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Mostre Marzo 2022

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it

Con l’arrivo della bella stagione e l’allentarsi dell’epidemia, il desiderio di uscire e di visitare luoghi e mostre è ancora più intenso. Ecco allora la nostra selezione di mostre per marzo 2022.

Le proposte cominciano da Torino. Presso la GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea è ospitata per la prima volta una grande retrospettiva dedicata all’opera di Giovanni Fattori (Livorno 1825- Firenze 1908), uno dei maestri assoluti dell’Ottocento italiano che seppe interpretare in modo originale e innovativo sia i temi delle grandi battaglie risorgimentali sia quelli legati alla vita dei campi e al paesaggio rurale a cui seppe infondere, analogamente ai ritratti, nuova dignità e solennità. Il percorso espositivo della mostra “Fattori. Capolavori e aperture sul ’900”,
presenta oltre 60 capolavori dell’artista livornese, tra cui tele di grande formato, preziose tavolette e una selezione di acqueforti, si articola in nove sezioni e copre un ampio arco cronologico che dal 1854 giunge al 1894, dalla sperimentazione macchiaiola e da opere capitali degli anni Sessanta e Settanta fino alle tele dell’età matura, che ne rivelano lo sguardo acuto e innovatore, capace di aperture sull’imminente ‘900. Il progetto espositivo propone una scansione cronologica e tematica, evidenziando le opere del maestro la cui vicenda artistica seppe incontrare, già nel corso dell’Ottocento, anche il gusto dei torinesi, come testimonia la presenza di Fattori alle mostre allestite in città - sia alle manifestazioni annuali della Società Promotrice di Belle Arti di Torino sia alle Esposizioni Nazionali - dalla primavera del 1863 e fino al 1902. A concludere il percorso sono alcune opere emblematiche di allievi di Fattori e di artisti influenzati dalla suggestione della sua pittura – Plinio Nomellini, Oscar Ghiglia, Amedeo Modigliani, Lorenzo Viani, Carlo Carrà, Giorgio Morandi – a testimonianza della lezione che il maestro livornese seppe stimolare nella pittura italiana del Novecento.

Presso il Castello Visconteo di Novara troviamo una mostra dedicata a Venezia. Punto di partenza del percorso espositivo sono le opere di alcuni dei più grandi maestri che hanno operato nella città lagunare nel corso dei primi decenni dell’Ottocento influenzando significativamente con il loro insegnamento e i loro lavori lo svolgersi della pittura veneziana nella seconda metà del secolo, vera protagonista della rassegna. La prima sala è dunque dedicata alla pittura di storia, considerato il “genere” più nobile della pittura, vi troviamo quattro importanti lavori di Francesco Hayez (1791-1882), tra cui Venere che scherza con due colombe (1830), Ritratto di Gentildonna (1835) e l’imponente Prete Orlando da Parma inviato di Arrigo IV di Germania e difeso da Gregorio VII contro il giusto sdegno del sinodo romano (1857); accanto ad essi opere di Ludovico Lipparini (1800-1856) e Michelangelo Grigoletti (1801-1870), artisti di rilievo nonché figure chiave nella formazione di autori di spessore della generazione successiva, anch’essi presenti in mostra, quali Marino Pompeo Molmenti (1819-1894) e Antonio Zona (1814-1892). Nella seconda sala sono esposti quegli autori, veneziani e non, che più di altri hanno contribuito via via alla trasformazione del genere della veduta in quello del paesaggio: tra questi il grande pittore Ippolito Caffi (1809-1866) con due splendide vedute veneziane: Festa notturna a San Pietro di Castello (1841 circa) e Venezia Palazzo Ducale (1858), Giuseppe Canella (1788-1847), Federico Moja (1802-1885) e Domenico Bresolin (1813-1899), quest’ultimo tra i primissimi ad interessarsi anche di fotografia e già nel 1854 indicato tra i soci dell’Accademia come “pittore paesista e fotografo”. Titolare dal 1864 della cattedra di Paesaggio, Bresolin fu il primo a condurre i giovani allievi a dipingere all’aperto, in laguna come nell’entroterra, affinché potessero studiare gli effetti di luce e confrontarsi sulla resa del vero in un ambiente nuovo e stimolante, diverso da quello cui erano abituati, per di più, codificato dai grandi vedutisti del passato. Tra loro si ricordano Gugliemo Ciardi (1842-1917), Giacomo Favretto (1849-1887), Luigi Nono (1850-1918), Alessandro Milesi (1856-1945) e Ettore Tito (1859-1941), protagonisti della mostra. La terza sala è dedicata ad uno dei più valenti e amati paesaggisti veneti, Guglielmo Ciardi, del quale sono esposte dodici opere che, come in una sorta di piccola esposizione monografica, partendo dagli anni sessanta dell’Ottocento documentano l’evoluzione della sua pittura fino ai primi anni novanta. Sua la magnifica Veduta della laguna veneziana (1882), immagine della mostra e altre splendide tele ambientate nei dintorni di Venezia o scorci della città come il bellissimo olio Mercato a Badoere (1873 circa). Nelle sale a seguire troviamo opere che hanno per tema la vita quotidiana, gli affetti e la famiglia dedicate alla “pittura del vero”: come Il bagno (1884) di Giacomo Favretto; Alle Zattere (1888) di Pietro Fragiacomo; Mattino della domenica (1893 circa) e La signorina Pegolo (1881) di Luigi Nono; Girotondo (1886) di Ettore Tito. Sul mondo del lavoro scorrono altre opere vivaci e ricche di dettagli con protagonisti contadini, lavandaie, raccoglitrici di riso, venditori di animali, sagre e mercati, come La raccolta del riso nelle terre del basso veronese (1878) e Il mercato di Campo San Polo a Venezia in giorno di sabato (1882-1883) di Giacomo Favretto; il malinconico paesaggio Verso sera presso Polcenigo (Friuli) (1873) di Luigi Nono; Lavandaie sul Garda (1888) e Raggi di sole (1892) di Ettore Tito.

Dal Piemonte alla Lombardia. A Milano segnaliamo una serie di importanti rassegne, Le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo accolgono una esposizione sul fenomeno internazionale del Grand Tour. Dipinti, sculture, oggetti d’arte, provenienti da importanti collezioni nazionali ed estere e allestiti in un suggestivo dialogo, intendono riproporre, in una mostra di grande attualità, l’immagine dell’Italia amata e sognata da un’Europa che si riconosceva in radici comuni di cui proprio il nostro Paese era stato per secoli il grande laboratorio. Con il termine Grand Tour ci si riferisce al viaggio di istruzione e di formazione in Italia che, principalmente tra Sette e Ottocento, ha visto coinvolte non solo le élite europee, per cui aveva un valore iniziatico, ma anche uomini di Chiesa, letterati, musicisti e artisti provenienti dall’Europa, dalla Russia, e poi dall’America, spinti da motivi professionali, per cui questa esperienza di viaggio diventava un’occasione di arricchimento e di svolta nella loro carriera. Si ritrovarono tutti a percorrere la penisola affascinati dalla varietà e dalla bellezza del nostro territorio ancora intatto e così diverso, nel suo splendore mediterraneo, da quello dei loro paesi d’ origine, dalla storia e dalla maestà delle nostre città, dai monumenti e dalle opere d’arte che facevano allora, come oggi, del nostro paese una sorta di meraviglioso museo diffuso. Lungo il percorso espositivo incontriamo quelle opere, paesaggi, vedute, ritratti, scene di vita, riproduzioni di monumenti antichi, commissionate o acquistate dai collezionisti stranieri che intendevano portare con sé il “sogno d’Italia” e celebrare quanto avevano ammirato. Tra Neoclassicismo e Romanticismo artisti italiani e stranieri, mai così numerosi sul nostro suolo, hanno esplorato luoghi e monumenti, hanno incontrato e ritratto persone, restituendoci nelle loro opere il senso della vita e dell’eccezionalità di un’esperienza irripetibile.

Tra i più significativi maestri del Novecento si colloca certamente Mario Sironi (1885-1961). Presso il Museo del Novecento è allestita una grande e approfondita retrospettiva, Mario Sironi. Sintesi e grandiosità, che ne ripercorre l’opera a sessant’anni dalla morte. Le 110 opere esposte ricostruiscono l’intero percorso artistico di Sironi: dalla giovanile stagione simbolista all’adesione al futurismo; dalla sua originale interpretazione della metafisica nel 1919 al momento classico del Novecento Italiano; dalla crisi espressionista del 1929-30 alla pittura monumentale degli anni Trenta; fino al secondo dopoguerra e all’Apocalisse dipinta poco prima della morte. Sono esposti, infatti, alcuni capolavori che non comparivano in un’antologica sironiana da quasi mezzo secolo (l’affascinante Pandora, 1921-1922; Paese nella valle, 1928; Case e alberi, 1929; L’abbeverata, 1929-30), e altri completamente inediti. Ampiamente rappresentato in mostra è il ciclo dei paesaggi urbani, il tema più famoso di Sironi, che acquista intensità dopo il suo arrivo a Milano nel 1919 ed esprime sia la drammaticità della città moderna, sia una volontà potente di costruire, in tutti i sensi.
Capolavori monumentali quali la luminosa Vittoria alata, il gigantesco studio per l’aula magna della Sapienza di Roma, il visionario Condottiero a cavallo (tutti realizzati nel 1935) e il potente studio preparatorio, lungo quasi sei metri, della Giustizia Corporativa (1937-38), testimoniano il suo legame alla pittura murale negli anni Trenta, a cui viene dedicato ampio spazio nel percorso espositivo.

Altro importante protagonista dell’arte del Novecento è Mondrian (1872-1944), con una inedita mostra presso il MUDEC. La rassegna porta per la prima volta a Milano un progetto espositivo interamente dedicato all’artista olandese e al processo evolutivo artistico che lo portò dalla figurazione all’astrazione, dalla tradizione del paesaggio olandese allo sviluppo del suo stile unico, che l’ha reso inconfondibile e universalmente celebre. Filo conduttore su cui si esplica il confronto tra le opere del primo periodo “figurativo” a quelle del periodo “astratto” è quello del paesaggio. Una chiave di lettura visuale e dunque immediata dell’evoluzione stilistica dell’artista, utile peraltro alla comprensione delle stesse opere interamente astratte del suo ultimo periodo.
Una sezione della mostra è dedicata a “De Stijl” (o “Neoplasticismo”), movimento sorto nei Paesi Bassi nel 1917 su iniziativa dello stesso Mondrian e di Theo van Doesburg e attivo ancora alle soglie degli anni Trenta, che innovò arte, architettura e design.

Bologna dedica una esposizione con oltre 90 opere a Giovanni Boldini (1842-1931) in occasione del novantesimo anniversario della sua morte avvenuta a Parigi nel 1931 presso Palazzo Albergati.
Il fascino femminile, gli abiti sontuosi e fruscianti, la Belle Époque, i salotti: è il travolgente mondo di Giovanni Boldini, genio della pittura che più di ogni altro ha saputo restituire le atmosfere rarefatte di un’epoca straordinaria. Letteratura e moda, musica e lusso, arte e bistrot si confondono nel ritmo sensuale del can can e producono una straordinaria rinascita sociale e civile. La mostra antologica Giovanni Boldini. Lo sguardo nell’anima, sviluppata su un registro narrativo cronologico e tematico al tempo stesso, presenta una ricca selezione di opere che esprime al meglio la maniera di Boldini, il suo saper esaltare con unicità la bellezza femminile e svelare l’anima più intima e misteriosa dei nobili protagonisti dell’epoca. Ecco quindi celebri opere provenienti da collezioni pubbliche e private come Mademoiselle De Nemidoff (1908), Ritratto dell’attrice Alice Regnault (1884), La contessa Beatrice Susanna Henriette van Van Bylandt (1903), La contessa De Rasty coricata (1880 ca.), La camicetta di voile (1906 ca.). Una rassegna che però non si ferma all’esperienza internazionale e creativa di Boldini ma che, attraverso alcune importanti opere di confronto, presenta anche opere di artisti a lui contemporanei quali Vittorio Matteo Corcos, Federico Zandomeneghi, Gustave Leonard De Jonghe, Raimundo de Madrazo, Pompeo Massani, Gaetano Esposito, Salvatore Postiglione, José Villegas I Cordero, Alessandro Rontini, Ettore Tito, Cesare Saccaggi, Paul Cesar Helleu e Giuseppe Giani.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi presenta nella propria sede l’importante mostra antologica del pittore americano William Congdon (1912-1998), un’interprete eccezionale del Novecento che con la sua pittura ha dato un volto alla ricerca umana del secolo breve, grazie a un’indagine antropologica sfociata in quadri di grande potenza lirica, tra città e natura antropizzata.
Un percorso di oltre trenta quadri, spesso di grandi dimensioni, allestito presso Palazzo Bisaccioni: dalle New York degli anni Quaranta e le Venezie amate e collezionate da Peggy Guggenheim, fino all’approdo metafisico dei Campi arati degli anni Ottanta e Novanta. Il visitatore potrà muovere il suo sguardo dall’energia dirompente del linguaggio americano dell’Action painting, di cui Congdon era un interprete, attraverso le sue prime esperienze di viaggio per le città d’elezione. È così che la Roma imponente delle vestigia del Pantheon fa i conti con una rappresentazione esistenziale dell’architettura, rappresentata dalla voragine del Colosseo o dalla precarietà della città di Assisi, franante sulla collina. A raccontare la “ritrattistica” delle città operata da Congdon, spiccano in mostra, una dopo l’altra, le imponenti tavole di Istanbul, del Taj Mahal, del deserto marchiato dalla presenza umana di Sahara e della voragine di Santorini. A contrappunto dei tormenti e fasti delle civiltà, Congdon scende nel minuto dell’esistenza, attraversando la metafora dell’animale che, come la natura, deve fare i conti con la violenza dell’uomo. È così che il ciclo dei Tori diviene la metafora della ricerca crudele, espressa dalle nostre tradizioni, come nell’inseguimento dei propri desideri. Ma perfino un toro umiliato, ferito e destinato alla morte può essere – scrive Congdon – redento dall’artista, che ne eterna la grandezza e potenza con la pittura. Dalla pittura come redenzione al simbolo umano di sofferenza e resurrezione per eccellenza, il Crocifisso, il passo è breve. Ma l’approccio dell’artista americano non è mai estetico o teorico e l’approdo al soggetto sacro avviene solo in seguito alla sua tormentata conversione al Cattolicesimo. Il trasferimento a sud di Milano concentra il suo punto di vista su un soggetto pressoché unico: i campi coltivati. È nell’ultimo ventennio di vita che la ricerca, da spaziale, si fa temporale e protagoniste diventano la potenza della terra e le sue trasformazioni. Non si tratta di visioni idilliache: si svolge l’orizzonte sui campi e se ne segue il processo umano operato in superfice. È un tormento, anche materico, che sembra trovar pace nelle Nebbie e nei monocromi, sfociando nel lirismo musicale della vegetazione che conclude la mostra.

A Firenze presso Palazzo Medici Riccardi troviamo la mostra Benozzo Gozzoli e la Cappella dei Magi, dedicata al maestro del Rinascimento e al suo rapporto con Firenze. La mostra è intimamente legata con la storia di Palazzo Medici Riccardi, che proprio al suo interno custodisce la meravigliosa Cappella dei Magi, uno dei più alti capolavori di Benozzo di Lese, più noto come Benozzo Gozzoli (1420-1497), il quale la affrescò, su commissione medicea, alla fine degli anni Cinquanta del Quattrocento. Rivolgendo un’attenzione particolare all’esecuzione della Cappella, l’esposizione getta luce sull’artista e sui suoi legami con la famiglia Medici e con la città di Firenze, dove il pittore muove i suoi primi passi e con cui manterrà sempre una relazione speciale. Nell’intreccio fra opere originali e creazioni multimediali, il pubblico è accompagnato a scoprire la vita e l’opera di un grande maestro del Rinascimento italiano, per essere poi invitato ad approfondirne le testimonianze pittoriche in città e nell’intero territorio toscano. Da una serie di dichiarazioni rese al Catasto fiorentino, in cui il giovane è menzionato indicandone l’età, possiamo collocare la nascita di Benozzo Gozzoli tra il 1420 e il 1421, nell’alveo di una famiglia originaria del piviere di Settimo, quindi del contado fiorentino, ma stabilitasi a Firenze: il nonno di Benozzo risulta abitare in Oltrarno, presso Santa Maria del Carmine. E se i primi passi del giovane si muovono al fianco del padre, di professione “farsettaio” – grazie a cui sviluppa una particolare sensibilità visiva e tattile nei confronti delle stoffe e dei tessuti decorati – sappiamo che ben presto è avviato alla pittura. Il primo documento in cui si firma “pictor”, pittore, è il contratto che nel 1444 lo impegna per tre anni come aiuto del Ghiberti nell’esecuzione della porta est del battistero fiorentino. Ma aveva già efficacemente lavorato al fianco del Beato Angelico: si suppone con fondamento che fosse suo aiuto durante i lavori (1438-1443) nel convento di San Marco a Firenze. L’esposizione permette in primo luogo di approfondire il rapporto dell’artista con Firenze, un rapporto strettissimo, che durò nel tempo e che Gozzoli volle esplicitare sin dalla sua firma, che a volte sarà “Magister Benotius florentinus”, altre “benozius florentinus” o semplicemente “pictor de Florentia”. Viene poi evidenziato il suo legame con i Medici: l’avvicinamento alla famiglia si ha probabilmente già in età giovanile, quando il pittore segue il lavoro di Beato Angelico nel convento di San Marco a Firenze, trovando poi la sua più compiuta manifestazione proprio nella Cappella dei Magi. Si tratta di un rapporto saldo che accompagna l’artista per tutta la sua lunga carriera, tanto che Benozzo non esiterà a definirsi, in una lettera rivolta a Lorenzo Medici del 1467, «vostro e della vostra chasa». Massimo rilievo viene ovviamente dato alla Cappella dei Magi, meraviglioso e prezioso sacello sapientemente affrescato da Benozzo nel 1459 con il Viaggio dei Magi e il Giardino del Paradiso, convergenti nell’Adorazione del Bambino Gesù di Filippo Lippi sull’altare, ove risaltano tanto la sua maestria nella tecnica pittorica murale quanto la finezza esecutiva nel rendere i paesaggi, i personaggi, i dettagli, intrecciando storia sacra, atmosfera fiabesca e attualità contemporanea.

Ultima tappa delle nostre proposte è Roma con la mostra Klimt. La Secessione e l’Italia; l’artista austriaco torna a Roma, dopo 110 anni fa, quando, dopo aver partecipato con una sala personale alla Biennale di Venezia del 1910, fu premiato all’Esposizione Internazionale d'Arte del 1911. La rassegna ripercorre le tappe dell’intera parabola artistica di Gustav Klimt (1862-1918), ne sottolinea il ruolo di cofondatore della Secessione viennese e – per la prima volta – indaga sul suo rapporto con l’Italia, narrando dei suoi viaggi e dei suoi successi espositivi.
Klimt e gli artisti della sua cerchia sono rappresentati da oltre 200 opere tra dipinti, disegni, manifesti d’epoca e sculture, tra cui la famosissima Giuditta I, Signora in bianco, Amiche I (Le Sorelle) (1907) e Amalie Zuckerkandl (1917-18). Sono stati anche concessi prestiti del tutto eccezionali, come La sposa (1917-18), che per la prima volta lascia la Klimt Foundation, e Ritratto di Signora (1916-17). Fanno da cornice a questi grandi lavori del maestro austriaco e contribuiscono al racconto del periodo della Secessione viennese, anche dipinti e sculture del Museo Belvedere, firmati da altri artisti, quali Josef Hoffmann, Koloman Moser, Carl Moll, Johann Victor Krämer, Josef Maria Auchentaller, Wilhelm List, Franz von Matsch e molti altri. Cartoline autografe documentano in mostra i viaggi in Italia di Klimt, che visitò Trieste, Venezia, Firenze, Pisa, Ravenna – dove si appassionò ai mosaici bizantini – Roma e il lago di Garda, cui si ispirarono alcuni suoi paesaggi. Questi viaggi furono importanti per l’evolversi della sua ricerca creativa e ne accrebbero l’influsso sugli artisti italiani.

Fattori. Capolavori e aperture sul ‘900
Torino – GAM
14 ottobre 2021 - 20 marzo 2022
Orari: martedì-domenica 10.00 – 18.00, giovedì 13.00-21.00; lunedì chiuso
Biglietti: 13€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.gamtorino.it

Il mito di Venezia da Hayez alla Biennale
Novara – Castello
30 ottobre 2021 – 13 marzo 2022
Orari: martedì- domenica 10.00-19.00; lunedì chiuso
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.metsarte.it

Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei
Milano – Gallerie d’Italia
19 novembre 2021 – 27 marzo 2022
Orari: martedì – domenica 9.30-19.30, giovedì 9.30-22.30; lunedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.gallerieditalia.com

Sironi. Sintesi e grandiosità
Milano – Museo del Novecento
23 luglio 2021 – 27 marzo 2022
Orari: martedì – domenica 10.00-19.30, giovedì 10.00- 22.30; lunedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.museodelnovecento.org

Mondrian. Dalla figurazione alla astrazione
Milano – MUDEC
24 novembre 2021 – 27 marzo 2022
Orari: lunedì 14.30 – 19.30, martedì– domenica 9.30 – 19.30, giovedì – sabato 9.30 – 22.30
Biglietti: 14€ intero, 12€ ridotto
Informazioni: www.mudec.it

Giovanni Boldini. Lo sguardo dell’anima
Bologna – Palazzo Albergati
29 ottobre 2021 - 13 marzo 2022
Orari: tutti i giorni 10.00-20.00
Biglietti: 16€ intero, 14€ ridotto
Informazioni: www.palazzoalbergati.com

William Congdon. 33 dipinti dalla William Congdon Foundation
Jesi (An) – Palazzo Bisaccioni
12 dicembre 2021 – 27 marzo 2022
Orari: lunedì – domenica 9.30-13.00/15.30-19.30
Biglietti: ingresso libero
Informazioni: www.fondazionecrj.it

Benozzo Gozzoli e la Cappella dei Magi
Firenze – Palazzo Medici Riccardi
16 dicembre 2021 - 10 marzo 2022
Orari: tutti i giorni 9.00-19.00; mercoledì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.musefirenze.it

Klimt. La Secessione in Italia
Roma – Museo di Roma
27 ottobre 2021 – 27 marzo 2022
Orari: lunedì – venerdì 10.00-20.00, sabato e domenica 10.00-22.00
Biglietti: 13€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.museodiroma.it

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