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Russia: Rassegna stampa, 6 ottobre 2005

Fonte:
CulturaCattolica.it

Problemi interconfessionali

Il metropolita Kirill propone di fissare per via legislativa il ruolo particolare delle 4 religioni tradizionali, «Interfax», 5 ottobre
L’ha dichiarato, riporta l’agenzia, in un’intervista rilasciata alla rivista francese «Diplomatie», dicendo: «Oggi vi sono paesi ortodossi come la Grecia e la Georgia, le cui Costituzioni stabiliscono un particolare status per la Chiesa ortodossa, dato che la stragrande maggioranza della popolazione di questi Stati è ortodossa. A mio parere, non c’è niente di male e di pericoloso per la libertà delle persone di altre fedi, se lo Stato dichiara pubblicamente di avere relazioni particolari con le religioni della maggioranza della popolazione del proprio paese».
Questo aiuterebbe anzi – continua il metropolita – a creare norme precise e chiare per tutti nelle relazioni fra Stato e Chiesa. «In Russia sarebbe utile stabilire relazioni particolari con le quattro religioni tradizionali del nostro paese: ortodossia, islam, ebraismo e buddismo». Questo contribuirebbe ad una collaborazione fra Stato e comunità religiose nelle varie sfere sociali, proporzionalmente al numero di fedeli che vi appartengono.

Nello stesso giorno, il primate ortodosso della Polonia Savva, in visita a Mosca per il convegno «L’ortodossia in Polonia: storia e attualità», ha condannato l’uniatismo dicendo che i greco-cattolici in Ucraina stanno facendo una politica espansionistica («sedmica.ru»).
Interessante che in Polonia esiste una minoranza ortodossa, paragonabile numericamente a quella cattolica in Russia (ufficialmente circa 500.000 fedeli, con 235 parrocchie, 450 sacerdoti e 100 monaci); eppure il metropolita non ha avuto timore di narrare le persecuzioni cui sono stati sottoposti gli ortodossi in Polonia nel periodo fra le due guerre.
Oggi d’altro canto – ha dichiarato Savva – le relazioni con lo Stato sono buone, perché regolamentate da un’apposita legge approvata nel 1991, che ha tenuto conto di aspirazioni e richieste della Chiesa ortodossa polacca (che ha tra l’altro anche dei cappellani nell’esercito). I futuri sacerdoti ortodossi studiano all’Accademia cristiana di Varsavia, dove esistono tre dipartimenti, ortodosso, vetero-cattolico e protestante.
Savva ha espresso il suo rincrescimento per il rifiuto del Vaticano di creare a Belostok una facoltà teologica insieme ai cattolici, supportata dai due vescovi locali, cattolico e ortodosso. Attualmente all’università cittadina esiste una cattedra di teologia ortodossa.

«Interfax», il 4 ottobre riporta alcune dichiarazioni del vescovo Mark Egorovskij, inviato come rappresentante del patriarcato di Mosca all’apertura del Sinodo sull’Eucarestia. Il vescovo ha detto che nelle relazioni tra il patriarcato di Mosca e il Vaticano restano seri problemi, anche se i lavori del Sinodo vengono giudicati dai rappresentanti delle Chiese ortodosse come una testimonianza di fedeltà all’esperienza ortodossa.
Papa Benedetto XVI non può non accorgersi che la secolarizzazione sta conducendo la Chiesa cattolica in un vicolo cieco, e quest’esperienza negativa suscita un ritorno alle tradizioni a cui è sempre stata fedele la Chiesa ortodossa.
Infine, sui rapporti fra le due Chiese, Mark ha detto: «Ci attendiamo dalla Chiesa cattolica non dichiarazioni altisonanti, ma fatti. Purtroppo, negli ultimi tempi la sua posizione si è espressa in una serie di avvenimenti negativi». Come esempio, ha citato il trasferimento della sede greco-cattolica ucraina a Kiev, «una chiara dimostrazione che l’uniatismo è un’esperienza che divide e non unisce cattolici e ortodossi. È uno dei metodi di proselitismo, serve a catturare fedeli ortodossi per farli passare al cattolicesimo».

Su «Panorama», 4 ottobre, è apparso un articolo di Ignazio Ingrao dal titolo «Santa Caterina del disgelo», in cui si parla della possibilità di migliorare i rapporti interconfessionali grazie alla nuova chiesa ortodossa russa che sta edificandosi nel centro di Roma. Potrebbe essere – butta lì il giornalista – che lo stesso patriarca venga a consacrarla...

Nuova proposta dei musulmani russi, «NG religii», 5 ottobre
Nel corso di una conferenza stampa svoltasi il 28 settembre nella moschea principale di Mosca il presidente del Consiglio dei mufti della Russia Ravil Gajnutdin ha fatto una dichiarazione abbastanza sensazionale: ha parlato della possibilità che i musulmani pongano la questione dell’introduzione della carica di un vicepresidente della Federazione Russa, che rappresenti gli interessi della comunità musulmana. «Una questione che potrebbe maturare se i musulmani in Russia continuano ad aumentare mentre la situazione demografica peggiora».
Il mufti ha aggiunto tuttavia di non essere incline ad apportare modifiche alla Costituzione vigente, e ha riconosciuto che per ora il progetto è prematuro.
Come c’era da aspettarsi, il Cremino ha reagito prontamente alla dichiarazione, il vice dell’amministrazione presidenziale Vladislav Surkov ha dichiarato il 30 settembre ai giornalisti che «il nostro è uno Stato laico, e quest’idea non potrà mai essere realizzata».
Padre Vsevolod Chaplin ha dichiarato che gli incarichi statali non sono da assegnarsi secondo principi nazionali o religiosi, ma anche «se ci si attenesse a questi principi occorrerebbe assicurare un’adeguata rappresentanza a tutte le nazionalità, religioni e confessioni, tenendo conto del loro peso nella società».
Il rabbino capo della Russia Shaevic si è dichiarato radicalmente contrario all’introduzione di un vicepresidente per i musulmani.
Un’altra iniziativa di Gajnutdin è invece più realista: ha proposto infatti di creare un unico centro di Direzione religiosa dei musulmani in Russia, andando così incontro ai tentativi già intrapresi dal Cremino per unificare le comunità musulmane presenti nel paese all’interno di un’unica struttura. I pretendenti al ruolo di leader oggi sono lo stesso Gajnutdin, presidente del Consiglio dei mufti della Russia, e il presidente della Direzione spirituale centrale dei musulmani russi, Tallat Tadzhuddin. Gajnutdin tuttavia ha probabilmente più chances di assumere questo ruolo, perché è stato invitato lui da Putin ad entrare a far parte della Camera Pubblica della Federazione Russa.
Il tema islamico continua su «NG religii», gli viene interamente dedicata la p. 4, con interviste a due rappresentanti delle associazioni musulmane «rivali» della Russia, che esaminano pro e contra della possibile unificazione.

Intervista al vescovo ucraino Illarion Rudnik, «Zerkalo nedeli», 1 ottobre
Si tratta dell’unico vescovo canonico, cittadino ucraino, che è stato ordinato vescovo dal patriarcato di Costantinopoli. Attualmente governa una diocesi ortodossa in Portogallo, ma è anche il «consulente per i problemi ucraini». È un uomo abbastanza giovane, conosce bene la situazione ucraina e potrebbe svolgere un ruolo importante nell’assunzione di uno status autonomo da parte della Chiesa ortodossa ucraina.
La sua ordinazione episcopale è del gennaio 2005, prima, come racconta lui stesso, aveva studiato al seminario di Kiev (fino al 1992), e poi alla facoltà teologica di Salonicco, con una tesi sui «Legami canonici tra la metropoli di Kiev e il patriarcato ecumenico prima del 1240». In Grecia ha pronunciato i voti monastici nel 1997, nel 2000 è divenuto prete, successivamente ha studiato a Chicago ed è stato mandato in missione in Portogallo, continuando tuttavia attivamente ad occuparsi dell’Ucraina.
Illarion sottolinea che il legame tra Costantinopoli e Kiev ha riacquistato attualità dopo l’indipendenza del paese: molti esponenti del mondo ecclesiale negli ultimi anni si sono rivolti a Bartolomeo su questo problema, che – si auspica – potrebbe risolversi positivamente, riprendendo l’antica tradizione di rapporti fra le due Chiese.

Aperta la chiesa cattolica a Pskov, «portal-credo.ru», 26 settembre
La prima messa è stata celebrata senza polemiche, in un’atmosfera tranquilla, il 18 settembre, come rileva Jurij Strekalovskij in un articolo di sapore polemico intitolato «I crociati a Pskov».
I cattolici sono sempre esistiti a Pskov, la cui data di fondazione, del resto (903) è antecedente allo scisma. Tuttavia, fin da tempi antichi, l’unica chiesa cattolica consentita nella regione era quella di San Pietro a Novgorod, anche se in caso di necessità i cattolici potevano ricevere i sacramenti dagli ortodossi. Questo fino al XVIII secolo, quando la Russia si aprì al pluralismo (anche religioso): così, all’inizio del XIX secolo si poterono iniziare le celebrazioni cattoliche per polacchi, tedeschi e lituani residenti in città, dapprima in una chiesa ortodossa concessa in uso, e poi nella propria chiesa, appositamente costruita, finanziata dall’imperatore Alessandro I.
Le cose funzionarono bene fino alla rivoluzione, quando, nel contesto delle persecuzioni generali, anche la chiesa cattolica di Pskov venne requisita e adibita a istituto scolastico, tuttora funzionante.
Con la perestrojka c’è stata la «riabilitazione» della Chiesa ortodossa, cui sono seguite restituzioni di chiese ed edifici requisiti a suo tempo. Pskov non è però rientrata nel loro novero, e forse anche equamente, perché dopo la seconda guerra mondiale la sua popolazione era radicalmente mutata. I cattolici tuttavia hanno registrato una nuova comunità (di alcune decine di fedeli) e cominciato a celebrare in periferia. Sono arrivati anche ortodossi che non si ritrovavano più nella loro Chiesa e giovani, attratti dalla viva predicazione del nuovo sacerdote polacco.

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