Condividi:

Samizdat



Samizdat (editoria in proprio), editoria clandestina, non è stata semplicemente una tecnica di diffusione di idee in un regime totalitario, ma nel medesimo tempo l'inizio di una cultura alternativa che ha messo in crisi il regime e ha collaborato alla sua caduta.
Diciamo subito che il valore di questa cultura non è legato all'influenza che ha avuto nel sostituirsi ad una cultura squalificata dalla storia e neppure al recupero di una tradizione russa che questa cultura indubbiamente rappresenta. Il Samizdat ha un valore universale perché rivendica il valore della persona umana.
Il samizdat nasce agli inizi degli anni 60 prima come volontà di superare gli angusti ambiti della sperimentazione letteraria concessi dal regime, ma ben presto si allarga per affrontare i temi generali, della filosofia, della religione e della società. "Metanoia" un manoscritto della fine degli anni '60 così interpreta il fenomeno di un'operazione clandestina che ormai si è imposta all'attenzione degli intellettuali: "Che cosa oggi maggiormente specifica la vita interiore della Russia? Riteniamo sia il risveglio dell'autocoscienza. Se fino a poco tempo fa si poteva parlare soltanto di fermento fra gli intellettuali… ora il quadro sta cambiando. Un celato malcontento, una nausea inconsapevole si trasformano in opposizione cosciente. Non ci si illuda: questa opposizione non è un partito e neppure un'associazione… ciononostante il movimento ha preso avvio e si diffonde per tutta la Russia".
I dissidenti hanno la piena consapevolezza che partire da una coscienza rinnovata significa partire con il piede giusto. Non partire dalle strutture da abbattere come vorrebbe la vecchia concezione marxista, ma partire dalla autocoscienza della persona.
"Non esiste oggi per il regime nemico più inveterato, più terribile e più odioso della coscienza - afferma Vencov, altro dissidente -. È proprio la spiritualità dell'opposizione che costituisce quella forza reale, sebbene inesprimibile in termini concreti, contro la quale il regime si scontra come un muro ogni volta che tenti di eliminarla.
Per autocoscienza il samizdat non intende semplicemente una "presa di coscienza" che germina e si consuma nell'interiorità dell'uomo. L'autocoscienza pone il fondamento di una comunione che poi si traduce in cultura e fraternità.
Un comune principio che trova consenzienti le varie correnti del samizdat (la corrente letteraria, la corrente religiosa, la corrente democratica) è la condanna esplicita della violenza. La violenza fa male sia a chi la fa come a chi la subisce. Inoltre la violenza sul piano sociale è sempre inutile. È solo capace di abbattere le vecchie e difettose strutture per crearne altre peggiori alle preesistenti. Il gusto della distruzione è sempre segno di infecondità sia intellettuale che pratica. D'altra parte l'irrompere della violenza (delle rivoluzioni violente) nella società è sempre segno di un vuoto lasciato crescere dall'inedia della società sia civile che religiosa. In tutti gli scritti del samizdat firmati da persone che hanno subìto nei lager la violenza del regime non si trova nessun invito ad usare la violenza. I dissidenti sono consapevoli che la loro forza è la libera adesione alla verità che è tale quando diventa esperienza di vita.
Altro principio condiviso dai dissidenti che è in stretta sintonia con la condanna della violenza è il richiamo alla responsabilità personale: Dostoevskij aveva detto che l'uomo è responsabile di tutto e di tutti: i dissidenti continuano su questa linea. Nazarov è l'autore di uno slogan che diventato famoso nella cultura alternativa: "Se la Russia è quello che è, è perché io sono quello che sono. Amalrik nel suo libro "Sopravviverà la Russia fino al 1984?", pur prevedendo entro breve tempo la caduta del regime comunista, non cede alla tentazione di credere che la soluzione del problema dipenda da questo cambiamento di struttura: il problema rimane aperto anche dopo la caduta del comunismo, la sua soluzione dipende principalmente da una "nuova coscienza" del popolo."Lo sviluppo economico, anche quello più dinamico, non riesce da solo in modo miracoloso a migliorare la società, non possiamo pensare di raggiungere lo scopo solo attraverso lo stomaco. Il lupo sazio non diventerà mai un agnello" (Amalrik).
Nel "Programma del movimento democratico" leggiamo: "Noi dichiariamo che i maggior colpevoli responsabili della situazione attuale siamo noi tutti e la nostra società". "Occorre introdurre una cultura che abolisca la servitù delle anime." (Telegin)
Al di fuori e al di sopra di ogni schema sociologico o politico i dissidenti dell'ex impero sovietico sono unanimi nel difendere ogni persona dall'arbitrio di ogni potere.
Non basta proclamare che tutti gli uomini sono eguali in modo generico e che tutti godono degli stessi diritti perché finché la dichiarazione resta generica nella pratica c'è sempre la tentazione di considerare alcuni "più eguali" degli altri. La rivista clandestina "Chronika" è sempre stata un esempio di imparzialità e di coraggio nell'intervenire a difesa di tutti indistintamente dalla fede, dalla nazionalità, dalla situazione sociale. È questa una posizione morale che per i dissidenti affonda nella stessa natura dell'uomo.
"L'uomo può perdere tutti i diritti, tutte le libertà, ma per rimanere uomo deve conservare per sé l'ultima libertà: il diritto di amare il prossimo. Non ci resta che un'unica cosa: mostrare che siamo ancora uomini". In questa proposta, come in genere in tutte le proposte del samizdat è assente ogni pretesa moralistica. Gli animatori della rinascita culturale della Russia non lanciano proclami al popolo per elettrizzarlo e gettarlo nella mischia. "Vi invito - scrive Chalidze - ad intervenire tutti in favore di Amalrik, ciascuno come può, secondo il proprio coraggio, pubblicamente, o almeno nel segreto della propria coscienza".
Il dissidente entra in campo anche per difendere i diritti delle nazionalità, delle minoranze etniche, ma il nazionalismo del samizdat non cede di regola a nessuna tentazione romantica, sciovinistica o imperialistica, qualità tipiche del nazionalismo sovietico. Come difende ogni persona, così difende ogni nazionalità. In difesa dei diritti dei tatari insorgono contemporaneamente tatari, russi, ucraini, uomini di tutti i popoli dell'Unione Sovietica. Il dissidente Nebodora ci offre un esempio di questo modo nuovo di guardare alla patria. "Mi sono chiesto che cosa devo fare per amare la Patria". Ha risposto a questa domanda una grande filosofo russo (Chadaev). "Non ho imparato ad amare la patria ad occhi chiusi, la testa inchinata in segno di riverenza, in silenzio. Penso che un uomo possa essere utile al suo paese soltanto se sa guardarlo in faccia; credo che sia passato il tempo degli innamoramenti ciechi".
Nella rinascita culturale promossa dal samizdat la Russia riprende, corregge e colloca ad un livello superiore il suo "messianismo" tradizionale. Il messianismo comunista, maturato nella forma di imperialismo sovietico, aveva esaurito, almeno per i benpensanti, la sua carica emotiva. Il messianismo slavofilo, certamente non confrontabile con l'imperialismo sovietico, era a volte viziato da elementi nazionalistici che indulgevano all'utopismo. L'amore alla patria del samizdat proclama un messaggio di penitenza e di libertà nuova.

Vai a "Russia: passato e presente"