici e gli uomini d’affari più influenti di Germania possono essere comprati esattamente come un oligarca russo acquista una villa in Baviera».



Chiesa metropolitana greco-cattolica romena elevata al grado di Chiesa Arcivescovile Maggiore

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 16 dicembre 2005 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha elevato la Chiesa metropolitana sui iuris greco-cattolica romena al grado di Chiesa Arcivescovile Maggiore. Allo stesso tempo, ha promosso S.E. Mons. Lucian Mureşan alla dignità di Arcivescovo Maggiore di Făgăraş e Alba Iulia dei Romeni. Nel dare questo annuncio, la Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso una nota sul “Passato e presente della Chiesa greco-cattolica romena”, di cui riportiamo il testo.

NOTA: PASSATO E PRESENTE DELLA CHIESA GRECO-CATTOLICA ROMENA

In Romania il cristianesimo è penetrato dapprima nella parte danubiana dell’Impero Romano e poi nell’antica Dacia. Nel medioevo, i Romeni del nord erano ancora in contatto con gli “Olahi Romani” e con i monasteri di Mitroviţsa, l’antica Sirmium, capitale dell’Illirico e patria di S. Demetrio, il grande Santo dei Romeni e di tutti i Balcani.

Dopo la fondazione dei Principati, i cattolici risultano presenti nelle principali città della Valacchia. In questa epoca, la prima attività missionaria cattolica conosciuta è quella svolta dai Domenicani per l’evangelizzazione dei Cumani. Il Vescovo Teodorico, installatosi nel 1227 a Milcov, dipendeva direttamente da Roma. Con l’invasione mongolica del 1241 la sede vescovile sparì, sussistendo solo quale titolo onorifico per circa tre secoli. Altrettanto effimeri furono i Vescovati di rito latino di Severin (1246), di Siret (1370), di Argeş (1381) e di Baia (1413). Anche a Cetatea Albă (Akkerman) si parla di un Vescovo cattolico sotto Stefano il Grande, fino alla conquista della città da parte dei Turchi (1484). Dal secolo XVII in poi la cura dei fedeli fu affidata al Vescovo di Nicopoli, in Bulgaria, ed a Visitatori o Prefetti Apostolici. Solo il 27 aprile 1883 Leone XIII fondava le diocesi latine di Iaşi e di Bucarest.

Nel 1700, la quasi totalità dei Romeni di Transilvania, con a capo il proprio Vescovo Atanasio, si unì a Roma, conservando il rito orientale. Nel 1721 la residenza vescovile fu trasferita da Alba Iulia a Făgăras e successivamente, sotto il Vescovo Innocenzo Micu Klein, a Blaj (1737), città che con le sue scuole doveva essere un focolare di rinascita nazionale per tutti i Romeni.

Il 6 giugno 1777, Pio VI creò per i greco-cattolici una nuova Eparchia ad Oradea. Il 26 novembre 1853, Pio IX ne eresse altre due, a Gherla ed a Lugoj, e le sottomise, assieme a quella di Oradea, all’Eparchia di Blaj, elevata nella stessa data a sede Metropolitana con il titolo di Alba Iulia e Făgăraş.

All’inizio del mese di ottobre del 1948, il regime comunista che aveva preso il potere nel Paese iniziò una politica tesa alla soppressione della Chiesa greco-cattolica romena che, a quel tempo, contava circa 1.500.000, raggruppati in sei circoscrizioni ecclesiastiche. Il Governo depose tutti i Vescovi greco-cattolici e cominciò a raccogliere, con la frode ed il terrore, le firme per il passaggio «spontaneo» all’Ortodossia, intervenendo prima presso i sacerdoti e poi presso i fedeli.

Fu proprio nel giorno del 250° anniversario dell’unione dei fedeli di rito orientale con la Chiesa Cattolica, il 21 ottobre 1948, che il Governo comunista ordinò il loro passaggio alla Chiesa ortodossa. I sei Vescovi greco-cattolici, che erano riusciti a seguire il loro gregge, furono arrestati e detenuti in attesa di processo. Furono subito trasferite agli ortodossi quattro cattedrali cattoliche e si procedette al sequestro delle scuole e degli ospedali cattolici.

Il 1° dicembre 1948, un Decreto del Presidio della Grande Assemblea Nazionale dichiarava estinte le diocesi, le comunità religiose e tutte le altre istituzioni della Chiesa greco-cattolica, e ne incamerava i beni, salvo quelli delle parrocchie, attribuendoli alla Chiesa ortodossa.

In questo tempo di sofferenza e di persecuzione, va ricordato il luminoso esempio di due ecclesiastici della Chiesa greco-cattolica romena: S.E. Mons. Iuliu Hossu e S.E.R. il Card. Alexandru Todea. Arrestato insieme con centinaia di sacerdoti e di fedeli che si erano rifiutati di abbandonare la fede cattolica, S.E.R. Mons. Iuliu Hossu (1885-1970) cominciò a vivere quello che lui stesso chiamò “il Calvario della Chiesa”, la “via delle Beatitudini” e la lunga peregrinazione da un carcere all’altro. Dal suo domicilio coatto, Mons. Hossu intensificò le preghiere per la Chiesa. Ogni anno faceva pervenire al Presidente della Repubblica un pro-memoria, dove invocava il rispetto delle leggi nazionali e degli impegni internazionali nei confronti della Chiesa greco-cattolica. Nel 1969, Papa Paolo VI manifestò la sua stima per il Presule invitandolo ad accettare la dignità cardinalizia. Poiché egli pregò il Papa di lasciarlo accanto al suo gregge, fu creato Cardinale in pectore. L’annuncio venne dato solo nel Concistoro del 5 marzo 1973, tre anni dopo la sua morte.

Il Cardinale Alexandru Todea (1912-2002) lavorò in cura d’anime in varie parrocchie fino all’ignobile soppressione della Chiesa greco-cattolica romena. Il 4 luglio 1950 fu eletto alla Chiesa titolare di Cesaropoli e il 19 novembre successivo ricevette clandestinamente l’ordinazione episcopale nella Cattedrale di San Giuseppe a Bucarest. Nel 1951 fu arrestato, processato e condannato al carcere a vita. Nel 1964 venne amnistiato. Il 14 marzo 1990, dopo la caduta del regime comunista, ricevette la nomina ad Arcivescovo di Făgăraş e Alba Iulia dei Romeni. Si impegnò nella riorganizzazione della vita ecclesiale. Nel marzo 1991 fu eletto primo Presidente della Conferenza dei Vescovi della Romania. Papa Giovanni Paolo II, di v.m., lo creò e pubblicò Cardinale nel Concistoro del 28 giugno 1991 e lo abbracciò, con commozione, nella Cattedrale di San Giuseppe a Bucarest l’8 maggio 1999, in occasione del suo pellegrinaggio in Romania. L’eroica testimonianza del Card. Todea ha aiutato la Chiesa greco-cattolica di Romania a resistere all’implacabile persecuzione comunista. La figura del Card. Todea non rappresenta solo la grande storia cristiana del popolo romeno, ma è motivo di speranza per la costruzione di un suo futuro migliore.

Dopo il ritorno alla democrazia nel dicembre 1989, la Gerarchia greco-cattolica in Romania è stata ripristinata. L’aspetto più specifico della testimonianza di quella Chiesa è la radicalità del suo rifiuto di ogni compromesso con il potere ateo, per rivendicare il destino più vero dell’uomo e il posto che Dio deve avere nella sua vita. È una Chiesa che in questi sedici anni, con rinnovata vitalità, ha ripreso il suo posto nella Chiesa universale.

Di recente, alcune proprietà confiscate dal regime comunista e passate alla Chiesa Ortodossa sono tornate alla Chiesa greco-cattolica. Si possono menzionare in particolare le Cattedrali di Cluj, Făgăraş, Lugoj e Oradea Mare. Tali positivi sviluppi fanno ben sperare che la Commissione Mista di Dialogo tra la Chiesa greco-cattolica e la Chiesa Ortodossa possa riprendere i suoi lavori nella ricerca di soluzione eque e soddisfacenti dei problemi esistenti.

Il quadro statistico dell’Arcivescovato Maggiore di Făgăraş e Alba Iulia dei Romeni, secondo i dati riportati su L’Annuario Pontificio 2005, è il seguente: i fedeli delle 5 circoscrizioni ecclesiastiche sono 737.900, ed i sacerdoti diocesani sono 716. Il numero dei seminaristi è di 347 e ciò fa ben sperare per il futuro della Chiesa di rito orientale in Romania.

Molto stretta è la collaborazione del 5 Vescovi che guidano tali Eparchie con i 6 Vescovi di rito latino. Tutti insieme formano la Conferenza Episcopale Romena, con sede a Bucarest. Intensi sono pure i rapporti con la Santa Sede e con la Rappresentanza Pontificia in Romania, ora guidata dall’Arcivescovo Jean-Claude Périsset. Come è noto, nel 1950 era stato espulso dalla Romania l’allora Nunzio Apostolico S.E. Mons. Gerald P. O’Hara ma con il ritorno della libertà in Romania, dopo il crollo del regime comunista, sono state riprese le relazioni diplomatiche con la Santa Sede.

La notizia è stata ripresa da «blagovest-info.ru», 19 dicembre, che sottolinea inoltre che nel mondo, oltre alla Romania, esistono 3 arcivescovati maggiori greco-cattolici, in Ucraina, quella Siro-Malabarita e quella Siro-Malancarita (in India). L’arcivescovo maggiore ha un’autorità paragonabile a quella del patriarca nelle Chiese cattoliche di rito orientale, con la differenza che per eleggere l’arcivescovo maggiore occorre la ratifica di Roma, mentre il patriarca, eletto dall’episcopato locale, chiede lui stesso al Papa la comunione ecclesiale. Nella stessa nota, «blagovest-info.ru» fornisce anche alcune note sulla storia dei greco-cattolici in Romania.

L’arcivescovo Marchetto in visita a Mosca, «blagovest-info.ru», 16 dicembre
In una breve nota, corredata dai dati biografici del prelato e dalla storia del Pontificio Consiglio per la cura dei migranti e degli itineranti, si delinea il programma della visita di mons. Marchetto (Segretario di quest’ultimo), invitato dall’arcivescovo Kondrusiewicz; i suoi impegni di questi giorni comprendono due relazioni al clero cattolico nella cattedrale dell’Immacolata Concezione, sia sui problemi della pastorale dei migranti che sull’interpretazione del Concilio Vaticano II.

I musulmani fanno marcia indietro sulle insegne cristiane in Russia, «blagovest-info.ru», 16 dicembre
La redazione di «Islam-info» ha dichiarato ufficialmente che gli isterismi sullo stemma russo non sono nati dai musulmani. Semplicemente, c’è stata l’espressione di un parere civile, senza alcun tipo di pretese o minacce, nel pieno rispetto della legge. Del resto, fa notare ancora il comunicato, alcuni ortodossi hanno proposto che l’ortodossia diventi religione di Stato, sebbene questo sia vietato dalla Costituzione: eppure nessuno nega loro il diritto di esprimere il proprio parere.
I firmatari della dichiarazione accusano invece i media di aver montato la campagna contro i musulmani per coprire lo scandalo nato dal libro di Silant’ev, che ha fatto saltare dall’interno il Consiglio interreligioso della Russia. I veri colpevoli sono coloro che preferiscono sacrificare gli interessi della pace interreligiosa pur di salvare la propria faccia. L’appello si conclude con la richiesta ai mass media di «non andare al guinzaglio di alcuni esponenti radicali dell’ortodossia politica, e di non mettere a repentaglio l’unione storica di tatari e russi, musulmani e ortodossi, che riteniamo di immensa importanza per la Russia plurinazionale e pluriconfessionale».
NB. È molto significativa questa sorta di condanna del «Consiglio interreligioso», creatura del metropolita Kirill, da parte dei musulmani.

Padre Chaplin fa delle proposte per risolvere il problema demografico in Russia, «blagovest-info.ru», 14 dicembre
Queste proposte, riguardanti mutamenti nel tipo di urbanizzazione e le priorità nella politica di immigrazione sono state sottoposte alla Commissione che sta preparando il progetto «Dottrina demografica in Russia», il 14 dicembre.
Chaplin propone un’inversione di tendenza nell’urbanizzazione (oggi il 75% della popolazione della Russia vive in città), creando le condizioni per il sorgere di una rete di centri minori di buon livello. Inoltre, mentre oggi la Russia accoglie tutti coloro che vercano i confini, legalmente o illegalmente, bisogna stabilire dei criteri secondo cui i migranti abbiano una sufficiente qualifica per «lavorare per il bene della Russia» e «siano disposti a integrarsi nella società russa».

In Cechia le Chiese vogliono ricorrere contro la nuova legge sulle organizzazioni religiose in Corte Costituzionale, «blagovest-info.ru», 14 dicembre
I leader religiosi infatti ritengono che la legge danneggi seriamente i diritti delle Chiese e ricordi molto la legislazione di epoca comunista. Il Ministero della cultura ha stilato questa legge senza consultare in nessun modo le Chiese, ha dichiarato il Segretario generale del Consiglio ecumenico ceco Jitka Krauzova. Anche il presidente della conferenza episcopale cattolica, jan Grabner, ha definito la nuova legge discriminante nei confronti delle Chiese, perché si ingerisce nelle loro questioni interne e fa dei cristiani cittadini di seconda categoria.
In particolare, la nuova legge limita il diritto delle comunità religiose di fondare loro proprie organizzazioni, quali fondi di beneficenza, scuole e ospedali.
Il presidente ceco, che ha firmato la legge il 6 dicembre, ha invece rifiutato queste accuse, ribattendo che «la Chiesa deve svolgere la propria attività rispettando le leggi del paese, uguali per tutti». Il progetto-legge era già stato preparato nel 2001, ma allora la Corte Costituzionale aveva appoggiato la richiesta delle Chiese, e la legge era stata respinta. Nella prima redazione, non si sarebbero potute aprire chiese senza l’approvazione del governo, e le organizzazioni benefiche religiose avrebbero dovuto essere registrate al livello di quelle commerciali, pagando le tasse.
La popolazione della Cechia è di circa 10 milioni. Il 27% è cattolico, e poco più del 2%, protestante.

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