Russia: Rassegna stampa, 28 settembre 2005
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Torna Ivan il Terribile. In Russia, naturalmente. E anche... «Corriere della Sera», 27 settembre
Torna Ivan il Terribile. In Russia, naturalmente. E anche chi conosca la situazione interna attuale di quel Paese, la cui democrazia post-sovietica è definita dagli stessi ideologi del potere «guidata» (dall’alto) e da altri semplicemente «simulata», la cosa desta una certa sorpresa. Anche perché questo sovrano russo (1530-1584), che fu indubbiamente di grande rilievo (estese territorialmente il dominio verso Oriente con la conquista di Kazan e Astrachan, sottomettendo i tatari del Volga, e fu il vero fondatore dello Stato centralizzato, di cui potenziò l’assolutezza in una lotta senza quartiere contro i boiari), è stato al centro della riflessione storica russa, suscitando in molti una ferma condanna morale per la crudeltà dei suoi atti contro i nemici interni. Fu una personalità assai complessa sia psicologicamente, come appare dalla crisi religiosa in lui provocata dai suoi delitti, sia culturalmente, come dimostrano le lettere, ricche di dottrina, da lui scritte in un carteggio con uno dei suoi più stretti collaboratori, il principe Kurbskij, che poi lo abbandonò, passando nel campo polacco. La sua figura è viva nell’immaginario politico occidentale come rappresentante estremo del potere autocratico russo grazie soprattutto al celebre film di Sergej Eisenstein, opera splendida che fu commissionata al grande regista da Stalin, al quale però non piacque come, nella seconda parte del film (da lui proibita), era rappresentata la figura del sovrano, nella quale egli vedeva una sorta di «modello» per se stesso, spietato nella lotta contro i «boiari» comunisti e contro il «suo» Kurbskij, il «traditore» Trotskij.
Per Stalin, ai cui occhi Ivan il Terribile fu «un governante grande e saggio che seppe proteggere il paese dalla penetrazione dell’influsso occidentale e mirò ad unificare la Russia», l’immagine che Eisenstein aveva dato dello zar era quella di un «debole» in quanto, nel film, egli non stermina tutte le famiglie dei boiari sospetti e, come il 2 febbraio 1947 Stalin disse nel corso di una udienza concessa al regista (e all’attore Nikolaj Cerkasov che aveva impersonato lo zar), «Ivan il Terribile liquida una famiglia di feudali, una stirpe di boiari e poi per un anno intero si pente e prega perdono per il “peccato” commesso, mentre avrebbe dovuto agire con maggior risolutezza».
Un altro fondamentale aspetto della politica di Ivan il Terribile era cara a Stalin, che vi vedeva quasi un’anticipazione della polizia politica sovietica: l’opricnina, cioè una sorta di potente guardia del corpo personale (in antico russo «opricnyj», significa «particolare, speciale») che godeva di esclusivi privilegi su una parte del territorio russo e dava la caccia ai nemici dello zar (aristocrazia boiara e rappresentanti della Chiesa) con torture e massacri: una vera e propria organizzazione terroristica, il cui capo, Maljuta Skuratov, servile e sadico esecutore del volere dello zar, è passato alla storia come una odiosa figura di boia, mentre per Stalin era «un grande comandante militare russo».
Dati questi precedenti non può non fare impressione leggere in uno degli ultimi numeri della «Literaturnaja gazeta», giornale aperto alle idee neonazionaliste (o «patriottiche», come si autodefiniscono), un articolo che ha per titolo «A noi serve un nuovo zar terribile». Queste parole appartengono al personaggio intervistato, Valerij Korovin, capo della nuova opricnina, costituita dall’Unione eurasiatica della gioventù, il cui congresso organizzativo non a caso si è svolto nell’antica città russa di Aleksandrov, culla della milizia di Ivan il Terribile. Si tratta della più recente tra le organizzazioni politiche giovanili russe, alcune delle quali, di netta tendenza filoputiniana, e ispirate dall’alto, hanno conquistato notorietà per le loro azioni contro le forze democratico-liberali: dal gruppo «Camminare insieme» al più recente «I nostri», in russo «Nasci», detti ironicamente «nascisti», dove è facile sostituire la «n» iniziale con una «f». Si tratta di gruppi galvanizzati dal timore, forse eccessivo, suscitato dalla «rivoluzione arancione» ucraina, della possibilità della ripetizione di una sua variante in Russia, che questi gruppi giovanili si preparano ad osteggiare.
La neonata Unione eurasiatica russa è di particolare interesse perché è parte di quella ideologia neoeurasiatica, il cui rappresentante maggiore è un ideologo e politico come Aleksandr Dughin, la cui cultura richiama quella della «nuova destra» europeo-occidentale e della nuova sinistra noglobal, nettamente antioccidentale e antiamericana, nostalgica dell’impero eurasiatico sovietico (alla «metafisica della opricnina» Dughin ha dedicato di recente una conferenza).
Korovin nella sua intervista stabilisce un’analogia tra la situazione in Russia al tempo di Ivan il Terribile e al tempo di Putin: in entrambi i casi il paese è insidiato da nemici esterni ed interni (oggi dalle forze della Nato e dagli «scherani» «arancioni» al servizio dell’Occidente, il che minaccia di disgregare la Russia e impedisce al Presidente Putin di svolgere appieno la sua funzione storica di riunificatore dello spazio tradizionalmente russo euroasiatico). Compito della gioventù «attiva e intelligente» è quello di «salvare la Russia» appoggiando le forze sane di un potere che deve diventare di nuovo «sacrale», cioè guidato da un’idea forte, e non deve più essere «decomposto e corrotto» come l’attuale: l’«idea» è quella dell’unità eurasiatica e come base organizzativa ha la nuova «opricnina». Korovin sottolinea anche la differenza tra il suo movimento e quello dei «Nostri», i nascisti, che sono creature «artificiali» progettate dal Cremlino «in sostegno incondizionato dell’attuale regime», mentre il suo gruppo appoggia l’attuale potere a precise «condizioni»: «l’opricnina è creata alla luce di un progetto di Grande Russia. Non della smorta infermità della Russia 1 e non della sua sostituzione «arancione» con una Russia 2 (la Russia della disgregazione), ma della Russia come impero continentale, della Russia 3, nella quale sorga un nuovo Zar Terribile, sacrale signore dell’Eurasia».
Interessante è la struttura della nuova «opricnina»: una organizzazione non «verticistica», come nei partiti tradizionali, ma «a rete», «capace già adesso di mobilitare e portare in strada simultaneamente nella sola Russia da quindicimila a ventimila persone, ma che nel giro di uno o due anni (grazie in particolare all’afflusso degli studenti) si reputa in grado di mobilitare fino a duecentomila giovani. Il legame organizzativo si basa su Internet e sugli altri mezzi di comunicazione di massa, per cui «al momento opportuno» si potrà dare in tempo reale il segnale nei luoghi più lontani, dell’azione.
Questo «ritorno» di Ivan il Terribile nella Russia del terzo millennio, anche se non ne vanno esagerate le possibilità reali immediate, è indubbiamente sintomatico in senso politico-culturale: mette in luce tensioni presenti nella società post-sovietica e certe continuità tra la Russia prerivoluzionaria, l’Urss del «terribile» Stalin e l’attuale realtà «euroasiatica», quasi la Russia d’oggi non riesca a liberarsi del peso della sua storia, non per ignorarla, naturalmente, ma per padroneggiarla criticamente e cercare nuove vie della propria identità nel mondo.
Il direttore del Centro studi religiosi dell’Università Umanistica Shaburov motiva l’atteggiamento delle autorità nei confronti dei protestanti, «portal-credo.ru», 15 settembre
Il conflitto tra il comune di Mosca e i pentecostali della comunità Emmanuel (cfr. Rassegna 1 giugno) si protrae da oltre 4 mesi, ma la milizia continua a disperdere i loro picchetti e le autorità si rifiutano di risolvere il caso.
Shaburov si schiera dalla parte dei protestanti, che cercano di far valere i propri diritti, mentre le autorità temono le altre confessioni, in particolare gli ortodossi, e quindi sono incerte nel loro comportamento. D’altro canto, le manifestazioni dei protestanti non riescono a incidere sull’opinione pubblica, a uscire dalla ristretta cerchia locale.
Rispetto ai pericoli paventati circa l’apparire di sette, Shaburov invita a fuggire gli allarmismi, perché il peggior male è insito nei metodi di lotta contro le sette applicati dagli ortodossi, cioè nell’intolleranza.
Roman Lunkin, Gli ortodossi in campagna elettorale, «portal-credo.ru», 15 settembre
L’analista propone una rassegna degli atteggiamenti diffusi nella Chiesa ortodossa rispetto alle prossime presidenziali, alla cui campagna è stato dato il via il 14 settembre dalla candidatura di Michail Kas’janov.
Secondo la visione più radicale del capo di Stato, questi dovrebbe essere una specie di «soldato» difensore della Chiesa e dell’ortodossia, identificate come valori nazionali e patriottici (dichiarazione dell’Unione dei cittadini ortodossi, 8 settembre 2005).
Una variante meno bellicosa della stessa posizione è presentata da «Rodina», il cui padre spirituale è Dimitrij Smirnov, capo del Dipartimento del patriarcato per le relazioni con le forze armate. In una recente dichiarazione, in cui si univa ai deputati di «Rodina» per perorare la causa dei «Principi della cultura cristiana» nelle scuole, padre Smirnov ha affermato che «la cultura ortodossa russa è il principio che unifica tutti i russi, musulmani, buddisti, ebrei che siano».
Una terza immagine di presidente, più political correct e realistica, cela in realtà progetti ambiziosi e aggressivi degli ambienti ecclesiastici ufficiali. Il candidato di quest’ala è il presidente Consiglio della Federazione Sergej Mironov, che non a caso è stato il primo politico ad avere un programma regolare al canale televisivo ortodosso «Spas», insieme all’ex giornalista religioso Aleksandr Scipkov, ed è un fautore dell’attuale politica presidenziale «protezionista» nei confronti della Chiesa ortodossa russa.
Commenti di personalità della Chiesa ortodossa russa sulle attuali relazioni cattolico-ortodosse
Su «Interfax», 14 settembre, sono apparsi commenti piuttosto acidi di padre Vsevolod Chaplin a recenti dichiarazioni del cardinal Kasper al convegno di Sant’Egidio a Lione, secondo cui negli ultimi tempi le relazioni tra cattolici e ortodossi sarebbero migliorate. «La diplomazia vaticana segue una tattica molto primitiva: prima attacca, e dopo un po’ di tempo chiede di metterci una pietra sopra. Gli ortodossi però hanno buona memoria, e purtroppo i passi aggressivi della Chiesa cattolica inducono a un numero sempre maggiore di ortodossi la sensazione che la Chiesa cattolica sia ostile, nonostante i larghi sorrisi che distribuisce». Infine, a proposito delle parole di Kasper, secondo cui l’uniatismo è un ponte fra Oriente e Occidente, Chaplin ha commentato: «Se è un ponte, è minato, e passarci è molto pericoloso». Chaplin non ha mancato tuttavia di introdurre una nota positiva auspicando la «collaborazione, di cui recentemente ha parlato così bene Papa Benedetto XVI».
Il metropolita Filaret di Minsk, presente al convegno di Lione, ha dichiarato che adesso ormai possiamo sperare in un incontro fra Benedetto XVI e Aleksij II. In un’intervista fatta in quest’occasione e pubblicata su «La stampa» (in russo «portal-credo.ru», 14 settembre), Filaret ha detto che il nuovo pontificato infonde «speranza in una collaborazione più costruttiva tra Oriente e Occidente». Siamo tutti impegnati nella lotta contro il secolarismo, per la testimonianza alla fede oggi perseguitata anche se non con metodi cruenti. «La solidarietà tra cristiani – ha precisato – non implica un affievolimento o un oblio delle diversità che esistono in campo dottrinale, nelle strutture ecclesiastiche o nella tradizione. Oggi il fattore principale nel dialogo della fede è la testimonianza cristiana, cioè la testimonianza resa a Cristo, a fronte del nuovo secolarismo».
Il tema ucraino e Costantinopoli
Cresce la polemica a proposito dell’apertura di «basi» costantinopolitane in Ucraina, a L’vov e a Kiev. Come fa notare Daniil Spasskij («religare.ru», 23 settembre), questo avviene generalmente come uno scambio concordato fra due Chiesa canoniche, mentre in questo caso gli accordi vengono presi tra il patriarcato di Costantinopoli, quello «scismatico» di Kiev e la Chiesa autocefala, non senza lo zampino delle autorità statali, nonostante le varie assicurazioni di Juscenko, che lo Stato non si ingerirà nelle questioni ecclesiastiche.
Su «Ng religii», 21 settembre, si titola in prima pagina «Il calderone ucraino: i contrasti tra le confessioni cristiane si sono inaspriti». L’articolo parte dal trasferimento della sede greco-cattolica a Kiev (il 21 agosto), dove gli uniti sono meno di 20.000 (complessivamente in Ucraina sono circa 4 milioni), per poi riportare le critiche avanzate da Chaplin a Kasper (cfr. sopra).
Di contro alle critiche di Mosca, il presidente Juscenko ha definito il trasferimento come «una questione interna della Chiesa greco-cattolica». La neutralità statale però non è pienamente osservata, fanno notare gli autori dell’articolo, perché il giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina (24 agosto), Juscenko ha detto che «la grande missione di restituire alla nazione i fondamenti spirituali è compito della restaurata Chiesa ortodossa locale ucraina unitaria». In questa «Chiesa locale», i rappresentanti del Patriarcato di Mosca vedono l’ombra di un progetto statale di unificazione delle Chiese, in cui dovrebbero entrare anche gli «scismatici», e hanno già definito questo progetto irrealizzabile. A questo si aggiunge la già citata decisione dello Stato da consegnare due chiese, a L’vov e a Kiev, al Patriarcato di Costantinopoli, che seppure non confermata da Bartolomeo ha suscitato grande inquietudine negli ambienti ortodossi di Mosca e dell’Ucraina.
Il 20 settembre padre Nikolaj Balashov, dell’OVCS ha rilasciato un’intervista a «Novosti», in cui condanna «ogni azione compiuta alle spalle dei legittimi rappresentanti ecclesiali».
Intervista all’accademico Ciubarjan sul nuovo manuale di religione per le scuole, «Ng religii», 21 settembre, p. 1
Come preannunciato dal ministro dell’Istruzione Fursenko, per ora né i Fondamenti di cultura ortodossa, né un corso di storia delle religioni sono entrati nei programma scolastici come materie d’obbligo. L’accademico Ciubarjan, che dirige i lavori di preparazione di un manuale di storia delle religioni di tutto il mondo, afferma che si tratta di un testo che tiene conto della posizione dei rappresentanti delle religioni (a cui sono state sottoposti le parti che li riguardavano), ma che è un manuale laico, scritto da specialisti laici e di cui si serviranno insegnanti laici. «Noi consideriamo la religione – aggiunge Ciubarjan – come parte della cultura mondiale e come parte della storia dei diversi paesi. Ad esempio, nella sezione dedicata alla nascita e alla diffusione del cattolicesimo, cerchiamo di tener conto dell’esperienza europea... ma la cosa più importante che vorrei sottolineare, è che il nostro manuale vorrebbe contribuire a educare la giovane generazione nello spirito del rispetto per le altre posizioni e religioni, in uno spirito di tolleranza e di atteggiamento umano verso le persone». L’accademico propone che lo studio della religione sia integrato nella materia «Educazione civica». Attualmente il manuale viene rivisto dagli esponenti delle diverse religioni, e dovrebbe uscire per la fine dell’anno.
Considerazioni sulla celebrazione dell’anniversario della vittoria di Kulikovo
La data del 1380 segnò la prima vittoria riportata dai russi sui tatari, e l’inizio di un’identità nazionale. Il 625° anniversario è stato ricordato con molta enfasi dai media.
Nadja Kevorkova, su «Gazeta», 22 settembre, fa alcune osservazioni in margine dell’avvenimento, che 25 anni fa era stato il primo anniversario cristiano che aveva avuto dall’alto il permesso di essere celebrato, rilevandone l’ufficialità e la distanza dal popolo e dai fedeli.
Sull’argomento interviene indirettamente anche Pavel Korobov («gazeta.ru», 22 settembre), intervistando il metropolita Juvenalij, Presidente della Commissione sinodale per le canonizzazioni, in occasione dei suoi 70 anni. Oltre a esporre i criteri a cui si attiene la Chiesa ortodossa nelle cause dei santi e altri temi più generali, Juvenalij affronta il delicato tema delle richieste di canonizzazione che si sono avute per Ivan il Terribile e Rasputin: «La campagna intorno ai nomi dello zar Ivan il Terribile e di Grigorij Rasputin è iniziata fin dagli anni ‘90. I suoi sostenitori chiedono la loro canonizzazione come simboli di una particolare religiosità “popolare”, contrapposta alla “religiosità ufficiale” della Chiesa, senza rendersi conto di scandalizzare in questo modo i fedeli e discreditare l’idea stessa di canonizzazione». Il Concilio dei vescovi del 2004 – sottolinea Juvenalij – ha respinto questa richiesta motivandola a chiare lettere.
Il 22 settembre la Duma ha approvato una mozione sul ruolo della battaglia di Kulikovo nella storia della Russia, in cui si afferma che la «vittoria dei drappelli russi guidati dal granduca Dmitrij Donskoj segnò una svolta nella storia russa, determinò l’indipendenza dello Stato russo e introdusse nella coscienza dei nostri avi l’idea della necessità dell’unità e della creazione di una casa comune».
I deputati hanno riconosciuto la necessità di elaborare e inserire nel budget statale un programma volto a preservare il patrimonio storico e a festeggiare ampiamente le vittorie più significative.
Sempre nell’ambito delle celebrazioni di Kulikovo, il 20 settembre nel Museo Statale di Storia di Mosca con la partecipazione di vari musei si è inaugurata la mostra «Il principe e l’igumeno», dedicata a Dmitrij Donskoj e a san Sergio di Radonez°. Il direttore del Museo Aleksandr Shurko ha collegato inoltre la mostra alla festa del 4 novembre (anniversario della vittoria sugli invasori polacchi del 1612).
La mostra conta circa 100 pezzi, tra cui icone antiche (in particolare, un’icona di Sergio con scene della vita, di proprietà di Viktor Bondarenko), codici antichi e reliquie.
Il Catholikos georgiano accusa la Chiesa ortodossa russa di violazione del diritto canonico, 21 settembre, «blagovest-info.ru»
Il motivo è la presenza, alla parata militare nella «cosiddetta Repubblica dell’Ossezia meridionale» del 20 settembre di un rappresentante della Chiesa ortodossa russa; il territorio è infatti rivendicato come parte integrante della Georgia.
A San Pietroburgo, nella Lavra di Aleksandr Nevskij verrà eretto un monumento «A quanti hanno sofferto per la fede in Cristo», 21 settembre, «blagovest-info.ru»
Si tratta di una croce in granito alta due metri, eretta il 22 settembre con la benedizione del metropolita Vladimir nella Lavra sulla cosiddetta «piazzetta comunista». È una croce russa antica (sul tipo di quella di Novgorod), con una scritta dedicatoria ai martiri del XX secolo, finanziata da una grossa ditta di Pietroburgo, «Vozrozhdenie».
A Kaliningrad il 18 settembre è stata consacrata la chiesa cattolica dedicata a Sant’Adalberto, primo missionario in queste regioni, dove la Chiesa cattolica conta oltre un millennio di vita (Adalberto ricevette il martirio nel 997). La Chiesa ortodossa iniziò a esistere dalla metà del XVII secolo, attraverso profughi che si erano rifugiati in queste regioni per sfuggire alle violenze della guerra russo-polacca. Fino all’occupazione nazista, le confessioni maggioritarie erano luterani e cattolici, che cominciarono a rinascere dopo la sconfitta tedesca: nel 1947 erano registrate 6 comunità luterane, 5 cattoliche e 1 battista. In seguito alle deportazioni dei tedeschi nel 1947-1948, queste comunità cessarono di esistere. Le comunità cattoliche sono rinate dopo la perestrojka, agli inizi degli anni ‘90, quando a Kaliningrad furono registrate le parrocchie della Sacra famiglia (1991) e di sant’Adalberto (1992). «Blagovest-info.ru», 19 settembre.