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Russia: Rassegna stampa, 23 giugno 2006

Fonte:
CulturaCattolica.it

I musulmani contro l’esistenza di una religione dominante in Russia, «interfax-religija», 22 giugno
La dichiarazione viene dal vicepresidente del Consiglio dei mufti della Russia Marat Murtazin, che alla seduta della Commissione per la politica nazionale e le relazioni fra Stato e associazioni religiose presso il Consiglio Federale ha detto: «La Federazione Russa è una e indivisibile, è stata difesa dalle diverse religioni, e lo Stato deve tutelare in eguale misura gli interessi di tutte le confessioni tradizionali. Non abbiamo il diritto di dire che una religione è dominante solo preché professata dalla maggioranza dei russi». A questo proposito Murtazin ha espresso scontento perché nelle scuole di diverse regioni si è cominciato a insegnare i «Fondamenti della religione ortodossa».

Conferenza stampa sul Summit, «interfax-religija», 22 giugno
La conferenza stampa si è svolta alle 10 presso la sede dell’agenzia «Novosti», con la rpesenza del metropolita Kirill e degli altri membri del Consiglio interreligioso della Russia.
Nel corso della conferenza stampa è stato rilevato il carattere eccezionalmente rappresentativo del Summit.
«Il Summit è caratterizzato da un livello altissimo di rappresentatività, non riesco a paragonarlo a nessun altro evento del passato», ha dichiarato il metropolita Kirill.
Il metropolita ha espresso la speranza che a conclusione del Summit i leader religiosi presentino un proprio punto di vista, formulando un documento comune sotto forma di dichiarazione in cui siano presentate le loro comuni posizioni sulle questioni principali.
Il rappresentante del Consiglio dei mufti della Russia Charis Saubjanov ha definito il Summit un «evento significativo», il cui compito principale è «non tanto elaborare un documento unitario, ma la possibilità di esaminare insieme problemi a livello mondiale, se non di risolverli, e questo sarà già un successo».
A sua volta il mufti Mahomed Albogaciev ha definito importantissimo il fatto che il Consiglio interreligioso della Russia sia stato l’iniziatore del Summit; così «i leader religiosi vedranno che in Russia esiste armonia nelle relazioni internazionali e interreligiose, e sulle questioni principali vi sono accordi».
Il direttore esecutivo della Federazione delle comunità ebraiche della Russia Valerij Engel’ ha sottolineato che un’impresa come il Summit, realizzato per la prima volta, ho principalmente lo scopo di stabilire, da parte dei leader religiosi, «quale ruolo le religioni possono svolgere nello sviluppo mondiale, quali problemi possiamo risolvere per impedire lo scontro fra civiltà».
Il risultato principale del Summit, secondo il rabbino Zinovij Kogan, presidente del Congresso delle comunità ed associazioni religiose ebraiche della Russia, sarà «un messaggio al mondo», perché l’esame di temi quali il valore della vita umana, la famiglia, la moralità nell’economia e nella finanza «per noi e per la Russia è di straordinaria importanza».

Il metropolita Kirill sul Summit e la visita del Papa, «interfax-religija.ru», 22 giugno
Durante la conferenza stampa è stato comunicato che il Papa e il Dalai Lama non verranno a Mosca in occasione del Summit.
«La visita del Papa è un evento storico, e sarebbe metodologicamente sbagliato mischiarla con un altro evento storico qual è il Forum» – ha dichiarato il metropolita Kirill. Ha inoltre sottolineato che i contatti tra la Chiesa ortodossa russa e il Vaticano «negli ultimi tempi si sono intensificati, proprio in seguito al riconoscimento dell’importanza dei problemi che verranno discussi al Summit». «Siamo riconoscenti che Benedetto XVI abbia considerato in modo favorevole il Summit» «inviando una delegazione così rappresentativa», ha aggiunto.
Padre Chaplin ha dichiarato che il Dalai Lama non verrà, perché non si è sicuri che «all’invito a questo leader segua una reazione positiva». Inoltre – ha detto Chaplin – al Summit non sono stati invitati i capi dei nuovi movimenti religiosi come i Testimoni di Geova o i seguaci di Moon.
La «mancata visita» di Benedetto XVI in relazione al Summit viene ripresa anche su «Nezavisimaja gazeta» (23 giugno, pp.1-3), dove vengono riprese le dichiarazioni di Kirill, e inoltre offerti commenti di Šaburov e Judin in proposito, e una dichiarazione rilasciata da mons. Lajolo all-inizio di giugno, in cui si diceva che un incontro fra i due Primati «potrebbe avvenire a brevissimo termine».

La Chiesa cattolica in Russia a quindici anni dal suo ristabilimento
Intervista all’Arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz

MOSCA, giovedì, 22 giugno 2006 (ZENIT.org).- Il 13 aprile del 1991, Giovanni Paolo II firmava un documento con il quale veniva ristabilita la struttura della Chiesa cattolica in Russia, dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica. Da quel momento si sono susseguiti molti cambiamenti nella Chiesa nuovamente presente.

ZENIT ha parlato con l’Arcivescovo dell’Arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca, monsignor Tadeusz Kondrusiewicz, sull’evoluzione della Chiesa cattolica in Russia, i suoi successi e le sue sfide.

Come si è sviluppata la Chiesa cattolica in Russia, dopo il ristabilimento della sua struttura avvenuto quindici anni fa?

Monsignor Kondrusiewicz: Credo sia opportuno ricordare anzitutto qualche dato statistico. Alla fine degli anni Trenta del secolo scorso, in Russia erano rimaste solo due chiese cattoliche con due sacerdoti. Fino al 1991 siamo cresciuti “un poco”, poiché ufficialmente erano registrate dieci parrocchie. Registrarsi significa presentarsi al Ministero della Giustizia russo per ottenere un riconoscimento giuridico. Lavoravano lì anche sette sacerdoti dei quali due avevano più di 80 anni. C’erano quattro cappelle e due chiese. Questo è tutto! Non esisteva nulla di più!

Attualmente, dopo 15 anni, abbiamo già una Conferenza episcopale. Non è molto grande perché riunisce solo tre Vescovi, quattro arcidiocesi (Mosca, Saratov, Novosibirsk e Irkutsk), circa 225 parrocchie e 25 organismi come il Seminario, la Caritas - che ha avuto uno sviluppo molto forte nelle diverse arcidiocesi - “Radio Maria” a San Pietroburgo e “Radio Dar” (Radio Dono) a Mosca, tra le altre. Contiamo anche con più o meno 270 sacerdoti e 250 religiose, in maggioranza stranieri provenienti da 22 Paesi diversi.

Poco a poco stiamo formando sacerdoti e circa il 10% di questi sono già di origine russa. Quanto al numero dei cattolici, sono presenti circa 600.000 nel territorio della Federazione russa, anche se alcuni studi indicano che essi ammonterebbero all’1% della popolazione, ovvero poco meno di un milione e mezzo. Molti si trovano ancora dispersi o hanno ancora paura di dichiarare la propria fede. Occorre quindi cercarli, radunarli.

Continuando con le statistiche, delle 225 parrocchie, circa il 25% non dispongono di una propria chiesa. Non hanno quindi un luogo dove poter pregare e per questo devono ripiegare su strutture alternative. Contiamo anche su un seminario a San Pietroburgo, “Maria, Regina degli Apostoli”, dove studiano circa 50 seminaristi. Il primo sacerdote è stato ordinato nel 1999, ad ottant’anni dopo l’ultima ordinazione sacerdotale in Russia! Nell’Arcidiocesi di Mosca esistono sette case editoriali che in questi 15 anni hanno prodotto circa 600 diverse pubblicazioni in russo. Si può immaginare quindi che se ciascun parroco avesse almeno un esemplare di queste pubblicazioni, avrebbe bisogno di una biblioteca!

Come è cambiata invece la comunità cattolica in Russia?

Monsignor Kondrusiewicz: Sono nato in Unione Sovietica, in Bielorussia, ma spesso mi recavo in Russia. Ricordo che c’erano alcune parrocchie, qui a Mosca e a San Pietroburgo - allora Leningrado - frequentate principalmente da “nonnine”. Oggi, come è possibile osservare, nelle comunità vi sono molti giovani e persone di mezza età. Siamo molto grati a queste “nonnine” perché è grazie a loro che la fede si è potuta conservare.

Bisogna però riconoscere che la composizione è cambiata. Se all’inizio degli anni ‘90 la maggior parte di coloro che ricevevano il battesimo erano adulti, oggi quasi la metà dei nuovi battezzati sono neonati. I cattolici quindi si avvicinano con le loro famiglie.

Quest’anno, a Pasqua, abbiamo potuto osservare quanta gente si è battezzata a Mosca: più di 40 persone tra adulti e giovani. Inoltre, ogni giorno cresce il numero dei matrimoni che vengono celebrati tra cattolici. Questo indica che si stanno formando, coscientemente, nuove famiglie nella fede. E la stessa gente che viene a messa sa bene cosa sta facendo. Ad esempio, l’adorazione della Santa Croce, il Venerdì Santo, è durata 50 minuti e la gente è rimasta presente tutto il tempo a seguire l’adorazione. Questo mi fa piacere più di ogni altra cosa. Apprezzo anche l’entusiasmo dei giovani e vedo come sta cambiando il loro approccio alla religione.

Ricordo che i primi giovani sovietici che andarono a Czestochova per vedere Giovanni Paolo II (nel 1991), tornarono con domande molto elementari, come ad esempio: come si diventa Vescovo o sacerdote? Certo, interessanti, ma attualmente non ci basta il tempo per parlare con loro. Oggi essi sono più consapevoli e questo mi fa piacere. C’è ancora molto da lavorare con la comunità, con gli studenti, gli intellettuali, e bisogna sviluppare maggiormente i mezzi di comunicazione e di beneficenza.

Mi sembra di poter dire che da un lato, in questi 15 anni, si è sviluppata la struttura della Chiesa, ma dall’altro che anche la gente è diventata più spirituale, più attiva e più consapevole di cosa vuole dalla Chiesa. La Chiesa non è per loro un teatro al quale assistono con piacere, né un luogo in cui casualmente si ritrovano. Vengono in chiesa per cercare Dio.

Lei è stato in molti Paesi del mondo. Se volessimo fare un raffronto tra la comunità cattolica russa e quella di altre nazioni, quali sarebbero le sue caratteristiche particolari?

Monsignor Kondrusiewicz: Da una parte mi sembra che nella nostra comunità si rafforza la fede e che i giovani vanno in chiesa. Ma allo stesso tempo è arrivato anche fino a noi il processo del liberalismo e della secolarizzazione. Di fronte ad esso certamente non si possono “chiudere gli occhi”.

D’altra parte, ad eccezione delle parrocchie di Mosca, San Pietroburgo, Kaliningrad e forse alcune della Siberia, le altre sono molto piccole e molto lontane l’una dall’altra. I sacerdoti devono avere una preparazione spirituale molto forte perché si trovano soli e fino a centinaia, talvolta a migliaia di chilometri di distanza dalla comunità. Per questo il Vescovo deve andare continuamente in visita pastorale perché i sacerdoti possano parlare con noi, con il Vicario generale. È difficile per la comunità perseverare quando si trova così isolata.

Riguardo a ciò che è avvenuto in questi quindici anni, non possiamo lasciare da parte il tema del rapporto con la Chiesa ortodossa russa. Secondo lei in che stato si trova questo rapporto?

Monsignor Kondrusiewicz: Certamente esistono delle difficoltà che non si possono negare dicendo che va tutto molto bene. Credo che il tema vada visto da una prospettiva più concreta. Sia la Chiesa cattolica, che quella ortodossa sono state perseguitate in Russia. Ciò nonostante, la Chiesa cattolica è presente praticamente in tutto il mondo, mentre le attività della Chiesa ortodossa russa si limitano ai muri dei templi.

Oggi osserviamo come essa inizi a sviluppare le sue attività con la comunità, la sua dottrina sociale, come inizi nuovamente ad ampliarsi. Si tratta di un processo evolutivo che deve fare il suo corso. Diciamo che, da questo “tunnel” in cui siamo stati per molto tempo, vediamo finalmente “una luce che inizia a brillare”.

Può essere che la mancanza di informazione o la mancanza di abitudine alla convivenza abbiano svolto un ruolo importante. Quando si è verificata l’apertura nel 1991, sono entrate in Russia molte sette, sette distruttive. Noi non avevamo chiese e abbiamo iniziato ad incontrarci per pregare anche negli appartamenti. E naturalmente nella gente comune sorgevano perplessità: “Chi sono questi? Sono una setta o è gente normale?”. Si può immaginare la situazione.

Con il tempo la situazione è migliorata. Adesso, per la Pasqua, abbiamo avuto un rappresentante della Chiesa ortodossa russa che si è congratulato con i credenti. Poi, ad esempio, qualche tempo addietro, per chi ha seguito la stampa, il Vescovo ortodosso Ilarion aveva detto a Vienna che la Chiesa ortodossa russa era disposta a fare un’alleanza con la Chiesa cattolica per affrontare le sfide del nostro tempo.

Si tratta di una impegno concreto, perché dobbiamo far fronte comune agli attuali problemi della secolarizzazione, del relativismo, del liberalismo. Su questo tema parlano sia il nostro Papa Benedetto XVI, sia il Patriarca Alessio II, entrambe le Chiese. Dobbiamo lavorare insieme. In definitiva, credo che esistano ormai le condizioni per migliorare il dialogo e sono ottimista al riguardo.

In questi quindici anni di lavoro vi saranno stati molti momenti indimenticabili. Vorrebbe condividerne qualcuno che ricorda in modo particolare?

Monsignor Kondrusiewicz: Certamente il momento dell’inaugurazione del nostro Seminario nel 1993. Difficile descrivere la forte emozione di quell’occasione. Ma potrei anche citare il grande evento che è stata l’illuminazione della Cattedrale moscovita, i festeggiamenti del Giubileo e, più di recente, la morte di Giovanni Paolo II, in cui la comunità russa ha dimostrato il suo grande amore verso questo Papa. Potrei anche menzionare l’ordinazione del nostro primo sacerdote... ma, di momenti ce ne sono stati veramente molti.

Il Cardinal Bertone, Arcivescovo di Genova, è nominato Segretario di Stato
Sostituisce il Cardinale Angelo Sodano
CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 22 giugno 2006 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato Segretario di Stato il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Arcivescovo di Genova, in sostituzione del Cardinale Angelo Sodano, che aveva presentato la sua rinuncia per motivi di età.

Secondo quanto ha reso noto questo giovedì l’Ufficio Stampa della Santa Sede, il Papa ha chiesto al Cardinal Sodano di mantenere l’incarico fino al 15 settembre prossimo, con tutte le facoltà proprie di questo ufficio.

“In quell’occasione, Sua Santità riceverà in Udienza Superiori ed Officiali della Segreteria di Stato, per ringraziare pubblicamente il Card. Angelo Sodano per il suo lungo e generoso servizio alla Santa Sede e per presentare loro il nuovo Segretario di Stato”, afferma la nota vaticana.

Dopo l’annuncio, il Cardinal Sodano ha pubblicato una dichiarazione in cui ha espresso la sua “gratitudine al Santo Padre Benedetto XVI, il Quale ha voluto, nonostante i miei limiti di età, rinnovarmi la fiducia che mi aveva espresso il compianto Papa Giovanni Paolo II, chiamandomi a quest’ufficio quindici anni or sono”.

“Fin d’ora, anticipo i più fraterni auguri al mio futuro successore, il Card. Tarcisio Bertone, al quale mi legano, da molto tempo, vincoli di stima e di amicizia”, aggiunge il comunicato.

“Spero, poi, di aver modo, in futuro, di illustrare agli amici giornalisti il lavoro svolto in questi anni dalla Segreteria di Stato e dai vari Uffici della Curia Romana – ha annunciato –. È un lavoro metodico e profondo, un lavoro ‘di squadra’, con grande spirito di servizio, di cui intendo rendere grata testimonianza”.

Il Cardinale Tarcisio Bertone, 71 anni, è piemontese, come il Cardinal Sodano. È nato a Romano Canavese, in provincia di Torino e nella diocesi di Ivrea, il 1° dicembre 1934, ed è il quinto di otto figli.

Fin da ragazzo era attratto dalla vocazione salesiana. Ha compiuto i suoi studi medi a Torino, nell’oratorio di Valdocco, ed ha fatto la prima professione religiosa nel 1950 ricevendo l’ordinazione sacerdotale all’età di 25 anni.

Ha conseguito la licenza in Teologia alla Facoltà Teologica Salesiana di Torino, e in seguito la licenza e il dottorato in Diritto Canonico presso il Pontificio Ateneo Salesiano di Roma.

Nel 1988 è stato nominato membro del gruppo di periti che ha accompagnato l’allora Cardinale Joseph Ratzinger nelle trattative per la riconciliazione con monsignor Marcel Lefèbvre, che come affermò il 2 luglio 1988 Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica “Ecclesia Dei”, con un “un atto scismatico” aveva ordinato in modo illegittimo quattro Vescovi all’interno della Fraternità Sacerdotale San Pio X, da lui stessa fondata.

Eletto nel 1989 Rettore Magnifico dell’Università Salesiana, il 1° agosto 1991 Giovanni Paolo II lo ha nominato Arcivescovo di Vercelli. Nel 1993 è stato chiamato alla guida della Commissione CEI Giustizia e Pace, e in questa posizione ha promosso ricerche e iniziative per l’educazione alla legalità, alla giustizia e alla moralità.

Ha collaborato all’ultima fase della revisione del Codice di Diritto Canonico e ha svolto un’intensa attività promozionale per la sua recezione nelle Chiese particolari. Ha anche diretto il gruppo di lavoro che ha tradotto il Codice in italiano, con l’approvazione della Conferenza Episcopale Italiana (Ed. UECI, 1983 e 1984 e UELCI, 1997).

Il 13 giugno 1995 Giovanni Paolo II lo ha nominato Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, incarico che lo ha trasformato nel braccio destro dell’allora Cardinale Joseph Ratzinger. A lui, inoltre, Papa Wojtyla ha affidato l’incarico di curare la pubblicazione della terza parte del “segreto” di Fatima.

Dal 2 febbraio 2003 è Arcivescovo Metropolita di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Ligure. Il 21 ottobre 2003 è stato creato Cardinale da Papa Giovanni Paolo II.

Nella sua azione pastorale come Arcivescovo di Genova, ha promosso soprattutto la catechesi per l’iniziazione cristiana e la celebrazione del giorno del Signore, la pastorale giovanile e vocazionale, la pastorale familiare e quella scolastica, la formazione permanente di tutti, sacerdoti e laici, in uno spirito di comunione efficacemente sintetizzato nella formula “spiritualità del con”.

Il Cardinale Angelo Sodano, 79 anni, Decano del Collegio Cardinalizio, è nato ad Isola d’Asti. Dal 1977 al 1988 è stato Nunzio apostolico in Cile ed ha cooperato alla felice conclusione della mediazione pontificia fra Cile e Argentina per la soluzione pacifica della controversia territoriale sorta tra i due Stati.

Il 28 maggio 1988 Giovanni Paolo II lo ha chiamato a ricoprire l’incarico di Segretario dell’allora Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa: dal 1° marzo 1989, con l’entrata in vigore della Costituzione Apostolica Pastor Bonus, ha assunto il titolo di Segretario per i Rapporti con gli Stati. E’ stato anche presidente della Pontificia Commissione per la Russia.

Il 1° dicembre 1990 Papa Wojtyla lo ha nominato Pro-Segretario di Stato; il 29 giugno 1991, Segretario di Stato. Il giorno prima era stato creato Cardinale.

Il 30 aprile 2005 Benedetto XVI – che appena eletto Papa lo ha riconfermato Segretario di Stato – ne ha approvato l’elezione, fatta dai Cardinali dell’Ordine dei Vescovi, a Decano del Collegio Cardinalizio.

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