Russia: Rassegna stampa, 23 giugno 2005
- Curatore:
- Fonte:
Il cardinale Kasper a Mosca: "piccoli passi" nel dialogo con la Chiesa ortodossa
Le speranze del porporato prima del suo incontro con il rappresentante del patriarcato
MOSCA, mercoledì, 22 giugno 2005 (ZENIT.org).- La visita del cardinale Walter Kasper a Mosca cerca di compiere "piccoli passi" nel dialogo con il patriarcato ortodosso.
Come ha constatato il Presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani, tuttavia, "anche molti piccoli passi fanno raggiungere l'obiettivo".
Il porporato tedesco ha spiegato lo scopo della sua visita nella capitale russa prima di incontrare il metropolita di Smolensk e Kaliningrad Kirill, Presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato ortodosso di Mosca, in un'intervista concessa al settimanale cattolico russo "Svet Evangelia" ("La Luce del Vangelo").
Il metropolita Kirill era presente alla cerimonia dell'inaugurazione solenne del pontificato di Benedetto XVI e in quell'occasione ha avuto con lui un incontro di mezz'ora durante il quale si è deciso di continuare il dialogo sui problemi principali dei loro rapporti.
"Stiamo cercando di portare avanti e di approfondire questo dialogo – ha spiegato il cardinale Kasper –. All'inizio, dopo la sua elezione, il Papa ha dichiarato che è la sua priorità principale. Ora siamo qui per vedere che tipo di passi possiamo intraprendere".
"Vogliamo vedere cosa possiamo fare insieme, vagliare le possibilità. Non saranno passi fondamentali, ma piccoli passi. Anche molti piccoli passi fanno raggiungere l'obiettivo. Ci sono due parti coinvolte in questo dialogo, e i passi dovrebbero essere fatti da entrambi i lati".
Smentendo le interpretazioni dei mezzi di comunicazione, il Cardinale ha spiegato che in questa visita non incontrerà il patriarca Alessio II. "Non gli ho chiesto un incontro perché l'opera è soltanto agli inizi, non sono state ancora adempiute tutte le formalità, per cui non è necessario. Il nostro obiettivo è quello di discutere aspetti tecnici concreti".
Nell'intervista, il cardinale Kasper ha affermato che in questo processo di dialogo è coinvolta la Chiesa cattolica in Russia, perché "senza la Chiesa locale l'ecumenismo sarebbe molto astratto".
"Ho avuto un lungo colloquio con l'arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz. E' informato dei fatti e sarà informato anche in seguito, e tutti i passi che abbiamo compiuto fino ad ora sono stati fatti con la Chiesa locale", ha aggiunto.
"Ci sono rapporti tra la Santa Sede e il Patriarcato di Mosca, ci sono rapporti tra la Chiesa Cattolica Romana e la Chiesa Ortodossa Russa ed entrambe le cose devono procedere insieme, è chiaro".
Il porporato non sta affrontando la questione della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, perché "non è mio compito parlare di un'altra Chiesa. Devono fare da soli, per cui non è il fulcro dei miei negoziati. E il nuovo Papa a questo riguardo ha la stessa posizione di Giovanni Paolo II".
"Non discuteremo la questione degli Ucraini, ma cosa possono fare la Santa Sede e la Chiesa Ortodossa Russa insieme in Europa e per l'Europa, per i valori cristiani in Europa – è un ambito di comune interesse", ha rivelato.
Il Cardinale spera che nell'autunno prossimo sarà possibile rilanciare il dialogo internazionale della Chiesa cattolica con le Chiese ortodosse riprendendo il lavoro della Commissione teologica mista, interrotto nel 2001 in occasione della riunione tenutasi a Baltimora (Stati Uniti).
Reazioni sulla stampa
Il comunicato ufficiale del patriarcato di Mosca, del 22 giugno, riporta i temi svolti nel corso dell'incontro, ribadendo per il principale e più delicato di essi, il passaggio della sede della Chiesa greco-cattolica ucraina da Leopoli a Kiev, «l'inaccettabilità dal punto di vista canonico, ecclesiologico e pastorale dell'idea di menzionare Kiev nel titolo del capo della Chiesa greco-cattolica e di trasferire la sua sede in tale città. La parte ortodossa è convinta che il realizzarsi di tale intenzione dei greco-cattolici possa costituire un serio ostacolo allo sviluppo delle relazioni cattolico-ortodosse, a cui i Primati di entrambe le Chiese hanno affermato la propria aspirazione e di cui oggi hanno bisogno i loro fedeli, e più in generale i popoli dell'Europa e del mondo».
Su questo tema concentrano la propria attenzione la maggior parte dei media:
- «Interfax», nel comunicato del 22 giugno, dichiara che «la Chiesa ortodossa russa ha posto al Vaticano il problema dell'inaccettabilità dell'espansione greco-cattolica in Ucraina», citando di seguito la parte conclusiva del comunicato ufficiale ortodosso.
- Il comunicato di «Interfax» del 23 giugno titola «Greco-cattolici di nuovo in piazza», e osserva che «la luna di miele tra la Chiesa ortodossa russa e il vaticano, iniziata dopo l'elezione del nuovo Papa, si avvia alla conclusione». Infatti, nel corso del colloquio con il metropolita Kirill il cardinal Kasper ha probabilmente riproposto il tema dell'elezione del cardinal Husar a patriarca, o quanto meno a metropolita di Kiev, facendone di fatto il capo di una chiesa «panucraina» parallela, posta sotto la giurisdizione del Vaticano ma di rito bizantino («ortodosso»), come sottolinea l'agenzia. Non era difficile immaginare la reazione negativa degli ortodossi, perché in tal modo la Chiesa greco-cattolica ucraina diverrebbe un simbolo di continuità dall'antica Chiesa di Kiev battezzatasi nel 988, mentre in realtà si tratta di una comunità presente soprattutto nelle regioni occidentali dell'Ucraina.
Probabilmente, conclude «interfax», «il successo della rivoluzione arancione e il raffreddamento delle relazioni tra Kiev e Mosca ha indotto i greco-cattolici e i loro sostenitori in Vaticano a "dare l'assalto alla banca" per ottenere il riconosciemtno della Chiesa greco-cattolica ucraina come una delle più importanti, se non la più importante dell'Ucraina. Non è un caso che proprio in questo periodo con la tecnica del bastone e della carota si sia cercato di ottenere dagli ortodossi del patriarcato di Mosca il maggior numero possibile di chiese, e di aprire il maggior numero possibile di chiese greco-cattoliche nelle regioni orientali e meridionali dell'Ucraina. Il futuro mostrerà se le relazioni cattolico-ortodosse possono entrare nuovamente in crisi, a motivo dell'ennesima invasione del cattolicesimo nella tradizionale sfera di influenza dell'ortodossia».
- Negli stessi termini, la notizia viene ripresa da «Novosti», 22 giugno,che sottolinea, riprendendo una dichiarazione di padre Vsevolod Chaplin, che «la parte cattolica ha ascoltato la posizione espressa dalla parte ortodossa. Speriamo che essa sarà presa in considerazione all'atto di elaborare la politica del Vaticano nei confronti dell'Ucraina»
Intervista ad Aleksij II, di «Interfax», 22 giugno 2005
L'attuale Papa ha criticato pubblicamente la risoluzione del Concilio vaticano II, in cui si diceva che la Chiesa ortodossa e quella cattolica sono Chiese sorelle, e considera la Chiesa cattolica la Madre che sola ha custodito la pienezza della verità e nel seno della quale deve ritornare la Chiesa ortodossa. Come valuta questa interpretazione della dottrina della Chiesa e come può ripercuotersi questa posizione del Papa sulle relazioni cattolico-ortodosse?
Il Concilio Vaticano II, pur con tutte le sue aspirazioni a dei cambiamenti, non ha deviato tuttavia dalla tradizionale dottrina cattolica e, in particolare, dalle affermazioni fondamentali dell'ecclesiologia cattolica. Ciò riguarda l'espressione «Chiese sorelle», che si incontra nel documento Dominus Iesus e nella nota sull'espressione «Chiese sorelle», stilati dalla Congregazione per la dottrina della fede e approvati dal defunto Papa Giovanni Paolo II.
In particolare, vi si afferma che la Chiesa cattolica è l'unica Chiesa cristiana nel pieno senso della parola, e che bisogna limitare o addirittura evitare l'uso dell'espressione «Chiese sorelle» nel dialogo con le Chiese ortodosse, dato che la Chiesa cattolica è la «mater et magistra» e non la sorella delle rimanenti Chiese. Questa posizione ecclesiologica non è una novità per la Chiesa cattolica romana, era stata espressa da teologi cattolici anche in precedenza.
Non possiamo accettare queste affermazioni. La Chiesa ortodossa professa che proprio essa ha conservato nella sua pienezza e immutata la fede dai tempi di Cristo e dei santi apostoli. A sua volta, la storia attesta che la Chiesa cattolica romana ha compiuto una serie di deroghe dalla fede e dalla vita dell'Antica Chiesa indivisa. In primo luogo, a proposito di una serie di enunciazioni dogmatiche, che la Chiesa antica non ha mai conosciuto. Nella vita spirituale la tradizione cattolica coltiva un'emotività che nell'Oriente, incline a una profonda sobrietà spirituale, è sempre stata considerata estremamente pericolosa. Indubbiamente, tutte queste differenze si rispecchiano anche nell'ecclesiologia.
Sono convinto che questi problemi debbano diventare oggetto del dialogo teologico cattolico-ortodosso.
Seguono due domande sull'evangelizzazione dell'Antartide, dov'è stata recentemente aperta una chiesa ortodossa, e sull'importanza della tradizione monastica per lo sviluppo della società.
Una domanda riguarda passi recentemente compiuti dalla Chiesa ortodossa di Costantinopoli per rivendicare la giurisdizione sull'Ucraina. Il patriarca risponde:
Speriamo che la dichiarazione dell'arcivescovo Vsevolod non esprima la posizione ufficiale della Chiesa di Costantinopoli. Una revisione unilaterale, non concordata con le altre Chiese locali, degli attuali confini canonici può condurre alla destabilizzazione di tutto il mondo ortodosso e ripercuotersi nel modo più negativo non solo nelle relazioni tra i Patriarcati di Mosca e Costantinopoli, ma in tutto il sistema dei rapporti interortodossi.
Risposta del Nunzio Apostolico sul problema dell'educazione religiosa
Sul sito ufficiale del Patriarcato di Mosca, il 22 giugno è apparso un comunicato riguardante la risposta del Nunzio apostolico alla lettera di mons. Mark Egorovskij. Dopo un riassunto delle vicende legate all'intervento del 1° giugno di mons. Kondrusiewicz, si sottolinea che il Nunzio, rifacendosi alla Dichiarazione «Gravissimus Educationis», testimonia in particolare che la Chiesa cattolica, «consapevole del proprio fondamentale dovere di preoccuparsi assiduamente dell'educazione morale e religiosa di tutti i suoi figli, si fa presente con particolare affetto e aiuto ai numerosi ragazzi che ricevono l'istruzione in scuole non cattoliche». Il Rappresentante della Santa Sede in Russia aggiunge, da parte sua, che il Vaticano «ha sempre sostenuto l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado».
Nel suo messaggio l'arcivescovo Mennini si rifà poi all'esperienza di collaborazione fra il Vaticano e lo Stato italiano, citando i relativi documenti (riportati in citazione). A conclusione della lettera, mons. Mennini prega mons. Mark di «assicurare al patriarca e al metropolita Kirill che la Chiesa cattolica in Russia sosterrà l'aspirazione della Chiesa ortodossa russa circa l'istruzione religiosa e spirituale del popolo russo, nel rispetto, come sottolineava Vostra Eccellenza, dei principi della libertà di coscienza».
- La notizia è stata ripresa dall'agenzia «Interfax», 22 giugno, che titola: «Il Vaticano appoggia l'aspirazione della Chiesa ortodossa russa a introdurre nella scuola il corso sui fondamenti della fede» e riporta ampi stralci della lettera.
- «Portal-credo.ru» afferma: «Il Rappresentante della Santa Sede ha corretto la posizione espressa dal capo dei cattolici russi metropolita Kondrusiewicz a proposito dell'educazione religiosa nelle scuole». Anche in questo comunicato vengono riportate estesamente le citazioni dei documenti vaticani e degli accordi tra la Santa Sede e la repubblica italiana sull'insegnamento religioso addotte nella lettera del Nunzio, e la frase conclusiva della sua lettera.
Comunicato comune della commissione di lavoro del Patriarcato di Mosca e della Chiesa ortodossa russa all'estero
Lo riporta «Interfax», 21 giugno. Si tratta di un documento abbastanza esteso che tratta uno dei punti di frizione più dolorosi finora esistente, risolvendolo. È a tema l'atteggiamento che le Chiese debbono assumere nei confronti delle persecuzioni religiose, di chi è sceso a compromessi e di chi invece ha conseguito la corona del martirio. Vi si ribadisce il principio della testimonianza di fede, che i cristiani sono tenuti a dare senza piegarsi al volere dello Stato, qualora questi andasse contro i principi evangelici e volesse costringerli ad abiurare a Cristo.
A queste proposizioni generali segue un commento relativo ad uno dei «più tragici fenomeni della recente storia della Chiesa, la cui conciliare valutazione è necessaria sulla via del ristabilimento dell'unità della Chiesa russa. Si tratta della Dichiarazione del Locum tenens Patriarcale del 16/29 luglio 1927 e della conseguente politica ecclesiastica nelle condizioni di un regime totalitario ateo militante».
Questo documento fu tra le principali cause della rottura fra il patriarcato di Mosca e la Chiesa ortodossa russa all'estero, per la quale il compromesso era inaccettabile.
Il documento giustifica in parte la firma della «Dichiarazione», pur sostenendo che «non era giusta dal punto di vista della Chiesa», perché contribuì a conservare un minimo di vita ecclesiale, che si ricompose poi dopo la guerra, con il ritorno in seno al Patriarcato di Mosca di gran parte dei non commemoranti. La «Dichiarazione» di Sergij esprimeva anche una posizione patriottica che fu molto importante negli anni della guerra – si legge ancora nel documento della commissione mista – quando la Chiesa operò contribuendo attivamente alla difesa del paese.
La pubblicazione della «Dichiarazione» non significa – si ribadisce inoltre nel documento – che la Chiesa condividesse l'ideologia del potere ateo.
D'altro canto, essa introdusse una grave divisione fra il popolo dei fedeli e fu per molti di grave scandalo. In ogni caso, vi sono martiri e santi sia fra coloro che seguirono Sergij, sia fra coloro che si rifiutarono di commemorare la Chiesa ufficiale, e d'altro canto, anche all'interno della stessa Chiesa ortodossa del patriarcato di Mosca, la «Dichiarazione» fu «valutata come un doloroso, tragico compromesso, e non come la voce libera della Chiesa di Cristo». Proprio in questo senso si esprime la Concezione sociale della Chiesa ortodossa russa in una serie di proposizioni in cui vengono messe a tema le relazioni tra Stato e Chiesa.
Questa la conclusione: «La "Dichiarazione viene quindi considerata un documento forzatamente sottoscritto, che non esprime la libera volontà della Chiesa. D'altro canto, la valutazione critica della suddetta non significa la condanna del santissimo patriarca Sergij, non esprime il tentativo di offuscare la sua figura e diminuire il sacrificio del suo ministero primaziale negli anni più duri di esistenza della Chiesa in Unione Sovietica».
«La rinuncia a questo corso politico, espressa nel 1991 dal patriarca Aleksij II, apre la strada alla pienezza della comunione fraterna».